Il fondo del barile

E' notizia di ieri l'approvazione del bilancio preventivo 2016 della Regione del Veneto. Tra i capi di spesa inseriti al suo interno vi sono 2 milioni di euro per l'indizione di un referendum sull'autonomia.
Come i nostri lettori sapranno siamo convinti sostenitori che un'autonomia ben fatta sia un passaggio essenziale nel percorso di autogoverno per la nostra terra perché permette di costruire gli strumenti di "autosufficienza amministrativa" che sono essenziali per pensare l'indipendenza (come hanno mostrato Scozia e Catalogna) e perché è imprescindibile per la nascita di una classe dirigente matura che abbia la forza e gli strumenti per condurci in quella direzione.
Riteniamo interessante in questa prospettiva anche l'idea, emersa con sempre maggiore forza negli ultimi mesi, di accorpamento delle regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Pensiamo non solo che sia coerente con la storia politica e culturale della maggior parte dei territori oggi amministrati da queste realtà, che hanno costituito per diversi secoli l'anima della Repubblica Veneta, ma che possa darci la forza per accelerare quel percorso di autogoverno di cui il nostro popolo ha così forte necessità. Riprendendo una riflessione condivisa con la deputata Dem Simonetta Rubinato, pensiamo che però un progetto di questo tipo non possa prescindere da dei paletti essenziali:

a) Che ciò non comporti una perdita di potere da parte dei cittadini friulani e triestini.
b) Che tra i poteri ottenuti dalla nuova regione così formata ci sia quello di poter organizzare i propri strumenti di democrazia territoriale (come fa il Trentino con le comunità di valle); ciò garantirebbe la possibilità di costruire una macroregione fatta di Territori molto autonomi (simili alle provincie autonome).
c) Che si rendano evidenti i vantaggi economico - politici di tale operazione anche per i cittadini dell'attuale FVG.
d) Che in tutti i territori e nell'intera nuova regione si recuperino i luoghi, i legami simbolici e pratici con la tradizione e la storia politica locale. Credo che questo aiuterebbe a sconfiggere quella narrazione anti-veneta che purtroppo per molto tempo è stata portata avanti da qualche parte della politica e della cultura Friulana.

Per quanto riguarda il SudTirolo e il Trentino credo che ipotizzare un accorpamento sia pura fantascienza. Il loro statuto di autonomia è sancito dall'Accordo De Gasperi-Gruber, un trattato internazionale firmato nel '46.
Inoltre, se da una parte l'attuale Friuli ed il Veneto hanno percorso secoli di storia politica e sociale comune, all'interno della Serenissima Repubblica, i legami storici e linguistici con il SudTirolo ed in misura minore con il Trentino sono decisamente più deboli.
 
 Rendendo essenziale, in questa direzione, che la Regione del Veneto ottenga autonomie ALMENO equivalenti a quelle attualmente nelle mani del FVG (Anche se, per gli obbiettivi elencati sopra, puntiamo molto più in alto).
Anche una proposta come questa, fatta rispettando l'interpretazioni più rigide dei codici italiani, non ha però evitato che si sollevassero ire funeste che non trovano giustificazione se non nella voglia di fare opposizione a tutti i costi. Abbiamo risposto così a Graziano Azzalin, consigliere regionale del PD, che accusava la legge di essere una copertura al flop della raccolta di fondi per il referendum e di populismo:
a) Il referendum che doveva essere sostenuto dai soldi dei sostenitori era quello sull'indipendenza, quello sull'autonomia era finanziato dalle istituzioni fin dall'inizio. Cosa di cui comunque l'ottimo Matteo Visonà ha scritto qui.
b) Come ha sostenuto spesso Simonetta Rubinato, il risultato del referendum sarà pure scontato ma avere un mandato dei cittadini da poter utilizzare nella trattativa con il governo centrale può fare la differenza nei margini di autonomia che si possono ottenere. Io aggiungerei che dare la parola ai cittadini non può essere mai ritenuto superfluo o sbagliato ed è occasione, come hanno mostrato Catalogna e Scozia, di momenti di grande rinascita democratica.
c) Cosa sono 2 milioni di euro comparati con i 18,2 mld (ultimo dato disponibile) di residuo fiscale del Veneto? Quei soldi dovrebbe darceli lo stato centrale e sono niente rispetto a quanto possiamo ottenere per i nostri cittadini.
d) I tagli fatti sulla pelle dei veneti esistono anche perché da anni viene perpetrato un esproprio fiscale (vergognoso in qualsiasi altro luogo d'Europa) che si traduce inevitabilmente in esproprio di servizi e democrazia.
e) Dov'è finito il senso democratico di un Partito DEMOCRATICO che fa sti discorsi?
f) Se invece di fare sti discorsi rinunciaste ai vitalizi...
 
Infine vorremmo suggerire alla rete delle associazioni studentesche composta da Studenti Per Udu Padova, Unione Degli Universitari - Udu Venezia, Ateneo alla luce del sole - Udu Verona e Rete degli Studenti Medi del Veneto di rileggere la lettera aperta che gli avevamo inviato il 16 giugno 2014 relativamente allo stesso tema. Si vede proprio che non hanno provato a riflettere a mente aperta come gli suggerivamo, "facendo poco onore al loro essere studenti universitari."
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Convegno Veneti e Catalani

 

Venerdì 29 Gennaio 2016 a Vedelago alle 20.30 al cinema Sanson, Emanuele Mason interverrà  per Sanca Veneta durante il convegno Veneti e Catalani, due popoli in cammino.

Il convegno vedrà partecipare anche Simonetta Rubinato, Jacopo Berti, Antonio Guadagnini, Massimo Candura, Michele Favero, Tommaso Razzolini e Franco Conte.

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Tra tanti indipendentisti - e non - classici, parleremo di Bookchin, contemporaneità e laicità del processo catalano e di come vorremmo fosse quello veneto. Cercheremo di far comprendere il nostro punto di vista sulle metodologie e le attività che una politica moderna dovrebbe perseguire per raggiungere l'obiettivo di far autodeterminare il proprio popolo.

Venite ;) non ve ne pentirete.

SV

 

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Se vi accontentate di niente

 

Pagare per votare.

A distanza di tempo non riesco ancora a sopportare questa assurda fantozziana beffa, un referendum a pagamento è una delle più bieche e vergognose pagine che la regione Veneto sia stata in grado di scrivere in tema di democrazia.

Sia ben chiaro, non c'è l'ho con chi ha costruito la proposta referendaria, spendendo soldi, tempo e impegno, finanche accettare e impegnarsi a promuovere la raccolta dei fondi. A loro va tutta la mia stima e il mio appoggio, per quel che può valere.

La mia reprimenda non è nemmeno rivolta ai consiglieri regionali della scorsa giunta (che poi in buona parte son ancora al loro posto), il mio indice punta tutti quelli che si sono sentiti in qualsivoglia modo tutelati in questa lotta da partiti e uomini che già da molto tempo avevano dimostrato di non avere le intenzioni - e nemmeno le abilità probabilmente - di attuare politiche adatte al raggiungimento dello scopo.

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Doveva bastare constatare la totale mancanza di tutela della cultura veneta, l'inconsistenza delle politiche Federaliste o Autonomiste - non basta svegliarsi un mattino e gridare secessione.

Invece non basta il fatto che nessuno sforzo di promozione a sostegno del referendum sia stato fatto dai partiti e i consiglieri che l'hanno votato. Nemmeno serve che diano la colpa ai veneti, che non hanno pagato per votare.

Basterebbe poco per smettere di credere che loro possano essere dei compagni di lotta, ma se vi accontentate di niente, non basterà mai.

P.S. Serve anche aggiungere che pessime politiche raggiungono solo pessimi risultati ;)

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...Purché se magna

 

Dopo aver commentato le elezioni con O de franza e O de spagna, con “purché se magna” vogliamo concludere questa trilogia sulle elezioni regionali.

Vogliamo dedicare questa parte dando una nostra nuova prospettiva. Ci premono in particolare tre aspetti di queste elezioni: 1) la pacatezza dei candidati; 2) la carenza di idee; 3) la bambinaggine degli indipendentisti.

1. La pacatezza dei candidati

Nel contesto di un’italia sempre più avviata al fallimento politico-economico, della riforma ultra-centralista del titolo V e dell’aggravarsi dei problemi socioeconomici della nostra terra, i principali candidati veneti sono sembrati molto pacati. Non un gesto di stizza, sdegno o risentimento verso quello che sta accadendo.

Se escludiamo Alessio Morosin (su cui commenteremo nel corso dell’articolo), tutti i candidati paiono rassegnati al proprio ruolo di semplici amministratori, proni di fronte all’altare della partitocrazia italiana. Un coraggio che certo non ci aspettavamo da Alessandra Moretti, fervente renziana e quindi mandante dei problemi sopra citati. Il tutto in un’apatica commedia il cui ruolo da protagonista, in quanto non-protagonista, va a Luca Zaia. Attento a non calpestare i piedi dello sbraitante Salvini e della nuova retorica italo-fascista in cui la lega sembra trovarsi tanto bene. Brillante nel confondere autonomia e indipendenza nella speranza di tenere unita una coalizione che parte dai nazionalisti italiani a indipendentisti veneti. 

Toni calmi, voci basse. I candidati alla presidenza del Veneto hanno dimostrato la prudenza di un buon ragioniere-amministratore, più che quella di un buon politico.

Possibile causa ed effetto di questo fenomeno? La totale mancanza di idee e visioni per il futuro della nostra terra. Quella totale assenza di convinzioni e concetti che mantiene saldo il controllo italiano sulla politica veneta . 

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2. La carenza di idee

Eleanor Roosevelt diceva che “Grandi menti discutono di idee, menti mediocri discutono di eventi, piccole menti discutono di persone e di quel che fanno”. Credo che la campagna elettorale veneta sia stata la rappresentazione politica di questo aforisma. 

Se si esclude il tema sanità, su cui i due principali candidati alla presidenza, in un impeto di eroismo, hanno addirittura portato avanti proposte, questa campagna elettorale è stata contraddistinta dalla totale mancanza di proposte politiche.

Questo vuoto è stato colmato dagli sciocchi battibecchi personali tanto cari alla politica italiana. Tanto utili a mantenere l’ordine costituito delle nomenclature italiane, quanto deleteri al coinvolgimento dei cittadini comuni nel processo politico. La totale mancanza di proposte politiche causa poi la totale mancanza di differenze tra i due candidati, al di la delle schermaglie personali. Tutto questo rendendo le elezioni in Veneto più simili alle nomination per un reality show, che ad una reale sfida politica.

Una politica ancorata al passato, per lo più delle persone, perché incapace di guardare al futuro.

Questa mancanza di argomenti concreti, ha il suo climax però nel mondo indipendentista.

3. La bambinaggine dell’indipendentismo

In una situazione così come descritta, l’indipendentismo dovrebbe porsi come vera alternativa al sistema italia. Ma questo purtroppo non è avvenuto.

Gli indipendentisti hanno invece preferito la guerra fratricida, dimostrando ancora una volta lo stato embrionale nel quale versa il movimento indipendentista veneto.

Non ci interessa qui prendere posizione. Riconosciamo pregi e difetti a tutti gli schieramenti indipendentisti, ma tra chi si coalizza con Fratelli d’Italia e Forza Italia e chi invece si condanna, per la mancanza di un programma organico e proposte post-indipendenza, all’anonimato, una reale scelta non esiste. Nonostante ciò crediamo sia notevole, e degno di stima, l'impegno che Indipendenza Veneta, malgrado le diverse censure, sta mettendo nel rendere il discorso indipendentista centrale nella politica veneta.

La vera assente da queste elezioni è stata la politica. La mancanza di un messaggio alternativo e positivo. L’assenza di una visione per il futuro, di una vera alternativa politica per rendere la nostra terra prospera, la nostra società giusta e il nostro futuro migliore.

Stefano Zambon

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