Sabato Sicurezza - 7 Domande

 

In Sanca siamo convinti che la tutela e la sicurezza dei cittadini sia una priorità della politica. Siamo altresì convinti che troppo spesso vi sia più una corsa all'allarmismo che una coscienza critica al problema.

6- Il problema sicurezza è particolarmente sentito. Al netto degli allarmismi da sociale network, vi sono mezzi con il quale una amministrazione comunale può fronteggiare la necessità di maggior tutela dei cittadini?

Luigi Brugnaro

La sicurezza è una delle priorità del mio programma. Si comincia con il fare quelle ordinanze che per volontà politica avversa non si sono mai fatte e che non saranno mai fatte se a governare la città sarà lo stesso blocco sociale che la tiene sotto scacco da 20 anni. La Polizia locale dovrà essere presente sul territorio h24. Faremo un’unica Centrale interforze per il controllo coordinato del territorio, dove convergano tutte le telecamere di videosorveglianza per il presidio costante e per l’invio immediato dei nuclei di pronto intervento. Installeremo dei varchi elettronici negli accessi della città per controllare i veicoli rubati. Coinvolgeremo i principali incaricati dei servizi pubblici e i componenti delle Associazioni sportive, culturali e di volontariato in una vigilanza attiva del territorio come sentinelle della legalità. Istituiremo una squadra di ispettori per controllare tutti gli immobili pubblici, gli assegnatari, il numero degli occupanti, le condizioni igieniche e lo stato delle manutenzioni. Infine, contro la prostituzione e lo spaccio di droga sarà tolleranza zero.

Felice Casson

La sicurezza è la priorità assoluta per almeno un terzo dei cittadini di Mestre, Marghera e della terraferma (anche a Venezia, penso alla zona della stazione e di campo S.Margherita). Sarò io il mio stesso assessore alla sicurezza, in contatto costante con le forze dell'ordine, a portata di telefono. Tre gli aspetti su cui intervenire: la repressione nell'immediato, ovvero far rispettare a tutti le regole che ci sono, con gli strumenti esecutivi che l'ordinamento giuridico consente. Il decoro urbano, nella misura di un ritorno della presenza umana nelle zone a rischio, del commercio di prossimità, dell'illuminazione notturna, delle operazioni di pulizia e igiene. Tutto questo non basta se non vi è un forte grado di inclusione sociale, potenziando i servizi pubblici e privati che già funzionano, di modo da ridurre al minimo l'impatto di quanto sta succedendo e che mette a disagio i cittadini.

Gian Angelo BellatiBellati

Prima di tutto le tecnologie moderne, telecamere e software per riconoscere chi delinque. Poi una forte collaborazione con i cittadini ed ascolto capillare degli stessi: il controllo del territorio passa attraverso loro.

Ti piace SANCA VENETA? Vuoi aiutarci? 

Francesca Zaccariotto

La sicurezza è un problema “reale” semmai è la politica che per nascondere le sue inefficienze ha sempre cercato di fare la distinzione tra “reale” e “percepito”. La sicurezza non è , però, altro che l’altra faccia di una medaglia che si chiama “degrado”. Laddove c’è degrado si può stare certi che arriva anche la microcriminalità e viene messa a rischio la sicurezza. Io mi attengo alla teoria della “finestra rotta” che dice che se viene rotta una finestra tutti se ne rendono subito conto ma se poi questa non viene riparata diventa parte del contesto e poi ne viene rotta un’altra e poi un’altra ancora e nessuno nota più nulla. Il sito degrada è tutto diventa non solo fattibile ma viene supinamente accettato anche da chi ci abita. Per capirci basta guardare il degrado nei parchi o le scritte sui muri. Ci sono intere parti del territorio totalmente degradate. La mia ricetta? Tolleranza zero.

Davide Scano

Non risponde.

Camilla Seibezzi

Si, in primo luogo è necessario orientare gli operatori - sia quelli impegnati nei servizi sociali di prossimità e di accoglienza, ma anche le forze dell'ordine locali e nazionali - verso un modello e una visione della sicurezza centrata sulle persone e di conseguenza rispettosa delle regole democratiche del vivere comune. Per capirci meglio, la vivibilità diurna e notturna degli abitanti di Campo Santa Margherita viene prima degli interessi economici dei gestori dei bar. Non è accettabile che il livello basso dei servizi - anche igienici - presenti in molti di quei locali - sia pagato in termine di indecenza e tenuta del Campo e delle calli adiacenti da chi ci vive. I buoni esempi sempre a Venezia non mancano, basta pensare al F30 in stazione. Ma sopratutto il comune dovrebbe individuare delle aree, sia a Venezia che a Mestre dove render possibile centri di aggregazione e ritrovo per i più giovani. Ma il tema della sicurezza va affrontato pure con altri strumenti in tutti quei casi in cui è necessario rivitalizzare e presidiare quartiere e pezzi della città, penso a Mestre e Marghera, dove interventi legati all'utilizzo di spazi - anche temporanei - legati ad iniziative economiche e culturali, possono creare la premessa per attività e interventi di nuova socializzazione.

Alessandro Busetto

Non risponde.

Giampietro Pizzo

Oltre a potenziare le funzioni di polizia e di vigilanza (imprescindibili) occorre lavorare per rendere sempre più sicure le nostre strade e vivibili i nostri quartieri. Per questo tre cose sono indispensabili:
a) la nostra città deve essere viva sia di giorno che di notte: per questo occorre contrastare, anzi ricostruire, la presenza di negozi di prossimità e servizi di base. Chi vive e lavora in un quartiere è il primo presidio contro il dilagare di criminalità e a contrasto di fenomeni di degenerazione sociale;
b) coinvolgere i cittadini singoli e associati per esercitare controllo sociale e per promuovere iniziative di gestione diretta dei beni comuni (parchi pubblici, zone a rischio, luoghi per bimbi e giovani);
c) coinvolgere le comunità straniere che vivono con noi. Molti stranieri, con famiglie e figli, vogliono vivere bene e in sicurezza. Tanti lavoratori stranieri hanno gli stessi interessi di chi a Venezia è nato: tutelare il vivere in sicurezza e in pace. Sono nostri alleati: contro i criminali, gli spacciatori, i lenoni che vogliono rendere brutte e insicure le nostre città. La manifestazione dei bengalesi dei giorni scorsi è stato un segnale inequivocabile che siamo dalla stessa parte e che chi propaga il razzismo lavora contro il nostro vivere in sicurezza.

Francesco Mario d'Elia

Non risponde.

Leggi tutto...

Venerdì MOSE, GRANDI NAVI & CO.- 7 Domande

 

Questa domanda ci stava particolarmente a cuore ed è quella dove più ci rammarichiamo di non aver avuto tutte e 9 le risposte.

Si tratta del concetto - dannatamente difficile da cambiare - secondo il quale i cittadini si esprimono per una direzione e i politici spesso vanno nell'altra.

5- I progetti che ruotano attorno alla laguna spesso mancano di avvallo degli abitanti stessi del comune di Venezia e della gronda. Ci riferiamo a Mose e Grandi Navi, ma anche all'assalto degli hotel. Se al cittadino comune viene riservata solo la protesta, in che modo può tutelarsi dalle decisioni, o non decisioni, della politica?

Luigi Brugnaro

Sin dall’ufficializzazione della mia candidatura ho sempre detto che l'unico patto che faccio è con i cittadini. Dopo il voto tutti dovranno essere coinvolti e partecipi. Dopo la mia elezione a Sindaco chiedo proprio ai cittadini di starmi vicino. Ce la possiamo fare, ma solo se le decisioni sono prese assieme e condivise.

Felice Casson

Un aspetto che sto riscontrando da mesi in tutte le aree della città, senza distinzione alcuna, è il mancato contatto delle precedenti amministrazioni con le realtà associative, i comitati, i portatori d'interessi diffusi nel territorio. Il metodo politico da instaurare prevede la cognizione dei dati, la valutazione delle alternative, il coinvolgimento di tutti gli interessati, e poi la decisione. Inoltre tornare periodicamente in tutte le articolazioni territoriali della città, a rendere conto di cosa si è fatto e a percepire le nuove esigenze che possono emergere.

Gian Angelo BellatiBellati

In Italia, Paese fra i primi per corruzione nel mondo, deve valere ancor di più la regola dell’alternanza al potere: qualsiasi sia il colore di chi ha il potere, dopo un ventennio della stessa classe dirigente come da noi, occorre cambiare. Per tutelarsi da queste decisioni occorre anche una legge speciale gestita in modo più semplice e in una logica di partenariato con i cittadini. Magari con referendum per le scelte più importanti e una classe dirigente in Comune totalmente rinnovata e al servizio del cittadino, non di se stessa. Se fossi sindaco proporrei un partenariato sull’esempio di quello che gestisce i fondi strutturali di Bruxelles ed imposto per regolamento europeo; noi potremmo imporlo con l’istituzione di un organismo di decisone partecipato dai soggetti rappresentativi di lavoratori, imprese e cittadini.

Ti piace SANCA VENETA? Vuoi aiutarci? 

Francesca Zaccariotto

La “protesta” spesso è solo la conseguenza della mancata “trasparenza” e della “ignoranza”.intesa come mancata conoscenza delle cose. A parole l’amministrazione di Venezia è sempre stata trasparente. Nei fatti è sempre stata una amministrazione “occhiuta”, “iper burocratica” “ segreta”.. Io posso anche renderti pubblico un atto ma se lo rendo non “leggibile” alla fine creo solo confusione e sulla confusione faccio quello che voglio. E la confusione è anche la situazione migliore per gli “ignavi” che trovano sempre una ragione per defilarsi. Chi non fa non sbaglia e a Venezia posto che gran parte della popolazione votava a sinistra , sempre e comunque, tante volte era più conveniente non decidere. Così è morta Porto Marghera, così sono state perse decine di opportunità. Di fronte al problema meglio praticare la filosofia borbonica “ a da passà a’ nuttata”... Ma va anche detto che ci sono persone che “vivono” della e sulla protesta. Sono i “militanti in servizio permanente effettivo”, piccoli gruppi che , però, potrebbero agevolmente essere informati facendoli così diventare non parte “contestatrice” ma “propositiva e di controllo”. In una città dai mille interessi come Venezia ogni protesta fa sempre aggio a qualcuno e questo qualcuno ha tutto l’interesse a “soffiare sul fuoco”. Una amministrazione trasparente , decisa, determinata potrebbe ridurre al minimo questi fenomeni portarli alla dimensione fisiologica e soprattutto a quella di stimolo all’approfondimento, alla riflessione , anche perché i cittadini non bisogna dimenticare sono coloro che possono meglio di tutti conoscere certe situazioni che non vengono certo conosciute nel dettaglio dall’interno degli uffici.

Davide Scano

Non risponde.

Camilla Seibezzi

Io credo che il progetto del Mose debba essere fermato e chiuso il consorzio. La città deve avere la possibilità di confrontarsi sulle diverse proposte che sono in campo relativamente al porto e alla marittima. Personalmente credo che le grandi navi debbano uscire dalla laguna e fermarsi alle bocche di porto. Credo infatti che il nuovo porto di Venezia debba essere costruito in modo diffuso là dove si pensava di fare il Mose. Ma prima di ogni cosa, dopo quanto è successo intorno alle grandi opere, è la città che deve parlare. E la nuova amministrazione deve prioritariamente fare questo. Dare voce! Poi verranno le opere, magari non più grandi, ma utili.

Alessandro Busetto

Non risponde.

Giampietro Pizzo

Venezia Cambia 2015 è nata proprio per mettere al centro nuove pratiche di partecipazione, di controllo, di trasparenza e rendicontazione. Alcune grandi opere non possono essere decise sulla testa di chi vive nella comunità e nel territorio. Dopo un confronto aperto (dibattito pubblico) se non si arriva a una decisione consensuale, occorre chiamare i cittadini a referendum. Esempi concreti: il Canale Contorta, lo sviluppo dell'aeroporto, la TAV, eccetera. 

Francesco Mario d'Elia

Non risponde.

Leggi tutto...

Venezia e Mestre - 7 Domande

 

Il Giovedì parliamo di Mestre e Venezia, è un matrimonio impossibile o basta rispettare le distanze?

Ai lettori le risposte dei candidati ;)

4- Venezia e Mestre/Marghera. Come si riescono a conciliare amministrazione unica, necessità e competenze diverse. Spesso appare dall'esterno che sia una questione più di "taglia" e prestigio che di reale necessità.

Luigi Brugnaro

Io guardo alla Città Metropolitana che è il nostro futuro. Non solo degli abitanti dei comuni della ex provincia, ma anche di quelli di Treviso e Padova e magari anche di Rovigo, Belluno, Pordenone. La competizione, già oggi, ma a maggior ragione in futuro, sarà tra Città metropolitane, più che tra Regioni o tra Stati. Del nuovo assetto potranno beneficiarne quelle che nel mio programma chiamo le “Città di Venezia” perché del nostro Comune policentrico fanno parte tante realtà, ciascuna con le sue caratteristiche, peculiarità, vocazioni, e tutte vanno rispettate e valorizzate allo stesso modo.

Felice Casson

La città d'acqua e quella di terra hanno esigenze distinte ma bisogno l'una dell'altra: Mestre senza Venezia sarebbe più difficile da comunicare -anche in chiave culturale e turistica- mentre la laguna e le isole senza la terraferma non potrebbe risolvere molti dei loro problemi, dal lavoro alle imprese e appunto all'abitazione. Mestre ha diritto a un prosindaco che ne interpreti le esigenze in prima persona, tutta la città abbisogna di municipalità che funzionino con poteri precisi, ancorché ridotti.

Gian Angelo BellatiBellati

Concordo e penso a Bruxelles, 1.200.000 abitanti e 19 Comuni! E le cose funzionano bene. Una delle cause della nostra decadenza economica e culturale sta nel centralizzare esigenze diverse; di nuovo il centralismo contro la democrazia e l’efficienza.

Ti piace SANCA VENETA? Vuoi aiutarci? 

Francesca Zaccariotto

Tutto si può e si deve conciliare ma tenendo conto delle diversità. A Venezia non ce mai stato un “governo” della città ma una amministrazione di “soldi & potere” altrimenti non si spiegherebbe lo sfacelo in cui è stata ridotta la città. Le Municipalità sono state costituite non per dare “poteri e responsabilità” ma per dare “prebende”, per avere dei “presidi” di partito sul territorio ( a spese dei cittadini). La “morte” di Marghera come realtà produttiva va avanti lenta ma inesorabile da oltre 30/40 anni. La politica ha fatto tanti cortei, tanti dibattiti, tanti studi ma poi, al dunque , ha lasciato che tutto accadesse senza muovere “foglia”. Io voglio dare vita ad una”città delle opportunità” ad una città che ritorni ad avere prestigio “politico” e non solo storico. Ad una città che diventi traino, volano dell’economia, nella quale Venezia centro storico e isole, Mestre e Marghera avranno ognuna un ruolo importante e ben definito e complementare. Se sarò eletta Sindaco non andrò a Roma a “pietire” soldi ma a “contrattare” poteri e autonomie e so che posso riuscirci perché ho molti argomenti che possono rendere chiaro ciò che andrò a proporre e potrà essere vantaggioso anche per lo Stato.

Davide Scano

Non risponde.

Camilla Seibezzi

Devono essere fatti tutti gli sforzi possibili sia sul piano istituzionale sia di bilancio per tagliare un diverso ruolo tra comune e municipalità. Sindaco, Giunta e Consiglio devono definire le strategie e gli indirizzi. Alle Municipalità il governo e l'operatività dei servizi secondo regole e metodi di allocazione trasparente delle risorse collegate alle priorità, ma anche alla capacità di rispondere ai bisogni. Secondo questa linea deve essere ripensata la stessa organizzazione dell'amministrazione comunale e delle municipalità.

Alessandro Busetto

Non risponde.

Giampietro Pizzo

La diversità può essere una forza e non una debolezza se i cittadini sentono vicine le istituzioni e sanno che la politica ascolta i loro bisogni. Negli ultimi anni le istituzioni sono state lontane e sorde: questo ha acuito la distanza e la frustrazione rispetto a bisogni e necessità che non trovano risposte. Noi crediamo che la Città Metropolitana possa essere una buona occasione per voltare pagina. Un'Amministrazione più forte ed efficiente, non certo un carrozzone. Venezia Cambia 2015 ha proposte molte precise per far funzionare bene la Città metropolitana su questioni essenziali: trasporti, piani urbanistici, ambiente e infrastrutture.
I cittadini devono però poter decidere direttamente chi sarà chiamato alla guida della Città Metropolitana. 

Francesco Mario d'Elia

Non risponde.

Leggi tutto...

Mercoledì Indipendenza - 7 Domande

 

Mercoledì l'abbiamo dedicato ad un tema che ci sta particolarmente a cuore ... l'Indipendenza. 

Pochi si sono soffermati sulla seconda parte e qualcuno ha confuso la domanda tra opinione e possibilità di dare la parola ai cittadini. 

3- Come giudica la proposta di consultare i cittadini veneti sul quesito Indipendentista. Perché a sinistra sono percepite più resistenze alla consultazione?

Luigi Brugnaro

Democrazia vuol dire sovranità popolare. E’ bene che i cittadini possano esprimersi su tematiche così importanti. Per questo non sono contrario alla consultazione, fermo restando che essa dovrebbe essere effettuato nel quadro e con i limiti prescritti dall’ordinamento giuridico.

Felice Casson

Personalmente non sono d'accordo con l'indipendenza del Veneto, in tempi di Unione Europea e di aggregazioni sovranazionali.

Gian Angelo Bellati

Il referendum indipendentista è nel nostro programma perché vogliamo democrazia e ascolto delle scelte dei cittadini nel rispetto del principio di autodeterminazione de popoli. Oggi la sinistra è contraria perché è al potere a Roma, ma questo è un errore strategico. Come quello di togliere democrazia attraverso l’Italicum: se un domani prendesse il potere un soggetto antidemocratico con tendenze dittatoriali chi potrà fermarlo? Libertà e democrazia non sono negoziabili.

Ti piace SANCA VENETA? Vuoi aiutarci? 

Francesca Zaccariotto

Io credo che sia un diritto dei cittadini e un dovere dello Stato. Non dimentichiamo che la costituzione recita che “la sovranità appartiene al popolo” e se il popolo chiede di potersi esprimere chiunque glielo impedisca viola la Costituzione. Quanto poi al possibile risultato devo dire che sicuramente verrebbe aggirato. È nel DNA della nostra politica fregarsene altamente della volontà popolare basti a tal proposito ricordare che oltre il 97% dei cittadini votò il referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e il risultato fu che il tutto venne reintrodotto come “rimborsi elettorali” (con entrate più che decuplicate rispetto al precedente finanziamento pubblico). Oggi abbiamo due Europe. Quella del Nord rappresentata da paesi che tengono conto della volontà dei cittadini, penso ad esempio alla Repubblica Cecoslovacca che senza traumi decise di dare vita a due nazioni, quella Ceca e quella Slovacca. Penso alla Gran Bretagna che senza particolari traumi ha tenuto il referendum chiesto dagli scozzesi per la separazione dall’Inghilterra. Consultazione che se avesse dato esito positivo avrebbe portato all’indipendenza della Scozia. E vedo poi l’altra Europa, rappresentata da Italia e Spagna. La Catalogna ha fatto il suo referendum. Il governo spagnolo ne ha tranquillamente negato la validità. Lo stesso accadrebbe in Italia, quindi , il referendum se si tenesse dovrebbe più che altro avere il valore politico di una sorta di mandato alla “classe politica veneta” finalizzato a perseguire quanto meno una sempre maggiore autonomia ma, visto che i nostri parlamentari sono “nominati” credo che anche questo obiettivo alla fine verrebbe vanificato. La fedeltà i politici italiani non la danno agli elettori, non la danno al territorio che li elegge e nemmeno al “partito” ma al “capo” che li “eleva” nella scala dei privilegi ... Quindi, destra , sinistra, centro in questa partita sono tutti eguali. Ogni dibattito serve solo a confondere le idee o a favorire la carriera politica di qualcuno. Alle volte anche i sogni degli altri servono a concretizzare gli obiettivi di qualcuno.

Davide Scano

Non risponde.

Camilla Seibezzi

Indipendenza da che?. Il Veneto è una creazione recente, legata alle vicende della costruzione dello Stato italiano. In realtà il problema che vedo non è quello del recupero di un'indipendenza che non è mai esistita. Ma del ruolo che deve avere il nostro paese, l'Italia entro il quadro dell'Unione Europea. Mi pare che a livello macro sia necessario accelerare il processo di costruzione di una realtà politica europea federale. Cosa che non sta accadendo. Sottrarsi a questo processo attraverso indipendentismi è anacronismo, oltre che impraticabile. Ciò che deve essere proposto in suo luogo è invece la costruzione di uno Stato federale italiano in cui sopratutto i Comuni ripensati come Città metropolitane rivestano un ruolo di preminenza. Il Comune è la comunità politica più vicina ai cittadini e questa prossimità deve essere strutturata e amplificata.

Alessandro Busetto

Non risponde.

Giampietro Pizzo

Siamo favorevoli a tutte le forme di consultazione diretta cittadina e referendaria a patto che non siano in contrasto con la Carta costituzionale. 

Francesco Mario d'Elia

Non risponde.

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS