Omeni forti? No grassie!

Il processo democratico verso l'indipendenza non ha bisogno di “uomini forti”. Non abbiamo bisogno di uomini soli alla guida, ma di comunità e consapevolezza.

Il nostro Veneto vive una contraddizione: appoggia in maggioranza il sentimento indipendentista, ma rifiuta di avvicinarsi ai partiti indipendentisti.

Perché? Una risposta univoca non esiste, e chi sta scrivendo non pretende di conoscerla. Esistono però fattori e caratteristiche chiare che bloccano lo sviluppo del movimento sovranista veneto.

Uno di questi è sicuramente la mancanza di una comunità politica veneta. Un vuoto, forse dovuto alla bassa coesione sociale del nostro territorio, che ha portato all’emergere di molti, e di conseguenza piccoli, “omeni forti”. Un fenomeno che invece non è avvenuto in altre realtà indipendentiste europee. Vuoi per maggior coesione sociale o consapevolezza storico/culturale, la storia di queste altre realta (in primis Scozia e Catalunya) ha preso un’altra strada: quella della costruzione di una comunità politica. Una comunità politica che, evolvendosi, ha conquistato il panorama istituzionale del territorio.

Cosa che invece in Veneto non avviene. Dove invece i movimenti indipendentisti, se non governi auto-dichiarati, sono spesso stati il dominio di singoli individui. Leader auto-eletti, che, contraddistinti spesso dalla poca serietà, dettano l’agenda, in molti casi con uno scarso attivismo o sostegno alle spalle. Signorotti della guerra, i Don Chisciotte dell'indipendentismo sono nemici dell'indipendenza, che di per se si fonda sulla comunità dei cittadini e il loro desiderio di libertà.

Siamo ben consapevoli della necessita di avere dei leader. Ma i leader di cui il Veneto ha bisogno sono "veri" leader, dal verbo inglese "to lead", colui che guida, non colui che comanda. 

Il personalismo è poi un fenomeno che porta i suoi frutti: può infatti avere grandi risultati sul breve periodo, ma fallisce sul lungo. Gli omeni forti, infatti, scadono. Ci basti guardare i recenti risultati nelle elezioni emiliane e calabresi: dal crollo dei votanti, a quello dei partiti piu personalisti (PD e M5S). Un fatto è chiaro: gli uomini forti non rinforzano la comunita, ma la distruggono.

Invertiamo la rotta: Fuggiamo all'eroismo, agli eroi di patria. Un Veneto “Veneto” non può che rifiutare il personalismo, il culto della personalità e la fascinazione per IL leader. Questa tendenza al non-personalismo si poi far risalire alla stessa tradizione Veneta. Come ci ricorda infatti l’avvocato Renzo Fogliata, nella Repubblica Serenissima non esisteva personalismo in politica, per lasciare spazio alla collegialità e alla comunità dei cittadini. Il culto della personalità fu bandito dalla stessa repubblica.

Un vizio che invece i veneti hanno ereditato dall’italia, fondata sul mito della personalità forte e carismatica, da Garibaldi a Renzi passando per Mussolini. La figura dell“uomo solo alla guida” è infatti uno degli ingranaggi chiave del meccanismo politico dell’italia unita, oggi come ieri.

Un vizio che purtroppo affascina anche molti in Veneto, anche nella stessa sfera indipendentista.

Costruire una comunità politica veneta, non per forza un partito, è la sola via verso l’indipendenza. Ce lo dimostrano gli esempi esteri e lo dimostra la situazione odierna veneta. Solo la politica che parte dal basso e si libera da personalismi ed egocentrismi vari può portare risultati.  

Ma per farlo, dobbiamo dirlo ad alta voce: “OMENI FORTI? NO GRASSIE”.

Leggi tutto...

Visca Catalunya!

Ghe domando ai popoli de sta tera,ghe domando ai media
e ghe domando anca ai goerni democradeghi de sta tera
de jutar el popolo Catalan nel deçìder del propio doman*.

Dopo decenni di battaglie sociali e politiche, la Catalunya ha finalmente celebrato il suo referendum.

Circa 2,3 milioni i votanti, 2 semplici domande: Vuoi che la Catalunya diventi uno Stato? Se si, vuoi che questo stato sia indipendente?.

Un atto di sovranità catalana. L’esito e chiaro: l’80% dei votanti, dopo ore di coda, ha scelto il cambiamento, l’indipendenza. Un referendum che non darà l’indipendenza immediata, ma che costituisce una tappa fondamentale nel percorso verso l’autodeterminazione. I catalani infatti, nonostante le minacce di Madrid (condite da foto di carri armati diretti a Barcellona), il silenzio di Bruxelles e i mille escamotage per nascondere le urne elettorali, hanno riempito i seggi e votato in massa.

Come ha ben riassunto Marta Rovira, segratario di ERC, "Il messaggio di 2 milioni di catalani e chiaro: creare un nuovo stato"

Madrid e ora ai ferri corti. Pare che Mas concederà a Madrid 1 o 2 settimane per negoziare un referendum formale. In caso contrario: elezioni anticipate nella Generalitat con lista unica di tutti i movimenti indipendentisti (CiU e ERC in testa) con un solo obbiettivo: l'indipendenza.

La storia non si ferma, né con la repressione né con il crimine, come disse Salvador Allende. E se 25 anni fa cadeva il muro di Berlino, in uno dei più importanti eventi nella storia europea, il voto del 9 Novembre segna una tappa altrettanto fondamentale. Se a Berlino significò una riunificazione della Germania e d'Europa, con il referendum Catalano (e prima con quello Scozzese), le lancette della storia ci dicono che il tempo è arrivato per un'Europa vera. Un'Europa emancipata dagli stati ottocenteschi e i nazionalismi che da esse naquero.

Non possiamo che festeggiare questo voto. Un voto che insegna che la volontà di un popolo e di una classe dirigente seria può scavalcare ogni ostacolo: burocratico, ideologico e costituzionale.

Una lezione di democrazia 

Stefano Zambon

*Dichiarazione di Artur Mas a margine della comunicazione dei risultati del referendum .

Leggi tutto...

O de Franza ...

Mi sono letto diverse pagine di giornale, post su social network, video di interviste, commentidichiarazioni d'intenti, slogan ed excursus politici ... ma non sono riuscito a capire quale sia l'idea di governo di Alessandra Moretti favoritissima alle primarie del centro sinistra in Veneto per le prossime elezioni regionali del 2015.

Leggi tutto...

A chi non piace la Democrazia

In Italia siamo abituati a ragionare à la Risorgimentale.

Non importa che questa visione fosse la stessa della Monarchia e del Fascismo, entrambi agguerriti nemici delle culture locali che hanno caratterizzato i popoli d'Italia dal 456 al 1861.

Alcune fasce della sinistra, i cui rappresentanti politici e mediatici in questi giorni ci illustrano i loro No alla possibile indipendenza scozzese (Gad Lerner e Gianni Pittella, o Enrico Letta che paragona l'indipendenza scozzese all'attentato di Sarajevo - !!!), hanno optato per quella medesima visione Risorgimentale, senza porsi il dubbio che i grandi movimenti nazionalisti dell'ottocento fossero fondati sulla supremazia del grande sul piccolo e non sulla difesa del territorio dal nemico invasore.

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS