Articoli filtrati per data: Maggio 2018 - Sanca \ Sinistra Veneta

Muoversi per il Veneto

Analizzando la geografia del territorio veneto, si possono identificare due poli principali: un'area centrale ormai densamente popolata e industrializzata (Area metropolitana di Venezia - Mestre, Padova, Treviso e Castelfranco) e la città metropolitana di Verona (centro importantissimo e densamente abitato), decentrata rispetto all'area centrale e relativamente distante da Venezia. Queste due aree sono circondate e separate da territori meno abitati come il Vicentino, il Basso Veronese, il Polesine, il Bellunese. Tale fisionomia fa si che, al fine di implementare una rete di trasporto pubblico che sia all'altezza dei bisogni dei cittadini, siano necessari diversi strumenti.

Innanzitutto serve uno "scheletro", un servizio ferroviario rapido e frequente che colleghi le due aree.

Affiora poi la necessità di dotare le due aree delineate di reti di TPL proprie. Il tanto discusso e mai terminato progetto dell'SFMR  avrebbe potuto essere forse il miglior modo per servire il Veneto Centrale. Ivi  si hanno infatti quattro centri abitati medi invece che uno grande, più frequente in Europa, e non si può contare quindi su un solo nodo centrale dal quale, a raggiera, partono tutte le linee che si diramano verso l'esterno, ma bisogna tenere in considerazione l'interazione tra quattro centri abitati e l'area popolosa al centro di essi. Il progetto SMFR prevedeva un sistema di trasporto pubblico integrato "ferro-gomma", dove il sistema ferroviario era integrato da autolinee che avrebbero dovuto collegare tutti i centri abitati maggiori e minori alla più vicina stazione, luogo atto al trasbordo dei passeggeri che, in questo modo, avrebbero potuto raggiungere la destinazione desiderata. Un più tradizionale sistema di ferrovia suburbana potrebbe invece servire la città di Verona e la sua area metropolitana, da costituirsi a partire dalla riapertura delle piccole stazioni che si trovavano nei quartieri periferici della città (come Parona), e riaprendo tratti di ferrovie minori come la Verona-Caprino. In entrambi i nodi risulta essenziale al miglioramento del trasporto pubblico urbano la creazione di stazioni ferroviarie secondarie all'interno dei centri abitati più grandi, e l'integrazione delle tratte ferroviarie cittadine con il trasporto pubblico urbano (bus e tram). Tale integrazione potrebbe prendere a modello l'esempio della città di Karlsruhe, nel Baden-Württemberg, dove è stato sviluppato il sistema del Tram-Treno.

Prendiamo ad esempio Padova, il cui comune fa circa 210.000 abitanti, ma che contando i comuni contermini arriva a quasi 400.000 formando forse il più grosso agglomerato del Veneto. Attualmente il capoluogo euganeo ha una sola stazione nel territorio comunale, quella di Padova; e tre nei comuni limitrofi: Vigodarzere (sulla linea Padova - Castelfranco), Busa di Vigonza (sulla linea Verona - Venezia) e Abano (sulla Padova - Bologna). Per permettere alla popolazione padovana di usufruire di queste linee all'interno della città sarebbe necessario creare delle piccole fermate nel territorio comunale su queste tre linee, che potrebbero essere quelle di Padova - Brusegana (sulla linea Padova - Bologna), Padova - San Bellino (sulla Padova - Castelfranco), Padova - San Lazzaro e Padova Montà (sulla Verona - Venezia) da integrare successivamente al servizio urbano cittadino. In questo modo si va a creare un sistema di treni suburbani integrati al trasporto urbano sul modello delle "S-Bahn" tedesche e austriache presenti anche in città di medie dimensioni.

Al fine di servire invece le aree meno abitate come il Polesine, il Basso Veronese e il Basso Vicentino risulta essenziale il potenziamento dei treni locali, quelli che sostano in tutte le stazioni, affiancato al servizio ferroviaro rapido ed integrato da un servizio su gomma extraurbano, che permetta di raggiungere con facilità anche i centri più remoti.

Resta infine il caso di Belluno, zona anch'essa molto decentrata, che a differenza di Verona, ha la particolarità di essere interamente montuosa. Questa zona finora è stata ignorata e trascurata dal punto di vista dei collegamenti a scapito del benessere della popolazione, anche dal punto di vista dello sviluppo turistico. Risulta una priorità migliorare il collegamento tra Belluno e Feltre con la pianura. La linea va elettrificata e sdoppiata e devono essere aumentate le corse, soprattutto quelle dirette a Venezia. Inoltre è essenziale realizzare il progetto della linea ferroviaria Calalzo - Cortina - Dobbiaco, al fine di servire il Cadore e l'importantissimo centro turistico di Cortina d'Ampezzo, che al momento resta isolato.

Samuele Segala


Qualche altra, più datata, idea sul TPL Veneto: qui.

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Veneti par lengua!

Quante volte avete sentito dire che “il Veneto non deve essere riconosciuto e non va insegnato a scuola perché siamo una società multiculturale”? Io tante, ed ogni volta che sento pronunciare questa frase mi viene sinceramente l’urticaria. Trovo che denoti una scarsissima conoscenza degli studi sulla realtà delle lingue regionali in Europa, cosa che mi aspetterei da un politico che si prende l’impegno di valutare il tema, oltre che della situazione linguistica della nostra terra.

Come Sanca insiste da tempo a dire, la nostra lingua può e deve diventare uno dei primi e più importanti strumenti al processo di integrazione dei nuovi cittadini. Uno dei maggiori scogli che ostacolano una migliore integrazione, è infatti quello che potremmo definire della “diffidenza linguistica”. Come evidenziato da Nettle & Dunbar (1997), la funzione di marcatore sociale esercitata dalla lingua la rende elemento essenziale nel riconoscimento dell’altro come appartenente alla propria comunità e motivo di migliore cooperazione, in altri termini: “Una lingua comune è un importante mezzo attraverso il quale creare un senso di solidarietà tra i cittadini, al fine di costruire una cittadinanza attiva, ma è anche uno strumento chiave per la costruzione dell’identità e del senso di appartenenza” (Hepburn 2011: 8). Nella nostra terra un’ ampia percentuale dei cittadini ha il Veneto come lingua madre, e «anche negli uffici statali e comunali, come nell’industria, nel commercio e nelle banche, spesso si ricorre all’italiano solo se si ha a che fare con dei ‘foresti’, provenienti da altre regioni. Pure i professionisti e i medici per lo più usano il dialetto, parlando coi clienti e i pazienti, non solo per farsi capire meglio, ma anche – e non raramente – perché in questo modo tutti si trovano maggiormente a proprio agio. Il rapporto è sentito come più cordiale, più sincero, più vero» (Canepari 1986). In tale situazione, non fornire la possibilità ai nuovi arrivati di accedere agli strumenti linguistici in cui una buona parte della popolazione si riconosce in prima istanza significa porre degli ostacoli difficili da superare al processo di integrazione. Come osservato da Santipolo la lingua veneta è indispensabile «per ridurre la distanza sociolinguistica e culturale e quindi integrarsi in modo profondo» (2004: 23).

Qualcuno potrebbe ribattere che sarebbe inopportuno ed ingiusto imporre “il nostro dialetto” ai nuovi cittadini, che di certo hanno di meglio da fare. Gli chiederei gentilmente di non arrogarsi il diritto di esprimersi per persone che evidentemente non conoscono, se è vero che «il dialetto veneto (sic) è oggetto di desiderio da parte degli adolescenti stranieri, considerato come strumento per l’integrazione e tramite per la socializzazione, essendo parlato sia in contesto scolastico che extrascolastico anche dal gruppo dei pari, oltre che dagli interlocutori presenti in diversi contesti quotidiani» (Gallina 2009: 133).

Morale della favola? Per quanto possa sembrare anti-intuitivo, il Veneto dovrebbe essere riconosciuto ed insegnato a scuola proprio perché siamo e vogliamo essere una società multiculturale.

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Tassare Meno, Tassare Meglio

La tassazione, assieme alle inefficienze della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, è una delle principali preoccupazioni di molti cittadini veneti. Il livello di tassazione e la gestione burocratica che ne segue sono ostacoli che, per chi ha una partita IVA o gestisce un’azienda, richiedono centinaia di ore di lavoro extra ogni anno, sottraendo tempo alla produzione di ricchezza e danneggiando l'occupazione.

Per chi è dipendente, i fatti qui riportati, potranno sembrare storie assurde alla Lewis Carroll ma ricordiamoci che, oltre a stilare il 730, nulla è più richiesto a chi ha deciso di intraprendere una strada professionale differente dal mettersi in proprio, con i pro e contro che tale scelta comporta. Chiunque decida la via imprenditoriale sa che rischia personalmente, principio che vale ovunque nel mondo. Nello stato italiano però, la situazione è molto differente. Per le imprese italiane, la tassazione è di 25 punti più alta della media UE/EFTA. Nessun imprenditore Veneto si sentirebbe in diritto di criticare così pesantemente questo stato italiano, se si trovasse in qualsiasi altro paese EU. E sì, sono un progressista e sì, non temo di dire che lo stato italiano sia burocrate e ladro.

Sono convinto che sia totalmente errata l’idea che "se tutti pagassero le tasse, le si potrebbero abbassare". A mio parere è spesso vero il contrario:

Prendiamo un esempio da qualcosa che sta a cuore a tutti noi: la casa. L’aliquota IVA sulla prima casa è agevolata al 4%, questo fa sì che pochissimi rischieranno di commettere un crimine per così poco e lo stesso vale per una ristrutturazione per cui l’IVA è al 10%. Con questo non si vuole dire che non esista evasione su ristrutturazione o prima casa, ma è certo che la percentuale è molto bassa e quando si parla di evasione e abusivismo, invece, questa spesso riguarda gli oneri, ossia tasse comunali o semplicemente divieti legati alla zona in cui si vuole edificare. L’evasione è sicuramente un problema, ma è un fatto che il fenomeno sia decisamente eterogeneo. In Veneto i dati parlano chiaro, l’evasione è sotto la media UE, 21% contro i 22.1%. Purtroppo saliamo al 25.1% in centro Italia e arriviamo alla mastodontica cifra di 43.5% nel mezzogiorno.

Lo Stato italiano,perennemente in ritardo con i pagamenti verso i suoi fornitori, porta i boiardi di stato a ingegnarsi su sistemi sempre più arzigogolati di tassazione. Inoltre, se un azienda o un libero professionista deve incassare una somma dallo stato, quest’ultimo difficilmente riconoscerà gli interessi, dato che perfino la Corte di Cassazione ha decretato che è nel pieno diritto dello stato non pagare interessi per il proprio ritardo. Se invece è un azienda ad essere in ritardo con i pagamenti delle tasse, gli interessi lo stato italiano li applicherà con velocità ed efficienza. Si arriva poi all’assurdo, con aziende che ricevono cartelle dall’agenzia per le entrate per fatture che lo stato stesso non ha pagato. Quando si tratta di pagamenti, una regola vige per lo stato, e un’altra per le aziende.

Il caso di qualche anno fa, del deposito auto in provincia di Vicenza che gestisce i fermi amministrativi, è emblematico. L’azienda avanzava circa 374'000,00 € dallo Stato da anni e si è vista arrivare cartelle esattoriali per pagare imposte, anche e soprattutto inerenti a quel fatturato mai realmente realizzato.Più in generale, se un libero professionista o un’azienda emette una fattura che, per vari motivi, il cliente non riesce ad onorare, comunque le imposte legate a tale fattura dovranno essere versate con ovvie conseguenze di liquidità.

Altro grosso problema è l’asseverazione dell’IVA, abbassata da 15’000€ a 5’000€, un impedimento che lo Stato mette soprattutto nei confronti dei piccoli artigiani. Questo è un modo - non tanto gentile – da parte dell’agenzia delle entrate di suggerire agli imprenditori di non provare a chiedere di compensare con lo stato centrale le imposte da versare con i crediti posseduti, perché si riserva il diritto di farvi un controllo. Si potrebbe dire che se un'azienda è in regola non deve temere nulla, ma non è così, molti professionisti, artigiani e aziende sono in difficoltà quando devono dimostrare la propria correttezza a causa della quantità mostruosa di norme presenti. Capita spesso che perfino tra dirigenti pubblici non ci sia una unica valutazione; in più, per fare l’asseverazione, bisogna pagare un professionista per motivi di certificazione, ad un costo di circa 1000/1300 €.

Ci sarebbero moltissimi altri esempi di quanto questo stato porti all'esasperazione i contribuenti.

Il versamento anticipato dell’iva è un’altro esempio di come lo stato italiano possa portare all’esasperazione partite iva e piccole-medie imprese. Una tassa che lo Stato chiede su un ipotetico fatturato per l’anno successivo, un assurdo tutto italiano. Immaginate che un dipendente, a novembre 2018, debba versare anticipatamente una parte delle tasse sull'intero anno lavorativo 2019. Speriamo che non perda il posto di lavoro, perché se così fosse, avrà dato soldi non dovuti allo stato per i mesi che non ha lavorato. Lo stato compenserà con il dipendente solo quando troverà lavoro, non prima, ovviamente se rimane in Italia, non se trovasse lavoro all’estero.

Credo che Sanca debba ripensare il modello di tassazione per il Veneto. Va studiato un sistema equilibrato per tutti i soggetti fiscali e che preveda livelli minori di tassazione.

Credo che Sanca debba considerare l’eliminazione di tutti bonus fiscali che non fanno altro che aumentare la schizofrenia del sistema fiscale. La possibilità invece di detrarre il più possibile aiuterebbe a far emergere il sommerso, dato che tutti sarebbero incentivati a chiedere ricevute, per esempio al maestro che fa ripetizione (sempre nero è), all'artigiano che lavora con i privati e lo scontrino al bar o ristorante.

Sono convinto che l'ideale, anche dal punto di vista “psicologico”, sarebbe che il livello di tassazione complessivo non superasse una percentuale di circa un terzo.

Lo Stato non dovrebbe essere, come nel caso dell’Italia, un socio alla pari o addirittura di maggioranza in una organizzazione imprenditoriale o di liberi professionisti. Esso dovrebbe fare da controllore nel sistema e punire severamente chi evade, chi corrompe o chi fa concorrenza sleale; in altre parole, lo Stato dovrebbe essere arbitro imparziale e severo e non un giocatore fra gli altri. Il giocatore lo dovrebbe fare solo dove il privato non riesce o non può arrivare, o per garantire alcuni servizi fondamentali ai cittadini.

Per far si che il nostro sistema dia margine di movimento agli imprenditori, sopratutto a quei giovani che vogliono ideare nuovi prodotti e servizi, e innovare il mondo che ci circonda, servono poche regole, ma chiare. Oggi come oggi, in Italia è una vera impresa fare impresa.

Considerazione finale, la speranza di tutti noi è che si raggiunga una autonomia fiscale per tutte le regioni italiane, non solo per il Veneto, perché così si potrà creare competizione tra PA, facendo sì che migliori l'efficienza per i cittadini. L'autonomia fiscale deve però anche significare responsabilità, senza uno stato che ripiana continuamente i debiti delle regioni meno virtuose.

Emanuele Maria Dal Lago


Per approfondire:

La Stampa: La mappa dell'evasione fiscale in Italia.

Il Sole 24 ore: Corte conti: in Italia cuneo fiscale 10 punti sopra la media Ue. Tasse sulle imprese 25 punti sopra la media Ue.

Il Sole 24 ore: Con il modello TR sottoscrizione rigorosa.

Radio 24: Sicilia, 52 miliardi di tasse non pagate.

Corriere del Veneto: Lo stato non paga il deposito "mi devono 400 mila euro".

Economia Italia: Evasione fiscale nel mondo: i paesi dove si evadono più tasse.

Rischio Calcolato: Evasione Fiscale: stima del livello di ogni Regione Italiana e degli Stati Europei.

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