Battiquorum

Ci eravamo schierati contro le trivelle in tempi non sospetti e domenica siamo andati a votare Si al referendum, memori dell’alluvione del ’51 in Veneto. Oggi, invece di cercare di sventolare una discutibile bandiera della vittoria (come si è fatto da più parti), vorremmo fare qualche valutazione sullo strumento referendario in generale e sul ruolo che crediamo dovrà avere in un Veneto Futuro.

Innanzitutto, se ci sono dei veri sconfitti in questo referendum, sono i cittadini della Basilicata. In Basilicata non solo è stato superato il quorum, ma il 96,40% degli elettori ha votato Si. Nonostante ciò, anche davanti alle loro coste, si continueranno ad effettuare trivellazioni oltre la naturale scadenza della concessione. Come offrire dunque una possibilità affinchè la loro volontà sia rispettata?

Noi crediamo che bisognerebbe dare più forza ai referendum regionali e che almeno per alcuni temi dovrebbe essere vincolante il risultato referendario in ogni singola regione.

Inoltre crediamo sia essenziale mettere in discussione il sistema del quorum. L’esistenza del quorum all’interno della legge sul referendum in Italia è un elemento più unico che raro. Esso ne vizia inevitabilmente il risultato. Chi sostiene il no infatti ha un grandissimo incentivo a fare campagna per l’astensione, potendo così sfruttare la base di assenteismo sempre presente che niente ha a che fare con un giudizio relativo al quesito. Spesso anche chi sostiene il si è incentivato a sostenere il voto in se e per se senza entrare nel merito di ciò per cui si vota; entrambi gli schieramenti tendono così a non parlare del contenuto del referendum.

Come ricorda Thomas Benedikter, studioso degli strumenti della democrazia diretta:

 il quorum scaturisce dalla sfiducia nei cittadini. Siccome la partecipazione diretta è sempre stata vista solo come uno strumento di difesa dei cittadini dalle istituzioni, all'epoca della Costituente anche le attività politiche al di fuori dei partiti non venivano considerate un correttivo prezioso del lavoro istituzionale e un momento di partecipazione civica, ma erano guardate con sospetto. La legittimità di un tale atto di difesa contro le istituzioni - la Costituente - andava pertanto comprovata da una maggioranza di elettori. (T. Bendikter, Democrazia diretta. Più potere ai cittadini, 2008) 

Crediamo dunque che sia essenziale inserire questo tema all’interno della nostra riflessione su un Veneto futuro, affinchè la nostra terra possa davvero collocarsi di nuovo, per attenzione alla democrazia e all’interesse dei cittadini, nel novero delle più avanzate democrazie in Europa.

Crediamo che questo cammino dovrebbe essere già imboccato da chi oggi governa il nostro Veneto, eliminando il quorum dai referendum regionali e restituendo lealtà e credibilità all’istituto referendario.

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Il fondo del barile

E' notizia di ieri l'approvazione del bilancio preventivo 2016 della Regione del Veneto. Tra i capi di spesa inseriti al suo interno vi sono 2 milioni di euro per l'indizione di un referendum sull'autonomia.
Come i nostri lettori sapranno siamo convinti sostenitori che un'autonomia ben fatta sia un passaggio essenziale nel percorso di autogoverno per la nostra terra perché permette di costruire gli strumenti di "autosufficienza amministrativa" che sono essenziali per pensare l'indipendenza (come hanno mostrato Scozia e Catalogna) e perché è imprescindibile per la nascita di una classe dirigente matura che abbia la forza e gli strumenti per condurci in quella direzione.
Riteniamo interessante in questa prospettiva anche l'idea, emersa con sempre maggiore forza negli ultimi mesi, di accorpamento delle regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Pensiamo non solo che sia coerente con la storia politica e culturale della maggior parte dei territori oggi amministrati da queste realtà, che hanno costituito per diversi secoli l'anima della Repubblica Veneta, ma che possa darci la forza per accelerare quel percorso di autogoverno di cui il nostro popolo ha così forte necessità. Riprendendo una riflessione condivisa con la deputata Dem Simonetta Rubinato, pensiamo che però un progetto di questo tipo non possa prescindere da dei paletti essenziali:

a) Che ciò non comporti una perdita di potere da parte dei cittadini friulani e triestini.
b) Che tra i poteri ottenuti dalla nuova regione così formata ci sia quello di poter organizzare i propri strumenti di democrazia territoriale (come fa il Trentino con le comunità di valle); ciò garantirebbe la possibilità di costruire una macroregione fatta di Territori molto autonomi (simili alle provincie autonome).
c) Che si rendano evidenti i vantaggi economico - politici di tale operazione anche per i cittadini dell'attuale FVG.
d) Che in tutti i territori e nell'intera nuova regione si recuperino i luoghi, i legami simbolici e pratici con la tradizione e la storia politica locale. Credo che questo aiuterebbe a sconfiggere quella narrazione anti-veneta che purtroppo per molto tempo è stata portata avanti da qualche parte della politica e della cultura Friulana.

Per quanto riguarda il SudTirolo e il Trentino credo che ipotizzare un accorpamento sia pura fantascienza. Il loro statuto di autonomia è sancito dall'Accordo De Gasperi-Gruber, un trattato internazionale firmato nel '46.
Inoltre, se da una parte l'attuale Friuli ed il Veneto hanno percorso secoli di storia politica e sociale comune, all'interno della Serenissima Repubblica, i legami storici e linguistici con il SudTirolo ed in misura minore con il Trentino sono decisamente più deboli.
 
 Rendendo essenziale, in questa direzione, che la Regione del Veneto ottenga autonomie ALMENO equivalenti a quelle attualmente nelle mani del FVG (Anche se, per gli obbiettivi elencati sopra, puntiamo molto più in alto).
Anche una proposta come questa, fatta rispettando l'interpretazioni più rigide dei codici italiani, non ha però evitato che si sollevassero ire funeste che non trovano giustificazione se non nella voglia di fare opposizione a tutti i costi. Abbiamo risposto così a Graziano Azzalin, consigliere regionale del PD, che accusava la legge di essere una copertura al flop della raccolta di fondi per il referendum e di populismo:
a) Il referendum che doveva essere sostenuto dai soldi dei sostenitori era quello sull'indipendenza, quello sull'autonomia era finanziato dalle istituzioni fin dall'inizio. Cosa di cui comunque l'ottimo Matteo Visonà ha scritto qui.
b) Come ha sostenuto spesso Simonetta Rubinato, il risultato del referendum sarà pure scontato ma avere un mandato dei cittadini da poter utilizzare nella trattativa con il governo centrale può fare la differenza nei margini di autonomia che si possono ottenere. Io aggiungerei che dare la parola ai cittadini non può essere mai ritenuto superfluo o sbagliato ed è occasione, come hanno mostrato Catalogna e Scozia, di momenti di grande rinascita democratica.
c) Cosa sono 2 milioni di euro comparati con i 18,2 mld (ultimo dato disponibile) di residuo fiscale del Veneto? Quei soldi dovrebbe darceli lo stato centrale e sono niente rispetto a quanto possiamo ottenere per i nostri cittadini.
d) I tagli fatti sulla pelle dei veneti esistono anche perché da anni viene perpetrato un esproprio fiscale (vergognoso in qualsiasi altro luogo d'Europa) che si traduce inevitabilmente in esproprio di servizi e democrazia.
e) Dov'è finito il senso democratico di un Partito DEMOCRATICO che fa sti discorsi?
f) Se invece di fare sti discorsi rinunciaste ai vitalizi...
 
Infine vorremmo suggerire alla rete delle associazioni studentesche composta da Studenti Per Udu Padova, Unione Degli Universitari - Udu Venezia, Ateneo alla luce del sole - Udu Verona e Rete degli Studenti Medi del Veneto di rileggere la lettera aperta che gli avevamo inviato il 16 giugno 2014 relativamente allo stesso tema. Si vede proprio che non hanno provato a riflettere a mente aperta come gli suggerivamo, "facendo poco onore al loro essere studenti universitari."
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Se vi accontentate di niente

 

Pagare per votare.

A distanza di tempo non riesco ancora a sopportare questa assurda fantozziana beffa, un referendum a pagamento è una delle più bieche e vergognose pagine che la regione Veneto sia stata in grado di scrivere in tema di democrazia.

Sia ben chiaro, non c'è l'ho con chi ha costruito la proposta referendaria, spendendo soldi, tempo e impegno, finanche accettare e impegnarsi a promuovere la raccolta dei fondi. A loro va tutta la mia stima e il mio appoggio, per quel che può valere.

La mia reprimenda non è nemmeno rivolta ai consiglieri regionali della scorsa giunta (che poi in buona parte son ancora al loro posto), il mio indice punta tutti quelli che si sono sentiti in qualsivoglia modo tutelati in questa lotta da partiti e uomini che già da molto tempo avevano dimostrato di non avere le intenzioni - e nemmeno le abilità probabilmente - di attuare politiche adatte al raggiungimento dello scopo.

Ti piace SANCA VENETA? Vuoi aiutarci? 

Doveva bastare constatare la totale mancanza di tutela della cultura veneta, l'inconsistenza delle politiche Federaliste o Autonomiste - non basta svegliarsi un mattino e gridare secessione.

Invece non basta il fatto che nessuno sforzo di promozione a sostegno del referendum sia stato fatto dai partiti e i consiglieri che l'hanno votato. Nemmeno serve che diano la colpa ai veneti, che non hanno pagato per votare.

Basterebbe poco per smettere di credere che loro possano essere dei compagni di lotta, ma se vi accontentate di niente, non basterà mai.

P.S. Serve anche aggiungere che pessime politiche raggiungono solo pessimi risultati ;)

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Venezia e Mestre

Uno dei temi che probabilmente coloreranno la scena politica veneziana nel 2015 sarà quasi sicuramente il Referendum per la separazione Venezia e Mestre.

L’argomento è comunque noto al pubblico locale in quanto sarebbe la quinta volta che i cittadini vengono chiamati a dire la loro in merito; la prima fu nel 1979 (si: 27,61%, no: 72.39%), la seconda nel 1989 (si: 42.2%, no: 57.8%), la terza nel 1994, dove i si arrivarono al 44.43% contro i no che si stabilizzarono su un 55,57%; l'ultima volta, nel 2003, il tema venne fatto passare sotto silenzio e non si raggiunse il quorum partecipativo.

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