Articoli filtrati per data: Ottobre 2018 - Sanca \ Sinistra Veneta

Buon Giorno del No!

Ogni 28 ottobre in Grecia si festeggia il "Giorno del No" (Επέτειος του Όχι), in memoria del 28 ottobre del 1940, quando il primo ministro greco Ioannis Metaxas (Ιωάννης Μεταξάς) rifiutò di lasciar entrare in Grecia le truppe del Regio Esercito sotto richiesta/imposizione di Benito Mussolini, evento che portò alla campagna di Grecia e alla famosa - ma poco profetica- frase "Spaccheremo le reni alla Grecia".

E' importante ricordare e festeggiare questo giorno per noi cittadini dello Stato italiano, perché ci riporta alla mente il colonialismo e imperialismo italiano, che non si è attuato solo in Etiopia ed Eritrea, con nefandezze che non dovremmo mai dimenticare, ma anche molto vicino a noi: sulle sponde del Mediterraneo, in Libia, e ancor più vicino, nei Balcani, in Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, l'Eptaneso, il Dodecaneso e i tentativi d'invasione in Anatolia e nella Grecia continentale.

Ma ancor più importante è per noi Veneti, perché quello che fece l'Italia fu riuscire a imporci la finale rottura dei nostri millenari rapporti con i Balcani e il Mediterraneo orientale. 
Ad allontanarci da popoli con cui la convivenza e lo scambio culturale era la normalità, prima dell'esasperazione nazionalista e dell'imposta identità italiana che prevaricava e negava una fratellanza con i popoli di questi territori. 
Fu con il fascismo e i suoi orrori che ci fu strappata la nostra comune identità, usata dagli italiani per reclamare territori che non appartenevano a nessuno se non alle comunità che vi vivevano.

Sotto la Repubblica Veneta non vi erano istanze nazionalistiche e di omologazione etnica, e quindi si aveva una vera e propria fratellanza di comunità sotto la stessa istituzione statale.
L'italia fascista affiancò al mito anacronistico e assurdo del nuovo Impero romano una versione mitizzata dei territori di San Marco, strappandoci una parte importante della nostra eredità e stravolgendola in uno strumento di pretesa territoriale etnica.

In questi territori gli italiani non sono stati i "buoni occupanti", come ci vuole far credere un mito nazionalistico costruito ad arte per dimenticare le proprie responsabilità. 
La bislacca frase "eh ma abbiamo costruito strade e nuove infrastrutture" è di un'insensibilità disumana
L'occupazione italiana fu violenta. Imposta. Non desiderata.
Ed infatti è questo che rimase nel ricordo di queste popolazioni.

Significativa per quanto riguarda l'occupazione italiana nei Balcani è quella foto di un soldato italiano che a Pljevlja, tra una rastrellata e un altra, prende a calci un civile montenegrino.

E come possiamo dimenticare l'esistenza dei campi di lavoro e di concentramento in Istria e Dalmazia, come quello dell'isola di Arbe? 
In Italia pochi sanno che in questi campi sono morti di fame e di fatica donne, vecchi e bambini, perché "allogeni" -come li definiva il governo fascista- letteralmente "d'altra stirpe", nel senso di etnia diversa da quella maggioritaria.
Sloveni, Croati, Bosniaci e Montenegrini morti perché gente diverse dalla "maggioranza", dalla cultura imposta dallo Stato.

Uccisi perché considerati dei parassiti. 
Cosa curiosa che spesso mi capita di notare è che più ti allontani dai confini con i Balcani, e quindi dal Nord-est italia, e meno gli italiani sanno di queste storie. Ma ovviamente anche fin troppi veneti non sanno di questo passato, perché se lo conoscessero la smetterebbero di credere al mito dell' identità nazionale e a vedere e volere muri ovunque.

Ed è un peccato. E' un peccato pensare che per colpa di tali esasperazioni nazionaliste italiane, quello che per noi veneti fu un ponte -perché questo fu l'Adriatico, congiunzione di popoli, culture e lingue- sia diventato un muro.
Processo già iniziato con l'unità d'italia, ma che ha conosciuto le fasi peggiori durante il fascismo.
Un muro che alzandosi ha lasciato in queste comunità del mediterraneo profonde ferite, dopo secoli di convivenza e rispetto.
Un ponte che vorremmo tornasse, specialmente attraverso il sogno europeo di superare gli stati nazionali e mettere in comunicazione le comunità europee. 

In Sanca crediamo veramente in un nuovo ponte che sappia mettere in comunicazione noi veneti, popolazioni dell'alto adriatico, con tutti i Balcani e la Grecia. Per questo vogliamo proporre a ogni veneto - ma anche a ogni italiano- di cominciare a ricordare, e festeggiare insieme agli amici greci chi si è alzato e ha detto "no" a chi voleva colonizzare e togliere libertà in nome del nazionalismo e delle sue esasperazioni.

Quindi, anche se in ritardo: buona festa del No!

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Domande e Risposte sulla Cultura Veneta a scuola

 
Martedì 16 ottobre, nella scuola grande di San Rocco a Venezia, Il presidente Zaia e il ministro all'istruzione Marco Bussetti hanno firmato un protocollo per l'ingresso dell'insegnamento della storia veneta nelle scuole del nostro paese. 
La posizione di Sanca, come potete immaginare, è quella di sincero apprezzamento e anche di un certo stupore, visto che in diversi anni di governo leghista del Veneto mai si erano visti interventi di questo genere, e c'eravamo abituati a sentire solo sterili proclami. 
Purtroppo, come c'era da aspettarsi, alcune (fortunatamente sparute) voci nella sinistra italiana si sono levate a sollevare opposizioni e dubbi a questi provvedimenti. Vorremmo provare ad offrirgli delle risposte:
 
    
Cultura Veneta e Migrazioni
 
Domanda - La Rete degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari del Veneto, due associazioni studentesche molto vicine al Partito Democratico e alla CGIL, hanno organizzato un flash mob in occasione della firma della convenzione tra MIUR e Regione del Veneto e durante una conferenza stampa hanno affermato che:
«Zaia promuove lo studio delle migrazioni venete per comprendere meglio i flussi migratori? Ci sembra una gigantesca ipocrisia, da parte di una Regione e di un partito che da sempre discriminano i migranti, e che oggi lo fanno più che mai con il provvedimento razzista e discriminatorio che, similmente a quello di Lodi con le mense, limita l’accesso al Buono Libri agli studenti migranti».
 
Risposta - Noi crediamo che se è ipocrita per la lega promuovere lo studio di migrazioni, per noi è ipocrita che la sinistra si opponga allo studio della storia del nostro territorio, in particolar modo se essa è caratterizzata da istanze anti-nazionalistiche, cosmopolitismo e scambi culturali che permettono riflessioni sulla nostra modernità.
Non sarebbe infatti un bene studiare le migrazioni venete in relazione ai flussi migratori odierni? Non sarebbe interessante riscoprire l'identità veneta offerta dalla Serenissima, identità di ampio respiro e mai esasperata da etnocentrismo - come negli stati nazionali europei - ma che anzi, faceva della sua natura commerciale e della commistione fra popoli del mediterraneo orientale il suo punto di forza?
Non sarebbe interessante studiare i secolari legami con le popolazioni del mediterraneo orientale, che con molte personalità "ultramarine", sono state parte integrante della storia del Veneto?
Non potrebbe essere tutto questo un'interessantissima lezione, da osservare nel nostro contesto storico, sull'integrazione tra diverse comunità?
Non può essere la storia stessa del Veneto, data la sua ampiezza temporale e geografica, strumento di integrazione in veneto e, da un altro punto di vista, strumento per una maggior integrazione del veneto in Europa?
Facendo un semplice esempio: scoprire la partecipazione attiva degli albanesi nella nostra storia, come marinari e condottieri non può far sentire un ragazzo di famiglia albanese (una di quelle giunte qua a fine anni '90) meno straniero ma anzi parte integrante della nostra comunità? Non può essere una personalità come Mercurio Bua Spata / Mërkur Bua Shpata simbolo degli albanesi veneti e quindi dell'integrazione veneta?
Non può la storia del legame tra cultura greca e cultura veneta, in veneto come nelle isole greche, essere motivo di promozione culturale e riscoprire la storia di una paese a noi molto vicino ma che di cui il veneto medio (come anche l'italiano medio) non sa nulla se non riguardo al mondo classico e alla crisi odierna?
Non può la fitta rete di legami con l'Impero Ottomano offrirci altrettante possibilità di eventi culturali con la Turchia?
 
 
Cultura Veneta e Cultura Italiana
 
Domanda - La stessa CGIL regionale ha espresso dei dubbi analoghi, affermando che a loro parere: 
«Colpisce che dalle dichiarazioni di Zaia non vi sia il benché minimo accenno al fatto che la storia e la cultura del Veneto siano da sempre legati alla storia e alla cultura dell’Italia [...] Per fortuna il testo del protocollo richiama un qualche legame tra il patrimonio storico e culturale nelle sue dimensioni nazionali e locali ma sembra un nesso poco solido e poco convinto»
 
Risposta - Pensiamo che questa paura per il legame "poco solido e convinto" sia significativa.
A quanto pare a Viotto non imporata il dato oggettivo che il nostro territorio, sotto l'istituzione della Serenissima abbia avuto una polarizzazione maggiore verso la Mitteleruopa, i Balcani e il Mediteraneo Orientale.
Non importa parlare degli intrecci secolari con le comunità slave nè della collaborazione attiva degli albanesi nella storia della Serenissima, meno che meno è importante parlare degli scambi culturali con i greci e con gli ottomani; dopotutto è importante solo ribadire un mito nazionale.
Sostanzialmente l'ampia veduta dell'identità e storia veneta, che ci collega ad almeno altri 6 Stati (Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, Grecia, Turchia), è scomoda perchè si allontana dal legame con la storia nazionale Italiana.
La possibilità quindi di riscoprire un'identità sovranazionale, una fratellanza del mediterraneo orientale (territori, che ricordiamo, dall'irridentismo e fascismo italiano prima, e dal dopoguerra poi, hanno perso i secolari legami con il Veneto, come del resto, anche con l'Italia) storica, che può essere d'aiuto a costruire l'identità europea, non vale la pena, perchè ci allontana dalla dimensione "nazionale" con l'Italia.
 
 
Cultura Veneta, isolazionismo e leghismo.
 
Domanda - Infine vorremmo rispondere ad alcune osservazioni espresse da un'articolo pubblicato da Left nei giorni scorsi. L'autore sostiene che l'intesa tra Veneto e MIUR sarebbe figlia di un' «antistorica visione della realtà, per cui l’identità culturale dei cittadini dipenderebbe dal luogo dove vivono, sempre più stretto da confini, sempre più ridotto a soffocante microcosmo» e che l'accordo risponderebbe solo alla volontà di «utilizzare il sapere e chi lo eroga per rinsaldare il sistema di valori di chi governa un territorio».
 
Risposta - Come abbiamo già fatto notare altrove, noi crediamo che quando si parli di cultura veneta si possano prendere due strade. La prima è quella dell’identitarismo, dell’appartenenza a una comunità definita dall’alto secondo canoni astratti. Questa, ci pare, è la posizione che fino ad oggi è stata portata avanti da forze politiche come la Lega le quali si sono trincerate dietro un astratta difesa di non meglio definiti valori veneti, facendo pochissimo per valorizzare realmente la lingua e la cultura locale ma utilizzandoli come un muro per escludere i nuovi cittadini. La seconda strada, quella che da sempre cerchiamo di percorrere e che ci pare che emerga dall'intesa in qeustione, è quella delle radici e del radicamento, di una cultura veneta promossa e vissuta, che nell’essere accessibile a tutti diventa strumento di ricucitura delle comunità, l’inizio di un cammino comune. Pensiamo che, se una comunità è salda sui suoi piedi, se sa da dove viene e conosce il terreno su cui cammina, non ha difficoltà ad incontrarsi con culture e modi di vita nuovi ed è in grado di accogliere i nuovi arrivati in un processo di mutuo arricchimento.
 
 
Per concludere
 
Ora vorremmo porre noi delle domande:
    
- Perchè la sinistra italiana non vuole sottrarre dal monopolio leghista la battaglia per la tutela della cultura locale, specialmente se questa appunto ci insegna una lezione contro l'isolazionismo, il nazionalismo, la xenofobia?
 
- Perché la sinistra italiana ci accusa di isolazionismo per poi non riuscire a vedere come altri territori, anche solo in Europa, abbiano dimostrato come l'attenzione per la cultura locale e una società più coesa siano processi strettamente collegati?
 
- Perchè la sinistra italiana si riempie la bocca di valori europei, per poi dimenticarsi le indicazioni dell'Unione in materia di culture locali e finanche il suo motto: United in Diversity?

 

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