Il nostro posto in Europa

Katowice, 2 Aprile 2017.

Sanca Veneta ha partecipato all'assemblea generale dell'Alleanza Libera Europa Giovani (EFAy) a Katowice in Slesia. L'Alleanza Libera Europea è il principale partito europeo rappresentante istanze autonomiste e di autogoverno.

Il delegato Stefano Zambon ha presentato la candidatura di Sanca Veneta a membro permanente di EFAy; una candidatura che l'assemblea generale ha approvato unanimemente.

Per Sanca Veneta questo rappresenta un passo fondamentale per portare un'autentica voce Veneta per l'autogoverno all'interno di istituzioni e movimenti politici europei.

Durante l'assemblea si è discusso del futuro dell'Europa nel contesto dei referendum per l'indipendenza in Catalunya e Scozia, sottolineando l'impegno di ogni partito a promuovere e difendere il diritto di territori, regioni e popoli a decidere del proprio futuro.

Inoltre, il delegato di Sanca Veneta Stefano Zambon è stato eletto membro sostituto al direttivo di EFAy.

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EFAy+Sanca

Oggi, in Corsica, nell'assemblea generale di EFA e del suo organo giovanile EFAy, e stata decisa l'entrata del gruppo di Sanca Veneta come membro osservatore. E' il climax di un percorso durato due anni, nato da un'idea di tre ragazzi incontratisi per caso durante una manifestazione indipendentista.

Lo spirito che ha fatto avvicinare quelle tre persone rimane intatto nel movimento, che intanto si è allargato molto. E' ancora un gruppo di persone che si rispettano, che dialogano quotidianamente nonostante la distanza che li separa, che condividono gli stessi ideali e che analizzano ogni tema partendo da una visione priva di quei preconcetti che spesso viziano l'operare dei partiti politici.

Sanca Veneta è un movimento che nasce dal basso, con tante idee e molti grandi cuori. Il nostro modo di muoverci ci ha permesso di percorrere un'idea di indipendentismo che esula da quella fin'ora presente in Veneto. Un'idea che partendo dalle grandi tematiche del municipalismo libertario di Murray Bookchin e dall'ispirazione fornitaci dalla nostra storia repubblicana si integra con la grandi riflessioni dell'indipendentismo europeo, sviluppandole con progettualità e basandosi su solide idee socialiste e democratiche.

Il “Sanchista”, ironico nome che gli attivisti si sono dati, è fieramente consapevole di coltivare il suo pensiero di società e di libertà su un terreno reso molto sterile sia da una studiata ridicolizzazione del tema che da una deviazione dello stesso verso un identitarismo di stampo etnico.

Il “Sanchista” crede altresi che il governo dal basso delle comunità sia assolutamente più conveniente per il cittadino sia dal punto di vista culturale che economico, come dimostra in modo eccellente la gestione della res pubblica nel non lontano stato svizzero.

Il “Sanchista”, non è un reazionario, interpreta e crede nello scorrere della storia ma crede anche che alcuni problemi che la Repubblica ha saputo risolvere, e soprattutto come li ha risolti, siano, per l'epoca, quello che più può assomigliare a un socialismo libertario*; crede inoltre che il suo multiculturalismo, la sua attenzione nel preservare il territorio, il suo ordinamento giuridico e amministrativo siano un insegnamento importante anche per noi che viviamo nel ventunesimo secolo.

Il “Sanchista” crede nell'importanza della cultura e della lingua veneta, ma rifugge identità venete di stampo etnico o razziale; nella mente del “Sanchista” risuona come un mantra “Veneto è chi veneto fa” qualsiasi sia la provenienza, l'etnia e l'orientamento religioso, politico o sessuale.

Tutto questo, e null'altro, ha fatto si che in una serata invernale i responsabili di EFAy abbiano contattatato uno di questi “Sanchisti”. Hanno suggerito che il nostro gruppo potesse entrare a far parte di questa famiglia europea, sezione giovanile del partito europeo EFA che non solo racchiude la maggioranza delle sigle indipendentiste europee, ma che è anche una realtà in cui profondamente ci siamo sempre riconosciuti. Inizia oggi il percorso comune di Sanca e EFAy, un percorso che ci permetterà ad un tempo di essere ambasciatori nella nostra terra di quelle idee di europeismo e internazionalismo in cui crediamo, ma che ci permetterà anche di portare in un contesto comunitario le istanze del nostro territorio.

Quale momento migliore per promuovere l'idea di tesseramento** che abbiamo sviluppato negli ultimi mesi? Diventando “Sanchista” costruirai insieme a noi l'idea di un indipendentismo diverso, inclusivo e non esclusivo, fiero dei valori della solidarietà, dell'uguaglianza, della laicità, della parità tra sessi, dell'ecologia. Diventando “Sanchista” contribuirai alla valorizzazione di lingua, della storia e della cultura Veneta e il loro incontro con altre e diverse, nel rispetto reciproco. Valori necessari per riscattare il Veneto e i Veneti.

VivaSanMarco

*Lo stesso Bookchin nutriva grande ammirazione per quelle che chiamava “comunità democratiche precapitaliste”, tra le quali crediamo si possa inserire a pieno titolo l'organizzazione delle comunità di villaggio nella RV.

**Vi invitiamo ad inviarci una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , vi forniremo maggiori informazioni su come procedere.

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Veneto, Europa.

Molti politici e commentatori argomentano ancora troppo spesso che parlare di indipendenza significhi andare nella direzione opposta all'integrazione europea, che significhi chiudersi su se stessi e vivere di folklore. Queste opinioni si basano su un enorme pregiudizio che purtroppo colpisce ancora molti opinionisti, legato alla storia politica del nostro paese ma anche a delle posizioni preconcette che finalmente stanno cominciando a vacillare.
Cosa intendiamo dunque quando affermiamo che, invece, parlare di indipendenza significa fare l'unica scelta autenticamente europeista? Perchè invitiamo chi ci legge ad interessarsi alle elezioni europee?
Per rispondere vogliamo innanzitutto mostrarvi il programma espresso dal partito che più ci piace a livello europeo: EFA - european free alliance, poi le posizioni emerse all'interno dei dibattiti tra i candidati alla presidenza della commissione, che hanno fatto decisamente rivolgere il nostro gradimento verso Ska Keller, candidata per il partito European greens e EFA.
 
EFA, alleanza libera europea, partito europeo nato nel 1981 dai partiti autonomisti e indipendentisti d'Europa, che include tra le sue fila Scottish national party e Esquerra republicana de Catalunya, è un partito che con posizioni principalmente sociali e democratiche difende il diritto di autodeterminazione, la costruzione di un Europa dei popoli e si propone di difendere i diritti e la cultura di tutti.

Il partito ha vinto importantissime battaglie sulla difesa delle lingue regionali e minoritarie (entro i limiti del suo campo d'azione), ha affermato il diritto alla valorizzazione dei patrimoni culturali locali e si è fatto portavoce di grosse battaglie sui diritti.
Il suo programma comunque, costruito insieme al partito degli European Greens non si limita a queste tematiche ma, con grande attenzione alla prospettiva ecologista, sa affrontare tutti i temi importanti che devono essere discussi a livello europeo, superando il limite che purtroppo per troppi anni verdi e regionalisti hanno avuto nel costruire la propria prospettiva politica, e cioè di non saper proporre una prospettiva politica complessiva.
 
Ska Keller, nata nel 1981 in Brandeburgo allora parte della Germania est, è entrata a far parte del Parlamento Europeo nel 2009 ove ha fatto parte della Commissione per il commercio internazionale e della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia. Ska ha studiato studi islamici, studi ebraici e turco presso l'università libera di Berlino e parla sei lingue.
Ella ed i suoi partiti, sicuramente europeisti, più chiaramente ed energicamente di altri sostengono la necessità di andare verso un'altra Europa, dove la democrazia prevalga sulla diplomazia, dove gli esseri viventi valgano più del denaro, dove popoli e persone abbiano il controllo delle banche e della democrazia.
 
Innanzitutto spenderemo qualche parola in generale sui temi più caldi di queste elezioni, poi ci concentreremo sulle diverse posizioni dei candidati riguardo al tema del cosiddetto "internal enlargement", ovvero se un nuovo stato nato da separazione di uno stato membro avrebbe il diritto a fare parte dell'unione.

 
 Austerità: La Keller afferma con chiarezza che l'austerità non ha funzionato e che ha distrutto quello che potremmo chiamare "il sogno europeo",
 l'ideale condiviso da tutti gli europei che consiste nel non lasciare indietro nessuno. Ska prende come esempio tra gli altri la necessità da parte dell'unione di fermare la pratica, da parte delle banche, di sfrattare le persone che a causa della crisi non riescono a pagare i mutui lasciando intere famiglie senza un tetto sotto il quale rifugiarsi.
 
Disoccupazione: Propone di puntare sulla cultura e sulla ricerca con l'obbiettivo di creare posti di lavoro. Ricorda nello specifico gli investimenti in rinnovabili e innovazione che avrebbero l'effetto non solo di dare spazio ai giovani ricercatori ma anche di creare nuovi posti di lavoro a tutto tondo. Ska puntalizza che i posti di lavoro da creare devono essere lavori di qualità e non gli "stage non pagati" che purtroppo ad oggi giustificano lo sfruttamento di molti.
 
Immigrazione: Bisogna puntare sull'immigrazione legale e darle gli strumenti per funzionare. Le persone sono persone e devono avere la possibilità di essere protette dall'unione (che deve meritarsi il nobel per la pace assegnatole) quando fuggano da situazioni di conflitto o di estrema povertà.
 
Energia: Oltre ad affermare la necessità di puntare sulle energie rinnovabili e sull'efficienza energetica la Keller si sofferma qui sull'impraticabilità di fracking e nucleare, due pratiche non solo pericolose, ma che i cittadini hanno avversato e avversano.
 
Unione Bancaria: E' necessario proseguire sulla strada dell'unione affinché non debbano essere più i cittadini a dover pagare, ma una volta per tutte comincino a pagare i proprietari delle banche, coloro che da esse derivano i propri profitti.
 
Ma quali sono le posizioni dei candidati europei su autodeterminazione ed internal enlargement?
 

 
 Alla domanda della giornalista, la quale chiede se i nuovi stati nati da separazione dei membri debbano avere automaticamente diritto alla membership, i candidati rispondono:
 
Guy Verhofstadt:  Non rispondendo granchè alla domanda, afferma che l'unione europea non dovrebbe interferire nella questione dell'indipendenza affermando però che l'opinione dei cittadini è fondamentale e che l'unione dovrebbe assumere un ruolo positivo nel dialogo tra le parti ("differentemente da come abbiamo visto fare a Barroso nelle ultime settimane e negli ultimi mesi").

Alexis Tsipras: La sinistra europea sostiene il diritto di autodeterminazione, ma pensiamo che non dovremmo incoraggiare il cambiamento dei confini. Pensiamo che piuttosto sarebbe il caso di puntare a forme di maggiore autonomia all'interno dei confini attuali (devolution).
 
Ska Keller: "Per me il diritto delle persone di decidere riguardo al proprio futuro è molto importante" e "Se io sarò presidente sarò contentissima di accogliere questi stati, se vorranno far parte dell'unione europea."
 
Jean Claude Junker: anch'egli non rispondendo alla domanda, afferma però che l'unione europea non dovrebbe mettere il naso nelle questioni relative all'indipendenza e che bisogna rispettare sempre e comunque quanto affermato dalle costituzioni degli stati membri.
 
Martin Shultz: Dipende dal singolo caso. Innanzi tutto bisogna rispettare le costituzioni nazionali, ad ogni buon conto quando questi stati avessero ottenuto l'indipendenza dovranno seguire il percorso di adesione all'unione seguendo le procedure per i nuovi stati.
 
 
Ma possiamo scegliere liberamente chi votare? No, come sempre più spesso succede infatti, l'Italia si colloca con la sua legge elettorale nell'illegalità. Ponendo infatti la soglia di sbarramento del 4% e il vincolo di raccolta delle liste su base nazionale, che per delle elezioni come quelle europee non hanno alcun senso come evidenziato dalla corte d'appello di Venezia, l'Italia esclude tutti i partiti che non siano a base nazionale dal potersi presentare alle elezioni, impedendo ai cittadini di votare le liste collegate a EFA, e taglia fuori tutte quelle liste che pur potendo contribuire ai propri partiti europei con alcuni rappresentanti in parlamento (portando ivi le istanze locali) si trovano al di sotto del 4% (come probabilmente i Verdi).
 
Che fare? Ovviamente non vogliamo dare con questo articolo alcuna indicazione di voto. Speriamo però che esso possa servire a tutti i lettori a chiarirsi le idee su che posizioni esprimono i candidati sui temi che ci stanno maggiormente a cuore e su quali sono i candidati e i partiti che si sono schierati più chiaramente a favore del diritto di autodeterminazione. Vi invitiamo a recarvi al seggio (anche fosse ad annullare la scheda) e a pensare a questi temi quando vi troverete nella cabina elettorale. 
 
 
 
Per approfondire:
 
 

Come potrebbe essere composto il parlamento europeo secondo gli ultimi sondaggi

 

 
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