Giovanni Masarà

Bio

Laureato in Filosofia presso l’università degli studi di Padova, studia Antropologia culturale ed Etnolinguistica a Ca’Foscari.

In passato Attivista in alcuni collettivi veronesi ha molto a cuore il rispetto dell’ambiente e del paesaggio e non sopporta le prevaricazioni.

Nel tempo rubato allo studio, balla danze popolari. Tra le altre si interessa particolarmente a quelle della tradizione Veneta.

Passioni

Viaggi, Lingue, Culture e danze popolari, la Montagna.

Luoghi

Vive tra Venezia e Verona, dove è cresciuto, in passato ha vissuto qualche anno a Padova.

URL del sito web:

Un SI per Belluno, verso un Veneto federale.

  • Pubblicato in Blog
L'Autonomia, come abbiamo già evidenziato in un recente articolo sul mancato referendum veneziano, dovrebbe essere attuata a tutti i livelli; nella relazione del Veneto con lo stato italiano e l'Europa, ma anche tra il Veneto ed i territori che lo compongono. Quando si ragiona di Autogoverno nel nostro paese si tralascia spesso la questione della redistribuzione delle competenze agli enti locali, che altro non sono che Autonomie dentro l'Autonomia. 
 
Probabilmente è superfluo ricordare che il 22 ottobre avremmo l'occasione di poterci esprimere in un referendum sull'autonomia della nostra regione. Quello che invece è probabilmente sfuggito alla maggioranza dei Veneti, eccetto ovviamente i diretti interessati, è che nella stessa data i bellunesi saranno chiamati a rispondere a un secondo quesito. Esso recita: “Vuoi che la specificità della Provincia di Belluno venga ulteriormente rafforzata con il riconoscimento di funzioni aggiuntive e delle connesse risorse finanziarie e che ciò venga recepito anche nell’ambito delle intese Stato/Regione per una maggiore autonomia del Veneto ai sensi dell’art. 116 della Costituzione?”
 
Ma questo quesito è in opposizione al referendum sull'autonomia del Veneto, come qualche politico sembra aver fatto trasparire? Secondo noi la risposta è no. Noi crediamo infatti che questo referendum tracci in maniera sostanziale la direzione che il governo veneto dovrebbe percorrere nel riorganizzare il funzionamento della regione in virtù dei maggiori spazi di autonomia ottenuti. Pensiamo che il governo dovrebbe avere il coraggio di ridistribuire tutti quei poteri che possono essere esercitati con maggiore efficacia nei diversi territori del nostro paese, con particolare attenzione a quelle aree, come il Bellunese ed il Cadore, che hanno caratteristiche economiche e geografiche particolari.
 
D'altra parte, ancora una volta, varrebbe probabilmente la pena prendersi la briga di studiare la storia della nostra terra. La Repubblica Veneta, nel corso di tutta la sua storia, ha sempre seguito un modello di governo profondamente decentralizzato, lasciando ai territori la possibilità di mantenere le proprie istituzioni e le proprie leggi e garantendone l'autonomia. Qualcuno potrebbe obbiettare che una prospettiva di decentralizzazione non abbia senso in un contesto geografico così piccolo e che tutto sommato i nostri tempi non sono in alcun modo comparabili a quelli repubblicani. Crediamo che il successo del modello svizzero risponda da se.
 
Se il voto sull'autonomia del Veneto rappresenta uno strumento per costruire un Veneto nuovo, il voto sull'autonomia di Belluno rappresenta un primo passo programmatico per il Veneto del futuro. L'obbiettivo è quello di costruire un'amministrazione veneta nel segno del decentramento di poteri e attenta alle particolarità localispecialmente per quanto riguarda le montagne venete, che oggi più che mai hanno bisogno di un'amministrazione pubblica vicina.
 
Per questo motivo Sanca sostiene la battaglia dei cittadini bellunesi e il SI in entrambi i referendum del 22 ottobre! Ci auguriamo che questo possa essere un primo passo per riformare il modo in cui ci prendiamo cura della nostra terra e una via per renderla migliore!

 

Leggi tutto...

Televisione veneta o morte italiana?

  • Pubblicato in Blog
Il 23 Maggio Roberto Ciambetti ha incontrato le rappresentanze sindacali della Rai del Veneto. Il motivo è semplice: la nuova convenzione Stato-Rai approvata dal governo nello scorso marzo porta con se un tentativo di ridimensionare l'operatività delle sedi decentrate del servizio radiotelevisivo pubblico. Questo è solo l'ultimo atto di una politica che ha duramente colpito la sede rai di palazzo Labia. Gli organici sono andati assottigliandosi, non sono stati sostituiti coloro che sono andati in pensione ed il ramo veneto della Rai rischia progressivamente di essere privato di autonomia operativa oltre che finanziaria.
 
Crediamo comunque che, seppure un passo molto importante per dare voce alla realtà e alle identità locali, il terzo canale e le redazioni giornalistiche regionali fossero assolutamente insufficienti ad un servizio giornalistico dignitoso per la nostra terra. Soprattutto quando comparato con l'esperienza catalana TV3 e gallese S4C (che seguono due modelli piuttosto diversi) ci rendiamo conto dell'assoluta insufficienza dell'esperimento italiano.
 
Crediamo che i vertici politici veneti, invece che fermarsi ad una sterile indignazione per come la Rai tratta le strutture ed i dipendenti di palazzo Labia, dovrebbero riprendere quanto iniziato all'aprirsi degli anni 2000, quando la regione aveva mandato alcuni delegati in Catalogna a studiare la locale televisione pubblica al fine di costruire un modello simile in Veneto. Crediamo che, anche nell'ottica di salvare le risorse e l'esperienza maturata dai dipendenti di Palazzo Labia, sia arrivato il momento di riprendere in mano tale progetto e di cominciare a costruire, approfittando dei mattoni già posti, una televisione che segua il modello pubblico (anche in collaborazione con la Rai) o quello di un consorzio pubblico-privato in cui vengano valorizzate anche le competenze e le strutture già presenti nelle televisioni private venete.
 
Tale progetto sarebbe di centrale importanza anche per permettere ai cittadini di seguire e controllare la politica Veneta, contribuendo alla costruzione di un opinione pubblica, e nella promozione della cultura e della lingua veneta che troverebbe nella televisione uno strumento prezioso. Inoltre permetterebbe di valorizzare il settore creativo e della comunicazione, un settore in crescita anche in Veneto. Ogni anno dalle università e dalle accademie Venete escono giovani molto preparati in questi campi, che cercano uno spazio ove sviluppare le proprie potenzialità.Troppo spesso però sono costretti ad andare via per la mancanza di opportunità o per le proposte di lavoro poco stimolanti. Crediamo che uno strumento per far crescere il settore creativo e della comunicazione in Veneto sarebbe quello di costruire un network televisivo locale di qualità, che faccia informazione e produca contenuti.
 
 
Leggi tutto...

Sbiri, Zafi, Dragoni...

  • Pubblicato in Blog
E' notizia di qualche giorno fa che il ministro della difesa Roberta Pinotti, avrebbe dato la disponibilità ad inviare più soldati a pattugliare le strade del Veneto. Sono certo che molti dei nostri governanti ed amministratori leghisti approfitteranno di questa opportunità, erede a tutti gli effetti dell'Operazione Strade Sicure varata nel 2008 dagli allora ministri della difesa e dell'interno Ignazio La Russa e Roberto Maroni. A me invece fa accapponare la pelle. Ogni volta che vedo i soldati pattugliare le strade non posso che pensare ad alcuni dei momenti più foschi della storia europea. Non posso che pensare ai paracadutisti dell'esercito britannico che il 30 gennaio 1972 spararono sulla folla uccidendo 14 giovani irlandesi durante una manifestazione per i diritti civili o ai friulani della cittadina di Villesse fucilati nel 1915 dall'Esercito Italiano con l'accusa di collusione con il nemico.

A ciò non possono che aggiungersi le valutazioni di Daniele Tissone del Sindacato Italiano Lavoratori Polizia che considera Strade Sicure "un'operazione di pura facciata, che nulla di strutturale lascia sul territorio e che conferma l'indirizzo della militarizzazione della sicurezza, mentre servirebbe un modello civile di presidio del territorio e di modello generale di sicurezza. Oramai è evidente che, dopo aver bloccato ogni tipo di gratificazione economica per i lavoratori di polizia, aver bloccato i concorsi e investimenti, con l'età degli operatori che avanza e con la paventata chiusura di centinaia di uffici di polizia sul territorio, si voglia cancellare il percorso democratico di smilitarizzazione della polizia voluto dalla legge 12/181".

Credo però, differentemente da Tissone, che in Veneto il modello civile di presidio del territorio e di modello generale di sicurezza non possa essere realizzato da parte delle strutture dello stato centraleIl desiderio di sicurezza espresso dai cittadini veneti è stato infatti abbandonato al sorgere sempre più preoccupante della "giustizia fai da te" ed alla strumentalizzazione ed ai proclami di qualche sindaco leghista. Lo stato, nonostante la cospicua pressione fiscale, non è mai riuscito a trovare le risorse per finanziare adeguatamente i propri corpi di polizia e li pochi fondi disponibili si diluiscono nelle strutture amministrative delle quattro forze maggiori. D'altro canto però lo stato non perde occasione di insabbiare i casi di violenza, abuso ed omicidio perpetrati da agenti nel pieno delle loro funzioni ed impedisce o rallenta l'adozione di quegli strumenti minimi, presenti nella maggioranza degli stati europei, come ad esempio i numeri di identificazione che permetterebbero un maggiore controllo dei cittadini sull'operato delle forze dell'ordine o l'introduzione del reato di tortura. Come in molti altri contesti lo stato italiano ha dimostrato di essere incapace di riformarsi e di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Fortunatamente alcune realtà europee ci offrono uno strumento di successo per rispondere a queste richieste: quello di una polizia regionale indipendente. Nella sola Spagna esistono infatti l'Ertzainza (Euskadi) e Mossos d'Esquadra (Catalogna) che sostituiscono integralmente le forze di polizia dello stato spagnolo; esistono inoltre la Policia Foral de Navarra ed il Cos General de la Policia Canària che nelle rispettive comunità autonome integrano l'opera dei corpi di polizia spagnoli. Senza dilungarci eccessivamente potremmo citare anche le Landespolizei presenti nei diversi stati della Germania o la Police Scotland, nata nel 2013 come forza di polizia nazionale scozzese.  
 
Crediamo che il processo autonomico che si dovrebbe avviare nei prossimi mesi in Veneto offra l'opportunità di affrontare anche questo tema, attingendo all'esperienza di queste realtà pur consci delle criticità che hanno caratterizzato alcune di esse. Ci sembra che una prima indicazione che possiamo trarre da queste esperienze sia quella di lavorare con le risorse già presenti sul territorio. A partire dalle competenze che il governo del Veneto può già esercitare crediamo perciò che sarebbe importante riformare la polizia locale nel suo complesso accorpandone le varie componenti in un corpo unitario a carattere regionale ed inserire al suo interno il rilancio della Scuola regionale veneta per la sicurezza e la polizia locale. Accompagnando tale riforma ad una revisione delle uniformi del corpo si dovrebbe cogliere l'occasione per apporre il numero di identificazione sulle stesse ed equipaggiarle con una bodycam che permetta di controllare l'operato dell'agente. Tale riforma permetterebbe anche di snellire le funzioni amministrative degli agenti concentrandone il lavoro sul territorio. Riteniamo sarebbe importante che già in una prima fase il corpo nato dalle riforma assuma una denominazione ed un immagine che la ponga in continuità con i corpi che hanno storicamente svolto funzioni di polizia nei nostri territori (di cui potete leggere qui e qui) per gli stessi obbiettivi ed in modo non dissimile da quanto abbiamo suggerito per quanto riguarda l'apparato istituzionale veneto.
 
Seppure stanti le attuali competenze in capo alla regione tale corpo potrebbe esercitare solo funzioni di polizia amministrativa e giudiziaria, crediamo che avere un corpo di polizia ben formato ed equipaggiato e rispettato dai cittadini darebbe forza al governo del Veneto per trattare con lo stato centrale l'affiancamento o la sostituzione delle forze dello stato nelle funzioni di ordine pubblico e sicurezza attraverso il riconoscimento di una forma di autonomia speciale. Seppure potrebbero essere già sperimentati nella prima fase, questo passaggio richiederà l'introduzione di comitati di controllo dell'operato della polizia composti da cittadini; crediamo che essi potrebbero assumere una forma ed un funzionamento simile ai mini-public.

Giovanni Masarà
Leggi tutto...

El Leon Rebelde

  • Pubblicato in Blog
A mente fredda, dopo aver assistito alla mezza bagarre mediatica e social che si è sollevata riguardo alle celebrazioni per San Marco e la Liberazione ieri in Piazza San Marco, credo sia necessario fare un po' di ordine.
 
Come la maggior parte delle persone presenti ha ritenuto di commentare (anche alcuni di coloro che oggi sputano veleno), la partecipazione dei ragazzi e delle ragazze dei centri sociali del nordest è stato gesto bellissimo ed è stato eccezionale vedere che, dopo un iniziale fraintendimento, per tutta la continuazione del pomeriggio anche i più diffidenti dei venetisti vecchio stampo si sono avvicinati ai nuovi arrivati e, dialogando, hanno compreso che erano li tutti per lo stesso motivo, per San Marco e l'Autogoverno.
 
SANCA dialoga con i centri sociali del nordest da moltissimo tempo. Abbiamo condiviso con loro diversi momenti della lunga lotta contro le grandi navi in laguna e discusso le nostre idee sull'Autogoverno del Veneto e continueremo a farlo. Nonostante ciò, SANCA non fa parte di quella realtà politica e non può prendersi né la responsabilità né tantomeno il merito della loro partecipazione di ieri.
 
Comunque è proprio in virtù del dialogo che stiamo conducendo che ieri abbiamo scelto di entrare in piazza con questi ragazzi. Lo abbiamo fatto però in un modo ben preciso: ci siamo collocati al termine del gruppo ed all'entrata in piazza abbiamo formato un nostro capannello, un po' in disparte.
 
Il nostro movimento, anche per la sua pluralità di vedute (all'interno dell'ampissimo panorama delle sinistre) ha scelto di dialogare sempre con tutti, finanche con coloro che sono più distanti dalle nostre idee. E' proprio per questo che quando qualche testa calda tra coloro che si trovavano in piazza ha deciso di andare a provocare i ragazzi dei centri sociali urlando frasi razziste irripetibili e scagliando qualche pugno e stava per scatenarsi un piccolo parapiglia, insieme ad i più pacati di "entrambi gli schieramenti", ci siamo impegnati a far confrontare le persone in modo sereno. Dopo pochissimi momenti tutto è volto per il meglio
 
Ovviamente è nell'interesse dello stato italiano e dei media di regime dipingere cio che è successo ieri come uno scontro, ma noi e chi era in piazza sa come sono andate le cose.
Sfatiamo un po' di miti:
 
a) Sono stati mandati dalla digos. Posso garantirvi personalmente che non potrebbero che starsi più antipatici.
b) Sono venuti a reclamare la piazza dei Veneziani VS I venetisti campagnoli. Mi tocca smentire anche questo, i ragazzi e le ragazze presenti in piazza provenivano da ogni singola città del Veneto. Piuttosto volevano parlare di un'idea di autogoverno aperta ed inclusiva.
c) Volevano opporre la Festa della Liberazione ai festeggiamenti di San Marco. Non ci siamo. Volevano piuttosto affermare che le due feste non sono solo compatibili ma piuttosto essenziali l'una all'altra. Se non avessimo sconfitto i fascisti nessuno potrebbe festeggiare San Marco o parlare in Veneto... chiedetelo ai baschi o ai catalani.
d) Hanno messo un Burqa al Leon. No, il passamontagna fa riferimento al Subcomandante Marcos portavoce dell'EZLN, uno dei movimenti per l'Autogoverno più importanti del nostro secolo.
 
Confido che, come ha avuto a dirmi una ragazza, questo possa essere un primo passo per parlare di indipendenza in modo diverso.
 
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS