Chi Siamo

 

La prima manciata di sanchisti si conosce sul finire del 2013, accomunati da una visione un po' controcorrente del Veneto e del concetto di Autogoverno.

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Il Pride, il Gonfaleno e i Veneti del Terzo Millennio

 

Ringraziamo di questo contributo William Antonello, veronese da sempre impegnato nel riconoscimento dei diritti individuali e dell'autodeterminazione per tutt*

Sabato 18 giugno, siamo stati al gay pride di Treviso. Una giornata molto sentita specialmente dopo la strage avvenuta al Pulse locale gay di Orlando - Florida. La bandiera arcobaleno garriva a chiusura corteo insieme a quella degli Stati Uniti d’America.

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Convegno Veneti e Catalani

 

Venerdì 29 Gennaio 2016 a Vedelago alle 20.30 al cinema Sanson, Emanuele Mason interverrà  per Sanca Veneta durante il convegno Veneti e Catalani, due popoli in cammino.

Il convegno vedrà partecipare anche Simonetta Rubinato, Jacopo Berti, Antonio Guadagnini, Massimo Candura, Michele Favero, Tommaso Razzolini e Franco Conte.

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Tra tanti indipendentisti - e non - classici, parleremo di Bookchin, contemporaneità e laicità del processo catalano e di come vorremmo fosse quello veneto. Cercheremo di far comprendere il nostro punto di vista sulle metodologie e le attività che una politica moderna dovrebbe perseguire per raggiungere l'obiettivo di far autodeterminare il proprio popolo.

Venite ;) non ve ne pentirete.

SV

 

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Independensa xe speransa

 

“Son I just wrote this

I thought you might like to know

That I chose to vote Yes

‘Cause a Yes vote provided hope

Così comincia una delle canzoni più belle composte per il referendum scozzese del settembre 2014. Ma queste parole, per un giovane veneto lontano dalla propria terra come me, hanno acceso un faro.

Indipendenza, per me, significa opportunità e responsabilità. L’opportunità, quella di offrire alla nostra e alle prossime generazioni un futuro migliore; la responsabilità, quella di prenderci il nostro destino nelle nostre mani.

Ma la parola che meglio riassume indipendenza è speranza. La speranza di un cambiamento radicale. Quella di un futuro prospero, ma non solo. La speranza di un modo diverso di fare politica, di mettere al centro delle attenzioni i Veneti comuni, che nel silenzio, col loro duro lavoro rendono la nostra terra un posto migliore dove vivere; di rendere protagonisti quegli stessi lavoratori umiliati e isolati dalla politica italiana. La speranza è quella di una politica che riesca a promuovere al meglio le ambizioni e i talenti della nostra gente.

Sembra invece che la politica della paura, del terrore, domini in Veneto. Un tormento che porta solo indifferenza e apatia. Non ci rendiamo però conto che è esattamente così che ci vogliono: scoraggiati e impauriti. Ogni ordine costituito, per sostenersi, ha bisogno di rassegnazione.

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Una persona impaurita è una persona controllabile. Pensateci: dopo tutto quello che questa classe politica italiana ha fatto, ci hanno convinto che il nostro vero nemico sia nel nostro vicinato, alla fine della strada, mentre loro, al potere, continuano nei loro loschi e corrotti affari. 

Ovviamente dobbiamo essere indignati e furiosi. Ma quella rabbia, da sola, crea solo indifferenza e rassegnazione. Crea lo sport nazionale preferito dagli italiani: gridare al vuoto, senza nulla fare, quanto la politica ci disgusti. Credo che i Veneti siano un popolo troppo pragmatico per continuare a giocare questo sport. Per smettere, dobbiamo aggiungere a questa rabbia, giustamente sentita da tutti noi, un ingrediente fondamentale: la speranza

Sopratutto dopo i risultati deludenti dei movimenti indipendentisti alle elezioni regionali, dobbiamo invertire rotta, cambiare drasticamente il messaggio dell'indipendentismo veneto. 

La “generazione indipendenza” deve essere un'onda di positività e speranza. Questi sono i fondamenti del concetto di autogoverno: credere in noi stessi e nella nostra capacita di cambiare il futuro per il meglio; avere la fiducia in quello che possiamo costruire insieme, che è ciò che ci da identità e libertà. Dobbiamo essere sani portatori di un’idea positiva. Lo dobbiamo fare perché solo così possiamo coinvolgere e mostrare il meglio del Veneto.

Se l’indipendentismo vuole davvero essere una rivoluzione pacifica, allora deve combattere la politica della paura. Perché sarà pur vero che finché c’è italia non c’è speranza, ma è ancora più vero che finché ci saranno Veneti, fieri della propria terra e pieni di aspirazioni e talenti, speranza esisterà e avrà un solo nome: indipendenza.

Stefano Zambon

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