# 910 - SVILUPPARE PROGRAMMI SCOLASTICI BASATI SU PARTECIPAZIONE ED EDUCAZIONE CIVICA

 

L'istruzione ha una parte essenziale nello sviluppare il senso di cittadinanza. Proprio per questo essa deve, anche su questi temi, superare gli sterili programmi ministeriali. È essenziale aiutare gli studenti ad essere intraprendenti, dotati degli strumenti critici per comprendere la realtà ed essere empowered. Per fare ciò bisogna che la scuola sviluppi progetti ed esercizi di problem solving proprio a partire dalla politica locale.

La democrazia non dovrebbe essere una caratteristica fondante solo del nostro sistema politico, ma anche dell'educazione pubblica - come degli altri servizi.

Gli studenti devono essere coinvolti non solo nella definizione dei programmi scolastici, ma anche, con la partecipazione di insegnanti e personale, nell'amministrazione delle scuole: dalla preparazione dei cibi nelle mense alle riparazioni di livello ordinario.

Un'educazione che si basa sul diretto coinvolgimento degli studenti aiuta i giovani a capire se stessi e la società che li circonda, creando una comunità attiva e partecipativa

 
Leggi tutto...

# 008 - UTILIZZO DI MINI-PUBLICS COME MODALITÀ NORMALE PER FORNIRE CONSULENZE AL GOVERNO, EVITANDO I PANEL DI SOLI ESPERTI

 

Dovremmo guardare da vicino a come il governo riceve consiglio.

Oggi la pratica usuale è di costruire un gruppo di esperti che analizza la questione e fornisce un consiglio. Ciò crea una situazione in cui tutti entrano nella stanza pensando la stessa cosa. Inoltre ha dei seri problemi di rappresentanza - gli esperti non fanno virtualmente mai parte di gruppi a basso reddito, marginalizzati o vulnerabili. Spesso essi sollevano problemi di conflitto di interessi (il settore finanziario è stato enormemente sovra rappresentato nei gruppi di esperti nelle ultime decadi -  e ne abbiamo pagato tutti il prezzo). Ma ci sono problemi anche nei più bilanciati gruppi delle parti interessate dove non tutti la pensano allo stesso modo. Innanzitutto, esse possono diventare intrinsecamente avversi ad ogni rischio, raggiungendo un minimo comune denominatore tra i vari interessi singoli, e che generalmente tendono a mantenere lo status quo piuttosto che a scegliere il cambiamento.

C’è un modo migliore per farlo, praticato con successo nelle democrazie più avanzate. È conosciuto come mini-public, un gruppo rappresentativo di persone scelto per rappresentare l’intera popolazione. Normali cittadini rappresentano qui i nostri interessi collettivi ascoltando i dati dagli esperti, tirando conclusioni e prendendo decisioni in base a quanto hanno sentito. 

Ogni volta che il governo ha bisogno di consiglio dovrebbe essere costituito un mini-public per fornirlo. Essi devono rappresentare la società – donne, minoranze, e gli appartenenti ai gruppi di basso reddito che tendono a vedere la propria voce esclusa o marginalizzata nei processi di decision-making, dovrebbero essere sempre rappresentati in questi gruppi. Deve essere chiaro che l’utilizzo di mini-public non significa che l’opinione degli esperti è inutile o che non dovrebbe essere ciò che guida la decisione finale, ma solo che la competenza e la decisione dovrebbero essere separate. Esso dovrebbe funzionare come una giuria di tribunale, dovrebbe essergli fornita la questione su cui si cerca consiglio e dovrebbero essergli presentate le opinioni di diversi esperti in sessioni probatorie. I cittadini dovrebbero poi essere liberi di approfondire, interrogando i portatori di interesse, richiedendo ulteriori informazioni e così via. Essi dovrebbero poi giungere a una conclusione e presentarla al governo. Ovviamente, come per quanto riguarda le Policy Academies, il governo è il corpo democraticamente eletto e dovrebbe essere sempre libero di rifiutare il consiglio, ma dovrebbe esistere per legge la pratica di fornire spiegazione scritta al pubblico, riguardo a perché ha deciso di rifiutare il consiglio di un mini-public.

Ci saranno alcune occasioni in cui non sarà appropriato utilizzare un mini-public. Per esempio, nel caso di una improvvisa emergenza di sanità pubblica o per materie legali estremamente complesse. Il governo dovrebbe sempre utilizzare un mini-public ogni volta che ha bisogno di consiglio e nonostante debba esserne garantito diritto all'esenzione, il governo dovrebbe essere obbligato a darne giustificazione.

"Le persone sono troppo stupide per capire", non dovrebbe mai essere un motivo.

 
Leggi tutto...

# 007 - RICORRERE AL BILANCIO PARTECIPATIVO OGNI VOLTA IN CUI SI COSTRUISCE UN BILANCIO PREVENTIVO

 

Già sperimentato nel comune di Vicenza e in alcuni altri in tutto il Veneto, sebbene non incluso nelle istituzioni di governo regionale, il bilancio partecipativo coinvolge i cittadini nel processo di creare priorità di bilancio. Il processo è deliberativo – le persone non solamente votano su dove vogliono che vengano spesi i soldi ma riflettono insieme riguardo alle conseguenze delle loro scelte.

Il bilancio partecipativo non solo aumenta la qualità del processo di costruzione del bilancio, esso aiuta anche le comunità a conoscere e comprendere la complessità di gestire priorità diverse in competizione tra loro quando si assegnano risorse. Proprio come per i mini-publics, le imprese pubbliche dovrebbero utilizzare qualche forma di bilancio partecipativo ogni volta che si costruisce un bilancio, o dovrebbero produrre una giustificazione scritta relativa al perché ciò non è stato fatto.

 
Leggi tutto...

10 Buone Ragioni

Avete Bisogno di qualche buona ragione per Diventare Sanchisti? Eccovene 10! ;)

1. IL VENETO HA BISOGNO DI UNA SVOLTA. Abbiamo bisogno di nuova cultura politica. L’obbiettivo di Sanca Veneta è di creare un nuovo approccio al rapporto tra cittadinanza e istituzioni fatto di partecipazione e trasparenza. Creare un’alternativa per un Veneto che merita più di quello che la sua attuale classe dirigente può dare.

2. SIAMO DIVERSI. Tra le pochezze e le carnavalate dell'indipendentismo veneto e il dogmatismo centralista della sinistra italiana, abbiamo deciso di differenziarci. Nessuno di questi due mondi ci appartiene, ed esattamente per questo siamo nati.

3. SIAMO LA VOCE DEI GIOVANI VENETI. La gioventù veneta è sempre più lontana da una politica che li delude e dimentica. Il consiglio direttivo ha un'età media di 25 anni. Il nostro obbiettivo è dargli una voce, perché se i giovani veneti non hanno opportunità e non vedono prospettive di cambiamento, il Veneto non ha futuro. Noi siamo l’antidoto a questa malattia.

4. SIAMO MOLTI DI PIÙ DI QUANTO PENSIAMO. Quando siamo nati eravamo stupiti di essere una decina o poco più, oggi siamo un gruppo molto più numeroso e in continua espansione. Ci hanno convinto che essere indipendentisti e progressisti sia un ossimoro. Non lo è. Siamo parte di un movimento globale per l’autodeterminazione.

5. LA SINISTRA ITALIANA HA FALLITO IN VENETO. A livello territoriale la sinistra italiana ha dimostrato la propria incompetenza nell’ascoltare, comprendere e analizzare il Veneto. Asservita alla linea e ai diktat romani e impegnata più nei propri conflitti interni, ha dimenticato le priorità e gli interessi di Veneto e Veneti.

6. L'EUROPA STA CAMBIANDO. Movimenti autonomisti e indipendentisti stanno conquistando la scena politica di molti stati membri, dalla Scozia alla Corsica passando per la Catalunya. Il loro, e il nostro messaggio è chiaro: vogliamo un Europa nuova, più democratica e meno burocratica, che serva gli interessi dei propri popoli piuttosto che quelli delle burocrazie degli stati membri.

7. SANCA È INTELLIGENZA COLLETTIVA. Il nostro team è giovane e ambizioso. All’interno di Sanca non ci sono capetti o omeni forti, orticelli da coltivare o correnti da prendere. In Sanca Veneta le decisioni vengono prese collettivamente e ogni attivista ha I diritto di esprimersi a riguardo. Ogni dibattito ci rende più forti, ogni battaglia più motivati.

8. ABBIAMO UN MESSAGGIO DI POSITIVITÀ. Vogliamo mandare un segnale di speranza e partecipazione. Lamentarci o chiuderci nelle nostre nicchie di conforto non ci portera da nessuna parte. La paura e l’apatia non ci porteranno da nessuna parte.

9. CULTURA E LINGUA VENETA NON POSSONO ESSERE MONOPOLIO DI PARTITO. Preservare e valorizzare l’identità veneta è fondamentale per affrontare le sfide che la globalizzazione ci pone innanzi. Lasciare a una sola parte politica questo compito significa arrenderci al populismo, all'incompetenza e agli stereotipi oggi ancora troppo diffusi.

10. SIAMO IL FUTURO DELLA POLITICA VENETA! 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS