Venezia e Mestre

Uno dei temi che probabilmente coloreranno la scena politica veneziana nel 2015 sarà quasi sicuramente il Referendum per la separazione Venezia e Mestre.

L’argomento è comunque noto al pubblico locale in quanto sarebbe la quinta volta che i cittadini vengono chiamati a dire la loro in merito; la prima fu nel 1979 (si: 27,61%, no: 72.39%), la seconda nel 1989 (si: 42.2%, no: 57.8%), la terza nel 1994, dove i si arrivarono al 44.43% contro i no che si stabilizzarono su un 55,57%; l'ultima volta, nel 2003, il tema venne fatto passare sotto silenzio e non si raggiunse il quorum partecipativo.

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Visca Catalunya!

Ghe domando ai popoli de sta tera,ghe domando ai media
e ghe domando anca ai goerni democradeghi de sta tera
de jutar el popolo Catalan nel deçìder del propio doman*.

Dopo decenni di battaglie sociali e politiche, la Catalunya ha finalmente celebrato il suo referendum.

Circa 2,3 milioni i votanti, 2 semplici domande: Vuoi che la Catalunya diventi uno Stato? Se si, vuoi che questo stato sia indipendente?.

Un atto di sovranità catalana. L’esito e chiaro: l’80% dei votanti, dopo ore di coda, ha scelto il cambiamento, l’indipendenza. Un referendum che non darà l’indipendenza immediata, ma che costituisce una tappa fondamentale nel percorso verso l’autodeterminazione. I catalani infatti, nonostante le minacce di Madrid (condite da foto di carri armati diretti a Barcellona), il silenzio di Bruxelles e i mille escamotage per nascondere le urne elettorali, hanno riempito i seggi e votato in massa.

Come ha ben riassunto Marta Rovira, segratario di ERC, "Il messaggio di 2 milioni di catalani e chiaro: creare un nuovo stato"

Madrid e ora ai ferri corti. Pare che Mas concederà a Madrid 1 o 2 settimane per negoziare un referendum formale. In caso contrario: elezioni anticipate nella Generalitat con lista unica di tutti i movimenti indipendentisti (CiU e ERC in testa) con un solo obbiettivo: l'indipendenza.

La storia non si ferma, né con la repressione né con il crimine, come disse Salvador Allende. E se 25 anni fa cadeva il muro di Berlino, in uno dei più importanti eventi nella storia europea, il voto del 9 Novembre segna una tappa altrettanto fondamentale. Se a Berlino significò una riunificazione della Germania e d'Europa, con il referendum Catalano (e prima con quello Scozzese), le lancette della storia ci dicono che il tempo è arrivato per un'Europa vera. Un'Europa emancipata dagli stati ottocenteschi e i nazionalismi che da esse naquero.

Non possiamo che festeggiare questo voto. Un voto che insegna che la volontà di un popolo e di una classe dirigente seria può scavalcare ogni ostacolo: burocratico, ideologico e costituzionale.

Una lezione di democrazia 

Stefano Zambon

*Dichiarazione di Artur Mas a margine della comunicazione dei risultati del referendum .

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Renzi non è Cameron.

Vox popoli vox dei e gli scozzesi hanno deciso di restare legati alla Gran Bretagna.

Che ci faccia piacere o meno, cari democratici e care democratiche, il Regno Unito ha dato al mondo intero una lezione con i contro fiocchi (parole di di un sindacalista NON indipendentista, non nostre), laddove si pensava potessero arrivare solo i conflitti e le rivoluzioni cruente, è stata usata una penna. Un avvenimento non crea una consuetudine, ma traccia un importante precedente: se la democrazia non è un concetto variabile, come negare la stessa possibilità ad altri popoli?

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A chi non piace la Democrazia

In Italia siamo abituati a ragionare à la Risorgimentale.

Non importa che questa visione fosse la stessa della Monarchia e del Fascismo, entrambi agguerriti nemici delle culture locali che hanno caratterizzato i popoli d'Italia dal 456 al 1861.

Alcune fasce della sinistra, i cui rappresentanti politici e mediatici in questi giorni ci illustrano i loro No alla possibile indipendenza scozzese (Gad Lerner e Gianni Pittella, o Enrico Letta che paragona l'indipendenza scozzese all'attentato di Sarajevo - !!!), hanno optato per quella medesima visione Risorgimentale, senza porsi il dubbio che i grandi movimenti nazionalisti dell'ottocento fossero fondati sulla supremazia del grande sul piccolo e non sulla difesa del territorio dal nemico invasore.

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