Libro e moschetto, assessore perfetto

L'articolo che segue lo avevamo scritto a qualche giorno dal fatto di cui si discute. Poi, tra la calura dell'estate e i molti impegni, si è perso all'interno dei meandri del nostro blog. Lo pubblichiamo oggi per chi si fosse perso l'episodio e perché comunque l'assessore in questione è ancora al suo posto, buona lettura! 

Segnaliamo ai nostri lettori le ultime fiere dichiarazioni dell'attuale assessore all'Istruzione, Formazione, Lavoro e (ironie della vita) Pari Opportunità del Veneto.

A questo comodo link potete trovare il resoconto con cui questa importante esponente del Governo regionale riporta quanto accaduto a lei ed al consorte.

Dopo aver subito il furto delle proprie biciclette, i due bypassano direttamente la polizia mettendosi alla ricerca dei propri mezzi. Con un po' di fortuna li individuano e riescono a rientrarne in possesso mettendo in fuga i disonesti che le avevano sottratte.
Fin qui una storia normale, sfortunatamente la sfiducia nelle forze dell'ordine nel risolvere questo tipo di reato è talmente radicata che raramente chi subisce il furto della bici fa denuncia, preferendo per l'appunto la ricerca autogestita. (Vi invitiamo a fare il contrario e a legare bene la vostra bici!)

Ciò che è veramente disgustosa è la lettura sociale e morale che ci regala l'assessore Donazzan.
Pare che per il nostro assessore la colpa più grave del criminale che le ha sottratto un oggetto personale non sia quella di essere un ladro di m. ma quella di essere un "magrebino di m......".
Il che, a rigor di logica, ci dice che secondo la suddetta lo fosse anche prima, a prescindere dal furto subito, che passa in secondo piano.
Ma non è finita qui: l'ottima Donazzan non manca infatti di sottolineare quanto avvenuto quanto sia parte della "guerra tra stranieri ladri,malviventi e noi italiani". Una guerra in cui chi combatte dalla sua parte è un "Patriota Camerata".

Tutti gli stranieri sono ladri e malviventi, tutti gli italiani sono brava gente.
E comunque i magrebini sono feccia, così sulla fiducia. Viva l'Italia!

L'intero intervento è talmente indecente e inqualificabile che viene spontaneo chiedersi quali siano le particolari doti di spessore e professionalità per le quali questa persona venga ritenuta idonea a guidare l'assessorato all'Istruzione ed alle Pari Opportunità, specie in un territorio come il Veneto in cui più del 20% della popolazione è nato altrove.
Per non parlare poi dell'orgoglioso italico fascismo, esibito col vanto che va oggi tanto di moda.
Cosa ne pensano del peso politico di questa camerata italiana dura e pura le migliaia di veneti che hanno sostenuto il governo Zaia con l'intento di sostenere il processo indipendentista o autonomista che all'Italia vuol dire addio?

Chiedere le dimissioni di un politico è ormai cosa che si sente ogni giorno ad ogni ora.
Chiediamo perciò qualcosa di diverso: uno scatto di orgoglio politico e civico del governatore Zaia.
Chiediamo che ci dimostri che la stima politica e pubblica tributatagli dall'elettorato veneto è ben riposta e che per lui la decenza politica e pubblica sono valori che vengono prima di un accordo elettorale.

Nel mentre, i nostri sinceri compimenti per le doti investigative dell'assessore e consorte: qualora si dovesse ritrovare disoccupata ha davanti a sé una brillante carriera di risolvi misteri.

Michele Brauenstein

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"Mettete un Fiore nel vostro Cannone"

Il Nero a Venezia stona, come colore, se non altro.

E di poche ore fa l'annuncio della candidatura di Roberto Fiore a sindaco di Venezia. Lasciatecelo dire, fa pendant con la proposta di presentare Mara Venier: a destra la fantasia non manca, ma la serietà e il costrutto latitano.

In Sanca, ci chiediamo che valore aggiunto possa portare per Venezia, un ex-latitante fascista (così si autodefinisce), nato a Roma. La città lagunare, se non altro per la propria storia, non può che rifiutare fascismi e razzismi. Roberto Fiore rappresenta la reazione. Una reazione che con tutte le probabilità non appoggia le spinte indipendentiste venete, o anche solo la questione identitaria veneziana. Una probabilità che diventa sicurezza visto come ha tentato di tarpare le ali alle autonomie Valdostane qualche anno fa come parlamentare europeo.

Nella migliore tradizione italiana di destra, in momenti di crisi subentra l'omo forte. Si sventolano spauracchi contro inefficienze locali e presenza di substrati di popolazione mescolata a vari livelli di immigrazione e sembra che si sia in grado di ben amministrare una città, complessa, in più, come Venezia. Stesso copione utilizzato anche da altri politici meno abituati ad amministrare che a protestare.

Non possiamo che esprimere il nostro disappunto e diversi punti di domanda per questa candidatura. Siamo convinti che Venezia necessiti di una svolta, ma siamo altrettanto sicuri che questa non possa venire da movimenti ispirati a ideali in totale contrasto con il buon senso, con la storia e la tradizione di questa citta.

Venezia e i veneziani non meritano di dover scegliere tra soubrette e nazionalisti Italiani.

Stefano Zambon, Matteo Visonà Dalla Pozza.

P.S. Si voga alla Veneta tenendo la Sinistra, così il remo affonda nella parte più profonda del canale e permette la miglior manovra ... così per dare qualche informazione utile a chi, non avendo altro d'importante da fare, vuol fare il sindaco di Venezia.

 

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