Sbiri, Zafi, Dragoni...

E' notizia di qualche giorno fa che il ministro della difesa Roberta Pinotti, avrebbe dato la disponibilità ad inviare più soldati a pattugliare le strade del Veneto. Sono certo che molti dei nostri governanti ed amministratori leghisti approfitteranno di questa opportunità, erede a tutti gli effetti dell'Operazione Strade Sicure varata nel 2008 dagli allora ministri della difesa e dell'interno Ignazio La Russa e Roberto Maroni. A me invece fa accapponare la pelle. Ogni volta che vedo i soldati pattugliare le strade non posso che pensare ad alcuni dei momenti più foschi della storia europea. Non posso che pensare ai paracadutisti dell'esercito britannico che il 30 gennaio 1972 spararono sulla folla uccidendo 14 giovani irlandesi durante una manifestazione per i diritti civili o ai friulani della cittadina di Villesse fucilati nel 1915 dall'Esercito Italiano con l'accusa di collusione con il nemico.

A ciò non possono che aggiungersi le valutazioni di Daniele Tissone del Sindacato Italiano Lavoratori Polizia che considera Strade Sicure "un'operazione di pura facciata, che nulla di strutturale lascia sul territorio e che conferma l'indirizzo della militarizzazione della sicurezza, mentre servirebbe un modello civile di presidio del territorio e di modello generale di sicurezza. Oramai è evidente che, dopo aver bloccato ogni tipo di gratificazione economica per i lavoratori di polizia, aver bloccato i concorsi e investimenti, con l'età degli operatori che avanza e con la paventata chiusura di centinaia di uffici di polizia sul territorio, si voglia cancellare il percorso democratico di smilitarizzazione della polizia voluto dalla legge 12/181".

Credo però, differentemente da Tissone, che in Veneto il modello civile di presidio del territorio e di modello generale di sicurezza non possa essere realizzato da parte delle strutture dello stato centraleIl desiderio di sicurezza espresso dai cittadini veneti è stato infatti abbandonato al sorgere sempre più preoccupante della "giustizia fai da te" ed alla strumentalizzazione ed ai proclami di qualche sindaco leghista. Lo stato, nonostante la cospicua pressione fiscale, non è mai riuscito a trovare le risorse per finanziare adeguatamente i propri corpi di polizia e li pochi fondi disponibili si diluiscono nelle strutture amministrative delle quattro forze maggiori. D'altro canto però lo stato non perde occasione di insabbiare i casi di violenza, abuso ed omicidio perpetrati da agenti nel pieno delle loro funzioni ed impedisce o rallenta l'adozione di quegli strumenti minimi, presenti nella maggioranza degli stati europei, come ad esempio i numeri di identificazione che permetterebbero un maggiore controllo dei cittadini sull'operato delle forze dell'ordine o l'introduzione del reato di tortura. Come in molti altri contesti lo stato italiano ha dimostrato di essere incapace di riformarsi e di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Fortunatamente alcune realtà europee ci offrono uno strumento di successo per rispondere a queste richieste: quello di una polizia regionale indipendente. Nella sola Spagna esistono infatti l'Ertzainza (Euskadi) e Mossos d'Esquadra (Catalogna) che sostituiscono integralmente le forze di polizia dello stato spagnolo; esistono inoltre la Policia Foral de Navarra ed il Cos General de la Policia Canària che nelle rispettive comunità autonome integrano l'opera dei corpi di polizia spagnoli. Senza dilungarci eccessivamente potremmo citare anche le Landespolizei presenti nei diversi stati della Germania o la Police Scotland, nata nel 2013 come forza di polizia nazionale scozzese.  
 
Crediamo che il processo autonomico che si dovrebbe avviare nei prossimi mesi in Veneto offra l'opportunità di affrontare anche questo tema, attingendo all'esperienza di queste realtà pur consci delle criticità che hanno caratterizzato alcune di esse. Ci sembra che una prima indicazione che possiamo trarre da queste esperienze sia quella di lavorare con le risorse già presenti sul territorio. A partire dalle competenze che il governo del Veneto può già esercitare crediamo perciò che sarebbe importante riformare la polizia locale nel suo complesso accorpandone le varie componenti in un corpo unitario a carattere regionale ed inserire al suo interno il rilancio della Scuola regionale veneta per la sicurezza e la polizia locale. Accompagnando tale riforma ad una revisione delle uniformi del corpo si dovrebbe cogliere l'occasione per apporre il numero di identificazione sulle stesse ed equipaggiarle con una bodycam che permetta di controllare l'operato dell'agente. Tale riforma permetterebbe anche di snellire le funzioni amministrative degli agenti concentrandone il lavoro sul territorio. Riteniamo sarebbe importante che già in una prima fase il corpo nato dalle riforma assuma una denominazione ed un immagine che la ponga in continuità con i corpi che hanno storicamente svolto funzioni di polizia nei nostri territori (di cui potete leggere qui e qui) per gli stessi obbiettivi ed in modo non dissimile da quanto abbiamo suggerito per quanto riguarda l'apparato istituzionale veneto.
 
Seppure stanti le attuali competenze in capo alla regione tale corpo potrebbe esercitare solo funzioni di polizia amministrativa e giudiziaria, crediamo che avere un corpo di polizia ben formato ed equipaggiato e rispettato dai cittadini darebbe forza al governo del Veneto per trattare con lo stato centrale l'affiancamento o la sostituzione delle forze dello stato nelle funzioni di ordine pubblico e sicurezza attraverso il riconoscimento di una forma di autonomia speciale. Seppure potrebbero essere già sperimentati nella prima fase, questo passaggio richiederà l'introduzione di comitati di controllo dell'operato della polizia composti da cittadini; crediamo che essi potrebbero assumere una forma ed un funzionamento simile ai mini-public.

Giovanni Masarà
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Zaia ricattato, autonomia rimandata?

 

Il ricatto velato del sottosegretario Baretta sulla questione Pedemontana e referendum dimostra quanto Luca Zaia sia ricattabile e conferma la distanza abissale tra il governo italiano e le esigenze e priorità della grande maggioranza dei Veneti. 

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S'ANCA NO!

 

Mancano tre settimane dal referendum costituzionale.

Noi voteremo NO e vi chiediamo di fare lo stesso. Ecco le nostre motivazioni.

Il vero nucleo di questa riforma, del quale media e politici si sono guardati bene dal discutere, è il suo centralismo. Pare sia un principio su cui l'intero establishment politico italiano concordi: la necessità di mettere più potere nelle mani di Roma e meno in quelle delle comunità.

Se è vero che non possiamo fidarci delle regioni per spendere i nostri soldi, perché dovremmo fidarci di Roma?

Lo stato centrale si è forse dimostrato migliore nel gestire le finanze pubbliche? Se è evidente che alcune regioni dello stato italiano hanno gestito male i nostri soldi, altre hanno invece saputo offrire ai propri cittadini servizi di qualità, senza spendere soldi che non avevano. Una classe politica seria avrebbe saputo valorizzare queste esperienze, invece di buttarle con l'erba cattiva sul rogo delle regioni sprecone. Attacco, da parte delle elite politico-intelletuali italiane, che è diretto anche verso le regioni a statuto speciale, vero capro espiatorio dell'incompetenza della politica nazionale.

Ma non è solo un discorso di efficienza. Se economicamente il centralismo è, nel migliore dei casi pericoloso e nel peggiore disastroso, lo è ancora di più politicamente. Togliere potere alle regioni significa allontanare i cittadini dalla politica e dalla democrazia, dandolo invece in pasto al governo centrale, lontano fisicamente e idealmente, sopratutto per noi veneti.

In poche parole: IL CENTRALISMO FA MISERIA.

La diminuzione dei poteri delle regioni, da 19 a 6, e la clausola di supremazia sono gli strumenti di questo assalto al già limitatissimo potere locale.

Intendiamoci: questa riforma è tra i più grandi ostacoli al percorso di autogoverno del Veneto. Sostenere il contrario, come fa il PD Veneto, è falso e significa prendere in giro i cittadini. Basta infatti visitare le infografiche del comitato del SI per leggere la dicitura Meno potere alle regioni, tra i vantaggi di questa riforma (sic!, ma par davèro).

Questo referendum mette ulteriormente in piazza come il Partito Democratico continui a remare contro il Veneto. Pensiamo al cosiddetto emendamento Rubinato, che avrebbe permesso alle regioni dello stato italiano di negoziare forme di autonomia speciale. Emendamento bocciato dall'intero PD, con tanto di dura reprimenda da parte del segretario Veneto - De Menech - contro la senatrice eretica.

Come difensori del principio di autogoverno delle comunità, l'idea di un senato sul modello del bundesrat tedesco avrebbe anche potuto piacerci. Crediamo però che esso abbia senso solo quando sia parte di un vero sistema federale. Se in cambio della sua creazione i territori devono invece perdere qualsiasi funzione legislativa - grazie alla clausola di supremazia - allora non possiamo che manifestare il nostro più profondo disaccordo.

Non siamo certo tra quelli che credono che la Costituzione sia sacra o immodificabile - figuratevi :)

Non condividiamo però neanche l'opinione di chi, anche se poco convinto dalla riforma, voterà SI perché BISOGNA CAMBIARE. Cambiare solo per cambiare non ha alcun senso, specialmente se si cambia in peggio.

Per concludere, abbiamo risposta chiara alla domanda che il referendum ci pone: S'ANCA NO!

 
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Sbrissa el Referendum, Zaia in fallimento.

[vec]
 
Ghemo savesto dai media del sbrissamento 'n vanti del referendum autonomico Veneto al 2017. Un fato assè grève de na zonta veneta che delude e desmentega le promesse che gà fato a i çitadini veneti. Zaia no gà vu gnanca el corajo de disarlo lu, demandando a l'asesor Botacin de anonsiàr n'altro falimento de la Liga Nord in ogni banda de la bataja par l'autogoerno pa'l Veneto
 
Un goerno veneto che el fa la voze granda so l'independensa, ma che no el vanta convocar inte i tenpi zusti un referendum so na conçession spaizega de autonomia, dopo gaver riçevuo el refudo del goerno sentral par l'election day. Na someja pesima par davero de la politega veneta d'ancò e futura. 
 
Cuesta la xe n'altra ocasion perdua de la zonta rejonal par esar primo ator de la trasformasion del Veneto. N'altra proa (se ghin'era besogno) de la mancansa de projeto e autonomia ne l'asion politega de Zaia, dei filistei de la so zonta, co bona paze de i  indipendentisti ch'i le sostien.
 
'Nte el steso tenpo seitemo co la nostra condana del governo sentrale talian, che no parmetendo  de zontar el referendum autonomego a quelo costitusionale, el ga demostrà e el seita demostrar la so dilangante demofobia

 

[ita]
 
Apprendiamo dai media lo slittamento del referendum autonomico in Veneto al 2017. Un fatto molto grave di una giunta veneta che puntualmente delude e dimentica le promesse fatte alla cittadinanza veneta. Zaia non ha avuto nemmeno il coraggio di annunciarlo di persona, delegando all'assessore Bottaccin l'annuncio dell'ennesimo fallimento della Lega Nord su tutti i fronti della battaglia per l'autogoverno del Veneto. 
 
Un governo veneto che fa la voce grossa sull'indipendenza, ma non riesce a convocare in tempi congrui un referendum su una timida concessione di autonomia, una volta ricevuto il diniego dal governo centrale all'election day. Un'immagine veramente pessima del presente e futuro della politica veneta. 
 
Ciò costituisce un'altra occasione persa della giunta regionale per essere protagonista della trasformazione del Veneto. Riprova della mancanza di progettualità ed autonomia politica di Zaia, dei filistei della sua giunta con la buona pace degli indipendentisti che lo sostengono.
 
Allo stesso tempo restiamo fermi nella nostra condanna al governo centrale italiano, che non permettendo l'accorpamento del referendum autonomico insieme a quello costitutizionale ha dimostrato e continua a dimostrare la sua dilagante demofobia.
 
 
 
[eng]
 

We’ve learnt from local media the delaying of the referendum on autonomy in Veneto to 2017. A very serious matter, shedding light on a Venetian Council who constantly delude and forget the promises made to Venetians during election time. Zaia (Veneto's governor) did not even show the courage to announce it in person, delegating instead to the council member Bottaccin the announcement of yet again a new failure of the North League on every front of the fight for Venetian self government.

We’re facing a venetian government that raises it's voice about independence, but it's then not even able to call, within a reasonable time, a referendum concerning a very moderate level of autonomy within the italian state, after receiving a refusal from the central government to an election day (together with the referendum on the constitutional reform). How embarrassing for the present and future of Venetian politics.

This constitutes another lost occasion of the Venetian council to lead the change in Veneto. A matter that demonstrates the lack of political planning and independence of Zaia, the philistines of his council and the pro independence members of the coalition governing Veneto.

Moreover, we keep on firmly condemning the italian central(ist) government, that not allowing the merge of the autonomic and constitutional referendums has yet another time demonstrated its rampant demophobic attitudes

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