# 910 - SVILUPPARE PROGRAMMI SCOLASTICI BASATI SU PARTECIPAZIONE ED EDUCAZIONE CIVICA

 

L'istruzione ha una parte essenziale nello sviluppare il senso di cittadinanza. Proprio per questo essa deve, anche su questi temi, superare gli sterili programmi ministeriali. È essenziale aiutare gli studenti ad essere intraprendenti, dotati degli strumenti critici per comprendere la realtà ed essere empowered. Per fare ciò bisogna che la scuola sviluppi progetti ed esercizi di problem solving proprio a partire dalla politica locale.

La democrazia non dovrebbe essere una caratteristica fondante solo del nostro sistema politico, ma anche dell'educazione pubblica - come degli altri servizi.

Gli studenti devono essere coinvolti non solo nella definizione dei programmi scolastici, ma anche, con la partecipazione di insegnanti e personale, nell'amministrazione delle scuole: dalla preparazione dei cibi nelle mense alle riparazioni di livello ordinario.

Un'educazione che si basa sul diretto coinvolgimento degli studenti aiuta i giovani a capire se stessi e la società che li circonda, creando una comunità attiva e partecipativa

 
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# 010 - CREARE UNA SCUOLA NAZIONALE DI AMMINISTRAZIONE DEDICATA ALL'INNOVAZIONE DEMOCRATICA E ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

 

Il Veneto dovrebbe guardare al futuro e creare un sistema veramente innovativo di democrazia diretta. Dovrebbe cominciare fondando una scuola nazionale di amministrazione dedicata allo studio delle riforme possibili nella direzione di una maggiore democrazia - una scuola di democrazia - ma dovrebbe anche essere finanziata per funzionare come corpo facilitatore.

Dovrebbe avere dipendenti capaci di organizzare e gestire mini public, bilanci partecipativi, assemblee civiche, e così via. Dovrebbe anche avere un ruolo di consulenza per quanto riguarda forme di comunicazione pubblica efficace, buone pratiche nella consultazione e buone pratiche democratiche in generale. 

 
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Lengua a Scola: se se vol, se pol!

Lingua e cultura veneta a scuola? Volendo si può! Ovvero: sfatiamo un mito.

Solitamente, quando partecipiamo ad una discussione in un social network di argomento venetista, inevitabilmente incappiamo in frasi tipo "si dovrebbe insegnare la lingua veneta a scuola" oppure "no i ne insegna la nostra Storia!". Sicuramente c’è del vero in questo, dal momento che per anni parlare in veneto a scuola era considerato da bifolchi e venivi aspramente ripreso, ma questo avveniva in un passato più o meno recente.

Se andiamo a guardare la realtà attuale le cose stanno cambiando. In positivo, naturalmente.

Se diamo un'occhiata al sito internet dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto, troviamo che, ogni anno, a partire dal 2010, viene bandito un concorso, rivolto a tutte le scuole di ogni ordine e grado, denominato Tutela, Valorizzazione e Promozione del patrimonio linguistico e culturale del Veneto.

Tale concorso premia la realizzazione di percorsi didattici relativi a tre ambiti: lingua veneta, territorio regionale, leggende e misteri del Veneto. Indetta in accordo con l’Assessorato Regionale all’Identità Veneta e l’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia), l’iniziativa è realizzata in attuazione della delibera della Giunta Regionale del 12.08.2013, come previsto dalla Legge Regionale 13.04.2007 n. 8 che, tra l’altro, istituisce anche la Festa del Popolo Veneto per il giorno 25 marzo, data della fondazione di Venezia secondo la leggenda. Il bando si pone quindi quale valido strumento di supporto alle attività didattiche tese alla valorizzazione dell’identità culturale veneta, nell’ottica di una riscoperta, da parte dei giovani, delle proprie tradizioni e della propria storia, al fine di consolidare l’idea di appartenenza ad una comunità territoriale.

Da notare che l’edizione 2014, relativamente alla sezione teatro, è stata vinta nientemeno che da una scuola istriana!

Abbiamo poi due corsi di aggiornamento per insegnanti tenutisi negli anni scolastici 2008/2009 (incentrato sul teatro veneto) e 2009/2010 (paesaggi letterari del Veneto) inseriti nel progetto Percorsi in lingua veneta frutto di accordo fra la Regione e l'Ufficio Scolastico Regionale del Veneto e in collaborazione con il C.T.S.I. - Coordinamento Teatri Stabili di Innovazione del Veneto, composto dalla Fondazione AIDA di Verona, dal Gruppo Alcuni di Treviso e da La Piccionaia - I Carrara di Vicenza. Vi sono quindi diverse scuole sensibili alla lingua e cultura veneta, come dimostrano le numerose partecipazioni al concorso. Ma vi sono anche altre iniziative, non molto pubblicizzate, frutto di singoli insegnanti o singole scuole.

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Personalmente, essendone stato promotore e responsabile, citerò i laboratori (ad integrazione dell’offerta scolastica) tenuti dal sottoscritto alla scuola media di Sant’Angelo di Piove di Sacco nell’anno scolastico 2009/2010, in quella di Borgoricco nel 2011/2012 e di Ponte di Brenta nel 2013/2014. Si è trattato di mettere in piedi delle commedie in lingua veneta (Le elezioni comunali in villa di Domenico Pittarini, El mas'cio: processo, morte e resuression di Danilo Dal maso e Dionisio da Montecio, In Pretura di Giuseppe Ottolenghi, quest’ultimo tradotto in veneto dal sottoscritto) ad opera di ragazzini delle medie anche alla loro prima esperienza teatrale e soprattutto non abituati ad usare il veneto quale lingua comunicativa.

Addirittura, buona prova è stata data da alunni non veneti. Nella scuola media di Sant’Angelo di Piove di Sacco è stato anche realizzato un laboratorio pomeridiano incentrato sulla lingua e sulla cultura veneta (storia, letteratura, tradizioni). L’impressione che ho avuto personalmente è quella di ragazzi che ormai non usano più il veneto quale forma espressiva nemmeno fra di loro e ormai sempre meno anche nelle zone di campagna.

Ho visto anche lo sgomento verso l’utilizzo di una lingua considerata inferiore all’italiano, dato che, come qualche ragazzo ha detto espressamente se la usi, sei un contadino. Ben vengano quindi iniziative come quelle della Regione Veneto ma, a parer nostro, ci sembrano la classica goccia nel mare. Lasciate alla sola buona volontà di alcuni insegnanti (in alcune scuole primarie vengono spesso tirate fuori filastrocche in lingua veneta) ci sembra che non possano fare presa più di tanto per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e linguistico.

Riteniamo quindi che la Regione Veneto dovrebbe intervenire in maniera più decisa, magari attraverso l’insegnamento curricolare della lingua veneta. Un argomento, con delle proposte specifiche, lo avevamo già lanciato in un articolo del maggio dello scorso anno. 

Daniele Rampazzo

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Schei o democrasìa?

Un comunicato di puro stampo antidemocratico quello dei gruppi studenteschi Udu e Rds Veneti. Ci si oppone infatti all'indizione di un referendum che vuole chiedere ai Veneti di decidere del proprio futuro. Ci si oppone ben coscienti che la maggioranza dei Veneti siano a favore di un nuovo stato più funzionale e capace di rispondere ai bisogni economici, politici e culturali, disattesi dalla tanto glorificata repubblica italiana da una sinistra dogmatica e fortemente centralista. Posizione, quest'ultima, che farebbe inorridire figure di riferimento come Antonio Gramsci che già nei primi anni dall'unità parlava di "accentramento bestiale"*.

Il comunicato subito tuona sulla presunta incostituzionalità del provvedimento. Dimenticando forse che il diritto in quanto tale, è soggetto a interpretazioni. Infatti, leggendo la costituzione, di cui i sottoscrittori di questo comunicato si fanno grandi difensori, all'articolo 10 recita che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. Norme del diritto internazionale che includono il diritto all'autodeterminazione del popoli così come sancito dalla Carta delle Nazioni Unite del 1945, dal “Patto Internazionale sui diritti civili e politici” del 1966 (recepita 11 anni dopo dalla repubblica italiana), dalla “Dichiarazione relativa alle relazioni amichevoli ed alla cooperazione fra stati” del 1970 e dall'Atto finale della conferenza OSCE di Helsinki del 1977. Ulteriori interpretazioni di importanti esperti di diritto, sostengono invece come l'autodeterminazione sia per propria natura superiore allo Stato e quindi pre-costituzionale.

Fa poi sorridere che il comunicato sostenga che l'autodeterminazione sarebbe una "scorciatoia" impercorribile e che bisognerebbe "valorizzare gli ampi spazi di autonomia già previsti dalla nostra carta costituzionale". Sul punto della scorciatoia rimandiamo a qualche volume sulla storia della tante nazioni europee nate nello scorso secolo, dalla Norvegia alla Lituania passando per Repubblica Ceca e Slovacchia. Sul secondo punto la realtà dei fatti smentisce quanto sostenuto: la repubblica italiana rimane infatti centrale e ostile al federalismo ostacolato da destra e sinistra in tutta la storia dell'italia unita. Un centralismo destinato a rinforzarsi data la prossima modifica del Titolo V della tanto amata (e immodificabile) costituzione.

Questi movimenti studenteschi si indignano poi del costo di questo referendum: 14 milioni. Un costo sicuramente rilevante, occorrono però due considerazioni. 1) Il costo del Referendum, come lo stesso comunicato, alla sua ennesima contraddizione, sostiene, sarà finanziatoda privati cittadini; 2) Il Referendum del 2011, con il suo brillante risultato, di cui tutti abbiamo gioito, riguardante energia nucleare, acqua pubblica e giustizia, costò 365 milioni di euro. Evidentemente, il “costo della democrazia” è sostenibile solo quando la causa è sostenuta da questi movimenti. La democrazia è insomma valida solo quando conviene, a loro. Come Sanca Veneta siamo per un abbattimento dei costi del Referendum attraverso il suo accorpamento alle regionali 2015.

Si arriva alle comiche nella chiosa finale. Si riflette infatti sui risultati della possibile indipendenza del Veneto. "Un Veneto indipendente rappresenterebbe a nostro avviso una condanna per la nostra regione, significherebbe una perdita di competitività, di potere contrattuale, sarebbe una pesante sconfitta". Dichiarazioni senza alcuna fonte che le sostenga, se solo si considera l'enorme residuo fiscale (circa 20 miliardi all'anno, 4000 euro pro-capite all'anno) che il Veneto ogni anno, al netto delle tasse pagate al governo centrale, vede svanire. Una dichiarazione senza alcun riscontro reale se si considera che l'economia Veneta si evolve in senso sempre maggiormente europeo, così come osservato nel rapporto annuale di Unioncamere "Veneto Internazionale" che sottolinea come il saldo commerciale Veneto sia in crescita nei confronti dei diversi paesi europei e in discesa nei confronti delle altre regioni.

Come Sanca Veneta sosteniamo la recente approvazione del referendum per l'indipendenza del Veneto come una scelta di democrazia e buon senso. Una scelta in linea con le altre realtà indipendentiste in Europa che il 18 settembre e il 9 novembre eserciteranno il loro democratico diritto di scegliere del proprio futuro. Inoltre, come movimento dichiaratamente collocato alla sinistra del panorama politico, condanniamo l'ottusità di parte della sinistra veneta unionista nel mostrarsi conservatrice e dogmatica riguardo la questione dell'indipendenza. Una sinistra che si è dimenticata di essere portatrice di diritti per tutti, arrendendosi, in comunicati come quello in discussione, a difensore dello status quo italico.

Una polemica di solo sfondo politico che nulla ha a che fare con il sistema educativo Veneto, che subisce non solo i tagli irragionevoli dei governi centrali bipartisan. Tagli dalle ovvie conseguenze, dalle mancanze di fondi che minano il diritto allo studio, alle condizioni degli immobili di scuole e università Venete, che arrivano direttamente dallo Stato centrale tanto amato da Udu e RdS. Oltre a queste battaglie, Sanca Veneta si è già attivata per una scuola più vicina in termini di programmi scolastici al nostro territorio, alla sua storia, cultura e lingua, come già fatto nella nostra richiesta di corsi di studio di lingua e cultura Veneta nelle università Venete ai diversi candidati al rettorato di Ca'Foscari. Crediamo che un Veneto indipendente possa tutelare in modo più efficace il diritto allo studio come già accade in territorio dove l'indipendentismo è maggioritario, basti pensare alle università gratuite in Scozia.  

L'ora è infatti giunta per la fine dei tanti preconcetti della sinistra veneta. I preconcetti di cultura locale e autodeterminazione come argomenti di sola destra leghista hanno già danneggiato abbastanza la sinistra veneta. Questo processo è già in corso, se consideriamo le posizioni favorevoli all'autodeterminazione dei Veneti già espresse da suoi esponenti marcatamente nel sopracitato schieramento politico (es. centri sociali del NordEst e Pietrangelo Pettenò). Ci auguriamo quindi che si superino questi schemi preconcetti, che non fanno onore al vostro essere studenti universitari.

 SANCA VENETA

Note.

* “Il Mezzogiorno e la guerra” pubblicato su “Il grido del Popolo”, nell’aprile del 1916

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