Venezia e Mestre - 7 Domande

 

Il Giovedì parliamo di Mestre e Venezia, è un matrimonio impossibile o basta rispettare le distanze?

Ai lettori le risposte dei candidati ;)

4- Venezia e Mestre/Marghera. Come si riescono a conciliare amministrazione unica, necessità e competenze diverse. Spesso appare dall'esterno che sia una questione più di "taglia" e prestigio che di reale necessità.

Luigi Brugnaro

Io guardo alla Città Metropolitana che è il nostro futuro. Non solo degli abitanti dei comuni della ex provincia, ma anche di quelli di Treviso e Padova e magari anche di Rovigo, Belluno, Pordenone. La competizione, già oggi, ma a maggior ragione in futuro, sarà tra Città metropolitane, più che tra Regioni o tra Stati. Del nuovo assetto potranno beneficiarne quelle che nel mio programma chiamo le “Città di Venezia” perché del nostro Comune policentrico fanno parte tante realtà, ciascuna con le sue caratteristiche, peculiarità, vocazioni, e tutte vanno rispettate e valorizzate allo stesso modo.

Felice Casson

La città d'acqua e quella di terra hanno esigenze distinte ma bisogno l'una dell'altra: Mestre senza Venezia sarebbe più difficile da comunicare -anche in chiave culturale e turistica- mentre la laguna e le isole senza la terraferma non potrebbe risolvere molti dei loro problemi, dal lavoro alle imprese e appunto all'abitazione. Mestre ha diritto a un prosindaco che ne interpreti le esigenze in prima persona, tutta la città abbisogna di municipalità che funzionino con poteri precisi, ancorché ridotti.

Gian Angelo BellatiBellati

Concordo e penso a Bruxelles, 1.200.000 abitanti e 19 Comuni! E le cose funzionano bene. Una delle cause della nostra decadenza economica e culturale sta nel centralizzare esigenze diverse; di nuovo il centralismo contro la democrazia e l’efficienza.

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Francesca Zaccariotto

Tutto si può e si deve conciliare ma tenendo conto delle diversità. A Venezia non ce mai stato un “governo” della città ma una amministrazione di “soldi & potere” altrimenti non si spiegherebbe lo sfacelo in cui è stata ridotta la città. Le Municipalità sono state costituite non per dare “poteri e responsabilità” ma per dare “prebende”, per avere dei “presidi” di partito sul territorio ( a spese dei cittadini). La “morte” di Marghera come realtà produttiva va avanti lenta ma inesorabile da oltre 30/40 anni. La politica ha fatto tanti cortei, tanti dibattiti, tanti studi ma poi, al dunque , ha lasciato che tutto accadesse senza muovere “foglia”. Io voglio dare vita ad una”città delle opportunità” ad una città che ritorni ad avere prestigio “politico” e non solo storico. Ad una città che diventi traino, volano dell’economia, nella quale Venezia centro storico e isole, Mestre e Marghera avranno ognuna un ruolo importante e ben definito e complementare. Se sarò eletta Sindaco non andrò a Roma a “pietire” soldi ma a “contrattare” poteri e autonomie e so che posso riuscirci perché ho molti argomenti che possono rendere chiaro ciò che andrò a proporre e potrà essere vantaggioso anche per lo Stato.

Davide Scano

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Camilla Seibezzi

Devono essere fatti tutti gli sforzi possibili sia sul piano istituzionale sia di bilancio per tagliare un diverso ruolo tra comune e municipalità. Sindaco, Giunta e Consiglio devono definire le strategie e gli indirizzi. Alle Municipalità il governo e l'operatività dei servizi secondo regole e metodi di allocazione trasparente delle risorse collegate alle priorità, ma anche alla capacità di rispondere ai bisogni. Secondo questa linea deve essere ripensata la stessa organizzazione dell'amministrazione comunale e delle municipalità.

Alessandro Busetto

Non risponde.

Giampietro Pizzo

La diversità può essere una forza e non una debolezza se i cittadini sentono vicine le istituzioni e sanno che la politica ascolta i loro bisogni. Negli ultimi anni le istituzioni sono state lontane e sorde: questo ha acuito la distanza e la frustrazione rispetto a bisogni e necessità che non trovano risposte. Noi crediamo che la Città Metropolitana possa essere una buona occasione per voltare pagina. Un'Amministrazione più forte ed efficiente, non certo un carrozzone. Venezia Cambia 2015 ha proposte molte precise per far funzionare bene la Città metropolitana su questioni essenziali: trasporti, piani urbanistici, ambiente e infrastrutture.
I cittadini devono però poter decidere direttamente chi sarà chiamato alla guida della Città Metropolitana. 

Francesco Mario d'Elia

Non risponde.

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Martedì Tessuto Sociale - 7 Domande

 

Eccoci alla seconda puntata, se vi foste persi la prima date un'occhiata QUI.

Parliamo di perdita del tessuto della città, in termini numerici, di caratterizzazione sociale e ci completa dimenticanza di ciò che la città storicamente rappresenta ... ci ricordiamo che Orsoni festeggiò San Michele, patrono di Mestre e si dimenticò San Marco ... per dirne una leggera ;)

2- Una delle critiche che spesso vengono mosse alle precedenti amministrazioni è stata l'aver causato, o aver sottovalutato, la cosiddetta Svenetizzazione, ovvero la perdita di abitanti, di tessuto sociale e lo scollamento delle istituzioni con la storia della città. Quali sono le sue idee in merito?

Luigi Brugnaro

Senza i veneziani, Venezia perde il suo nucleo originale e rischia di spianare la strada alla cessione progressiva di tutte le proprie attività agli stranieri. Pur nella consapevolezza che il “meticciato di civiltà” è un processo ineludibile che chiede prima di tutto di essere governato, è necessario tornare ad investire sul recupero della residenzialità. In centro storico vanno riportati almeno 30.000 cittadini, ma lo si può fare solo riportando il lavoro perché nessuno torna a vivere a Venezia se poi deve affrontare lunghi spostamenti per andare a lavorare.

Felice Casson

La residenza è tra le prime priorità dell'amministrazione, nel senso di aiutare chi vuole restare a vivere in centro storico e in terraferma. Per prima cosa attraverso il censimento particolareggiato degli immobili pubblici e del loro uso, onde capire se nelle pieghe si possono trovare soluzioni a breve e medio termine. Una città senza i suoi abitanti è una città destinata a morire, e quindi a non perpetuarne la storia, guardando a certi istituti della Serenissima che erano all'avanguardia.

Gian Angelo Bellati

Critica giustissima. Ospitare e dare solidarietà non vuol dire perdere le proprie tradizioni e, soprattutto, la gente autoctona. Le amministrazioni precedenti ci hanno snaturato come popolazione veneziana e mestrina. Oggi stiamo perdendo anche i legami affettivi soprattutto con Venezia lagunare, dato che ulteriore conseguenza è la sua svendita ai capitali esteri o comunque non veneziani. In altre parole non ci sentiamo più a casa nostra!

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Francesca Zaccariotto

Credo che sia vero ma anche che sia un processo naturale. Le città nascono, vivono, si trasformano e , alle volte, per incapacità politiche possono anche arrivare a morire. Questa la condizione di Venezia. Una città che si apre al mondo e, inevitabilmente, ne subisce le “contaminazioni”. Una città che si spopola perché la politica ha confuso l’immagine del “turista” con quella del “cittadino”. Ne vede tanti ma la città muore. Dal punto di vista culturale il punto è quello del perché chi dovrebbe fare qualcosa per “integrare” chi arriva non fa nulla, anzi, quasi se ne vergogna. Una persona che dimentica o cancella o nasconde il suo passato non ha nessuna radice su cui fondare il suo futuro ma quando è una classe politica che elimina le radici o permette che muoiano allora la cosa è ben più grave si distrugge una civiltà. Io credo che in Veneto e soprattutto a Venezia dovrebbe essere prestata molta attenzione alla storia , alla lingua ( perché il veneto è una lingua) ma non come elemento di chiusura verso gli altri ma piuttosto come ricchezza culturale da trasferire agli altri. Veneziani non si è perché si nasce a Venezia O si abita a Venezia ( questi sono meri dati anagrafici), ma se si ha consapevolezza del “privilegio” avuto e con orgoglio si diventa portatori della sua storia, della sua cultura, dei suoi valori. Non dimentichiamo che Venezia è stata la Repubblica più longeva della storia, che mentre il mondo viveva di continue guerre la Repubblica cresceva e diventava potente con “le relazioni e i commerci”. Che la storia della Repubblica è una storia fatta di sviluppo economico e istituzioni uniche al mondo che potrebbero essere prese ad esempio ancora oggi. Se non altro in termini di moralità e onestà pubblica. Quanto allo spopolamento è la logica, naturale conseguenza della politica fondata solo sui soldi. Va da se che se per moti anni l’unico interesse del Comune è stato la “legge speciale” e per molti altri solo i soldi portati dai “turisti”, nessuna o scarsa attenzione poteva essere prestata alle esigenze dei cittadini. Fermare lo “spopolamento” e la “desertificazione”, inevitabile, data la migrazione dei giovani e il progressivo invecchiamento della popolazione residente è possibile ma solo riconoscendo a Venezia lo “statuto speciale”. Torniamo così alla risposta data alla prima domanda che permette di richiamare la“ fiscalità di vantaggio “ per i residenti e le attività di “vicinato”, (quelle strettamente legate alla residenzialità). Alla necessità di mettere in campo una politica “fiscale e di strutture “ in grado di attirare i giovani non solo per “dormire”, ma per lavorare e viverne la quotidianità. In assenza di “statuto speciale” ogni altra proposta costituisce una mera “chiacchiera” elettorale.

Davide Scano

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Camilla Seibezzi

Faccio fatica a capire cosa sia la "svenetizzazione" e in genere credo che molte parole sull'identità nascondano solo lo smarrimento che agisce sulle pratiche di soggettivazione contemporanea di fronte ai processi dell'economia globale. La Repubblica di Venezia per molti secoli ha rappresentato una realtà politica globale e il Veneziano si parlava come lingua diplomatica in molte corti e stati di Europa. La perdita di abitanti e lo scollamento del tessuto della città storica e di Mestre è il risultato della mancanza di una visione e strategia di lunga durata. Non è una memoria conservativa che ci può salvare da un declino secolare, ma solo una volontà propositiva e costante di aprire e investire al mondo. Alle generazioni di giovani ricercatori, artisti, artigiani e imprenditori a cui possiamo offrire qui una declinazione del vivere contemporaneo diverso da quello della gran parte delle più interessanti città europee, ma non per questo meno entusiasmante e intenso. Questo richiede un lavoro attento e sofisticato su tutte le fonti di finanziamento disponibili a livello europeo che possono essere - attraverso un lavoro di coordinamento che dovrebbe fare l'amministrazione comunale - impegnate per costruire e sviluppare ciò che la più avanzata ricerca e le più innovative tecnologie permettono di fare nell'ambito dei processi scientifici e culturali, ma anche del design, della moda, dell'arte. Ma pensiamo pure alle enormi potenzialità connesse ai prodotti agricoli e ittici della laguna. Alle possibilità insite nel ripensare alle grandi tradizioni del vetro, del lavoro artigianale legato alla navigazione, ma pure alla lavorazione dei tessuti. Vedo grandi possibilità in tutto questo, e sopratutto l'opportunità di ridisegnare in modo vitale la propria identità di cittadini di questa parte del mondo.

Alessandro Busetto

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Giampietro Pizzo

La perdita di abitanti (soprattutto nella Città d'acqua) è stata la conseguenza di un'amministrazione che per decenni non ha contrastato il prevalere di logiche speculative e di rendita.
Diritto alla casa e al lavoro sono due elementi fondamentali per mantenere viva la nostra Città, sia per Mestre che Venezia. Lavoro e residenza sono indispensabili per i giovani e per la nascita di nuovi nuclei famigliari. Servizi pubblici dignitosi sono necessari per chi - giovani, anziani e poveri - hanno bisogno di essere aiutati nei momenti più difficili e di maggiore fragilità. Le risorse pubbliche servono a questo. Le risorse pubbliche sono preziose e vanno tutelate contro chi ne ha fatto in questi anni bottino politico e fonte di corruzione. Questa è l'offesa più grande di chi in passato ha usato male il bene comune e ha fatto perdere fiducia nelle istituzioni. Noi vogliamo prima di tutto ricostruire un patto sociale a tutela di tutta la comunità cittadina. 

Francesco Mario d'Elia

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Domenega Lengua - 7 domande

 

Domenega ghemo pensà se podesse parlar de lengua.

Quale lengua? ... questa!

Vualtri sarè testimoni de sta promission, seguida tra Clarice mia fia e el sior Silvio, fio degnissimo del nostro sior dottor Lombardi.

Carlo Goldoni

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Venezia e Mestre

Uno dei temi che probabilmente coloreranno la scena politica veneziana nel 2015 sarà quasi sicuramente il Referendum per la separazione Venezia e Mestre.

L’argomento è comunque noto al pubblico locale in quanto sarebbe la quinta volta che i cittadini vengono chiamati a dire la loro in merito; la prima fu nel 1979 (si: 27,61%, no: 72.39%), la seconda nel 1989 (si: 42.2%, no: 57.8%), la terza nel 1994, dove i si arrivarono al 44.43% contro i no che si stabilizzarono su un 55,57%; l'ultima volta, nel 2003, il tema venne fatto passare sotto silenzio e non si raggiunse il quorum partecipativo.

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