Matteo Visonà Dalla Pozza

Matteo Visonà Dalla Pozza

Bio
Laureato in Lingue e Letteratura Turca, vive a Venezia, lavora nel campo del Turismo e si occupa di tematiche Indipendentiste legate alla sinistra.

Ha particolare propensioni alla Linguistica e alla Grafica, benché non professioniste. Si è occupato di organizzazione sportiva e ha vissuto a Londra, Istanbul e Ankara.

Ama
Cani, Gatti, Galline, Storia, Arte, Venezia, Veneto, Grafica, Social Network.

Odia
Caccia, il Cinovenetismo, le cose Raffazzonate, il Razzismo.

Motto
No ghe xe Solusion sensa Liberasion!

URL del sito web: http://www.cp11a.com

Verona - Sanca - Libertà

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È di per se difficile capire perché alcuni abbiano così tanta paura dell'omosessualità. Probabilmente alla base ci sono gli stessi motivi che spingo gli integralisti religiosi a ritenere aberranti gli altri culti. Sarebbe interessante comparare psicologicamente un integralista musulmano e un omofobo occidentale. Tanto per vedere se le reazioni verso, l'uno l'occidente cristiano e, l'altro il mondo LGBT, abbiano tratti in comune.

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Venetismo Arcobaleno

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Qualche giorno fa siamo stati definiti Venetismo Arcobaleno. Nonostante non fosse inteso come complimento, questo tratto qualificativo ci rende particolarmente contenti, per cui lo facciamo nostro ;)

Alla vigilia del Gay Pride di Treviso, a cui parteciperemo con un centinaio di Gonfaleni, abbiamo posto cinque domande ad Antonio Monda, uno degli organizzatori del Pride con il quale siamo stati in contatto in questi mesi. Gli abbiamo posto alcune domande che speriamo possano far riflettere e avvicinare due mondi che spesso sono stati lontani, ma che condividono più di quello che sembra ad una frettolosa analisi.

Rinnovandovi l'invito a partecipare alla Parata il 18 di Giugno, vi consigliamo la lettura :)

In Scozia il movimento LGBT collabora e partecipa con gli Indipendentisti con reciproco beneficio. In veneto i due movimenti rimangono ancora distanti, tuttavia entrambi si fondano sul concetto di AUTODETERMINAZIONE, individuale e di comunità. Vorrei una vostra riflessione libera su questo principio comune.

Quando si parla di autodeterminazione in relazione alle persone, ci si riferisce a un concetto che può essere riassunto, forse in modo semplicistico, nella libertà di scegliere per se stessi in maniera autonoma ed indipendente, rivendicando la totale autonomia da interferenze esterne alla sfera individuale.

Lo stesso concetto di autodeterminazione può riferirsi ad un popolo. A volerla fare (molto) semplice, le norme internazionali sanciscono il diritto, in capo ad un popolo sottoposto a dominazione straniera, ad autodeterminarsi ottenendo l'indipendenza. Ma come si identifica un popolo? Si guarda alla storia? E se si quanto indietro nel tempo è permesso andare? Si guarda alle tradizioni? Alla lingua? A fattori genetici? Al legame con il territorio? Forse questi sono criteri tutti concorrenti. Credo però che in ultima analisi il sentimento identitario sia più soggettivo che oggettivo.

Ciò che, secondo il mio modesto parere, dovrebbe caratterizzare l'autodeterminazione della comunità LGBT e l'autodeterminazione di un popolo è la presa di distanza dalla rivendicazione di un'identità escludente: saremo anche tutti diversi nelle varie caratteristiche che ci contraddistinguono, eppure allo stesso tempo siamo tutti parte di una più grande comunità e l'obbiettivo non è la rivendicazione di spazi separati ma una società inclusiva in cui condividere lo stesso spazio. E dunque un popolo ha diritto di rivendicare la propria identità ma non di chiudersi in nuovi confini escludendo lo straniero.

Se esiste, cosa non vi piace dei movimenti autonomisti/indipendentisti veneti?

Ho scoperto recentemente che sono molti di più di quelli che conoscevo. Di alcuni di loro non mi piace la decisione di chiudersi all'altro, l'ignoranza della storia veneziana, la mancanza di un progetto politico serio: è forse il motivo per cui non si arriverà mai ad un referendum come quello scozzese e forse nemmeno ad una consultazione come quella catalana.

L'Italia è ancora un paese immaturo sul campo della parità di diritti. Appare chiaro che a porre i freni maggiori sia una minoranza e tuttavia si parla di regole che non modificheranno la vita di tutti, ma solo di chi si riconosce non etero, come si vince questa battaglia?

L'unica strada credo sia l'abbattimento del muro della diffidenza e del pregiudizio. Spronare la gente a conoscere il mondo e le persone LGBTQIA+, creare occasioni di confronto e di approfondimento, coinvolgere il maggior numero possibile di soggetti, fare rete con le associazioni. Le battaglie si vincono solo se si hanno buoni alleati e armi vincenti.

Il Veneto è un territorio per certi versi conservatore, ma vi è una rete di volontariato e di associazioni, che si occupano di sociale, molto vasta e variegata. Vorrei che sfataste o confermaste questo stereotipo: le terre marciane sono un luogo accogliente o refrattario per i gay?

Alcune delle associazioni che si occupano di sociale rappresentano una malriuscita interpretazione del principio per cui noblesse oblige da parte di chi aspira o crede di rappresentare un'élite differenziandosi dal resto dei cittadini. Quindi direi che l'essere conservatori non è sempre l'opposto dell'essere membri attivi del volontariato e dell'associazionismo. Detto ciò però non credo che il Veneto sia ancora così conservatore: abbiamo certamente beneficiato del contributo delle nuove generazioni. È anche vero che la realtà delle provincie non è la stessa delle città di capoluogo. Non credo si possa fare un discorso generico.

Nell'ipotesi di un referendum serio sull'indipendenza del Veneto, quali sono i motivi che vi spingerebbero a votare per il no?

La transizione verso l'indipendenza non sarebbe un passaggio semplice e le conseguenze economiche, sociali e politiche potrebbero verosimilmente essere disastrose. È perfino difficile fare una prognosi perché lo scenario mi sembra poco probabile. Al movimento - pardon, a gran parte del movimento - mancano le basi culturali e le conoscenze storico-politiche per far ben sperare.

 

 

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25 Aprile 2016

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Scusate l'Ardore e l'Ardire.

Ciò che mi spinge a scrivere a margine della manifestazione indipendentista di quest'anno è il clima di contrapposizione, a tratti pure offensivo, che ha fatto da preludio ed epilogo a questa giornata. Altri si occuperanno di criticare chi ha imbracciato il gonfalone, io mi rivolgerò al mondo progressista - lo stesso dove, modestamente, mi colloco.

Non mi dedicherò alle contrapposizioni, lo scherno e i motivi delle critiche, sono sempre i soliti, ma mi soffermerò su alcuni temi che credo la sinistra non abbia mai curato.

Un primo punto è accettare che lo Stato e la Nazione possano non coincidere. L'Italia è un paese giovane ed occupa il territorio di nazioni storiche che hanno saputo (e sanno) esprimere grandi culture e tradizioni politiche. Considerare i soli elementi di prossimità culturale ci fa perdere la ricchezza enorme delle diversità che caratterizzano i popoli d'Italia. La sinistra attuale, seguendo un'impostazione che è stata monarchica prima e fascista poi, sostiene l'idea di una presunta superiorità italiana sulle culture locali. Continuare su questa strada fa perdere contatto con la società, che trova sponda solo nel versante opposto, con tutto quel che ne consegue.

Il secondo aspetto che mi piacerebbe venisse affrontato senza più veti e paure, è il decentramento delle competenze. Qui la maggior critica che imputo al variegato mondo progressista è la paura di consegnare ai conservatori (anch'essi variegati) strumenti migliori di lavoro. La reazione tipica è quella di demandare ad organi superiori, il governo italiano nella fattispecie, la priorità amministrativa, dimenticando che è molto più socialista prendersi cura del territorio anche mettendosi in contrapposizione ad istituzioni centrali ( e centraliste), che sacrificare sull'altare delle proprie idee la voce delle comunità e dei cittadini. Se la sinistra non si occupa di proteggere tutte le minoranze, di quale progresso si fa portatrice?

L'ultimo punto è di mero atteggiamento. Noi di Sanca Veneta siamo molto critici nei confronti dei movimenti indipendentisti e autonomisti classici. Non ci piace l'impostazione esclusivista, il razzismo strisciante, la visione individualista del diritto e crediamo che la riappropriazione del residuo fiscale debba essere un elemento di riscatto per tutta la comunità veneta e non possa essere guidato da interessi egoistici. Tuttavia abbiamo deciso di combattere questa visione dandone una alternativa, poiché è inconcludente minimizzare e rifiutare, ma è necessario riscattare il nostro territorio partendo dai suoi simboli e dalle richieste che la popolazione pone. Crediamo sia essenziale farlo in termini europei, pensando in modo globale ma agendo sul locale.

In ultima istanza invitiamo tutti quelli che temono le derive più becere del venetismo a farsi portatori attivi di politiche di valorizzazione storica, linguistica, culturale e politica. Li sfidiamo a imbracciare i gonfaloni ed a partecipare, in questa con in altre occasioni, con le proprie idee e motivazioni. Aumentando il numero di coloro che curano in maniera sana il Veneto, Venezia e la sua popolazione, ciò che ora da fastidio finirà per essere solo una folcloristica minoranza, allo stesso modo in cui capita con quelli che vanno alle feste dell'Unità solo per mangiare le salsicce.

Matteo Visonà Dalla Pozza

P.S. A corredo di questo articolo, potete leggere ciò che publicammo in merito alla liberazione e a San Marco negli anni precedenti QUI e QUA, mentre LI potete trovare una interessante storia di un Partigiano Venetista. Grazie

 
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