Tocheto par tocheto

Perchè se si riguarda all'origine, all'institutione, et à progressi di quella felicissima Patria, non può vedersi ne la maggiore, ne la più memorabile in qual si vogli età presente ò passata. Et se da altra parte si considera la nobiltà dell'Altezza vostra non può trovarsi in Italia, chi le se possa agevolmente paragonare

Francesco Sansovino (1521-1586)

Se è questo ciò scrisse un foresto che si definiva Toscano per natura, Veneto per elettione, vale la pena rifletterci: il continuo scredito della causa Veneta, basata su considerazioni e stereotipi, intimano il panorama indipendentista, e quindi anche noi, a prenderne atto.

Lo sviluppo della civiltà Veneta risale attorno al 1000 a.C. ed ebbe Este come epicentro, città che oggi ospita il museo archeologico dei Veneti Antichi; ma come ha fatto notare Franco Rocchetta, all'esterno, non sventola il Gonfalone. Da una piccola campana d'allarme alla sua più diretta amplificazione, com'è nel caso del Museo Correr. Nato nel 1830 con l’obiettivo di far conoscere ai posteri la storia e la grandezza della Serenissima Repubblica, oggi, il più importante museo veneziano, è allestito al fine di raccontare solo gli ultimi 200 anni di dominazioni straniere fra coccarde tricolori e la statua di Napoleone, mentre nelle sue soffitte riposano 14 secoli di storia Veneta. La legge regionale n.° 8 del 2007 nacque, appunto, per far fronte ad una eccidio culturale restituendo la status di lingua al Veneto (considerato idioma unitario dal linguista R. Ferguson nel 2005), che nel 2014 venne riconosciuta anche in Brasile nella variante del Taliàn.

Questa è una battaglia portata avanti da anni da Raixe Venete, una organizzazione no-profit che si impegna attivamente nel divulgare una una storia scomoda, che non trova posto nei libri scolastici, nelle istituzioni nazionali prettamente centraliste e nemmeno nella cultura. Si pensi alla mancata realizzazione del museo di storia Veneta proposto nella legge regionale.

Perché? Noi ce lo siamo chiesti.

Proviamo quindi a sintetizzare la nostra storia. 

Come sempre, lungi da Sanca l’utilizzo della nostra storia per meri fini nazionalisti o prevaricazioni etnico-religiose, a tal proposito vi auguriamo buona lettura!

In merito alla non esistenza del Popolo Veneto, lo storico Gianfranco Cavallin, in questo video, ci spiega come addirittura i Romani distinsero i Veneti dagli altri popoli italici ben due secoli prima di Cristo. Il nome storico Venetia et Histria dato alla Provincia Romana Regio X dopo la sua istituzione nel 7 d.C., ne riflette le origini antropologiche. Come ci ricorda il conte Iacopo Filiasi nel Memorie de’ Veneti Primi e Secondi, i primi sono gli antichi antenati, mentre i secondi sono coloro che, emigrando dall'entroterra ed insediatisi nelle lagune, si federano e creano il Dogado.

Fedele alleata di Bisanzio, Venezia sarà influenzata da essa nella politica, nei commerci e nei costumi per secoli e secoli. Ma, nel 828, con la traslazione del corpo di San Marco da Alessandria d’Egitto, Venezia accrebbe d’importanza a discapito dei Greci, avviando un lento ma inesorabile distaccamento del quale è complice l’abissale distanza dalla capitale imperiale. Infatti, i Veneti lagunari godettero di una vasta autonomia che si tramutò in indipendenza. Un percorso in cui Venezia affermò la sua sovranità divenendo de facto una potenza europea a tutti gli effetti.

Il pluralismo, uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto, fu consacrato con l’istituzione del Maggior Consiglio (1172), molti decenni prima che venisse emanata la Magna Carta Libertatum (1215) in Inghilterra. Patria del Diritto Veneziano, erroneamente definito costola di quello Romano, emana il primo decreto della storia contro la schiavitù nel 960 e dal 1501 si impegna a proteggere la Laguna Veneta dando vita all’antenato del Magistrato delle Acque, organo soppresso rispettivamente dai francesi nel 1808 e dagli italiani nel 1866 (poi ripreso), un antesignano della eco-sostenibilità per cui ci si batte oggi, credendo nella riqualificazione di ciò che abbiamo nel territorio.

La Serrata del Maggior Consiglio del 1297 è associata erroneamente ad un golpe, quando invece fu il riconoscimento una classe dirigente ottenuto con votazione, a cui partecipò anche l’Arengo. La legalità era garantita dagli organi costituzionali e la durata delle cariche pubbliche era commisurata al loro potere per poi incorrere in una vacatio obbligatoria. Come continuatrice dello Stato, la nobiltà s’accollo un’enorme responsabilità. Infatti, quel processo segreto, e se vogliamo sommario, orchestrato dal Consiglio dei Dieci era il trattamento riservato ai potenti e non ai sudditi, che bensì venivano giudicati dalla Quarantia tramite processo pubblico.

Non fu una repubblica marinara che visse di scorrerie. La ricchezza di Venezia è legittimata dal duro lavoro e dal commercio, il cui successo era garantito da élite di diplomatici sparsi nei poli più importanti dell’epoca. Molte città di terraferma infatti, in cerca del buon governo dei buoni Veneti, si proposero e vennero dedotte alla Repubblica a partire dalla fine del XIII secolo fino ai primi del XVI secolo. Altre, furono prese con la forza com'era d'uso ai tempi. Il significato negativo associato alla Dominante da alcuni Veneti d’entroterra di oggi, è una tesi che non sussiste se si pensa alle rivolte popolari scoppiate in difesa dello Stato Veneto contro le truppe napoleoniche, durante le quali i contadini diedero la vita al grido Viva San Marco! piuttosto di cambiare regime. Inoltre, Venezia si impegnò a mantenere gli statuti dei suoi possedimenti terreni e marittimi, concedendo ad essi un’accesa autonomia. Come ci ricorda l’avv. Renzo Fogliata in questo discorso ad Apindustria, Vicenza nel XVI secolo commerciava direttamente con il Sacro Romano Impero, senza pagare alcun dazio alla capitale o aver il bisogno di permessi speciali. Furono anche attuate delle manovre economiche, con investimenti a fondo perduto, che affermarono alcune importanti aziende che vivono ancora oggi.

La condizione federalista, già largamente presente negli strati della società, e la ricerca di un ampio respiro sul Mediterraneo, estraniano il Popolo Veneto da qualsiasi idea unitarista volontaria. Non a caso, Indro Montanelli, definì la nostra storia come non italiana.

L'antica letteratura dipinge una Venezia aperta, tollerante e multiculturale. Basti pensare al Ghetto (dal Veneziano Geto) Ebraico e alle sue cinque sinagoghe. Dopo lo scoppio della peste nera, molti ebrei, accusati di maleficio, trovarono rifugio dai pogrom europei proprio in Veneto, in città come Venezia e Padova (ancora dominio dei Carraresi). Pochi sanno che Venezia è l’unica città del vecchio continente ad aver un nome in arabo, al-Bunduqiyya. Infatti, come ci racconta la docente in Ca’ Foscari M. Pedani in Venezia Porta d’Oriente, la vita della Repubblica è stata segnata da secoli di rapporti fra il mondo Cristiano e il mondo Musulmano, e l'esempio lampante è il Fontego dei Turchi. Nel libro vengono riportati degli esempi secondi i quali la bandiera della Serenissima potrebbe addirittura avere origini levantine.

Seppur custodendo gelosamente il proprio diritto di cittadinanza, i commerci fecero della capitale del Veneto ciò che in oriente era Istanbul: un crocevia dove convivono pacificamente i popoli di due continenti. Associando al nostro multiculturalismo il Fontego dei Tedeschi, e quindi al protestantesimo, possiamo riallacciarci all’era della Controriforma. E’ proprio in quel periodo, infatti, che i crescenti dissapori tra la Repubblica e lo Stato della Chiesa sfociarono nell’ennesima scomunica (1606). Venezia, non riconobbe alcuna autorità dopo quella di Dio e boicottò l’interdetto papale rivendicando il diritto dello Stato di decidere anche in materie ecclesiastiche. Il teologo marciano Paolo Sarpi (1552-1623) credette fermamente nella battaglia contro il sistema ecclesiastico teorizzando un rafforzamento delle istituzioni giuridiche per garantire la divisione del potere tra Stato e Chiesa.

Potremo metterci a discutere anche del mito della decadenza veneta settecentesca (lo Stato Veneto era uno dei più ricchi d'Europa alla sua caduta), ma siamo tutti d’accordo che secoli e secoli di storia andrebbero approfonditi di più, e Sanca intende solo darvi degli spunti di riflessione per poi affidarvi a mani più esperte della storiografia libera dalle vessazioni a cui siamo stati abituati da oltre due secoli.

Il nostro pensiero politico è il frutto di un’attenta analisi storico-sociale, lontana dall'errore della contestualizzazione delle epoche storiche.

Recentemente, Focus Storia ha pubblicato un articolo che si pone la domanda per la quale molti di noi si sono avvicinati all’indipendentismo: Venezia fu liberata o assassinata? Una questione ancora aperta, che oggi ha sfruttato il trampolino della crisi per gettarsi a capofitto su di noi, ritornando di attualità.

Ci impegniamo affinché la coesione sociale, che ha fatto la Serenissima lo Stato più duraturo della storia, sia la base per un Veneto libero.

Riccardo Penzo

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Retrogradi

Mentre i rappresentanti dello Stato tricolore, attraverso la complicità di tv e quotidiani nazionali, impongono il silenzio stampa o informazione a senso unico sulla scelta veneta di inserirsi nel solco tracciato da Scozia e Catalogna, sempre più persone hanno fatto e stanno facendo una sorta di coming out dichiarandosi a favore dell'indipendenza. Scelta spesso evidenziata issando il gonfalone veneto alla finestra della propria casa.

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Lettera aperta/Petizione: Lingua e cultura Veneta nelle università Venete.

Valorizziamo il patrimonio linguistico e culturale Veneto. Cominciamo dalle nostre università.

Con questo obbiettivo, abbiamo inviato una lettera aperta ai candidati rettori dell'università Ca' Foscari di Venezia per proporre l'introduzione di corsi di lingua e cultura Veneta all'interno dell'offerta didattica di una delle più importanti università venete. Nella speranze inoltre, che altre università accolgano questa proposta. Una proposta che parla di opportunità e diritti, che vuole promuovere una lingua e una cultura per troppo tempo dimenticate e marginalizzate.

Abbiamo inoltre lanciato una petizione online per supportare questa causa. Vi chiediamo di sottoscriverla QUI

Riportiamo di seguito la nostra lettera aperta

"Ai candidati alla carica di Magnifico Rettore dell'università Ca'Foscari di Venezia da parte di un gruppo di studenti ed ex-studenti degli atenei Veneziani e Patavini raccolti sotto la sigla: Sanca/Sinistra Veneta Indipendentista".

Gentili candidati,

Con la presente vorremmo portare alla vostra attenzione alcune riflessioni e proposte che desidereremmo prendeste in considerazione all'interno del vostro mandato di governo.

Una tematica locale, ma europea, una questione di diritti e di cultura. L'articolo due dello Statuto dell'Università Ca' Foscari alla sezione "Missione dell'Università" sostiene la necessità di questa istituzione  di concorrere allo "sviluppo civile, culturale e scientifico della comunità locale, nazionale e internazionale". Soffermiamoci sul primo dei destinatari di questo sviluppo: la comunità locale. La Carta europea europea delle lingue regionali e minoritarie, così come concepita nel 1992, dichiara (art 7, punto c): "la necessità di un'azione risoluta per promuovere le lingue regionali o minoritarie al fine di salvaguardarle" in quanto, come sostiene il punto "a" del medesimo articolo, "il riconoscimento delle lingue regionali o minoritarie" è "l'espressione della ricchezza culturale" d'Europa. "La facilitazione e/o l'incoraggiamento all'uso orale o scritto delle lingue regionali o minoritarie nella vita pubblica e privata" è uno degli obbiettivi di questa carta, insieme a "la messa a disposizione di forme e mezzi adeguati di insegnamento e di studio delle lingue regionali o minoritarie a tutti gli stadi appropriati" (punto f) e "la promozione degli studi e della ricerca sulle lingue regionali o minoritarie nelle università o negli istituti equivalenti" (punto h).

Perciò ci rivolgiamo a voi in quanto crediamo che l'istituzione universitaria sia la prima a dover intervenire. 

La lingua Veneta, oltre ad essere stata considerata meritevole di tutela da parte del consiglio d'europa nel 2003, riconosciuta dalla regione Veneto con la L.R. n. 8 del 13 aprile 2007 e dalla regione FVG con L.R. 5/2010, è inserita all'interno del Red Book of Endangered Languages prodotto dall'UNESCO. Di cosa parliamo quando parliamo di lingua Veneta? Non parliamo di quella "lingua nuova, chimerica, che non esitiamo a definire mostruosa, inesistente ed improbabile, composta musivamente con tessere di questa o di quella varietà, di questa o quell'epoca." (Manlio Cortellazzo, Perché e come salvare i dialetti del Veneto, Schema n°5 - 1980), parliamo di una lingua multiforme e plurale, portatrice di un patrimonio immenso di quotidianità e vite locali, che non devono essere appiattite in un nuovo idioma artificiale. Una lingua che, seguendo un modello come quello norvegese o quello occitano, può ritrovare utilizzo nei più diversi ambiti del vivere e può diventare risorsa preziosa per il futuro. La nostra preoccupazione per la lingua non ha neanche a che fare con le abusate, e talvolta pericolose, pretese di riscoperta di un identità perduta, ben descritte da Maurizio Bettini in "Contro le Radici", ma con il mettere a frutto un'eredità importante consegnataci dai nostri nonni e bisnonni, che sarebbero piuttosto inorriditi nel vedere come invece l'abbiamo lasciata alle ortiche, disinteressandoci della sua, sempre più veloce, erosione. Un' eredità che, insieme a tante altre, mostra la natura della cultura veneta, fatta di incroci, apporti e dialogo tra le culture più lontane dell'Europa e del mediterraneo, vocazione di incontro e viaggio che sempre di più si rivela preziosa.

Pensiamo che il discorso sulla lingua che abbiamo introdotto nelle righe precedenti (e riproposto pochi giorni fa in un proposta di progetto) possa valere e dovrebbe essere esteso a tutti i campi della cultura veneta. Perché quindi non pensare, oltre all'apertura di un percorso verso l'istituzione di una cattedra di lingua e letteratura veneta (proseguendo nel solco aperto dall'accordo con la Regione Veneto siglato nel 2010), anche un corso di laurea in lingua e cultura veneta, che potrebbe formare coloro che vogliono occuparsi della valorizzazione e della diffusione di questo patrimonio? Un investimento per tutti! Esso potrebbe contenere oltre ai corsi di lingua e letteratura, quelli di storia delle tradizioni popolari, dialettologia, filologia romanza, glottodidattica, etnomusicologia, storia veneta, gestione e progettazione museale, geografia regionale e un attento sguardo alla cultura materiale attingendo agli ottimi corsi già presenti a Venezia e a Padova (e perché no, rivolgendo lo sguardo verso i conservatori e altre istituzioni). Nel resto d'Europa, quasi ovunque, sono arrivati prima di noi, basti pensare ai corsi attivati dalle università di Barcellona, Tolosa o dalle università scozzesi. Pensiamo sia giunto il momento di colmare questo gap.

D'altra parte, citando F.Vallerani, questo potrebbe contribuire anche a quella "rivalutazione del paesaggio ereditato, ma anche una maggiore conoscenza del proprio spazio vissuto" che sarebbe preziosa nel, non più rimandabile, processo di difesa dei nostri territori dal cemento che ormai è arrivato "oltre le siepi". Un'occasione, inoltre, per riparare agli errori e ai torti a cui lingua e cultura Veneta sono stati costretti per troppo tempo. Lo chiede l'Europa, lo pone come obbiettivo l'ateneo veneziano e pare pure apprezzato dalla popolazione locale, come dimostrato dal successo dell'iniziativa del consenso informato in "dialetto veneziano" del Policlinico San Marco di Mestre.

In attesa di una Vostra risposta abbiamo lanciato una petizione online sulla questione, accessibile QUI.

Speriamo nel Vostro impegno nella salvaguardia di questo patrimonio di inestimabile valore durante il prossimo mandato e nell'augurare buona fortuna ad ogni candidato, Vi inviamo i nostri Cordiali saluti,


SANCA / Sinistra Veneta Indipendentista"

 

Destinatari

BERTINETTI GIORGIO STEFANO 

BRUGIAVINI AGAR 

BUGLIESI MICHELE

CARDINALETTI ANNA

LICALZI MARCO

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