Tassare Meno, Tassare Meglio

La tassazione, assieme alle inefficienze della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, è una delle principali preoccupazioni di molti cittadini veneti. Il livello di tassazione e la gestione burocratica che ne segue sono ostacoli che, per chi ha una partita IVA o gestisce un’azienda, richiedono centinaia di ore di lavoro extra ogni anno, sottraendo tempo alla produzione di ricchezza e danneggiando l'occupazione.

Per chi è dipendente, i fatti qui riportati, potranno sembrare storie assurde alla Lewis Carroll ma ricordiamoci che, oltre a stilare il 730, nulla è più richiesto a chi ha deciso di intraprendere una strada professionale differente dal mettersi in proprio, con i pro e contro che tale scelta comporta. Chiunque decida la via imprenditoriale sa che rischia personalmente, principio che vale ovunque nel mondo. Nello stato italiano però, la situazione è molto differente. Per le imprese italiane, la tassazione è di 25 punti più alta della media UE/EFTA. Nessun imprenditore Veneto si sentirebbe in diritto di criticare così pesantemente questo stato italiano, se si trovasse in qualsiasi altro paese EU. E sì, sono un progressista e sì, non temo di dire che lo stato italiano sia burocrate e ladro.

Sono convinto che sia totalmente errata l’idea che "se tutti pagassero le tasse, le si potrebbero abbassare". A mio parere è spesso vero il contrario:

Prendiamo un esempio da qualcosa che sta a cuore a tutti noi: la casa. L’aliquota IVA sulla prima casa è agevolata al 4%, questo fa sì che pochissimi rischieranno di commettere un crimine per così poco e lo stesso vale per una ristrutturazione per cui l’IVA è al 10%. Con questo non si vuole dire che non esista evasione su ristrutturazione o prima casa, ma è certo che la percentuale è molto bassa e quando si parla di evasione e abusivismo, invece, questa spesso riguarda gli oneri, ossia tasse comunali o semplicemente divieti legati alla zona in cui si vuole edificare. L’evasione è sicuramente un problema, ma è un fatto che il fenomeno sia decisamente eterogeneo. In Veneto i dati parlano chiaro, l’evasione è sotto la media UE, 21% contro i 22.1%. Purtroppo saliamo al 25.1% in centro Italia e arriviamo alla mastodontica cifra di 43.5% nel mezzogiorno.

Lo Stato italiano,perennemente in ritardo con i pagamenti verso i suoi fornitori, porta i boiardi di stato a ingegnarsi su sistemi sempre più arzigogolati di tassazione. Inoltre, se un azienda o un libero professionista deve incassare una somma dallo stato, quest’ultimo difficilmente riconoscerà gli interessi, dato che perfino la Corte di Cassazione ha decretato che è nel pieno diritto dello stato non pagare interessi per il proprio ritardo. Se invece è un azienda ad essere in ritardo con i pagamenti delle tasse, gli interessi lo stato italiano li applicherà con velocità ed efficienza. Si arriva poi all’assurdo, con aziende che ricevono cartelle dall’agenzia per le entrate per fatture che lo stato stesso non ha pagato. Quando si tratta di pagamenti, una regola vige per lo stato, e un’altra per le aziende.

Il caso di qualche anno fa, del deposito auto in provincia di Vicenza che gestisce i fermi amministrativi, è emblematico. L’azienda avanzava circa 374'000,00 € dallo Stato da anni e si è vista arrivare cartelle esattoriali per pagare imposte, anche e soprattutto inerenti a quel fatturato mai realmente realizzato.Più in generale, se un libero professionista o un’azienda emette una fattura che, per vari motivi, il cliente non riesce ad onorare, comunque le imposte legate a tale fattura dovranno essere versate con ovvie conseguenze di liquidità.

Altro grosso problema è l’asseverazione dell’IVA, abbassata da 15’000€ a 5’000€, un impedimento che lo Stato mette soprattutto nei confronti dei piccoli artigiani. Questo è un modo - non tanto gentile – da parte dell’agenzia delle entrate di suggerire agli imprenditori di non provare a chiedere di compensare con lo stato centrale le imposte da versare con i crediti posseduti, perché si riserva il diritto di farvi un controllo. Si potrebbe dire che se un'azienda è in regola non deve temere nulla, ma non è così, molti professionisti, artigiani e aziende sono in difficoltà quando devono dimostrare la propria correttezza a causa della quantità mostruosa di norme presenti. Capita spesso che perfino tra dirigenti pubblici non ci sia una unica valutazione; in più, per fare l’asseverazione, bisogna pagare un professionista per motivi di certificazione, ad un costo di circa 1000/1300 €.

Ci sarebbero moltissimi altri esempi di quanto questo stato porti all'esasperazione i contribuenti.

Il versamento anticipato dell’iva è un’altro esempio di come lo stato italiano possa portare all’esasperazione partite iva e piccole-medie imprese. Una tassa che lo Stato chiede su un ipotetico fatturato per l’anno successivo, un assurdo tutto italiano. Immaginate che un dipendente, a novembre 2018, debba versare anticipatamente una parte delle tasse sull'intero anno lavorativo 2019. Speriamo che non perda il posto di lavoro, perché se così fosse, avrà dato soldi non dovuti allo stato per i mesi che non ha lavorato. Lo stato compenserà con il dipendente solo quando troverà lavoro, non prima, ovviamente se rimane in Italia, non se trovasse lavoro all’estero.

Credo che Sanca debba ripensare il modello di tassazione per il Veneto. Va studiato un sistema equilibrato per tutti i soggetti fiscali e che preveda livelli minori di tassazione.

Credo che Sanca debba considerare l’eliminazione di tutti bonus fiscali che non fanno altro che aumentare la schizofrenia del sistema fiscale. La possibilità invece di detrarre il più possibile aiuterebbe a far emergere il sommerso, dato che tutti sarebbero incentivati a chiedere ricevute, per esempio al maestro che fa ripetizione (sempre nero è), all'artigiano che lavora con i privati e lo scontrino al bar o ristorante.

Sono convinto che l'ideale, anche dal punto di vista “psicologico”, sarebbe che il livello di tassazione complessivo non superasse una percentuale di circa un terzo.

Lo Stato non dovrebbe essere, come nel caso dell’Italia, un socio alla pari o addirittura di maggioranza in una organizzazione imprenditoriale o di liberi professionisti. Esso dovrebbe fare da controllore nel sistema e punire severamente chi evade, chi corrompe o chi fa concorrenza sleale; in altre parole, lo Stato dovrebbe essere arbitro imparziale e severo e non un giocatore fra gli altri. Il giocatore lo dovrebbe fare solo dove il privato non riesce o non può arrivare, o per garantire alcuni servizi fondamentali ai cittadini.

Per far si che il nostro sistema dia margine di movimento agli imprenditori, sopratutto a quei giovani che vogliono ideare nuovi prodotti e servizi, e innovare il mondo che ci circonda, servono poche regole, ma chiare. Oggi come oggi, in Italia è una vera impresa fare impresa.

Considerazione finale, la speranza di tutti noi è che si raggiunga una autonomia fiscale per tutte le regioni italiane, non solo per il Veneto, perché così si potrà creare competizione tra PA, facendo sì che migliori l'efficienza per i cittadini. L'autonomia fiscale deve però anche significare responsabilità, senza uno stato che ripiana continuamente i debiti delle regioni meno virtuose.

Emanuele Maria Dal Lago


Per approfondire:

La Stampa: La mappa dell'evasione fiscale in Italia.

Il Sole 24 ore: Corte conti: in Italia cuneo fiscale 10 punti sopra la media Ue. Tasse sulle imprese 25 punti sopra la media Ue.

Il Sole 24 ore: Con il modello TR sottoscrizione rigorosa.

Radio 24: Sicilia, 52 miliardi di tasse non pagate.

Corriere del Veneto: Lo stato non paga il deposito "mi devono 400 mila euro".

Economia Italia: Evasione fiscale nel mondo: i paesi dove si evadono più tasse.

Rischio Calcolato: Evasione Fiscale: stima del livello di ogni Regione Italiana e degli Stati Europei.

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Esodati e la loro salvaguardia

 

“ GLI ESODATI E LA LORO SALVAGUARDIA : SOLLEVARE L’ECCEZIONE DI INCOSTITUZIONALITA’ O APPLICARE LA PRESUPPOSIZIONE?“

Mi è capitato qualche tempo fa di leggere l'articolo di una giovanissima dottoressa in giurisprudenza, che trattava il tema degli esodati. L'articolo, che vi riporto testualmente, mi ha fatto ritornare alla mente un tema che è sempre meno citato e ragionato. Questo perché è una grande vergogna italiana, una vile mossa che per risolvere dei decennali problemi pensionistici ha pensato bene di condannare un' intera generazione di persone.

Mentre vi scrivo la parola “esodati” mi viene sottolineata in rosso dal programma di scrittura, la cosa a mio avviso non è da sottovalutare, anzi mi fa venire la curiosità se anche in altri paesi e se in altri periodi storici possa essere successa una cosa del genere; la risposta è NO, sembra proprio di no. In altri paesi le riforme pensionistiche sono state affiancate da sistemi di sostegno sociale.

In Europa sono state predisposte salvaguardie simili al reddito di cittadinanza per le persone coinvolte o il modus operandi dei sindacati, improntato solamente alla ricerca del lavoro, ha fatto si che le persone venissero reintrodotte nel mondo produttivo in tempi brevissimi; un esempio è quello Danese dove i lavoratori hanno garantiti fino a 4 anni di disoccupazione al 95% e gli stessi, mediamente, grazie ai sindacati trovano un nuovo impiego entro 3 mesi e Il nuovo impiego non può avere né un reddito né una qualifica inferiore al precedente, né comportare uno spostamento superiore ai 20 km, questo evita una corsa al ribasso salariale e parallelamente obbliga per i primi sei mesi di frequentare corsi di formazione gratuiti che ne impreziosiscono la professionalità.


A cosa dobbiamo allora questa prodigiosa invenzione della figura del esodato? Bisogna ricercarla nelle elargizioni che sono stati fatte nei decenni scorsi, dove si è riuscito ad andare in pensione anche a 36 anni.

Riporto Il testo della dottoressa Enzo:

"Negli ultimi giorni si è tornato a parlare frequentemente della tanto delicata quanto spinosa questione riguardante la previdenza sociale e la Riforma Monti – Fornero delle pensioni, approvata con il D.L. 6 Dicembre 2011 n. 201 detto Decreto “Salva Italia”.

Uno dei punti più discussi di detta Riforma riguarda l’innalzamento del requisito anagrafico per poter accedere al pensionamento di vecchiaia, circostanza che ha determinato un aumento vertiginoso della categoria dei c.d. “lavoratori esodati”, ossia di quei soggetti che, in procinto di andare in pensione per il raggiungimento dell’età o degli anni contributivi versati secondo le precedenti normative, hanno risolto il proprio rapporto di lavoro entro il 31 Dicembre 2011 in ragione di accordi individuali o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo, per ritrovarsi poi in una sorta di limbo non potendo più accedere al pensionamento in base alla vigente normativa.

Il passaggio dalla vecchia alla nuova disciplina era sempre stato previsto, ma il promulgato Decreto non si è affatto occupato del regime transitorio, limitandosi semplicemente ad utilizzare il c.d. “meccanismo della salvaguardia”, ovvero ad individuare un certo numero di soggetti a cui viene data la possibilità di godere della precedente disciplina pensionistica basata sul sistema di calcolo retributivo.

Nella realtà però i requisiti richiesti per poter accedere a questo trattamento privilegiato sono molto restrittivi cosicchè l’INPS, presentando conti “in rosso” e scarsa liquidità, soddisfa le domande che gli pervengono utilizzando il mero criterio cronologico di presentazione delle stesse.

Tutto ciò ha determinato l’aumento degli esodati che, secondo la valutazione proposta dall’INPS, ammonterebbero ad oltre 387.000 unità e secondo la stima del Governo in sole 65.000 persone.

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La grande difformità tra le due indicazioni, probabilmente, trova la sua spiegazione solo nella circostanza che il Decreto “Salva Italia” ha stanziato la somma di circa 30 milioni di euro a tutela di questi soggetti e la Ragioneria dello Stato ha calcolato che tale somma può garantire la liquidazione delle pensioni, calcolate secondo i vecchi criteri, a non più di un numero di lavoratori di poco superiore alle 60.000 unità.

In presenza di siffatta situazione diviene quindi inevitabile chiedersi, in un sistema di Welfare cioè di Stato sociale – una delle più grandi conquiste Italiane del ‘900 – che dovrebbe basarsi sulla cooperazione tra tutti i protagonisti della vita sociale e in uno Stato di diritto che prevede l’uguaglianza tra le persone come il fondamento della società civile, se possa esistere una così forte discriminazione che coinvolge una fascia enorme di nostri concittadini.

Ritengo non si possa restare impassibili davanti a questo problema che, inevitabilmente, ci allontana sempre più da una giustizia “ideale” e che si debba o attivarsi sollevando l’eccezione di incostituzionalità della Riforma stessa ovvero applicando l’istituto di diritto giurisprudenziale conosciuto come presupposizione.

In questa seconda ipotesi debbono mettersi in discussione per mancanza dei presupposti oggettivi gli accordi sulla base dei quali tanti lavoratori si sono esodati, determinando così una risoluzione del contratto medesimo.

In molti hanno infatti accettato le condizioni di prepensionamento proposte confidando nella garanzia del trattamento pensionistico che precedentemente li tutelava e si sono poi trovati, senza prevedibilità alcuna, ad essere esclusi sia dalla possibilità di ricevere una pensione, sia dalla possibilità di riprendere una qualsiasi attività lavorativa per lo stato avanzato dell’età anagrafica.

Tra le due ipotesi su indicate credo, però, che quella più corretta da intraprendere sia la prima, invocando il diritto quesito di godere del regime previdenziale che il soggetto aveva maturato prima dell’ingresso della Riforma, diritto che la stessa ha negato in piena disapplicazione dell’art. 3 comma 2 della nostra Costituzione, che statuisce come: “…. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”.

Il diritto al lavoro è la fonte della libertà ed esso dev’essere salvaguardato in tutte le sue forme. Poiché con questa Riforma il nostro legislatore ha chiaramente dimostrato di aver perduto il dovuto senso della legittimità Costituzionale, si ribadisce che l’Appello alla Corte Costituzionale è oggi a dir poco doveroso per veder riconosciuti a tutti gli effetti i diritti che sono connaturati ad ogni uomo e che sono il fondamento di ogni Stato democratico e che si voglia dimostrare tale.”

Enzo Samuela

In un nuovo stato, fieramente europeo, dovrà essere ricercato e perseguito il livello standard di riferimento dei paesi che ci circondano.

Perché non è giusto abituarsi a vivere senza garanzie, senza prospettarsi un futuro o senza assicurarsi una serena vecchiaia, non è giusto, soprattutto, se si offre per questo una grandissima percentuale del proprio guadagno.

Questa scelta dovrà essere prima che economica e culturale, una scelta di libertà perché con queste ingiustizie è quella che si limita, la libertà di scegliere come vivere, cosa comprarsi e alla fine come pensare.

Emanuele Borasca

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