Schei o democrasìa?

Un comunicato di puro stampo antidemocratico quello dei gruppi studenteschi Udu e Rds Veneti. Ci si oppone infatti all'indizione di un referendum che vuole chiedere ai Veneti di decidere del proprio futuro. Ci si oppone ben coscienti che la maggioranza dei Veneti siano a favore di un nuovo stato più funzionale e capace di rispondere ai bisogni economici, politici e culturali, disattesi dalla tanto glorificata repubblica italiana da una sinistra dogmatica e fortemente centralista. Posizione, quest'ultima, che farebbe inorridire figure di riferimento come Antonio Gramsci che già nei primi anni dall'unità parlava di "accentramento bestiale"*.

Il comunicato subito tuona sulla presunta incostituzionalità del provvedimento. Dimenticando forse che il diritto in quanto tale, è soggetto a interpretazioni. Infatti, leggendo la costituzione, di cui i sottoscrittori di questo comunicato si fanno grandi difensori, all'articolo 10 recita che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. Norme del diritto internazionale che includono il diritto all'autodeterminazione del popoli così come sancito dalla Carta delle Nazioni Unite del 1945, dal “Patto Internazionale sui diritti civili e politici” del 1966 (recepita 11 anni dopo dalla repubblica italiana), dalla “Dichiarazione relativa alle relazioni amichevoli ed alla cooperazione fra stati” del 1970 e dall'Atto finale della conferenza OSCE di Helsinki del 1977. Ulteriori interpretazioni di importanti esperti di diritto, sostengono invece come l'autodeterminazione sia per propria natura superiore allo Stato e quindi pre-costituzionale.

Fa poi sorridere che il comunicato sostenga che l'autodeterminazione sarebbe una "scorciatoia" impercorribile e che bisognerebbe "valorizzare gli ampi spazi di autonomia già previsti dalla nostra carta costituzionale". Sul punto della scorciatoia rimandiamo a qualche volume sulla storia della tante nazioni europee nate nello scorso secolo, dalla Norvegia alla Lituania passando per Repubblica Ceca e Slovacchia. Sul secondo punto la realtà dei fatti smentisce quanto sostenuto: la repubblica italiana rimane infatti centrale e ostile al federalismo ostacolato da destra e sinistra in tutta la storia dell'italia unita. Un centralismo destinato a rinforzarsi data la prossima modifica del Titolo V della tanto amata (e immodificabile) costituzione.

Questi movimenti studenteschi si indignano poi del costo di questo referendum: 14 milioni. Un costo sicuramente rilevante, occorrono però due considerazioni. 1) Il costo del Referendum, come lo stesso comunicato, alla sua ennesima contraddizione, sostiene, sarà finanziatoda privati cittadini; 2) Il Referendum del 2011, con il suo brillante risultato, di cui tutti abbiamo gioito, riguardante energia nucleare, acqua pubblica e giustizia, costò 365 milioni di euro. Evidentemente, il “costo della democrazia” è sostenibile solo quando la causa è sostenuta da questi movimenti. La democrazia è insomma valida solo quando conviene, a loro. Come Sanca Veneta siamo per un abbattimento dei costi del Referendum attraverso il suo accorpamento alle regionali 2015.

Si arriva alle comiche nella chiosa finale. Si riflette infatti sui risultati della possibile indipendenza del Veneto. "Un Veneto indipendente rappresenterebbe a nostro avviso una condanna per la nostra regione, significherebbe una perdita di competitività, di potere contrattuale, sarebbe una pesante sconfitta". Dichiarazioni senza alcuna fonte che le sostenga, se solo si considera l'enorme residuo fiscale (circa 20 miliardi all'anno, 4000 euro pro-capite all'anno) che il Veneto ogni anno, al netto delle tasse pagate al governo centrale, vede svanire. Una dichiarazione senza alcun riscontro reale se si considera che l'economia Veneta si evolve in senso sempre maggiormente europeo, così come osservato nel rapporto annuale di Unioncamere "Veneto Internazionale" che sottolinea come il saldo commerciale Veneto sia in crescita nei confronti dei diversi paesi europei e in discesa nei confronti delle altre regioni.

Come Sanca Veneta sosteniamo la recente approvazione del referendum per l'indipendenza del Veneto come una scelta di democrazia e buon senso. Una scelta in linea con le altre realtà indipendentiste in Europa che il 18 settembre e il 9 novembre eserciteranno il loro democratico diritto di scegliere del proprio futuro. Inoltre, come movimento dichiaratamente collocato alla sinistra del panorama politico, condanniamo l'ottusità di parte della sinistra veneta unionista nel mostrarsi conservatrice e dogmatica riguardo la questione dell'indipendenza. Una sinistra che si è dimenticata di essere portatrice di diritti per tutti, arrendendosi, in comunicati come quello in discussione, a difensore dello status quo italico.

Una polemica di solo sfondo politico che nulla ha a che fare con il sistema educativo Veneto, che subisce non solo i tagli irragionevoli dei governi centrali bipartisan. Tagli dalle ovvie conseguenze, dalle mancanze di fondi che minano il diritto allo studio, alle condizioni degli immobili di scuole e università Venete, che arrivano direttamente dallo Stato centrale tanto amato da Udu e RdS. Oltre a queste battaglie, Sanca Veneta si è già attivata per una scuola più vicina in termini di programmi scolastici al nostro territorio, alla sua storia, cultura e lingua, come già fatto nella nostra richiesta di corsi di studio di lingua e cultura Veneta nelle università Venete ai diversi candidati al rettorato di Ca'Foscari. Crediamo che un Veneto indipendente possa tutelare in modo più efficace il diritto allo studio come già accade in territorio dove l'indipendentismo è maggioritario, basti pensare alle università gratuite in Scozia.  

L'ora è infatti giunta per la fine dei tanti preconcetti della sinistra veneta. I preconcetti di cultura locale e autodeterminazione come argomenti di sola destra leghista hanno già danneggiato abbastanza la sinistra veneta. Questo processo è già in corso, se consideriamo le posizioni favorevoli all'autodeterminazione dei Veneti già espresse da suoi esponenti marcatamente nel sopracitato schieramento politico (es. centri sociali del NordEst e Pietrangelo Pettenò). Ci auguriamo quindi che si superino questi schemi preconcetti, che non fanno onore al vostro essere studenti universitari.

 SANCA VENETA

Note.

* “Il Mezzogiorno e la guerra” pubblicato su “Il grido del Popolo”, nell’aprile del 1916

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Referendum: Approvato!

Il 12 giugno 2014 il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato con un voto a maggioranza di 30 consiglieri su 45 presenti, la PDL 342 per l'indizione di un Referendum Consultivo in cui i Veneti saranno chiamati ad esprimere il loro parere in merito alla permanenza del Veneto all'interno dello stato Italiano o la costituzione di una nuova Repubblica a tutti gli effetti Indipendente.

E' un grande passo avanti nella battaglia che si svolge attorno al tema indipendentista, ma è un segnale importante che pone al centro del dibattito, la vera protagonista che dal consiglio è uscita vittoriosa: la Democrazia, posto che sarà Completa e Libera, solo a referendum avvenuto e al rispetto che le istituzioni Italiane e Venete vorranno dare all'espressione popolare.

Il consigliere Pettenò al quale ci legano più di una visione della politica e di come il nostro territorio dovrebbe essere amministrato, ha preferito non votare per protesta contro i metodi e le basi su cui si poggia questa iniziativa. Siamo d'accordo con lui e con tutti quelli che ritengono che un miglior percorso, che avesse contemplato la riappropriazione della nostra cultura, della nostra storia, una iniziativa che fosse completamente inclusivista e non di schieramento o colore politico, sarebbe stata migliore e più difficilmente strumentalizzato, sia da chi è favorevole come noi che i Veneti possano esprimersi, sia da chi, pur essendo Democratico non vuole assolutamente far esprimere il voto.

Con tutto ciò premesso e con l'invito rivolto a Pietrangelo, alla FDSV e ad ogni soggetto di sinistra, di un confronto ragionato sul tema dell'Indipendenza e del Sovranismo, oggi avremmo voluto vederlo votare SI ad un progetto che demanda al popolo la decisione su un tema che interessa il futuro del nostro territorio.

Da oggi inizia una fase di sostegno all'indizione del Referendum e alla corretta informazione su come l'Indipendenza possa essere favorevole al nostro territorio, ai suoi cittadini e ai popoli d'Italia, vittime in egual modo, dello stesso sistema che sta strozzando ognuno di noi. Un nuovo concetto di potere, più vicino e più controllabile dalla base, un nuovo modo di intendere la cosa pubblica, l'utilizzo delle risorse e l'amministrazione dei beni.

W San Marco!

Matteo Visonà Dalla Pozza

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Italia-Veneto. Approccio Spagnolo o Britannico?

Quale modello sceglierà il governo italiano?

Non è ancora nei notiziari italiani, ma presto lo sarà. La questione dell'indipendentismo sarà calda nei prossimi mesi, sopratutto dopo la consultazione promossa da plebiscito.eu per l'indipendenza ( non atta però a sancirla legalmente)

 Ogni Stato ha un suo approccio alla questione indipendentismo. Due Stati in particolare hanno dimostrato due diversi approcci: la Spagna con la questione Catalana e il Regno Unito con la Scozia.

Il primo un rigido e perentorio rifiuto ad ogni tipo di consultazione, il secondo dialogante e pragmatico nel voler dare voce ai cittadini. Tanto dialogante, che già nell'ottobre 2012 David Cameron ha fissato la data per il tanto atteso referendum sull'indipendenza scozzese.

Intanto in Veneto l'indipendentismo dilaga. Tra i giovani cresce una coscienza indipendentista. I sondaggi si gonfiano dando al Veneto un dirompente 65% di “sì” ad un ipotetico referendum.

L'italia mediti, quale sarà il suo approccio davanti alla volontà veneta di autodeterminazioneModello britannico o spagnolo?

Stefano Zambon

 

References:

https://www.plebiscito.eu/public/home/indexgen

http://rt.com/news/catalonia-independence-referendum-sovereignty-965/

http://www.bbc.co.uk/news/uk-scotland-scotland-politics-19942638

http://www.sancaveneta.org/wp-content/uploads/2014/03/Indipendenza_Ixé.pdf

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