Democrazia (10)

# 010 - CREARE UNA SCUOLA NAZIONALE DI AMMINISTRAZIONE DEDICATA ALL'INNOVAZIONE DEMOCRATICA E ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

 

Il Veneto dovrebbe guardare al futuro e creare un sistema veramente innovativo di democrazia diretta. Dovrebbe cominciare fondando una scuola nazionale di amministrazione dedicata allo studio delle riforme possibili nella direzione di una maggiore democrazia - una scuola di democrazia - ma dovrebbe anche essere finanziata per funzionare come corpo facilitatore.

Dovrebbe avere dipendenti capaci di organizzare e gestire mini public, bilanci partecipativi, assemblee civiche, e così via. Dovrebbe anche avere un ruolo di consulenza per quanto riguarda forme di comunicazione pubblica efficace, buone pratiche nella consultazione e buone pratiche democratiche in generale. 

 
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# 009 - RIPENSARE L’ORGANIZZAZIONE DEI COMUNI A PARTIRE DALLO STRUMENTO ASSEMBLEARE

 

In ogni parte della repubblica veneta i villaggi erano organizzati attraverso l’utilizzo di assemblee di abitanti, che coinvolgevano un tempo i capifamiglia, chiamate vicinie, regole o comunanze che decidevano della vita comune.

Esse sono parzialmente sopravvissute, oggi come enti di diritto privato, nel Cadore ed in qualche altra area dei territori veneti. Perché non ripartire da questo modello che la nostra storia ci consegna, ovviamente aprendolo alla partecipazione di tutti i cittadini, per ripensare l’organizzazione dei comuni?

Avviando una sperimentazione a partire dalle Regole ancora esistenti, parti consistenti dei poteri del bilancio verrebbero riconsegnate nelle mani dei cittadini organizzati in assemblea. Le aree così amministrate sarebbero federate, riprendendo ancora una volta il modello repubblicano, in corpi più grandi: i vicariati, centenari, ecc. di un tempo, corrispondenti per dimensioni ai comuni frutto di aggregazioni che oggi si stanno costituendo in tutto il nostro territorio. Essi, dotati di funzioni strettamente amministrative, sarebbero gestiti da alcuni rappresentati per ciascuna regola organizzati in consiglio.

Nello stesso modo in cui un tempo erano gestite collettivamente alcune attività essenziali alla vita della comunità, questo modello fornirebbe uno strumento alternativo sia al pubblico che al privato nella gestione dei servizi civici di base.

 
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# 008 - UTILIZZO DI MINI-PUBLICS COME MODALITÀ NORMALE PER FORNIRE CONSULENZE AL GOVERNO, EVITANDO I PANEL DI SOLI ESPERTI

 

Dovremmo guardare da vicino a come il governo riceve consiglio.

Oggi la pratica usuale è di costruire un gruppo di esperti che analizza la questione e fornisce un consiglio. Ciò crea una situazione in cui tutti entrano nella stanza pensando la stessa cosa. Inoltre ha dei seri problemi di rappresentanza - gli esperti non fanno virtualmente mai parte di gruppi a basso reddito, marginalizzati o vulnerabili. Spesso essi sollevano problemi di conflitto di interessi (il settore finanziario è stato enormemente sovra rappresentato nei gruppi di esperti nelle ultime decadi -  e ne abbiamo pagato tutti il prezzo). Ma ci sono problemi anche nei più bilanciati gruppi delle parti interessate dove non tutti la pensano allo stesso modo. Innanzitutto, esse possono diventare intrinsecamente avversi ad ogni rischio, raggiungendo un minimo comune denominatore tra i vari interessi singoli, e che generalmente tendono a mantenere lo status quo piuttosto che a scegliere il cambiamento.

C’è un modo migliore per farlo, praticato con successo nelle democrazie più avanzate. È conosciuto come mini-public, un gruppo rappresentativo di persone scelto per rappresentare l’intera popolazione. Normali cittadini rappresentano qui i nostri interessi collettivi ascoltando i dati dagli esperti, tirando conclusioni e prendendo decisioni in base a quanto hanno sentito. 

Ogni volta che il governo ha bisogno di consiglio dovrebbe essere costituito un mini-public per fornirlo. Essi devono rappresentare la società – donne, minoranze, e gli appartenenti ai gruppi di basso reddito che tendono a vedere la propria voce esclusa o marginalizzata nei processi di decision-making, dovrebbero essere sempre rappresentati in questi gruppi. Deve essere chiaro che l’utilizzo di mini-public non significa che l’opinione degli esperti è inutile o che non dovrebbe essere ciò che guida la decisione finale, ma solo che la competenza e la decisione dovrebbero essere separate. Esso dovrebbe funzionare come una giuria di tribunale, dovrebbe essergli fornita la questione su cui si cerca consiglio e dovrebbero essergli presentate le opinioni di diversi esperti in sessioni probatorie. I cittadini dovrebbero poi essere liberi di approfondire, interrogando i portatori di interesse, richiedendo ulteriori informazioni e così via. Essi dovrebbero poi giungere a una conclusione e presentarla al governo. Ovviamente, come per quanto riguarda le Policy Academies, il governo è il corpo democraticamente eletto e dovrebbe essere sempre libero di rifiutare il consiglio, ma dovrebbe esistere per legge la pratica di fornire spiegazione scritta al pubblico, riguardo a perché ha deciso di rifiutare il consiglio di un mini-public.

Ci saranno alcune occasioni in cui non sarà appropriato utilizzare un mini-public. Per esempio, nel caso di una improvvisa emergenza di sanità pubblica o per materie legali estremamente complesse. Il governo dovrebbe sempre utilizzare un mini-public ogni volta che ha bisogno di consiglio e nonostante debba esserne garantito diritto all'esenzione, il governo dovrebbe essere obbligato a darne giustificazione.

"Le persone sono troppo stupide per capire", non dovrebbe mai essere un motivo.

 
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# 007 - RICORRERE AL BILANCIO PARTECIPATIVO OGNI VOLTA IN CUI SI COSTRUISCE UN BILANCIO PREVENTIVO

 

Già sperimentato nel comune di Vicenza e in alcuni altri in tutto il Veneto, sebbene non incluso nelle istituzioni di governo regionale, il bilancio partecipativo coinvolge i cittadini nel processo di creare priorità di bilancio. Il processo è deliberativo – le persone non solamente votano su dove vogliono che vengano spesi i soldi ma riflettono insieme riguardo alle conseguenze delle loro scelte.

Il bilancio partecipativo non solo aumenta la qualità del processo di costruzione del bilancio, esso aiuta anche le comunità a conoscere e comprendere la complessità di gestire priorità diverse in competizione tra loro quando si assegnano risorse. Proprio come per i mini-publics, le imprese pubbliche dovrebbero utilizzare qualche forma di bilancio partecipativo ogni volta che si costruisce un bilancio, o dovrebbero produrre una giustificazione scritta relativa al perché ciò non è stato fatto.

 
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# 006 - RIALLACCIARE I LEGAMI SIMBOLICI CON LA TRADIZIONE POLITICA REPUBBLICANA

 

Siamo convinti sostenitori della necessità di porci in continuità con le istituzioni che la nostra storia repubblicana ci consegna, anche sul piano simbolico.

Ciò passa per il recupero delle sedi di esercizio del governo e dell'attività parlamentare della Repubblica Veneta, come Palazzo Ducale, ma anche per il recupero dei nomi e della ritualità pubblica legata alle varie istituzioni, ovviamente adattati al contemporaneità.

Riallacciarsi a tale tradizione politica non deve significare una sterile rievocazione; crediamo invece che possa avere la funzione di responsabilizzare la classe politica veneta nel confrontarsi con una storia di grandissimo spessore e di accrescere l'interesse e l'attenzione dei cittadini nei confronti delle istituzioni che governano il Veneto.

 
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# 005 - DIRITTO DI VOTO AI SEDICENNI NELLE ELEZIONI LOCALI

 

I giovani devono diventare la linfa vitale del processo democratico in Veneto. Perché questo avvenga, le istituzioni devono promuovere la loro partecipazione e iniziative per responsabilizzarli.

Una di queste è quella di concedere il diritto al voto ai sedicenni nelle elezioni locali. Essendo la grande maggioranza dei cittadini di questa età ancora inseriti nel percorso scolastico, percorsi di introduzione al voto possono essere promossi presso le scuole superiori. 

 
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# 004 - INCENTIVARE IL VOTO POSTALE

 

Una delle strategie per promuovere la partecipazione ad elezioni e referendum, è quella di semplificare e moltiplicare i metodi di voto. Il voto postale è uno strumento utilizzato in molti stati europei non solo per i cittadini impossibilitati a raggiungere le urne. Nei grandi centri urbani svizzeri, la percentuale di votanti via posta raggiunge il 90%.

Sul modello svizzero, ogni avente diritto al voto riceve un fascicolo contentente informazioni e scheda elettorale. Il cittadino ha poi la facoltà di scegliere se recarsi alle urne il giorno delle elezioni o spedire, in anticipo, la propria scheda elettorale via posta.

Tra gli innumerevoli vantaggi di questo sistema ci sono: la riduzione dei costi nell'organizzazione dei seggi elettorali, l'evitare che circostanze esterne impediscano all'elettore di recarsi alle urne e una riduzione nei tempi di attesa nei seggi.

 
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# 003 - UNA STRATEGIA VERSO L'AUTOGOVERNO VENETO

 

Alla domanda posta a introduzione di questo articolo: Chi dovrebbe prendere le decisioni per il Veneto? Rispondiamo in maniera univoca: chi vive in Veneto.

Il diritto all'autogoverno non deve essere percepito solo come un'opportunità economica, ma come un rilancio democratico della società e delle istituzioni del Veneto. Il diritto all'autogoverno si configura come la dimensione politico-amministrativa del diritto all'autodeterminazione dei popoli garantito da organi e trattati internazionali. 

Per autogoverno si intende quindi il diritto di una comunità sociale di decidere del proprio futuro. Questo diritto si articola nel progressivo passaggio di poteri e competenze dal più alto livello amministrativo verso il più basso.

In quest'ottica il meccanismo di ripartizione di poteri e competenze tra i diversi organi e livelli istituzionali, deve basarsi su un principio di radicale sussidiarietà. . Deve essere un processo dal basso verso l'alto, che garantisca trasparenza, inclusività e partecipazione della cittadinanza. 

Ogni competenza deve essere riservata all'organismo più vicino ai cittadini, e solo qualora questo potere non sia gestibile per sua natura su base strettamente locale, l'istituzione più larga può esercitarlo in ottica federativa. 

Organismi indipendenti devono essere predisposti al monitoraggio dell'efficienza dell'azione di governo dei diversi enti in collaborazione con istituti consultivi e propositivi della società civile. 

Nel caso specifico del Veneto, l'autogoverno è un'imperativo democratico, morale ed economico

 
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# 002 - RIFORMA DELLO STATUTO DEL VENETO

 

Non basta volere l’autonomia, dobbiamo essere autonomi.

In funzione di ciò crediamo sia necessaria una riforma dello statuto del Veneto, che parta dal Veneto, dai Veneti in Veneto. 

Il perno di questa riforma dovrà essere il riconoscimento del diritto di decidere riguardo alle proprie istituzioni e agli strumenti della vita democratica. Il processo dovrà svilupparsi dal basso verso l'alto, attraverso consultazioni che coinvolgano la pluralità del tessuto della società civile veneta, in campo sociale, economico e associazionistico.

Crediamo che tale fase costituente potrebbe seguire il modello dell'Assemblea costituente Islandese che tra il 2010 e il 2012 ha scritto la nuova carta fondamentale del paese. Essa è stata un ottimo esempio di come gli strumenti della democrazia diretta possano permettere di costruire un processo partecipativo e trasparente dove i cittadini sono attori del cambiamento.

 
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# 001 - ADOTTARE IL SISTEMA ELETTORALE STV [ VOTO SINGOLO TRASFERIBILE ]

 

Il sistema attraverso il quale i Veneti scelgono i loro rappresentanti deve garantire il loro migliore e maggiore livello di rappresentanza e pluralità. In questo senso, due elementi si rendono necessari: la rappresentanza locale, e quindi un forte legame tra eletto ed elettore, tipico del sistema first-past-the-post, e la proporzionalità del voto, essenziale per garantire l'equità dei risultati di un'elezione. Il voto singolo trasferibile risponde a queste esigenze. 

In questo sistema, l'elettore sceglie in modo preferenziale-numerico il grado di preferenza accordato ai diversi candidati. In ogni collegio elettorale vengono eletti più candidati, spesso tre o quattro. L'elezione di un candidato si basa sul superamento di una soglia data dal numero dei candidati eleggibili; se in un collegio devono essere eletti 4 candidati, per esempio, la soglia sarà del 25%. Nel momento in cui questa soglia non venga raggiunta, si procede con l'eleminazione del candidato con il minor numero di prime preferenze. Le seconde preferenze del candidato eliminato vengono quindi distribuite agli altri candidati. Questo processo continua fino a che il numero di eletti non viene raggiunto. Un ulteriore vantaggio del voto singolo trasferibile, è che rende minime le logiche di voto per il meno peggio, che garantisce all'elettore la libertà di esercitare il proprio voto democratico non dovendosi preoccupare di strategie legate al voto altrui. Il voto strategico viene quindi limitato, dando all'elettore la facoltà di scegliere il proprio eletto preferito al netto di qualsiasi strategia politica. 

Questo sistema è già in utilizzo nelle elezione per la Dáil Éireann, la camera bassa del parlamento irlandese, per il senato australiano e per la camera dei rappresentanti di Malta. Crediamo che anche il Veneto debba adottare questo sistema elettorale, particolarmente adatto a realtà demograficamente limitate.

 
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