Veneto, Europa.

Molti politici e commentatori argomentano ancora troppo spesso che parlare di indipendenza significhi andare nella direzione opposta all'integrazione europea, che significhi chiudersi su se stessi e vivere di folklore. Queste opinioni si basano su un enorme pregiudizio che purtroppo colpisce ancora molti opinionisti, legato alla storia politica del nostro paese ma anche a delle posizioni preconcette che finalmente stanno cominciando a vacillare.
Cosa intendiamo dunque quando affermiamo che, invece, parlare di indipendenza significa fare l'unica scelta autenticamente europeista? Perchè invitiamo chi ci legge ad interessarsi alle elezioni europee?
Per rispondere vogliamo innanzitutto mostrarvi il programma espresso dal partito che più ci piace a livello europeo: EFA - european free alliance, poi le posizioni emerse all'interno dei dibattiti tra i candidati alla presidenza della commissione, che hanno fatto decisamente rivolgere il nostro gradimento verso Ska Keller, candidata per il partito European greens e EFA.
 
EFA, alleanza libera europea, partito europeo nato nel 1981 dai partiti autonomisti e indipendentisti d'Europa, che include tra le sue fila Scottish national party e Esquerra republicana de Catalunya, è un partito che con posizioni principalmente sociali e democratiche difende il diritto di autodeterminazione, la costruzione di un Europa dei popoli e si propone di difendere i diritti e la cultura di tutti.

Il partito ha vinto importantissime battaglie sulla difesa delle lingue regionali e minoritarie (entro i limiti del suo campo d'azione), ha affermato il diritto alla valorizzazione dei patrimoni culturali locali e si è fatto portavoce di grosse battaglie sui diritti.
Il suo programma comunque, costruito insieme al partito degli European Greens non si limita a queste tematiche ma, con grande attenzione alla prospettiva ecologista, sa affrontare tutti i temi importanti che devono essere discussi a livello europeo, superando il limite che purtroppo per troppi anni verdi e regionalisti hanno avuto nel costruire la propria prospettiva politica, e cioè di non saper proporre una prospettiva politica complessiva.
 
Ska Keller, nata nel 1981 in Brandeburgo allora parte della Germania est, è entrata a far parte del Parlamento Europeo nel 2009 ove ha fatto parte della Commissione per il commercio internazionale e della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia. Ska ha studiato studi islamici, studi ebraici e turco presso l'università libera di Berlino e parla sei lingue.
Ella ed i suoi partiti, sicuramente europeisti, più chiaramente ed energicamente di altri sostengono la necessità di andare verso un'altra Europa, dove la democrazia prevalga sulla diplomazia, dove gli esseri viventi valgano più del denaro, dove popoli e persone abbiano il controllo delle banche e della democrazia.
 
Innanzitutto spenderemo qualche parola in generale sui temi più caldi di queste elezioni, poi ci concentreremo sulle diverse posizioni dei candidati riguardo al tema del cosiddetto "internal enlargement", ovvero se un nuovo stato nato da separazione di uno stato membro avrebbe il diritto a fare parte dell'unione.

 
 Austerità: La Keller afferma con chiarezza che l'austerità non ha funzionato e che ha distrutto quello che potremmo chiamare "il sogno europeo",
 l'ideale condiviso da tutti gli europei che consiste nel non lasciare indietro nessuno. Ska prende come esempio tra gli altri la necessità da parte dell'unione di fermare la pratica, da parte delle banche, di sfrattare le persone che a causa della crisi non riescono a pagare i mutui lasciando intere famiglie senza un tetto sotto il quale rifugiarsi.
 
Disoccupazione: Propone di puntare sulla cultura e sulla ricerca con l'obbiettivo di creare posti di lavoro. Ricorda nello specifico gli investimenti in rinnovabili e innovazione che avrebbero l'effetto non solo di dare spazio ai giovani ricercatori ma anche di creare nuovi posti di lavoro a tutto tondo. Ska puntalizza che i posti di lavoro da creare devono essere lavori di qualità e non gli "stage non pagati" che purtroppo ad oggi giustificano lo sfruttamento di molti.
 
Immigrazione: Bisogna puntare sull'immigrazione legale e darle gli strumenti per funzionare. Le persone sono persone e devono avere la possibilità di essere protette dall'unione (che deve meritarsi il nobel per la pace assegnatole) quando fuggano da situazioni di conflitto o di estrema povertà.
 
Energia: Oltre ad affermare la necessità di puntare sulle energie rinnovabili e sull'efficienza energetica la Keller si sofferma qui sull'impraticabilità di fracking e nucleare, due pratiche non solo pericolose, ma che i cittadini hanno avversato e avversano.
 
Unione Bancaria: E' necessario proseguire sulla strada dell'unione affinché non debbano essere più i cittadini a dover pagare, ma una volta per tutte comincino a pagare i proprietari delle banche, coloro che da esse derivano i propri profitti.
 
Ma quali sono le posizioni dei candidati europei su autodeterminazione ed internal enlargement?
 

 
 Alla domanda della giornalista, la quale chiede se i nuovi stati nati da separazione dei membri debbano avere automaticamente diritto alla membership, i candidati rispondono:
 
Guy Verhofstadt:  Non rispondendo granchè alla domanda, afferma che l'unione europea non dovrebbe interferire nella questione dell'indipendenza affermando però che l'opinione dei cittadini è fondamentale e che l'unione dovrebbe assumere un ruolo positivo nel dialogo tra le parti ("differentemente da come abbiamo visto fare a Barroso nelle ultime settimane e negli ultimi mesi").

Alexis Tsipras: La sinistra europea sostiene il diritto di autodeterminazione, ma pensiamo che non dovremmo incoraggiare il cambiamento dei confini. Pensiamo che piuttosto sarebbe il caso di puntare a forme di maggiore autonomia all'interno dei confini attuali (devolution).
 
Ska Keller: "Per me il diritto delle persone di decidere riguardo al proprio futuro è molto importante" e "Se io sarò presidente sarò contentissima di accogliere questi stati, se vorranno far parte dell'unione europea."
 
Jean Claude Junker: anch'egli non rispondendo alla domanda, afferma però che l'unione europea non dovrebbe mettere il naso nelle questioni relative all'indipendenza e che bisogna rispettare sempre e comunque quanto affermato dalle costituzioni degli stati membri.
 
Martin Shultz: Dipende dal singolo caso. Innanzi tutto bisogna rispettare le costituzioni nazionali, ad ogni buon conto quando questi stati avessero ottenuto l'indipendenza dovranno seguire il percorso di adesione all'unione seguendo le procedure per i nuovi stati.
 
 
Ma possiamo scegliere liberamente chi votare? No, come sempre più spesso succede infatti, l'Italia si colloca con la sua legge elettorale nell'illegalità. Ponendo infatti la soglia di sbarramento del 4% e il vincolo di raccolta delle liste su base nazionale, che per delle elezioni come quelle europee non hanno alcun senso come evidenziato dalla corte d'appello di Venezia, l'Italia esclude tutti i partiti che non siano a base nazionale dal potersi presentare alle elezioni, impedendo ai cittadini di votare le liste collegate a EFA, e taglia fuori tutte quelle liste che pur potendo contribuire ai propri partiti europei con alcuni rappresentanti in parlamento (portando ivi le istanze locali) si trovano al di sotto del 4% (come probabilmente i Verdi).
 
Che fare? Ovviamente non vogliamo dare con questo articolo alcuna indicazione di voto. Speriamo però che esso possa servire a tutti i lettori a chiarirsi le idee su che posizioni esprimono i candidati sui temi che ci stanno maggiormente a cuore e su quali sono i candidati e i partiti che si sono schierati più chiaramente a favore del diritto di autodeterminazione. Vi invitiamo a recarvi al seggio (anche fosse ad annullare la scheda) e a pensare a questi temi quando vi troverete nella cabina elettorale. 
 
 
 
Per approfondire:
 
 

Come potrebbe essere composto il parlamento europeo secondo gli ultimi sondaggi

 

 
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Lettera aperta/Petizione: Lingua e cultura Veneta nelle università Venete.

Valorizziamo il patrimonio linguistico e culturale Veneto. Cominciamo dalle nostre università.

Con questo obbiettivo, abbiamo inviato una lettera aperta ai candidati rettori dell'università Ca' Foscari di Venezia per proporre l'introduzione di corsi di lingua e cultura Veneta all'interno dell'offerta didattica di una delle più importanti università venete. Nella speranze inoltre, che altre università accolgano questa proposta. Una proposta che parla di opportunità e diritti, che vuole promuovere una lingua e una cultura per troppo tempo dimenticate e marginalizzate.

Abbiamo inoltre lanciato una petizione online per supportare questa causa. Vi chiediamo di sottoscriverla QUI

Riportiamo di seguito la nostra lettera aperta

"Ai candidati alla carica di Magnifico Rettore dell'università Ca'Foscari di Venezia da parte di un gruppo di studenti ed ex-studenti degli atenei Veneziani e Patavini raccolti sotto la sigla: Sanca/Sinistra Veneta Indipendentista".

Gentili candidati,

Con la presente vorremmo portare alla vostra attenzione alcune riflessioni e proposte che desidereremmo prendeste in considerazione all'interno del vostro mandato di governo.

Una tematica locale, ma europea, una questione di diritti e di cultura. L'articolo due dello Statuto dell'Università Ca' Foscari alla sezione "Missione dell'Università" sostiene la necessità di questa istituzione  di concorrere allo "sviluppo civile, culturale e scientifico della comunità locale, nazionale e internazionale". Soffermiamoci sul primo dei destinatari di questo sviluppo: la comunità locale. La Carta europea europea delle lingue regionali e minoritarie, così come concepita nel 1992, dichiara (art 7, punto c): "la necessità di un'azione risoluta per promuovere le lingue regionali o minoritarie al fine di salvaguardarle" in quanto, come sostiene il punto "a" del medesimo articolo, "il riconoscimento delle lingue regionali o minoritarie" è "l'espressione della ricchezza culturale" d'Europa. "La facilitazione e/o l'incoraggiamento all'uso orale o scritto delle lingue regionali o minoritarie nella vita pubblica e privata" è uno degli obbiettivi di questa carta, insieme a "la messa a disposizione di forme e mezzi adeguati di insegnamento e di studio delle lingue regionali o minoritarie a tutti gli stadi appropriati" (punto f) e "la promozione degli studi e della ricerca sulle lingue regionali o minoritarie nelle università o negli istituti equivalenti" (punto h).

Perciò ci rivolgiamo a voi in quanto crediamo che l'istituzione universitaria sia la prima a dover intervenire. 

La lingua Veneta, oltre ad essere stata considerata meritevole di tutela da parte del consiglio d'europa nel 2003, riconosciuta dalla regione Veneto con la L.R. n. 8 del 13 aprile 2007 e dalla regione FVG con L.R. 5/2010, è inserita all'interno del Red Book of Endangered Languages prodotto dall'UNESCO. Di cosa parliamo quando parliamo di lingua Veneta? Non parliamo di quella "lingua nuova, chimerica, che non esitiamo a definire mostruosa, inesistente ed improbabile, composta musivamente con tessere di questa o di quella varietà, di questa o quell'epoca." (Manlio Cortellazzo, Perché e come salvare i dialetti del Veneto, Schema n°5 - 1980), parliamo di una lingua multiforme e plurale, portatrice di un patrimonio immenso di quotidianità e vite locali, che non devono essere appiattite in un nuovo idioma artificiale. Una lingua che, seguendo un modello come quello norvegese o quello occitano, può ritrovare utilizzo nei più diversi ambiti del vivere e può diventare risorsa preziosa per il futuro. La nostra preoccupazione per la lingua non ha neanche a che fare con le abusate, e talvolta pericolose, pretese di riscoperta di un identità perduta, ben descritte da Maurizio Bettini in "Contro le Radici", ma con il mettere a frutto un'eredità importante consegnataci dai nostri nonni e bisnonni, che sarebbero piuttosto inorriditi nel vedere come invece l'abbiamo lasciata alle ortiche, disinteressandoci della sua, sempre più veloce, erosione. Un' eredità che, insieme a tante altre, mostra la natura della cultura veneta, fatta di incroci, apporti e dialogo tra le culture più lontane dell'Europa e del mediterraneo, vocazione di incontro e viaggio che sempre di più si rivela preziosa.

Pensiamo che il discorso sulla lingua che abbiamo introdotto nelle righe precedenti (e riproposto pochi giorni fa in un proposta di progetto) possa valere e dovrebbe essere esteso a tutti i campi della cultura veneta. Perché quindi non pensare, oltre all'apertura di un percorso verso l'istituzione di una cattedra di lingua e letteratura veneta (proseguendo nel solco aperto dall'accordo con la Regione Veneto siglato nel 2010), anche un corso di laurea in lingua e cultura veneta, che potrebbe formare coloro che vogliono occuparsi della valorizzazione e della diffusione di questo patrimonio? Un investimento per tutti! Esso potrebbe contenere oltre ai corsi di lingua e letteratura, quelli di storia delle tradizioni popolari, dialettologia, filologia romanza, glottodidattica, etnomusicologia, storia veneta, gestione e progettazione museale, geografia regionale e un attento sguardo alla cultura materiale attingendo agli ottimi corsi già presenti a Venezia e a Padova (e perché no, rivolgendo lo sguardo verso i conservatori e altre istituzioni). Nel resto d'Europa, quasi ovunque, sono arrivati prima di noi, basti pensare ai corsi attivati dalle università di Barcellona, Tolosa o dalle università scozzesi. Pensiamo sia giunto il momento di colmare questo gap.

D'altra parte, citando F.Vallerani, questo potrebbe contribuire anche a quella "rivalutazione del paesaggio ereditato, ma anche una maggiore conoscenza del proprio spazio vissuto" che sarebbe preziosa nel, non più rimandabile, processo di difesa dei nostri territori dal cemento che ormai è arrivato "oltre le siepi". Un'occasione, inoltre, per riparare agli errori e ai torti a cui lingua e cultura Veneta sono stati costretti per troppo tempo. Lo chiede l'Europa, lo pone come obbiettivo l'ateneo veneziano e pare pure apprezzato dalla popolazione locale, come dimostrato dal successo dell'iniziativa del consenso informato in "dialetto veneziano" del Policlinico San Marco di Mestre.

In attesa di una Vostra risposta abbiamo lanciato una petizione online sulla questione, accessibile QUI.

Speriamo nel Vostro impegno nella salvaguardia di questo patrimonio di inestimabile valore durante il prossimo mandato e nell'augurare buona fortuna ad ogni candidato, Vi inviamo i nostri Cordiali saluti,


SANCA / Sinistra Veneta Indipendentista"

 

Destinatari

BERTINETTI GIORGIO STEFANO 

BRUGIAVINI AGAR 

BUGLIESI MICHELE

CARDINALETTI ANNA

LICALZI MARCO

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Par Tera, Par Mar, San Marco! Le foto del 25 Aprile

Una giornata magnifica, non fosse per il sole che ha fatto brillare piazza San Marco. Un tempo meraviglioso, un segnale che ci indica che possiamo e dobbiamo essere ottimisti. E in quella piazza tanti movimenti e migliaia di persone, 3 mila forse 3500. Tutti uniti per celebrare il simbolo della nostra civiltà e per urlare al mondo che esistiamo e avremo ciò che chiediamo: l'indipendenza.

Per chi l'ha dovuta guardare da lontano, ecco una nostra raccolta di foto del grande evento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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