Articoli filtrati per data: Maggio 2017 - Sanca \ Sinistra Veneta

Sbiri, Zafi, Dragoni...

E' notizia di qualche giorno fa che il ministro della difesa Roberta Pinotti, avrebbe dato la disponibilità ad inviare più soldati a pattugliare le strade del Veneto. Sono certo che molti dei nostri governanti ed amministratori leghisti approfitteranno di questa opportunità, erede a tutti gli effetti dell'Operazione Strade Sicure varata nel 2008 dagli allora ministri della difesa e dell'interno Ignazio La Russa e Roberto Maroni. A me invece fa accapponare la pelle. Ogni volta che vedo i soldati pattugliare le strade non posso che pensare ad alcuni dei momenti più foschi della storia europea. Non posso che pensare ai paracadutisti dell'esercito britannico che il 30 gennaio 1972 spararono sulla folla uccidendo 14 giovani irlandesi durante una manifestazione per i diritti civili o ai friulani della cittadina di Villesse fucilati nel 1915 dall'Esercito Italiano con l'accusa di collusione con il nemico.

A ciò non possono che aggiungersi le valutazioni di Daniele Tissone del Sindacato Italiano Lavoratori Polizia che considera Strade Sicure "un'operazione di pura facciata, che nulla di strutturale lascia sul territorio e che conferma l'indirizzo della militarizzazione della sicurezza, mentre servirebbe un modello civile di presidio del territorio e di modello generale di sicurezza. Oramai è evidente che, dopo aver bloccato ogni tipo di gratificazione economica per i lavoratori di polizia, aver bloccato i concorsi e investimenti, con l'età degli operatori che avanza e con la paventata chiusura di centinaia di uffici di polizia sul territorio, si voglia cancellare il percorso democratico di smilitarizzazione della polizia voluto dalla legge 12/181".

Credo però, differentemente da Tissone, che in Veneto il modello civile di presidio del territorio e di modello generale di sicurezza non possa essere realizzato da parte delle strutture dello stato centraleIl desiderio di sicurezza espresso dai cittadini veneti è stato infatti abbandonato al sorgere sempre più preoccupante della "giustizia fai da te" ed alla strumentalizzazione ed ai proclami di qualche sindaco leghista. Lo stato, nonostante la cospicua pressione fiscale, non è mai riuscito a trovare le risorse per finanziare adeguatamente i propri corpi di polizia e li pochi fondi disponibili si diluiscono nelle strutture amministrative delle quattro forze maggiori. D'altro canto però lo stato non perde occasione di insabbiare i casi di violenza, abuso ed omicidio perpetrati da agenti nel pieno delle loro funzioni ed impedisce o rallenta l'adozione di quegli strumenti minimi, presenti nella maggioranza degli stati europei, come ad esempio i numeri di identificazione che permetterebbero un maggiore controllo dei cittadini sull'operato delle forze dell'ordine o l'introduzione del reato di tortura. Come in molti altri contesti lo stato italiano ha dimostrato di essere incapace di riformarsi e di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Fortunatamente alcune realtà europee ci offrono uno strumento di successo per rispondere a queste richieste: quello di una polizia regionale indipendente. Nella sola Spagna esistono infatti l'Ertzainza (Euskadi) e Mossos d'Esquadra (Catalogna) che sostituiscono integralmente le forze di polizia dello stato spagnolo; esistono inoltre la Policia Foral de Navarra ed il Cos General de la Policia Canària che nelle rispettive comunità autonome integrano l'opera dei corpi di polizia spagnoli. Senza dilungarci eccessivamente potremmo citare anche le Landespolizei presenti nei diversi stati della Germania o la Police Scotland, nata nel 2013 come forza di polizia nazionale scozzese.  
 
Crediamo che il processo autonomico che si dovrebbe avviare nei prossimi mesi in Veneto offra l'opportunità di affrontare anche questo tema, attingendo all'esperienza di queste realtà pur consci delle criticità che hanno caratterizzato alcune di esse. Ci sembra che una prima indicazione che possiamo trarre da queste esperienze sia quella di lavorare con le risorse già presenti sul territorio. A partire dalle competenze che il governo del Veneto può già esercitare crediamo perciò che sarebbe importante riformare la polizia locale nel suo complesso accorpandone le varie componenti in un corpo unitario a carattere regionale ed inserire al suo interno il rilancio della Scuola regionale veneta per la sicurezza e la polizia locale. Accompagnando tale riforma ad una revisione delle uniformi del corpo si dovrebbe cogliere l'occasione per apporre il numero di identificazione sulle stesse ed equipaggiarle con una bodycam che permetta di controllare l'operato dell'agente. Tale riforma permetterebbe anche di snellire le funzioni amministrative degli agenti concentrandone il lavoro sul territorio. Riteniamo sarebbe importante che già in una prima fase il corpo nato dalle riforma assuma una denominazione ed un immagine che la ponga in continuità con i corpi che hanno storicamente svolto funzioni di polizia nei nostri territori (di cui potete leggere qui e qui) per gli stessi obbiettivi ed in modo non dissimile da quanto abbiamo suggerito per quanto riguarda l'apparato istituzionale veneto.
 
Seppure stanti le attuali competenze in capo alla regione tale corpo potrebbe esercitare solo funzioni di polizia amministrativa e giudiziaria, crediamo che avere un corpo di polizia ben formato ed equipaggiato e rispettato dai cittadini darebbe forza al governo del Veneto per trattare con lo stato centrale l'affiancamento o la sostituzione delle forze dello stato nelle funzioni di ordine pubblico e sicurezza attraverso il riconoscimento di una forma di autonomia speciale. Seppure potrebbero essere già sperimentati nella prima fase, questo passaggio richiederà l'introduzione di comitati di controllo dell'operato della polizia composti da cittadini; crediamo che essi potrebbero assumere una forma ed un funzionamento simile ai mini-public.

Giovanni Masarà
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