Il 25 Aprile in piazza, tra liberazione e San Marco

Sanca Veneta parteciperà alla manifestazione spontanea in Piazza San Marco il 25 Aprile, come ormai facciamo dalla nostra nascita. Per questo condanniamo fortemente i divieti e le minacce della questura di Venezia e gli attacchi da parte di esponenti politici contro questa giornata. Crediamo sia fondamentale ribadire come le due celebrazioni del 25 Aprile (San Marco e la liberazione) siano non solo compatibili, ma l'una necessaria all'altra e condannare l'ipocrisia di chi vorrebbe imporre ai veneti di scegliere quale delle due festeggiare.  

Pubblichiamo quindi una riflessione del nostro attivista GianPaolo Zampieri sulla questione. 

"Non prendiamoci in giro, sul 25 Aprile a Venezia si ammanta un enorme velo di finzione ed ipocrisia

Da una parte vi sono i “venetisti” che tutto hanno a cuore tranne la commemorazione del patrono di Venezia, per non parlare della liberazione; dall’altra vi sono le istituzioni pubbliche le quali, rendendosi conto della marea spontanea di indipendentisti, che anno dopo anno, in numero sempre maggiore, sta montando intorno a questa manifestazione cerca di arginare questo evento che non può più passare inosservato.

Si è passati difatti dalle poche decine di persone di qualche anno fa, manifestazioni che potevano essere classificate come meri esempi di folclore locale, alle centinaia se non migliaia degli ultimi due anni; e allora il fenomeno non lo si può più nascondere sotto al tappeto, da qui partono le reazioni che cercano di contrastare questo evento.

C’è chi vorrebbe vietare la manifestazione invocando un decreto prefettizio del 2009, il quale vieterebbe ogni forma di manifestazione politica all’interno di piazza San Marco. A questo punto i rappresentanti del Comune rispondono che non si tratterebbe di una manifestazione politica ma di una normale commemorazione del Santo Patrono della città, posizione più che legittima, a nessuno verrebbe in mente di vietare a Napoli la commemorazione di San Gennaro qualora cadesse in coincidenza con la festa della liberazione.

La verità è che non si può ridurre il 25 aprile a Venezia ad un unicum, se si vuole analizzare questo evento con lucidità e laicità, ci si deve rendere conto che vi sono diversi sentire intorno a questa data in Veneto. Si deve ammettere, in primis, che c’è a chi non va giù nelle istituzioni che ci sia qualcuno in Veneto a cui sta a cuore la commemorazione di San Marco, non tanto dal punto di vista religioso quanto più da quello politico di “orgoglio veneto”; non lo ammetteranno mai ma è così.

Poi tra la schiera dei “devoti” a San Marco ci sono da fare dei distinguo. Ci sono i cittadini di Venezia che vogliono in pieno diritto commemorare il loro Patrono; come detto prima, nessuno si sognerebbe di vietare a napoletani, milanesi, bolognesi etc. una simile cerimonia; e anche volendo, risulterebbe insensato ed illogico farlo.

Poi ci sono quelli provenienti dal resto della Regione che il 25 aprile si recano a Venezia con tanto di sciarpe e gonfaloni per gridare ad alta voce “io sono veneto e ne sono fiero” e tra questi, bisogna essere sinceri, molti non hanno alcuna velleità di ricordare la liberazione dal nazi-fascismo, ma tra questi c’è anche chi come me e i ragazzi di Sanca non capisce perché il 25 aprile debba ridursi a una scelta tra “venetismo” e antifascismo; noi il 25 aprile vogliamo essere in piazza San Marco per rivendicare il nostro “orgoglio veneto”, la nostra profonda identità civica e politica veneta e per affermare il nostro netto, chiaro e incondizionato antifascismo.

Il decreto prefettizio che vieta la manifestazione non fa altro che rimpolpare gli animi dei manifestanti e dare ancora più vigore alla marea crescente; la storia ci ha insegnato che le misure repressive non sono mai servite a tamponare i movimenti popolari. D’altronde non è la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero un diritto garantito dalla Costituzione italiana? E allora lasciateci manifestare, non deve essere necessariamente un assembramento di eversivi, vogliamo solo esprimere la nostra appartenenza veneta e chi ama il Veneto veramente non può che essere antifascista.

E se volete vietarla, vietatela; noi il 25 aprile saremo a Venezia, il 25 aprile è il nostro giorno."

GianPaolo Zampieri

 

Nel corso degli anni abbiamo prodotto diversi articoli riguardanti il 25 Aprile. Se volete approfondire il punto di vista sanchista, qui alcuni link utili:

La riflessione del 25 Aprile 2016 http://sancaveneta.org/index.php/blog/item/393-25-aprile-2016 

Partigiani venetisti http://www.sancaveneta.org/index.php/blog/item/290-partigiani-venetisti/290-partigiani-venetisti 

Resistere e liberare http://www.sancaveneta.org/index.php/blog/item/343-resistere-e-liberare/343-resistere-e-liberare 

Reliberassion http://www.sancaveneta.org/index.php/blog/item/294-reliberasion

 

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Non Basta un NO!

 

In Sanca ci siamo schierati per il NO al referendum costituzionale - bastava una lettura del TITOLO V della riforma per esserlo.

Tuttavia non abbiamo voglia di festeggiare o felicitarci, come se l'esito marcasse un nuovo inizio. Come abbiamo ripetuto molte volte, non siamo per lo status quo (e come potremmo?!) e seppure ci sia sembrato importante schierarci per il minore dei mali, non possiamo e non vogliamo adagiarci nella situazione attuale.

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S'ANCA NO!

 

Mancano tre settimane dal referendum costituzionale.

Noi voteremo NO e vi chiediamo di fare lo stesso. Ecco le nostre motivazioni.

Il vero nucleo di questa riforma, del quale media e politici si sono guardati bene dal discutere, è il suo centralismo. Pare sia un principio su cui l'intero establishment politico italiano concordi: la necessità di mettere più potere nelle mani di Roma e meno in quelle delle comunità.

Se è vero che non possiamo fidarci delle regioni per spendere i nostri soldi, perché dovremmo fidarci di Roma?

Lo stato centrale si è forse dimostrato migliore nel gestire le finanze pubbliche? Se è evidente che alcune regioni dello stato italiano hanno gestito male i nostri soldi, altre hanno invece saputo offrire ai propri cittadini servizi di qualità, senza spendere soldi che non avevano. Una classe politica seria avrebbe saputo valorizzare queste esperienze, invece di buttarle con l'erba cattiva sul rogo delle regioni sprecone. Attacco, da parte delle elite politico-intelletuali italiane, che è diretto anche verso le regioni a statuto speciale, vero capro espiatorio dell'incompetenza della politica nazionale.

Ma non è solo un discorso di efficienza. Se economicamente il centralismo è, nel migliore dei casi pericoloso e nel peggiore disastroso, lo è ancora di più politicamente. Togliere potere alle regioni significa allontanare i cittadini dalla politica e dalla democrazia, dandolo invece in pasto al governo centrale, lontano fisicamente e idealmente, sopratutto per noi veneti.

In poche parole: IL CENTRALISMO FA MISERIA.

La diminuzione dei poteri delle regioni, da 19 a 6, e la clausola di supremazia sono gli strumenti di questo assalto al già limitatissimo potere locale.

Intendiamoci: questa riforma è tra i più grandi ostacoli al percorso di autogoverno del Veneto. Sostenere il contrario, come fa il PD Veneto, è falso e significa prendere in giro i cittadini. Basta infatti visitare le infografiche del comitato del SI per leggere la dicitura Meno potere alle regioni, tra i vantaggi di questa riforma (sic!, ma par davèro).

Questo referendum mette ulteriormente in piazza come il Partito Democratico continui a remare contro il Veneto. Pensiamo al cosiddetto emendamento Rubinato, che avrebbe permesso alle regioni dello stato italiano di negoziare forme di autonomia speciale. Emendamento bocciato dall'intero PD, con tanto di dura reprimenda da parte del segretario Veneto - De Menech - contro la senatrice eretica.

Come difensori del principio di autogoverno delle comunità, l'idea di un senato sul modello del bundesrat tedesco avrebbe anche potuto piacerci. Crediamo però che esso abbia senso solo quando sia parte di un vero sistema federale. Se in cambio della sua creazione i territori devono invece perdere qualsiasi funzione legislativa - grazie alla clausola di supremazia - allora non possiamo che manifestare il nostro più profondo disaccordo.

Non siamo certo tra quelli che credono che la Costituzione sia sacra o immodificabile - figuratevi :)

Non condividiamo però neanche l'opinione di chi, anche se poco convinto dalla riforma, voterà SI perché BISOGNA CAMBIARE. Cambiare solo per cambiare non ha alcun senso, specialmente se si cambia in peggio.

Per concludere, abbiamo risposta chiara alla domanda che il referendum ci pone: S'ANCA NO!

 
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