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Perché vi chiediamo di votare SI alla separazione del comune in Venezia e Mestre.

 

Questa è una lettera Aperta per tutti i cittadini di Venezia e di Mestre in particolare, ma ma è rivolta anche a tutti coloro che vivono nella città Metropolitana.  

In Sanca non abbiamo la pretesa di avere le soluzioni in tasca e il nostro apporto alla discussione ha passato una enorme discussione interna sulla sua opportunità.

Tuttavia vi chiediamo di andare a votare domenica, e di votare per il SI.

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Pan di Spagna con crema Catalana

 

Di fronte ai risultati delle elezioni spagnole qualcuno parla di vittoria del PSOE. Ma è davvero così? Forse tra le fila dei "socialisti" spagnoli staranno tirando sospiri di sollievo, ma è un grave errore. Aver fatto scudo sul nazionalismo centralista è stata una mossa miope: può sembrare utile a ottenere un consenso immediato, ma non fa che dar forza e legittimare chi dell'ultranazionalismo fa il proprio nucleo ideologico.

Nel tentativo di mantenere consenso, infatti, il PSOE e tutta l'area moderata e progressista hanno adottato discutibili posizioni oltranziste.

Il PSOE si è barricato nell’illogica pretesa di governare con l’appoggio di Unidas Podemos senza concedere loro alcun rappresentante nel governo.(1) Nel frattempo UP ha continuato a disgregarsi per rivalità interne, nelle quali il confine tra reali divergenze politiche e meri bisticci personali è nebuloso.(2) Ciudadanos si è spento nel suo torpore politico. Questo è il cuore del problema spagnolo: l’assenza di dialogo e spirito di compromesso. Un atteggiamento che è sempre poco produttivo, ma che in un contesto politico frammentato come quello spagnolo si traduce in 4 elezioni in 4 anni,(3) segno di una democrazia in coma.

Questo stesso atteggiamento è quello che ha radicalizzato inutilmente gli scontri in Catalonia. Tutti i movimenti moderati e progressisti di Madrid si sono posti in contrasto con le istanze dei catalani, rifiutando qualsiasi apertura al dialogo che questi da anni stanno chiedendo di aprire.(4)(5) Tale intransigenza non è valsa loro che una generale perdita di consenso (nel caso del PSOE, 760'000 elettori in meno) e il trionfo delle destre, che vedono il PP rinvigorirsi e Vox fare incetta di voti.

Nel frattempo gli indipendentisti catalani ottengono il più alto numero di seggi a Madrid di sempre: 23. Anche nel resto della penisola qualcosa si muove, e i movimenti regionalisti registrano complessivamente una leggera crescita. Appare sempre più chiaro che i movimenti autonomisti sono oggi l'unico vero argine ai rigurgiti franchisti del paese. Il caso spagnolo offre una lezione importante per tutta l’Europa, compreso il Veneto. Il pensiero autonomista rappresenta il terreno fertile da cui la sinistra può ritrovare sostanza politica. Continuare ad inseguire l’estrema destra sul campo del nazionalismo centralista nell’illusione di arginarla non farà che darle forza. Come ricorda un noto aforisma: “mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza”.

Bibliografia

1. "La Spagna è ancora senza governo"

2. "In Spagna Podemos perde pezzi e mette in difficoltà il governo"

3. "Elezioni Spagna, oggi al voto per la quarta elezione in quattro anni: affluenza in calo"

4. "Referendum Catalogna, Oriol Junqueras:'Sì al dialogo, ma ora andiamo avanti'"

5. "Torra insiste en el diálogo y reprocha a Sánchez su 'Silencio y menosprecio'"

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Dei delitti e delle pene... Catalani

 

Oggi in Spagna abbiamo assistito all’evidente contraddizione intrinseca che caratterizza lo "stato-nazione" unitario che vulnera i principi democratici e liberali che ogni ordinamento contemporaneo dovrebbe perseguire e tutelare. Lo stato spagnolo, in aperto contrasto con la propria Costituzione, mina i presupposti per l’esercizio delle libertà del cittadino partecipe della cosa pubblica. Nel preambolo infatti, correttamente, lo stato si impegna a “proteggere [...] i popoli di Spagna nell’esercizio dei diritti umani, le loro culture e tradizioni, lingue e istituzioni”, dichiarandosi all’art. 1 come “stato sociale e democratico di diritto che propugna come valori superiori del suo ordinamento giuridico la libertà, la giustizia, l’uguaglianza e il pluralismo politico”.1

Eppure, a queste encomiabili dichiarazioni di intenti, non seguono azioni concrete dirette all’attuazione di tali principi. La stessa Spagna che ancora oggi non abolisce il titolo nobiliare dedicato alla prole del dittatore Franco,2,3 si permette di giudicare con la forza della legge attività politiche che secondo le tradizioni costituzionali europee dovrebbero essere libere in un sedicente stato liberal-democratico. Nelle facoltà di giurisprudenza delle università di tutto il mondo si insegna l’imperituro principio “summum ius, summa iniuria”, che tuttavia non sembra essere stato introiettato dai giudici spagnoli nel dichiarare colpevoli i leader catalani per aver indetto il referendum catalano del 2017. L’applicazione acritica delle disposizioni del codice penale spagnolo tradisce lo spirito che gli ordinamenti democratici dovrebbero avere. Risultano infatti estremamente inique le pene irrogate dai giudici spagnoli ai compagni catalani, soprattutto se si confrontano con quanto lo stesso codice penale spagnolo dispone per altri reati: le pene che i politici catalani dovranno scontare sono le medesime previste per lo stupro ai danni di un minore di 13 anni (dai 12 ai 15 anni di reclusione).4 Addirittura sarebbero stati condannati ad una pena più lieve se si fossero macchiati di stupro di una persona adulta (dai 6 ai 12 anni di reclusione)5 o se avessero commesso un grave reato contro la pubblica amministrazione come il delitto di corruzione (dai 3 ai 6 anni).6

Viene quindi da chiedersi se un referendum pacifico debba essere parificato ad uno stupro, o se sia più ragionevole rubare soldi alla comunità piuttosto che consultare la medesima riguardo a una questione, pur spinosa e delicata, di autodeterminazione interna. Non si tratta tanto di discutere sulle formule e i modi con i quali costruire l’Europa, in nome dell’autodeterminazione e della tutela dei popoli europei, ma di rivedere fin da principio su quali fondamenti deve porre le proprie basi una qualsiasi organizzazione sociale.

È necessario porsi delle domande sulla democraticità degli attuali stati-nazionali, ripensando alla struttura degli odierni ordinamenti e non accontentandosi più di semplici dichiarazioni programmatiche, che spesso vengono poi in concreto disattese.

Bibliografia

1. Costituzione spagnola

2. Decreto 3028/1975, de 26 de noviembre

3. "Carmen Martínez-Bordiú ya es duquesa de Franco, con Grandeza de España"

4. Art. 183 cp spagnolo

5. Art. 179 cp spagnolo

6. Art. 419 cp spagnolo

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Na risposta ai Verdi

 

ENG ITA

Co gran dispiasere rancuremo el comunicado de la Federasion de i Verdi su'l tema de l'Autonomia.

Co elo, el partìo ecologista italian el se mete come unego partio, de i Verdi Europei, contrario a'l federalismo e al desentramento. Insieme a valori come la zustisia sosial, el femenismo, l'anbientalismo, la lota par l'autogoverno la xe defati tra i prinsipi fondamentali de gran parte de i partii verdi europei, come che demostra le so colaborasion de longa data co i movimenti rejonalisti e indipendentisti a l'interno de'l grupo parlamentar europeo Greens/EFA.

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Sanità - Non tutto è oro quel che luccica!

 

Non tutto è oro quello che luccica.

Anche nel lustro della sanità veneta ci sono aspetti opachi che meritano una riflessione seria. Il Piano Socio Sanitario Regionale 2019 – 2023 in discussione in questo periodo a palazzo Balbi dà l’occasione per evidenziare alcune criticità che non possono essere cancellate né da indicatori molto buoni rispetto alla media nazionale, né da costanti autocelebrazioni che Zaia, Mantoan e Coletto praticano, in consonanza con la politica dell’annuncio di matrice italiana. La promozione dell’Assessore Regionale Coletto – in origine uomo del garante della sanità privata veneta Tosi - a Sottosegretario alla Sanità è stata un’altra occasione di autoincensazione: siamo talmente bravi che chiamano i nostri a mettere a posto le cose a Roma. Questa l’ormai ripetitiva antifona.

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Vota il meno peggio!

Andrea Cordioli è il nostro consigliere comunale a Villafranca di Verona, eletto con la lista civica Borgo Libero da lui guidata. Qualche giorno fa ha voluto offrirci questa riflessione:

Pochi giorni fa ci sono state le elezioni del Presidente della Provincia di Verona. Se te lo stavi chiedendo, Sì, le Province esistono ancora ma possono votare solo i sindaci e i consiglieri comunali.

I candidati, solo due
Il vincitore (col 51,2%) è il Sindaco di Cologna Veneta, sostenuto da Lega, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia. L’altro invece è il Sindaco di Grezzana, sostenuto dalla restante parte di Forza Italia, dai tosiani e (non ufficialmente) dal PD.

Il peso del voto varia in base al numero degli abitanti, noi di Villa (gli unici con la scheda verde) siamo secondi dopo Verona e per convincerti a star di qua o di la si scomodano consiglieri di tutti colori, Sindaco, Presidente del Consiglio Comunale, segretari locali dei vari partiti e anche qualche consigliere regionale. 
Parole vuote, da settimane sento costantemente solo parole vuote.
Sapete cosa succede quando gli si fa capire che nessuno dei due ti piace? Risposte tristi, come “Lo so, ma vota il meno peggio” o “Ah si ma voi giovani adesso siete così, va be dai, l’altro è più brutto del nostro”. Dette con convinzione, quasi fosse la normalità.

Ammetto che ero indeciso; nonostante molte riflessioni in Sanca e in Borgo Libero e i diversi consigli di astenersi ero quasi caduto nella logica del meno peggio.

Entrato nel palazzo della provincia mi sale quel disagio che provo ogni volta che vengo squadrato da un colletto bianco incravattato. E qui c’era un bel rendezvous di pezzi grossi veronesi.
Salgo le scale e con la testa ancora indecisa arrivo al seggio. Incrocio sguardi che avrei preferito evitare, ma almeno la mente torna limpida.
Prendo la scheda, me ne vado in cabina e con un sorrisino compiaciuto scrivo una parola, simbolica ma che esprime l’amore per la mia terra, annullando così la scheda.
Esco incrociando di nuovo tutti quegli sguardi consumati, ma questa volta mi sento felice e sereno!

Ero felice perché a differenza dei musi lunghi che mi circondavano, io mi sentivo libero!
Non mi sono fatto illusioni, mi avrebbero scoperto la stessa sera. E così è stato.

Tralascio i commenti dei colleghi consiglieri come “hai fatto una cagata” “ora sei consigliere, hai delle responsabilità e devi fare delle scelte, o di qua o di la”. Capisco che a voi possa sembrar un voto sprecato o un gesto irresponsabile, ma provate a fare un passo in più.
Non si può scegliere tra uomini sostenuti da chi semina odio urlando alla pancia della gente, da chi ha già sfregiato abbastanza questa terra, da chi è stato e potrebbe tutt’ora essere colluso. Ci si può arrovellare per giorni il cervello cercando di ponderare la responsabilità del proprio voto, e ci ho provato; ma el manco pezo no lo go mia catà!

Davvero, se non riuscite a capire che un ragazzo di 25 anni, di fronte a questa scelta, compie il suo più grande atto di libertà nell’annullare la propria scheda, beh c’è un problema molto profondo da risolvere. Perché significa che avete perso il contatto con la realtà che dobbiamo rappresentare. Non potete rimanere ingessati. Domandatevi come ci siamo finiti qui, senza più un futuro in cui credere, avanzando con quel meno peggio che lentamente soffoca ogni speranza. Descanteve!

In questo percorso ho avuto e ho tutt’ora paura. Tuttavia sto capendo una cosa. La paura è normale, non si deve mollare. Senza la paura il coraggio non esiste.
Dobbiamo avere il coraggio di essere liberi. Perché per quanto grossi siano, quando intuiscono che non sei “merce in vendita”, per un attimo tremano.

Ricordatevi sempre una cosa: La libertà li spaventa!

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Buon Giorno del No!

Ogni 28 ottobre in Grecia si festeggia il "Giorno del No" (Επέτειος του Όχι), in memoria del 28 ottobre del 1940, quando il primo ministro greco Ioannis Metaxas (Ιωάννης Μεταξάς) rifiutò di lasciar entrare in Grecia le truppe del Regio Esercito sotto richiesta/imposizione di Benito Mussolini, evento che portò alla campagna di Grecia e alla famosa - ma poco profetica- frase "Spaccheremo le reni alla Grecia".

E' importante ricordare e festeggiare questo giorno per noi cittadini dello Stato italiano, perché ci riporta alla mente il colonialismo e imperialismo italiano, che non si è attuato solo in Etiopia ed Eritrea, con nefandezze che non dovremmo mai dimenticare, ma anche molto vicino a noi: sulle sponde del Mediterraneo, in Libia, e ancor più vicino, nei Balcani, in Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, l'Eptaneso, il Dodecaneso e i tentativi d'invasione in Anatolia e nella Grecia continentale.

Ma ancor più importante è per noi Veneti, perché quello che fece l'Italia fu riuscire a imporci la finale rottura dei nostri millenari rapporti con i Balcani e il Mediterraneo orientale. 
Ad allontanarci da popoli con cui la convivenza e lo scambio culturale era la normalità, prima dell'esasperazione nazionalista e dell'imposta identità italiana che prevaricava e negava una fratellanza con i popoli di questi territori. 
Fu con il fascismo e i suoi orrori che ci fu strappata la nostra comune identità, usata dagli italiani per reclamare territori che non appartenevano a nessuno se non alle comunità che vi vivevano.

Sotto la Repubblica Veneta non vi erano istanze nazionalistiche e di omologazione etnica, e quindi si aveva una vera e propria fratellanza di comunità sotto la stessa istituzione statale.
L'italia fascista affiancò al mito anacronistico e assurdo del nuovo Impero romano una versione mitizzata dei territori di San Marco, strappandoci una parte importante della nostra eredità e stravolgendola in uno strumento di pretesa territoriale etnica.

In questi territori gli italiani non sono stati i "buoni occupanti", come ci vuole far credere un mito nazionalistico costruito ad arte per dimenticare le proprie responsabilità. 
La bislacca frase "eh ma abbiamo costruito strade e nuove infrastrutture" è di un'insensibilità disumana
L'occupazione italiana fu violenta. Imposta. Non desiderata.
Ed infatti è questo che rimase nel ricordo di queste popolazioni.

Significativa per quanto riguarda l'occupazione italiana nei Balcani è quella foto di un soldato italiano che a Pljevlja, tra una rastrellata e un altra, prende a calci un civile montenegrino.

E come possiamo dimenticare l'esistenza dei campi di lavoro e di concentramento in Istria e Dalmazia, come quello dell'isola di Arbe? 
In Italia pochi sanno che in questi campi sono morti di fame e di fatica donne, vecchi e bambini, perché "allogeni" -come li definiva il governo fascista- letteralmente "d'altra stirpe", nel senso di etnia diversa da quella maggioritaria.
Sloveni, Croati, Bosniaci e Montenegrini morti perché gente diverse dalla "maggioranza", dalla cultura imposta dallo Stato.

Uccisi perché considerati dei parassiti. 
Cosa curiosa che spesso mi capita di notare è che più ti allontani dai confini con i Balcani, e quindi dal Nord-est italia, e meno gli italiani sanno di queste storie. Ma ovviamente anche fin troppi veneti non sanno di questo passato, perché se lo conoscessero la smetterebbero di credere al mito dell' identità nazionale e a vedere e volere muri ovunque.

Ed è un peccato. E' un peccato pensare che per colpa di tali esasperazioni nazionaliste italiane, quello che per noi veneti fu un ponte -perché questo fu l'Adriatico, congiunzione di popoli, culture e lingue- sia diventato un muro.
Processo già iniziato con l'unità d'italia, ma che ha conosciuto le fasi peggiori durante il fascismo.
Un muro che alzandosi ha lasciato in queste comunità del mediterraneo profonde ferite, dopo secoli di convivenza e rispetto.
Un ponte che vorremmo tornasse, specialmente attraverso il sogno europeo di superare gli stati nazionali e mettere in comunicazione le comunità europee. 

In Sanca crediamo veramente in un nuovo ponte che sappia mettere in comunicazione noi veneti, popolazioni dell'alto adriatico, con tutti i Balcani e la Grecia. Per questo vogliamo proporre a ogni veneto - ma anche a ogni italiano- di cominciare a ricordare, e festeggiare insieme agli amici greci chi si è alzato e ha detto "no" a chi voleva colonizzare e togliere libertà in nome del nazionalismo e delle sue esasperazioni.

Quindi, anche se in ritardo: buona festa del No!

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