Articoli filtrati per data: Giugno 2016 - Sanca \ Sinistra Veneta

Il Paraculismo degli "intelligenti" sulla Scozia

 

La schizofrenia delle elite cultural-intellettuali italiane ha raggiunto un nuovo traguardo. 

La Scozia ha votato in modo compatto per rimanere nell’Unione Europea. Un voto in linea con il programma del partito nazionale scozzese, che da decenni combatte per l’indipendenza della Scozia in Europa.

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Il Pride, il Gonfaleno e i Veneti del Terzo Millennio

 

Ringraziamo di questo contributo William Antonello, veronese da sempre impegnato nel riconoscimento dei diritti individuali e dell'autodeterminazione per tutt*

Sabato 18 giugno, siamo stati al gay pride di Treviso. Una giornata molto sentita specialmente dopo la strage avvenuta al Pulse locale gay di Orlando - Florida. La bandiera arcobaleno garriva a chiusura corteo insieme a quella degli Stati Uniti d’America.

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Venetismo Arcobaleno

Qualche giorno fa siamo stati definiti Venetismo Arcobaleno. Nonostante non fosse inteso come complimento, questo tratto qualificativo ci rende particolarmente contenti, per cui lo facciamo nostro ;)

Alla vigilia del Gay Pride di Treviso, a cui parteciperemo con un centinaio di Gonfaleni, abbiamo posto cinque domande ad Antonio Monda, uno degli organizzatori del Pride con il quale siamo stati in contatto in questi mesi. Gli abbiamo posto alcune domande che speriamo possano far riflettere e avvicinare due mondi che spesso sono stati lontani, ma che condividono più di quello che sembra ad una frettolosa analisi.

Rinnovandovi l'invito a partecipare alla Parata il 18 di Giugno, vi consigliamo la lettura :)

In Scozia il movimento LGBT collabora e partecipa con gli Indipendentisti con reciproco beneficio. In veneto i due movimenti rimangono ancora distanti, tuttavia entrambi si fondano sul concetto di AUTODETERMINAZIONE, individuale e di comunità. Vorrei una vostra riflessione libera su questo principio comune.

Quando si parla di autodeterminazione in relazione alle persone, ci si riferisce a un concetto che può essere riassunto, forse in modo semplicistico, nella libertà di scegliere per se stessi in maniera autonoma ed indipendente, rivendicando la totale autonomia da interferenze esterne alla sfera individuale.

Lo stesso concetto di autodeterminazione può riferirsi ad un popolo. A volerla fare (molto) semplice, le norme internazionali sanciscono il diritto, in capo ad un popolo sottoposto a dominazione straniera, ad autodeterminarsi ottenendo l'indipendenza. Ma come si identifica un popolo? Si guarda alla storia? E se si quanto indietro nel tempo è permesso andare? Si guarda alle tradizioni? Alla lingua? A fattori genetici? Al legame con il territorio? Forse questi sono criteri tutti concorrenti. Credo però che in ultima analisi il sentimento identitario sia più soggettivo che oggettivo.

Ciò che, secondo il mio modesto parere, dovrebbe caratterizzare l'autodeterminazione della comunità LGBT e l'autodeterminazione di un popolo è la presa di distanza dalla rivendicazione di un'identità escludente: saremo anche tutti diversi nelle varie caratteristiche che ci contraddistinguono, eppure allo stesso tempo siamo tutti parte di una più grande comunità e l'obbiettivo non è la rivendicazione di spazi separati ma una società inclusiva in cui condividere lo stesso spazio. E dunque un popolo ha diritto di rivendicare la propria identità ma non di chiudersi in nuovi confini escludendo lo straniero.

Se esiste, cosa non vi piace dei movimenti autonomisti/indipendentisti veneti?

Ho scoperto recentemente che sono molti di più di quelli che conoscevo. Di alcuni di loro non mi piace la decisione di chiudersi all'altro, l'ignoranza della storia veneziana, la mancanza di un progetto politico serio: è forse il motivo per cui non si arriverà mai ad un referendum come quello scozzese e forse nemmeno ad una consultazione come quella catalana.

L'Italia è ancora un paese immaturo sul campo della parità di diritti. Appare chiaro che a porre i freni maggiori sia una minoranza e tuttavia si parla di regole che non modificheranno la vita di tutti, ma solo di chi si riconosce non etero, come si vince questa battaglia?

L'unica strada credo sia l'abbattimento del muro della diffidenza e del pregiudizio. Spronare la gente a conoscere il mondo e le persone LGBTQIA+, creare occasioni di confronto e di approfondimento, coinvolgere il maggior numero possibile di soggetti, fare rete con le associazioni. Le battaglie si vincono solo se si hanno buoni alleati e armi vincenti.

Il Veneto è un territorio per certi versi conservatore, ma vi è una rete di volontariato e di associazioni, che si occupano di sociale, molto vasta e variegata. Vorrei che sfataste o confermaste questo stereotipo: le terre marciane sono un luogo accogliente o refrattario per i gay?

Alcune delle associazioni che si occupano di sociale rappresentano una malriuscita interpretazione del principio per cui noblesse oblige da parte di chi aspira o crede di rappresentare un'élite differenziandosi dal resto dei cittadini. Quindi direi che l'essere conservatori non è sempre l'opposto dell'essere membri attivi del volontariato e dell'associazionismo. Detto ciò però non credo che il Veneto sia ancora così conservatore: abbiamo certamente beneficiato del contributo delle nuove generazioni. È anche vero che la realtà delle provincie non è la stessa delle città di capoluogo. Non credo si possa fare un discorso generico.

Nell'ipotesi di un referendum serio sull'indipendenza del Veneto, quali sono i motivi che vi spingerebbero a votare per il no?

La transizione verso l'indipendenza non sarebbe un passaggio semplice e le conseguenze economiche, sociali e politiche potrebbero verosimilmente essere disastrose. È perfino difficile fare una prognosi perché lo scenario mi sembra poco probabile. Al movimento - pardon, a gran parte del movimento - mancano le basi culturali e le conoscenze storico-politiche per far ben sperare.

 

 

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HATERS GONNA HATE

In questi giorni sui nostri spazi online chi ci segue avrà sicuramente notato una reazione decisamente accesa da parte di alcuni “tradizionalisti” alla nostra operazione Gonfaleno, con cui parteciperemo numerosi al Treviso Pride 2016.

Per coloro che non avessero avuto il tempo o la voglia di seguire il vortice di retrogrado turpiloquio che si è creato sulle pagine social di Sanca e dei suoi membri, facciamo un breve riassunto.
Le principali critiche che ci vengono mosse sono:

- caldi consigli al pentimento e a calibrare il nostro comportamento secondo il gusto morale della Venezia del '400

- l'accusa di pervertire un glorioso passato prono ai dettami più rigidi della cristianità cattolica

- l'accusa di peccare contro una non meglio specificata ed immutabile tradizione della Repubblica Veneta.

Non ci dilungheremo in lunghe filippiche e ci limiteremo a rispondere punto per punto che:

- consigliarci di imitare il passato semplicemente in quanto tale, anche non fosse il lontano '400, è una cagata pazzesca.
Ciò che ha reso la Serenissima Repubblica migliore nei secoli è sempre stato il suo essere decine di anni avanti alla sua epoca ed è esattamente questa la migliore ispirazione che possiamo trarne.
Vogliamo tornare ad essere un'avanguardia dell'occidente, non la sua chiusa periferia.

- per quanto riguarda il ligio rispetto del cattolicesimo ci limitiamo a ricordare che siamo stati la nazione più scomunicata della storia umana e che, per quanto l'indiscutibile cristianità dei nostri avi non sia in discussione, essa era sempre subordinata alla pubblica ragion di stato come ci ricorda il buon papa Pio II nel 1461: 

Vogliono apparire cristiani di fronte al mondo, ma in realtà non pensano mai a Dio e, ad eccezione dello stato, che considerano una divinità, essi non hanno nulla di sacro, né di santo. Per un veneziano, è giusto ciò che è buono per lo stato, è pio ciò che accresce l'impero; misurano l'onore in base ai decreti del Senato, e non secondo un modo corretto di ragionare.

- infine opiniamo che da buoni patrioti certamente crediamo che la celebrazione di una tradizione sia di fondamentale importanza ma allo stesso modo ci ricordiamo che nessuna tradizione è immutabile e il Veneto di oggi somiglia ben poco a quello di 100 anni fa, figuriamoci prima. Ragionassimo allo stesso modo dovremmo augurarci che le prostitute si affaccino ancora a tette nude dai balconi e gli evasori fiscali siano fustigati sulla pubblica via ma abbiamo il sospetto che per queste misure il fervore sarebbe minore.

Chiudiamo dicendovi che siamo profondamente contenti di quanto ci è stato detto, perché ha un immenso valore simbolico.
Il Veneto che vogliamo costruire è fatto di un percorso comune insieme a tutti coloro che lo abitano ed oggi ci è stato dato un assaggio di quello che i nostri fratelli e sorelle omosessuali sperimentano ogni giorno.
Ringraziamo di cuore chi ci ha confermato di nuovo che siamo sulla strada giusta e ci ricorda perché marceremo tutti uniti il 18 giugno a Treviso: haters gonna hate!

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