Articoli filtrati per data: Novembre 2016 - Sanca \ Sinistra Veneta

# 905 - TELEVISIONE VENETA PUBBLICA O PUBBLICO-PRIVATA COME STRUMENTO PER FAR CRESCERE IL SETTORE CREATIVO/COMUNICAZIONE.

 

Il settore creativo e della comunicazione è un settore in crescita anche in Veneto. Ogni anno dalle università e dalle accademie Venete escono giovani molto preparati in questi campi, che cercano uno spazio ove sviluppare le proprie potenzialità.

Troppo spesso però sono costretti ad andare via per la mancanza di opportunità o per le proposte di lavoro poco stimolanti. Crediamo che uno strumento per far crescere il settore creativo e della comunicazione in Veneto sarebbe quello di costruire un network televisivo locale di qualità, che faccia informazione e produca contenuti.

Già ad inizio anni 2000, la regione aveva mandato alcuni delegati in Catalogna a studiare la locale televisione pubblica al fine di costruire un modello simile in Veneto, ma il tutto si era arenato qualche anno dopo. 

Crediamo che sia arrivato il momento di riprendere in mano tale progetto e di cominciare a costruire, approfittando dei mattoni già posti, una televisione che segua il modello pubblico o quello di un consorzio pubblico-privato in cui vengano valorizzate le competenze e le strutture già presenti nelle televisioni private venete.

Tale progetto sarebbe di centrale importanza anche per permettere ai cittadini di seguire e controllare la politica Veneta, contribuendo alla costruzione di un opinione pubblica, e nella promozione della cultura e della lingua veneta che troverebbe nella televisione uno strumento prezioso.

 
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# 604 - STIMOLARE L'INNOVAZIONE SOSTENENDO LE PMI NEL CAMPO BREVETTUALE

 

Ogni azienda, libero professionista o per chi intenderà iniziare a proporre propri prodotti o idee al mercato, dovrebbe avere accesso ad un’assistenza legale ed economica in campo brevettuale. 

Un'azione necessaria perché le aziende venete possano intraprendere, ove necessario, la difesa della proprietà intellettuale. Sappiamo che siamo agli sgoccioli per un sistema brevettuale comune europeo , cosa molto utile e auspicata, ma sappiamo anche quanto sia difficile intraprendere una causa legale internazionale soprattutto se siamo una piccola, piccolissima o media impresa. Grazie a ciò, le aziende venete potranno crescere e non dovranno preoccuparsi di eventuali attacchi di grossi gruppi che potrebbero bloccare sul nascere ogni libera iniziativa di un giovane pieno di idee. 

Come esempio possiamo portare il caso di un ragazzo che fonda una star-up e brevetta un prodotto in campo farmaceutico. Nel caso del brevetto europeo, se ci fosse una causa in materia medicale, sarebbe Londra la sede della disputa. Notoriamente le cause brevettuali in Inghilterra hanno cifre da 5 a 6 zeri e sarebbe quindi una lotta tra Davide e Golia solo che in questo caso, l’eroe biblico, se lasciato solo, non riuscirebbe a farcela. Altro problema sono le truffe legate ai brevetti. Solo negli Stati Uniti si stima che, mentre la guerra al terrorismo dal 9/11/2001 al 2011 è costata 123 miliardi di dollari, il costo economico delle false cause in campo brevettuale, è di 500 miliardi di dollari.

Il Veneto può e deve fare di più per aiutare le proprie imprese, e garantire un'assistenza in campo brevettuale va in questa direzione

 
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# 603 - CONVERTIRE LA P.A. VENETA ALL’OPEN SOURCE

 

Una particolare attenzione potrebbe fare una differenza sostanziale nello sviluppo del settore software, specialmente per quanto riguarda quello open source. Un settore ad alta innovazione e in rapida espansione. Il Veneto potrebbe fare molto per promuoverlo, concentrandosi in primo luogo sulla promozione di pratiche che incrementino il mercato per le competenza legate ai software open source.

Il modo più semplice di farlo sarebbe quello di sostituire progressivamente i sistemi informatici di tutte le istituzioni pubbliche con software open source. Ciò creerebbe nuove opportunità per gli sviluppatori Veneti che risulterebbero essenziali per questo passaggio (aumentando le competenze relativo a questo settore) e stimolerebbe anche lo sviluppo e la promozione di queste competenze nel settore privato.

Il Veneto può divenire leader nel campo del software open source e le istituzioni potrebbero stimolare questo nuovo ruolo di leadership.

 
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# 605 - UNA STRATEGIA DI SVILUPPO BASATA SU SPECIALIZZAZIONE, INNOVAZIONE ED EDUCAZIONE

 

Il Veneto dovrebbe seguire una strategia di "specializzazione intelligente". Ciò significa cercare di identificare aree specializzate dove il Veneto ha alte competenze e know-how, producendo quindi imprese sempre più innovative.  

Questa strategia deve quindi prevedere un'attenzione particolare da parte dell'amministrazione pubblica verso settori chiave dell'economia veneta. Ci sono molti strumenti possibili per promuovere questo tipo di specializazione e innovazione come, ad esempio, promuovere collegamenti efficaci tra piccole imprese e università.

Una cosa altamente efficace che il Veneto può fare è quella di includere l'educazione alla progettazione nel cuore dei curriculum scolastici. Un nuovo e innovativo approccio educativo alla progettualità (in termini molto semplici, guardare come le cose funzionano e cercare di capire come si possono migliorare per le persone che ne hanno bisogno) crea la capacità di sviluppare una specializzazione intelligente. Una disciplina a cui tutti gli alunni Veneti dovrebbero essere esposti durante la loro intera carriera scolastica. Questo approccio ha il potenziale di aiutare intere generazioni di cittadini a diventare più analitiche, innovative e adattabili in un mondo che cambia.

 
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# 904 - TOPONOMASTICA E SEGNALETICA IN VENETO

 

A partire dagli anni '70 dell'ottocento le amministrazioni comunali, spesso imbeccate dai nuovi governanti piemontesi, introdussero energicamente nella toponomastica i nomi dei personaggi del risorgimento e più tardi della grande guerra.

Lungi dall'intento di analizzare l'operato e la vita politica di questi personaggi, vi è tuttavia una considerazione da fare. Fatte salve le, piuttosto rare, situazioni in cui a questi uomini sono state dedicate infrastrutture costruite ex novo questi nomi sono andati a sostituire le denominazioni precedenti, magari in uso da secoli.

Sono stati così coperti e consegnati all'oblio toponimi in uso da secoli e che in sé contenevano molto più che mere indicazioni stradali ma rappresentavano il modo di significare la realtà di un Popolo.

Similmente i nomi di città e paesi della nostra terra, nomi in lingua veneta trasmessi oralmente per secoli, sono stati italianizzati, spesso storpiandone il significato. 

Crediamo sia oggi nostra responsabilità avviare un percorso di affiancamento della toponomastica di lingua italiana con la toponomastica di lingua veneta, recuperando i nomi storici di luoghi e strade e procedendo ad assegnare alle nuove vie e alle nuove piazze una toponomastica in lingua veneta che integri quelli di lingua italiana, raccontando la storia della nostra terra nella lingua della nostra terra.

 
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# 902 - PROMUOVERE CULTURA E LINGUA VENETA NELLE UNIVERSITÀ

 

Le istituzioni venete devono impegnarsi a promuovere l'insegnamento della lingua e della cultura veneta nelle università e stimolare un dibattito accademico su di esse. I tentativi in questo senso sono stati sino ad ora timidi e senza grandi risultati. L'obiettivo primario è quello di arricchire ed espandere gli studi su questa materia, e quello di preparare un progetto organico di immersione linguistica per gli studenti veneti. 

Unitamente abbiamo bisogno di una maggiore valorizzazione e sviluppo del centro interuniversitario di studi veneti e del centro interuniversitario per la storia di Venezia e del Veneto. Una delle modalità di promozione più efficienti e produttive è quella di offrire borse di studio specifiche per gli studenti e gli accademici che si incamminano nello studio di questi argomenti. 

In questo senso è fondamentale che le università venete offrano corsi di laurea specifici per l'insegnamento di lingua e cultura veneta. Inoltre, come primo passo verso la realizzazione di un progetto di immersione linguistica degli studenti delle scuole venete e verso l'implementazione di programmi didattici relativi alla storia e alla cultura veneta, è necessario sviluppare un programma di formazione e aggiornamento dei docenti. Con il supporto delle istituzioni venete - come l'accademia per la lingua - si deve procedere all'apertura di un corso universitario specialistico in lingua e cultura veneta, azione che peraltro non richiederebbe grandi investimenti, essendo già presenti all'interno delle nostre università numerose cattedre che percorrono parzialmente questi temi.

Questo progetto non deve limitarsi alle sole università venete. In quest' ottica è fondamentale una cooperazione di istituzioni, università e associazioni per una maggiore sensibilizzazione su questi argomenti. È necessario un piano di promozione del Veneto, della sua lingua e cultura, anche nelle università estere, in particolare con quelle che propongono corsi approfonditi su studi mediterranei ed europei. Un esempio virtuoso è quello della promozione della lingua bretone, che ha portato questa lingua ad essere insegnata perfino all'università di Harvard attraverso un partenariato con l'università Rennes 2.

 
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# 010 - CREARE UNA SCUOLA NAZIONALE DI AMMINISTRAZIONE DEDICATA ALL'INNOVAZIONE DEMOCRATICA E ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

 

Il Veneto dovrebbe guardare al futuro e creare un sistema veramente innovativo di democrazia diretta. Dovrebbe cominciare fondando una scuola nazionale di amministrazione dedicata allo studio delle riforme possibili nella direzione di una maggiore democrazia - una scuola di democrazia - ma dovrebbe anche essere finanziata per funzionare come corpo facilitatore.

Dovrebbe avere dipendenti capaci di organizzare e gestire mini public, bilanci partecipativi, assemblee civiche, e così via. Dovrebbe anche avere un ruolo di consulenza per quanto riguarda forme di comunicazione pubblica efficace, buone pratiche nella consultazione e buone pratiche democratiche in generale. 

 
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# 009 - RIPENSARE L’ORGANIZZAZIONE DEI COMUNI A PARTIRE DALLO STRUMENTO ASSEMBLEARE

 

In ogni parte della repubblica veneta i villaggi erano organizzati attraverso l’utilizzo di assemblee di abitanti, che coinvolgevano un tempo i capifamiglia, chiamate vicinie, regole o comunanze che decidevano della vita comune.

Esse sono parzialmente sopravvissute, oggi come enti di diritto privato, nel Cadore ed in qualche altra area dei territori veneti. Perché non ripartire da questo modello che la nostra storia ci consegna, ovviamente aprendolo alla partecipazione di tutti i cittadini, per ripensare l’organizzazione dei comuni?

Avviando una sperimentazione a partire dalle Regole ancora esistenti, parti consistenti dei poteri del bilancio verrebbero riconsegnate nelle mani dei cittadini organizzati in assemblea. Le aree così amministrate sarebbero federate, riprendendo ancora una volta il modello repubblicano, in corpi più grandi: i vicariati, centenari, ecc. di un tempo, corrispondenti per dimensioni ai comuni frutto di aggregazioni che oggi si stanno costituendo in tutto il nostro territorio. Essi, dotati di funzioni strettamente amministrative, sarebbero gestiti da alcuni rappresentati per ciascuna regola organizzati in consiglio.

Nello stesso modo in cui un tempo erano gestite collettivamente alcune attività essenziali alla vita della comunità, questo modello fornirebbe uno strumento alternativo sia al pubblico che al privato nella gestione dei servizi civici di base.

 
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# 008 - UTILIZZO DI MINI-PUBLICS COME MODALITÀ NORMALE PER FORNIRE CONSULENZE AL GOVERNO, EVITANDO I PANEL DI SOLI ESPERTI

 

Dovremmo guardare da vicino a come il governo riceve consiglio.

Oggi la pratica usuale è di costruire un gruppo di esperti che analizza la questione e fornisce un consiglio. Ciò crea una situazione in cui tutti entrano nella stanza pensando la stessa cosa. Inoltre ha dei seri problemi di rappresentanza - gli esperti non fanno virtualmente mai parte di gruppi a basso reddito, marginalizzati o vulnerabili. Spesso essi sollevano problemi di conflitto di interessi (il settore finanziario è stato enormemente sovra rappresentato nei gruppi di esperti nelle ultime decadi -  e ne abbiamo pagato tutti il prezzo). Ma ci sono problemi anche nei più bilanciati gruppi delle parti interessate dove non tutti la pensano allo stesso modo. Innanzitutto, esse possono diventare intrinsecamente avversi ad ogni rischio, raggiungendo un minimo comune denominatore tra i vari interessi singoli, e che generalmente tendono a mantenere lo status quo piuttosto che a scegliere il cambiamento.

C’è un modo migliore per farlo, praticato con successo nelle democrazie più avanzate. È conosciuto come mini-public, un gruppo rappresentativo di persone scelto per rappresentare l’intera popolazione. Normali cittadini rappresentano qui i nostri interessi collettivi ascoltando i dati dagli esperti, tirando conclusioni e prendendo decisioni in base a quanto hanno sentito. 

Ogni volta che il governo ha bisogno di consiglio dovrebbe essere costituito un mini-public per fornirlo. Essi devono rappresentare la società – donne, minoranze, e gli appartenenti ai gruppi di basso reddito che tendono a vedere la propria voce esclusa o marginalizzata nei processi di decision-making, dovrebbero essere sempre rappresentati in questi gruppi. Deve essere chiaro che l’utilizzo di mini-public non significa che l’opinione degli esperti è inutile o che non dovrebbe essere ciò che guida la decisione finale, ma solo che la competenza e la decisione dovrebbero essere separate. Esso dovrebbe funzionare come una giuria di tribunale, dovrebbe essergli fornita la questione su cui si cerca consiglio e dovrebbero essergli presentate le opinioni di diversi esperti in sessioni probatorie. I cittadini dovrebbero poi essere liberi di approfondire, interrogando i portatori di interesse, richiedendo ulteriori informazioni e così via. Essi dovrebbero poi giungere a una conclusione e presentarla al governo. Ovviamente, come per quanto riguarda le Policy Academies, il governo è il corpo democraticamente eletto e dovrebbe essere sempre libero di rifiutare il consiglio, ma dovrebbe esistere per legge la pratica di fornire spiegazione scritta al pubblico, riguardo a perché ha deciso di rifiutare il consiglio di un mini-public.

Ci saranno alcune occasioni in cui non sarà appropriato utilizzare un mini-public. Per esempio, nel caso di una improvvisa emergenza di sanità pubblica o per materie legali estremamente complesse. Il governo dovrebbe sempre utilizzare un mini-public ogni volta che ha bisogno di consiglio e nonostante debba esserne garantito diritto all'esenzione, il governo dovrebbe essere obbligato a darne giustificazione.

"Le persone sono troppo stupide per capire", non dovrebbe mai essere un motivo.

 
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# 007 - RICORRERE AL BILANCIO PARTECIPATIVO OGNI VOLTA IN CUI SI COSTRUISCE UN BILANCIO PREVENTIVO

 

Già sperimentato nel comune di Vicenza e in alcuni altri in tutto il Veneto, sebbene non incluso nelle istituzioni di governo regionale, il bilancio partecipativo coinvolge i cittadini nel processo di creare priorità di bilancio. Il processo è deliberativo – le persone non solamente votano su dove vogliono che vengano spesi i soldi ma riflettono insieme riguardo alle conseguenze delle loro scelte.

Il bilancio partecipativo non solo aumenta la qualità del processo di costruzione del bilancio, esso aiuta anche le comunità a conoscere e comprendere la complessità di gestire priorità diverse in competizione tra loro quando si assegnano risorse. Proprio come per i mini-publics, le imprese pubbliche dovrebbero utilizzare qualche forma di bilancio partecipativo ogni volta che si costruisce un bilancio, o dovrebbero produrre una giustificazione scritta relativa al perché ciò non è stato fatto.

 
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