Articoli filtrati per data: Agosto 2016 - Sanca \ Sinistra Veneta

SANCA @ Budapest co Consejo d'Europa, EFAy e UNPO par discorar de zoventù e migrassioni

Come membri oservadori de EFAy (European Free Alliance Youth - Aleansa Libara Europea Zoveni) gavemo tolto parte int'e la conferensa "Breaking barriers: Youth perspective on migration" (Sbregar le bariere: prospetive dei zoveni Sora la migrassion) a Budapest in Ongaria dal 22 al 26 Agosto.

Gavemo discoresto sora el tema de le migrassion, spesialmente quele de ancuo in Europa. Credemo che el xe fondamental inte sto periodo storego de pensar oltre le solussioni fazili e emossionali che le domina sta cuestion. 

Gavemo intentà de portar na prospetiva veneta e sanchista inte el debatito e de aprendar mejo da le esperiense profesionali e direte dei profesionisti presenti inte la conferensa.

Ringrasiemo EFAy, UNPO, i zoveni de la sanca finlandese e el Consejo de Europa par la organisassion de sto evento e tuti i partii europei e organisassion che i ga tolto parte int'e l'evento e int'e 'na setimana de pratega de chel internazionalismo che ne ispira tuti nialtri sanchisti.

Michele Bodo - Presidente de Sanca Veneta
Stefano Zambon - Rapresetante Interasionale de Sanca Veneta

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Dopo la Scozia… un'Europa Federale?

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in questo articolo, che valuta la situazione europea discutendo della crescita degli indipendentismi, ed ho ritenuto sarebbe stata un ottima lettura da proporre ai lettori di Sanca. Vi accorgerete che l'articolo parte dalla risultato del referendum Scozzese per l'indipendenza e non prende in considerazione quello sulla brexit. L'articolo risale in effetti ad ottobre 2014 e vi potreste chiedere perché abbia scelto di proporvi un articolo così datato. Leggendo l'articolo vi accorgerete che rimane molto fresco ed attuale, restando dunque una valida lettura. Esso suggerisce una prospettiva che vede l'Europa superare, in senso federale, gli stati nazionali costituendosi di regioni e città indipendenti.

Dunque... la Scozia rimane nel Regno Unito, ma con poco meno della metà della popolazione che avrebbe voluto l’indipendenza. Questo potrebbe apparire come il peggior risultato possibile. Come dire alla tua sposa che la odi, ma che ci starai insieme per il bene dei bambini. Questa non è una base per una relazione molto felice. La cosa peggiore delle ultime due settimane è stata l’incertezza riguardo al futuro e questa incertezza rimarrà ad adombrare ogni decisione che le imprese faranno in futuro. Il fatto positivo, dal punto di vista della Scozia, è che ci sarà una significativa devolution di poteri nei suoi confronti. Tutti gli altri movimenti separatisti in Europa dovrebbero prendere nota: più la porta cigola forte, più lubrificante riceve.

Il dibattito sull’indipendenza si è configurato come una battaglia tra emozione e ragione: cuore vs. Testa. La campagna del si è appellata al senso nazionale scozzese, mentre la campagna del no ha schierato argomentazioni economiche riguardo la valuta, il debito bancario ed il commercio ed argomentazioni economiche riguardo le costituzioni e l’appartenenza all’Unione Europea. Questi due schieramenti potrebbero essere rozzamente classificate come una comunità locale libera influenzata dal populismo e una distante elite metropolitana che crede che “nanny knows best”[1]

La situazione ha qualche parallelo con quello che sta avvenendo in Thailandia nella battaglia tra le camicie rosse e le camicie gialle. Le camicie rosse sono i numericamente superiori poveri delle campagne i cui voti sono fortemente influenzati dalle misure populiste e dalla “pork barrel politic”. Le camicie gialle rappresentano l’elite urbana ben-educata che crede di sapere cos’è meglio per il paese. Loro chiamano se stessi Democratici, ma ancora faticano ad accettare il parere della maggioranza perché credono che il voto sia stato pregiudicato da voto di scambio e corruzione. Le proteste di piazza di entrambi i fronti e il completo blocco del governo hanno condotto ad un colpo di stato militare nel maggio di quest’anno.

Nell’Atene del V° secolo, luogo di nascita della democrazia, non c’era nessun conflitto di questo tipo, perché non c’era il suffragio universale; solo il dieci per cento della popolazione aveva il diritto di voto. Le tue opinioni contavano solo se eri un cittadino maschio, oltre i 35 anni e proprietario di terra. Schiavi, stranieri, donne e giovani erano tutti esclusi. In effetti, se si cerchi lo stato moderno che si avvicina maggiormente all’ideale della Democrazia Ateniese oggi, si giunge sorprendentemente alla Cina. Attorno al dieci percento della popolazione sono membri del Partito Comunista che conduce un vigoroso dibattito interno prima di decidere sul futuro destino del paese. Inoltre, se si osserva la crescita economica, questo sistema sembrerebbe funzionare.

Nonostante ciò, è un errore vedere le aspirazione dei nazionalisti scozzesi come emozionalismo irrazionale. In realtà, ci sono delle ottime argomentazioni razionali per l’indipendenza scozzese e per tutti gli altri movimenti separatisti in Europa, che potrebbe essere riassunto come “eliminare l’uomo nel mezzo”, che in questo caso è il tradizionale Stato Nazione.

L’essenza del conflitto sta proprio nel nome, che congiunge due differenti concetti in un singolo termine descrittivo. La parola “nazione”, dal Latino natio (essere nato), implica una comunità interrelata;  una tribù di famiglie intrecciate. La parola “stato” è derivata dal participio passato di sto ossia "stare fermo", e dunque vale per "ciò che sta fermo" e per estensione "ciò che non cambia". Il termine riassume in sè le caratteristiche di "stabilità" ma anche di "patrimonio". Lo stato nazione sta venendo demolito nelle componenti territoriali. C’è una spinta verso unità regionali più piccole che meglio riflettano le identità comunitarie. Ciò da una voce più forte alle culture locali che si sentono escluse dalla politica a livello nazionale come evidenziato dal precipitare della partecipazione al voto in Europa. C’è anche una spinta verso l’alto nella direzione di un entità sovranazionale, in questo caso l’UE. Molti dei problemi del mondo d’oggi hanno natura globale e non possono essere risolti su base nazionale. Considera la seguente lista: riscaldamento globale, elusione fiscale delle corporation, la regolamentazione bancaria, gli accordi globali di libero commercio, l’esplosione dell’epidemia di Ebola e le minacce dell’islamismo radicale come l’ISIS. Tutti questi problem si possono risolvere al meglio solo a livello sovranazionale. Si può sostenere con forza che le competenze di difesa e sicurezza siano gestite meglio al livello europeo che nazionale. La corrente crisi in Ucraina potrebbe venire risolta meglio con una vigorosa risposta  di tutta la UE che dai singoli paesi.

In questa struttura a tre livelli, il livello di base conferisce un grado di rappresentazione democratica più grande mentre quello più in alto costituisce migliori economie di scala e sicurezza come gruppo. Che necessità c’è dunque per il livello di mezzo –lo stato nazione- che non adempie efficacemente a nessuna delle funzioni?

Questa visione delle nazioni d’Europa smembrate in più piccole entità regionali sotto il cappello globale dell’UE è stato guardato con orrore dal Regno Unito con la sua tradizione di forte controllo da parte di Westminster. Siccome è simile all’attuale modello tedesco di stati federati o lander, viene spesso descritto dalla frase “Europa Federale”.

Ma che aspetto avrebbe una tale Europa Federale? Potrebbe sorprendere scoprire che essa esiste già, almeno nella mente dei burocrati degli uffici di statistica dell’Unione. Se vai online ad esaminare il database dell’Eurostat scoprirai che la UE ha raccolto dati economici su base federale già dal 2000. Il Regno Unito è stato diviso in 12 regioni federali (tre delle quali sono Scozia, Galles e Irlanda del Nord) sotto uno schema progettato dalla UE conosciuto come “Nomenclatura delle Unità Territoriali Statistiche” che sono spesso abbreviate nell’acronimo NUTS.

Dai un occhiata alla mappa qui sotto. Mostra le regioni federali d’Europa (NUTS 1) rappresentate secondo il loro PIL. In altre parole, la dimensione di ogni regione corrisponde alla dimensione della sua economia mentre il colore mostra il tasso di crescita media tra il 2000 e il 2011. Ci sono alcune cose interessanti da notare:

1. I tassi di crescita del Regno Unito appaiono relativamente bassi rispetto al resto d'Europa. Queste proiezioni sono calcolate in euro e la svalutazione del 20% della sterlina nel 2008 ha avuto un impatto negativo. 

2. Le cose più piccole tendono ad essere verdi. In altre parole, le regioni più piccole tendono a crescere più velocemente. Questo potrebbe essere legato al fatto che un mercato comune tende a trascinare verso l’alto i ritardatari e questo è ulteriormente esagerato dal fatto che i fondi UE di sviluppo tendono ad essere canalizzati alla regioni più povere.

3. Non si tratta solo della Scozia. Ci sono molte altre regioni che vorrebbero essere indipendenti in Europa. Tutte le regioni con un movimento separatista esistente sono state evidenziate con un bordo viola.

4. Molti degli stati potenziali sono unità economiche più grandi di paesi UE esistenti, cosa che offre supporto alla loro credibilità.

5. I nomi delle regioni sono stati talvolta cambiati da una sterile definizione burocratica a qualcosa di più culturalmente sensato. Per esempio, l’Inghilterra del Sud Est diventa Wessex, Regione 1 Romania diventa Transylvania e la Regione Polonia Nord diventa Pomerania.

  

E’ facile respingere tale mappa come una fantasia di burocrati sognata da statistici che vorrebbero che il disordine del mondo reale potesse essere ordinato con semplicità in appropriati schedari. Le linee di divisione sono arbitrarie e in molti casi sono meramente disegnate per creare unità amministrative di dimensione simile. La resistenza a un qualsiasi tipo di devolution in questo senso da parte delle nazioni esistenti sarebbe così grande da essere quasi insormontabile. Molte entità importanti che hanno investito nel corrente status quo avrebbero moltissimo da perdere. Ma allo stesso tempo, paesi che lamentano l’ingerenza dell’ “ineletta” UE come un aggressione nei confronti della democrazia potrebbero trovare la stessa argomentazione rivolta contro di loro. Dopo il sorprendente voto scozzese, quanti altri paesi europei permetteranno un referendum indipendentista? E se non lo faranno, le loro credenziali democratiche ne saranno macchiate?

C’è un altro modo di leggere i dati che evita la segmentazione artificiale in regioni burocratiche. Esso va un livello più in basso ed osserva le città invece che le regioni. Le città, specialmente in un economia dei servizi, sono i veri motori della crescita economica. Qualche decade fa, era opinione comune che le industrie manifatturiere avessero causato l’agglomerazione a causa del loro bisogno di avere i fornitori in prossimità. In contrasto, si pensava che l’industria dei servizi, liberatasi dalla fatica del pendolarismo quotidiano grazie alle teleconferenze, internet e le comunicazioni mobili, avrebbe rifiutato le città in favore di una migliore qualità della vita nella campagna. In realtà è successo il contrario. Il settore dei servizi, specialmente per quanto riguarda l'hi-tech, causa agglomerazione nelle città più di quanto non facesse la manifattura. Ciò soprattutto a causa di un mix tra convenienza ed edonismo. Per il settore dei servizi, le persone sono prodotti, e dunque i meeting con clienti e fornitori sono finanche più importanti. Nelle città i meeting sono più facili da organizzare (convenienza), ci sono ottimi ristoranti (edonismo) e la conessione internet è molto più veloce (entrambi!).

Se osservi la seconda mappa, vedrai una mappa dell’Europa per città, questa volta basata sulla popolazione. La dimensione di ogni cerchio è proporzionale al numero delle persone che vivono nella zona metropolitana (sia la città che le periferie). Ogni centro urbano al di sotto del milione d’abitanti è stato omesso. In questa prospettiva Londra e Parigi sono in posizione dominante mentre Brussels e Amsterdam stanno mostrando la crescita più veloce. La Turchia non fa correntemente parte dell’UE, anche se, se verrà ammessa in qualche momento del futuro, ciò avrà un grande impatto.

Queste due mappe, dunque, mostrano due possibili futuri dell’Europa. Uno dove un incremento della devolution favorisce le comunità regionali più piccole e una in cui l’Europa post-industriale fa eco a quella pre-industriale, al passato medioevale in cui potenti città stato giocavano un ruolo determinante. O potrebbero essere entrambi. In ogni caso le prospettive per gli stati nazione tradizionali non sono affatto rosee.

 

[1] La tata conosce ciò che è meglio per i bambini.

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