Sappiamo che non siete ancora pronti ...

 

Sinistro e Indipendentista. Uno penserebbe che non esistano sentimenti più lontani degli ideali sovranisti e delle ideologie socialiste, per quanto soggettivamente le si aggiorni e addolcisca. In Italia, dove esiste una grande e importante scuola di sinistra, duole ammettere che la visione - errata - è proprio questa.

 

Le spinte secessioniste hanno avuto un riverbero molto strano lungo lo stivale, per chi lo guarda da fuori. Sono state tutte sbrigativamente accomunate sotto il cappello del localismo da osteria (cit. R.Lovato), derise, denigrate, ignorate o, a seconda del grado di successo che riscuotevano, osteggiate strenuamente e messe a far compagnia ai pericolosi mostri xenofobi del recente passato e del deprimente presente.

Il risultato è che ogni qualvolta si rispolverano tematiche, peraltro diverse tra loro, ma dalla simile percezione, come autonomismo o indipendentismo, la reazione tipica è una alzata di scudi a difesa dello status quo, del sistema che attualmente tiene la maggior parte dei cittadini legati ad una situazione di sofferenza che via via si va facendo sempre più pesante da sostenere. In breve, un'abnorme sindrome di Stoccolma affligge il popolo, il successo inspiegabile del carnefice è quello di essere riuscito a creare un duplice, contrastante, effetto: tutti pronti a dare addosso ai diversi inutili governi, ai politici, al sistema; tutti pronti a sostenere l'Unità, quando proprio la frammentazione dello stato in diversi soggetti, metterebbe il potere (ma anche i cittadini) a confronto con le proprie responsabilità e con la necessità di modificare gli ingranaggi su cui l'attuale macchina statale si basa.

Radicata nel profondo, la paura di dover ammettere che l'unità d'Italia non ha più, se lo ha mai avuto, alcun senso, provoca reazioni che invocano a sproposito codici etici, concetti di solidarietà, accuse di anacronismo, di ignoranza e individualismo. Vengono citati articoli della Costituzione (ma mai del diritto Internazionale), passate in rassegna tutte le scuse per continuare a non ammettere il fallimento. Al termine delle giustificazioni, viene sostituito l'oggetto della disputa, l'Italia, con l'Europa, demandando a quest'ultima la sovranità del potere ... è come scegliere di aggiungere nuovi Padroni dei Padroni, che proprio proprio comportamento di sinistra non sarebbe... e dimostrarsi di essere moralmente migliori dell'indipendentista, reo, in questa visione, di essere musso e mona, è l'ultimo specchio su cui arrampicarsi.

Tuttavia, come altre pachidermiche situazioni, anche su questo versante le prime marmotte mettono il naso fuori dalla tana (o meglio, le prime marmotte dal pelo rosso o rosato) e iniziano a cambiare la propria visione sul tema, maturano convinzioni, analizzano dati, cifre e si confrontano, finalmente, con il proprio passato, sia recente che remoto. Nel caso veneto, possiamo fare i conti con circa 3000 anni di storia, 20 miliardi di residuo fiscale, esperienze riuscite di sinistre indipendentiste europee, riappropriazione della propria cultura.

Essere di Sinistra e Indipendentisti è quindi possibile? Temiamo di si, e temiamo anche, che non ci sia modo di evitare che una cosa accada quando è destinata ad avvenire. Ciò che siamo diventati - perché nessuno di noi è nato predestinato - è figlio di un lento percorso che abbiamo intrapreso separatamente in passato e ora emettiamo un primo segnale di fumo.

Sappiamo che non siete ancora pronti ... ma sappiamo che siete li fuori.

 
Ultima modifica ilGiovedì, 13 Aprile 2017 21:10

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