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Televisione veneta o morte italiana?

Il 23 Maggio Roberto Ciambetti ha incontrato le rappresentanze sindacali della Rai del Veneto. Il motivo è semplice: la nuova convenzione Stato-Rai approvata dal governo nello scorso marzo porta con se un tentativo di ridimensionare l'operatività delle sedi decentrate del servizio radiotelevisivo pubblico. Questo è solo l'ultimo atto di una politica che ha duramente colpito la sede rai di palazzo Labia. Gli organici sono andati assottigliandosi, non sono stati sostituiti coloro che sono andati in pensione ed il ramo veneto della Rai rischia progressivamente di essere privato di autonomia operativa oltre che finanziaria.
 
Crediamo comunque che, seppure un passo molto importante per dare voce alla realtà e alle identità locali, il terzo canale e le redazioni giornalistiche regionali fossero assolutamente insufficienti ad un servizio giornalistico dignitoso per la nostra terra. Soprattutto quando comparato con l'esperienza catalana TV3 e gallese S4C (che seguono due modelli piuttosto diversi) ci rendiamo conto dell'assoluta insufficienza dell'esperimento italiano.
 
Crediamo che i vertici politici veneti, invece che fermarsi ad una sterile indignazione per come la Rai tratta le strutture ed i dipendenti di palazzo Labia, dovrebbero riprendere quanto iniziato all'aprirsi degli anni 2000, quando la regione aveva mandato alcuni delegati in Catalogna a studiare la locale televisione pubblica al fine di costruire un modello simile in Veneto. Crediamo che, anche nell'ottica di salvare le risorse e l'esperienza maturata dai dipendenti di Palazzo Labia, sia arrivato il momento di riprendere in mano tale progetto e di cominciare a costruire, approfittando dei mattoni già posti, una televisione che segua il modello pubblico (anche in collaborazione con la Rai) o quello di un consorzio pubblico-privato in cui vengano valorizzate anche le competenze e le strutture già presenti nelle televisioni private venete.
 
Tale progetto sarebbe di centrale importanza anche per permettere ai cittadini di seguire e controllare la politica Veneta, contribuendo alla costruzione di un opinione pubblica, e nella promozione della cultura e della lingua veneta che troverebbe nella televisione uno strumento prezioso. Inoltre permetterebbe di valorizzare il settore creativo e della comunicazione, un settore in crescita anche in Veneto. Ogni anno dalle università e dalle accademie Venete escono giovani molto preparati in questi campi, che cercano uno spazio ove sviluppare le proprie potenzialità.Troppo spesso però sono costretti ad andare via per la mancanza di opportunità o per le proposte di lavoro poco stimolanti. Crediamo che uno strumento per far crescere il settore creativo e della comunicazione in Veneto sarebbe quello di costruire un network televisivo locale di qualità, che faccia informazione e produca contenuti.
 
 
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Sbiri, Zafi, Dragoni...

E' notizia di qualche giorno fa che il ministro della difesa Roberta Pinotti, avrebbe dato la disponibilità ad inviare più soldati a pattugliare le strade del Veneto. Sono certo che molti dei nostri governanti ed amministratori leghisti approfitteranno di questa opportunità, erede a tutti gli effetti dell'Operazione Strade Sicure varata nel 2008 dagli allora ministri della difesa e dell'interno Ignazio La Russa e Roberto Maroni. A me invece fa accapponare la pelle. Ogni volta che vedo i soldati pattugliare le strade non posso che pensare ad alcuni dei momenti più foschi della storia europea. Non posso che pensare ai paracadutisti dell'esercito britannico che il 30 gennaio 1972 spararono sulla folla uccidendo 14 giovani irlandesi durante una manifestazione per i diritti civili o ai friulani della cittadina di Villesse fucilati nel 1915 dall'Esercito Italiano con l'accusa di collusione con il nemico.

A ciò non possono che aggiungersi le valutazioni di Daniele Tissone del Sindacato Italiano Lavoratori Polizia che considera Strade Sicure "un'operazione di pura facciata, che nulla di strutturale lascia sul territorio e che conferma l'indirizzo della militarizzazione della sicurezza, mentre servirebbe un modello civile di presidio del territorio e di modello generale di sicurezza. Oramai è evidente che, dopo aver bloccato ogni tipo di gratificazione economica per i lavoratori di polizia, aver bloccato i concorsi e investimenti, con l'età degli operatori che avanza e con la paventata chiusura di centinaia di uffici di polizia sul territorio, si voglia cancellare il percorso democratico di smilitarizzazione della polizia voluto dalla legge 12/181".

Credo però, differentemente da Tissone, che in Veneto il modello civile di presidio del territorio e di modello generale di sicurezza non possa essere realizzato da parte delle strutture dello stato centraleIl desiderio di sicurezza espresso dai cittadini veneti è stato infatti abbandonato al sorgere sempre più preoccupante della "giustizia fai da te" ed alla strumentalizzazione ed ai proclami di qualche sindaco leghista. Lo stato, nonostante la cospicua pressione fiscale, non è mai riuscito a trovare le risorse per finanziare adeguatamente i propri corpi di polizia e li pochi fondi disponibili si diluiscono nelle strutture amministrative delle quattro forze maggiori. D'altro canto però lo stato non perde occasione di insabbiare i casi di violenza, abuso ed omicidio perpetrati da agenti nel pieno delle loro funzioni ed impedisce o rallenta l'adozione di quegli strumenti minimi, presenti nella maggioranza degli stati europei, come ad esempio i numeri di identificazione che permetterebbero un maggiore controllo dei cittadini sull'operato delle forze dell'ordine o l'introduzione del reato di tortura. Come in molti altri contesti lo stato italiano ha dimostrato di essere incapace di riformarsi e di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Fortunatamente alcune realtà europee ci offrono uno strumento di successo per rispondere a queste richieste: quello di una polizia regionale indipendente. Nella sola Spagna esistono infatti l'Ertzainza (Euskadi) e Mossos d'Esquadra (Catalogna) che sostituiscono integralmente le forze di polizia dello stato spagnolo; esistono inoltre la Policia Foral de Navarra ed il Cos General de la Policia Canària che nelle rispettive comunità autonome integrano l'opera dei corpi di polizia spagnoli. Senza dilungarci eccessivamente potremmo citare anche le Landespolizei presenti nei diversi stati della Germania o la Police Scotland, nata nel 2013 come forza di polizia nazionale scozzese.  
 
Crediamo che il processo autonomico che si dovrebbe avviare nei prossimi mesi in Veneto offra l'opportunità di affrontare anche questo tema, attingendo all'esperienza di queste realtà pur consci delle criticità che hanno caratterizzato alcune di esse. Ci sembra che una prima indicazione che possiamo trarre da queste esperienze sia quella di lavorare con le risorse già presenti sul territorio. A partire dalle competenze che il governo del Veneto può già esercitare crediamo perciò che sarebbe importante riformare la polizia locale nel suo complesso accorpandone le varie componenti in un corpo unitario a carattere regionale ed inserire al suo interno il rilancio della Scuola regionale veneta per la sicurezza e la polizia locale. Accompagnando tale riforma ad una revisione delle uniformi del corpo si dovrebbe cogliere l'occasione per apporre il numero di identificazione sulle stesse ed equipaggiarle con una bodycam che permetta di controllare l'operato dell'agente. Tale riforma permetterebbe anche di snellire le funzioni amministrative degli agenti concentrandone il lavoro sul territorio. Riteniamo sarebbe importante che già in una prima fase il corpo nato dalle riforma assuma una denominazione ed un immagine che la ponga in continuità con i corpi che hanno storicamente svolto funzioni di polizia nei nostri territori (di cui potete leggere qui e qui) per gli stessi obbiettivi ed in modo non dissimile da quanto abbiamo suggerito per quanto riguarda l'apparato istituzionale veneto.
 
Seppure stanti le attuali competenze in capo alla regione tale corpo potrebbe esercitare solo funzioni di polizia amministrativa e giudiziaria, crediamo che avere un corpo di polizia ben formato ed equipaggiato e rispettato dai cittadini darebbe forza al governo del Veneto per trattare con lo stato centrale l'affiancamento o la sostituzione delle forze dello stato nelle funzioni di ordine pubblico e sicurezza attraverso il riconoscimento di una forma di autonomia speciale. Seppure potrebbero essere già sperimentati nella prima fase, questo passaggio richiederà l'introduzione di comitati di controllo dell'operato della polizia composti da cittadini; crediamo che essi potrebbero assumere una forma ed un funzionamento simile ai mini-public.

Giovanni Masarà
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Da Guernika a Venezia

Terminate ormai le festività per il 25 aprile, giorno di San Marco e della Liberazione dal nazifascismo, quest'anno non prive di fermenti e spunti che pongono i presupposti per l'inizio di un nuovo indipendentismo veneto, più ricco, forte e trasversale, vorremmo spendere del tempo per ricordare un altro anniversario, al quale non siamo riusciti a dare il giusto spazio, svoltosi ieri, il 26 aprile, che interessa noi tutti, indipendentisti e non. 
 
In Euskal Herria (Paesi Baschi) il 26 aprile 1937, ottant'anni fa, si compie un massacro.
 
Parliamo di un'azione di guerra la cui sistematica esecuzione, innovativa per il tempo, diverrà prassi nella storia immediatamente successiva (la Seconda Guerra Mondiale), fino ai giorni nostri, tanto da essere tutt'ora tristemente contemporanea: parliamo infatti del bombardamento di Gernika. E' il primo bombardamento su popolazione civile, il primo bombardamento terroristico.
Questo massacro è importante da ricordare non solo per la sua contemporaneità (pensiamo agli orrori di Aleppo), ma anche perché l'Italia fu direttamente coinvolta. L'Italia si sporcò le mani con la polvere degli edifici distrutti e il sangue dei civili ammazzati: l'incursione aerea fu infatti compiuta dalla "Legione Condor" tedesca e dall'"Aviazione Legionaria" italiana, entrambe in appoggio degli sforzi bellici nazionalisti franchisti. Uno dei tanti episodi che sfata il nazionalistico e assurdo adagio "italiani brava gente". Subito dopo il bombardamento e la reconquista i moros di Franco usarono la città come accampamento, obbligando la popolazione civile a ripulire la città in segno di umiliazione, negando e smentendo ogni tipo di responsabilità del governo. 
 
Nello stesso anno, Pablo Picasso realizzò "Guernica", una delle sue opere più importanti e celebri: nata con l’intento di rappresentare, alla sua maniera, la guerra civile spagnola, allora in pieno svolgimento. 
Col tempo l’imponente quadro è diventato un simbolo universale contro la brutalità della guerra e un manifesto dell'opposizione alla violenza.
Quest'anno la festa nazionale del popolo basco, l'Aberri Eguna (il giorno della patria) è stata festeggiata proprio a Gernika, in ricordo dell'anniversario di questo terribile evento e Sanca, invitata da Gazte Abertzaleak, ha partecipato con una delegazione alle celebrazioni.
 
Il sottoscritto ha partecipato ai festeggiamenti a Gernika, e ci tiene a porre una veloce riflessione in parallelo alla nostra festa di San Marco, patrono dei veneti, specialmente riguardo a chi ha criticato la presenza dei ragazzi e delle ragazze dei centri sociali del nordest. A tutti quegli indipendentisti che si sono sentiti osteggiati o addirittura minacciati nel vedere facce nuove in piazza tengo a sottolineare la pluralità e varietà dei gruppi baschi che partecipavano all'Aberri Eguna, dai più moderati ai più progressisti, e tra questi non mancavano ovviamente i collettivi anti-fascisti.
 
Questa varietà di idee si incanalava pacificamente nel comune obbiettivo di autogoverno e autodeterminazione dei popoli. Varietà che si vedeva, per altro, dalle stesse bandiere portate in alla festa: dalla Ikurriña più classica (quella disegnata da Sabino Arana) a bandiere in sostegno dei rifugiati (ongi etorri errefuxiatuak, "benvenuti rifugiati"); dalle varie bandiere del regno Navarra (dallo Scudo all'Arano beltza) alle semplici bandiere dell'evento stesso.
 
Ed è proprio a partire dal ricordo di quel terribile bombardamento che Sanca vuole ricordare come l'opposizione a qualsiasi forma di nazionalismo e di fascismo sia l'unica strada possibile verso l'autodeterminazione dei popoli e la libertà.
 
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El Leon Rebelde

A mente fredda, dopo aver assistito alla mezza bagarre mediatica e social che si è sollevata riguardo alle celebrazioni per San Marco e la Liberazione ieri in Piazza San Marco, credo sia necessario fare un po' di ordine.
 
Come la maggior parte delle persone presenti ha ritenuto di commentare (anche alcuni di coloro che oggi sputano veleno), la partecipazione dei ragazzi e delle ragazze dei centri sociali del nordest è stato gesto bellissimo ed è stato eccezionale vedere che, dopo un iniziale fraintendimento, per tutta la continuazione del pomeriggio anche i più diffidenti dei venetisti vecchio stampo si sono avvicinati ai nuovi arrivati e, dialogando, hanno compreso che erano li tutti per lo stesso motivo, per San Marco e l'Autogoverno.
 
SANCA dialoga con i centri sociali del nordest da moltissimo tempo. Abbiamo condiviso con loro diversi momenti della lunga lotta contro le grandi navi in laguna e discusso le nostre idee sull'Autogoverno del Veneto e continueremo a farlo. Nonostante ciò, SANCA non fa parte di quella realtà politica e non può prendersi né la responsabilità né tantomeno il merito della loro partecipazione di ieri.
 
Comunque è proprio in virtù del dialogo che stiamo conducendo che ieri abbiamo scelto di entrare in piazza con questi ragazzi. Lo abbiamo fatto però in un modo ben preciso: ci siamo collocati al termine del gruppo ed all'entrata in piazza abbiamo formato un nostro capannello, un po' in disparte.
 
Il nostro movimento, anche per la sua pluralità di vedute (all'interno dell'ampissimo panorama delle sinistre) ha scelto di dialogare sempre con tutti, finanche con coloro che sono più distanti dalle nostre idee. E' proprio per questo che quando qualche testa calda tra coloro che si trovavano in piazza ha deciso di andare a provocare i ragazzi dei centri sociali urlando frasi razziste irripetibili e scagliando qualche pugno e stava per scatenarsi un piccolo parapiglia, insieme ad i più pacati di "entrambi gli schieramenti", ci siamo impegnati a far confrontare le persone in modo sereno. Dopo pochissimi momenti tutto è volto per il meglio
 
Ovviamente è nell'interesse dello stato italiano e dei media di regime dipingere cio che è successo ieri come uno scontro, ma noi e chi era in piazza sa come sono andate le cose.
Sfatiamo un po' di miti:
 
a) Sono stati mandati dalla digos. Posso garantirvi personalmente che non potrebbero che starsi più antipatici.
b) Sono venuti a reclamare la piazza dei Veneziani VS I venetisti campagnoli. Mi tocca smentire anche questo, i ragazzi e le ragazze presenti in piazza provenivano da ogni singola città del Veneto. Piuttosto volevano parlare di un'idea di autogoverno aperta ed inclusiva.
c) Volevano opporre la Festa della Liberazione ai festeggiamenti di San Marco. Non ci siamo. Volevano piuttosto affermare che le due feste non sono solo compatibili ma piuttosto essenziali l'una all'altra. Se non avessimo sconfitto i fascisti nessuno potrebbe festeggiare San Marco o parlare in Veneto... chiedetelo ai baschi o ai catalani.
d) Hanno messo un Burqa al Leon. No, il passamontagna fa riferimento al Subcomandante Marcos portavoce dell'EZLN, uno dei movimenti per l'Autogoverno più importanti del nostro secolo.
 
Confido che, come ha avuto a dirmi una ragazza, questo possa essere un primo passo per parlare di indipendenza in modo diverso.
 
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Il 25 Aprile in piazza, tra liberazione e San Marco

Sanca Veneta parteciperà alla manifestazione spontanea in Piazza San Marco il 25 Aprile, come ormai facciamo dalla nostra nascita. Per questo condanniamo fortemente i divieti e le minacce della questura di Venezia e gli attacchi da parte di esponenti politici contro questa giornata. Crediamo sia fondamentale ribadire come le due celebrazioni del 25 Aprile (San Marco e la liberazione) siano non solo compatibili, ma l'una necessaria all'altra e condannare l'ipocrisia di chi vorrebbe imporre ai veneti di scegliere quale delle due festeggiare.  

Pubblichiamo quindi una riflessione del nostro attivista GianPaolo Zampieri sulla questione. 

"Non prendiamoci in giro, sul 25 Aprile a Venezia si ammanta un enorme velo di finzione ed ipocrisia

Da una parte vi sono i “venetisti” che tutto hanno a cuore tranne la commemorazione del patrono di Venezia, per non parlare della liberazione; dall’altra vi sono le istituzioni pubbliche le quali, rendendosi conto della marea spontanea di indipendentisti, che anno dopo anno, in numero sempre maggiore, sta montando intorno a questa manifestazione cerca di arginare questo evento che non può più passare inosservato.

Si è passati difatti dalle poche decine di persone di qualche anno fa, manifestazioni che potevano essere classificate come meri esempi di folclore locale, alle centinaia se non migliaia degli ultimi due anni; e allora il fenomeno non lo si può più nascondere sotto al tappeto, da qui partono le reazioni che cercano di contrastare questo evento.

C’è chi vorrebbe vietare la manifestazione invocando un decreto prefettizio del 2009, il quale vieterebbe ogni forma di manifestazione politica all’interno di piazza San Marco. A questo punto i rappresentanti del Comune rispondono che non si tratterebbe di una manifestazione politica ma di una normale commemorazione del Santo Patrono della città, posizione più che legittima, a nessuno verrebbe in mente di vietare a Napoli la commemorazione di San Gennaro qualora cadesse in coincidenza con la festa della liberazione.

La verità è che non si può ridurre il 25 aprile a Venezia ad un unicum, se si vuole analizzare questo evento con lucidità e laicità, ci si deve rendere conto che vi sono diversi sentire intorno a questa data in Veneto. Si deve ammettere, in primis, che c’è a chi non va giù nelle istituzioni che ci sia qualcuno in Veneto a cui sta a cuore la commemorazione di San Marco, non tanto dal punto di vista religioso quanto più da quello politico di “orgoglio veneto”; non lo ammetteranno mai ma è così.

Poi tra la schiera dei “devoti” a San Marco ci sono da fare dei distinguo. Ci sono i cittadini di Venezia che vogliono in pieno diritto commemorare il loro Patrono; come detto prima, nessuno si sognerebbe di vietare a napoletani, milanesi, bolognesi etc. una simile cerimonia; e anche volendo, risulterebbe insensato ed illogico farlo.

Poi ci sono quelli provenienti dal resto della Regione che il 25 aprile si recano a Venezia con tanto di sciarpe e gonfaloni per gridare ad alta voce “io sono veneto e ne sono fiero” e tra questi, bisogna essere sinceri, molti non hanno alcuna velleità di ricordare la liberazione dal nazi-fascismo, ma tra questi c’è anche chi come me e i ragazzi di Sanca non capisce perché il 25 aprile debba ridursi a una scelta tra “venetismo” e antifascismo; noi il 25 aprile vogliamo essere in piazza San Marco per rivendicare il nostro “orgoglio veneto”, la nostra profonda identità civica e politica veneta e per affermare il nostro netto, chiaro e incondizionato antifascismo.

Il decreto prefettizio che vieta la manifestazione non fa altro che rimpolpare gli animi dei manifestanti e dare ancora più vigore alla marea crescente; la storia ci ha insegnato che le misure repressive non sono mai servite a tamponare i movimenti popolari. D’altronde non è la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero un diritto garantito dalla Costituzione italiana? E allora lasciateci manifestare, non deve essere necessariamente un assembramento di eversivi, vogliamo solo esprimere la nostra appartenenza veneta e chi ama il Veneto veramente non può che essere antifascista.

E se volete vietarla, vietatela; noi il 25 aprile saremo a Venezia, il 25 aprile è il nostro giorno."

GianPaolo Zampieri

 

Nel corso degli anni abbiamo prodotto diversi articoli riguardanti il 25 Aprile. Se volete approfondire il punto di vista sanchista, qui alcuni link utili:

La riflessione del 25 Aprile 2016 http://sancaveneta.org/index.php/blog/item/393-25-aprile-2016 

Partigiani venetisti http://www.sancaveneta.org/index.php/blog/item/290-partigiani-venetisti/290-partigiani-venetisti 

Resistere e liberare http://www.sancaveneta.org/index.php/blog/item/343-resistere-e-liberare/343-resistere-e-liberare 

Reliberassion http://www.sancaveneta.org/index.php/blog/item/294-reliberasion

 

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SANCA sottoscrive la Dichiarazione di Merano

SANCA VENETA, dopo aver collaborato alla sua stesura, ha ufficialmente sottoscritto la Dichiarazione di Merano

Questo importante documento rimarca il nostro impegno nel combattere la retorica etno-nazionalista dell'esterma destra in Veneto e in Europa e promuovere un'idea alternativa di identità, comunità e territorio che sia civica, inclusiva e democratica. 

"DICHIARAZIONE DI MERANO

Mozione contro l'estrema destra e a difesa della diversità

La Gioventù dell'Alleanza Libera Europea, la gioventù delle nazioni senza stato, delle regioni e delle minoranze d'Europa, a seguito delle conclusioni raggiunte durante i dibattiti sviluppati in Südtirol nel Maggio 2016 durante la conferenza «Estrema Destra e Populismo di Stato», presenta la seguente dichiarazione alla sua Assemblea Generale.

Vista:

1) La preoccupante crescita dei movimenti e dei partiti di estrema destra in molti paesi europei,

2) Le molteplici forme che l'estrema destra sta prendendo a livello politico, finanche ponendosi a difesa di nazioni senza stato, regioni o minoranze,

3) La crisi dei correnti regimi liberal-democratici, a causa delle limitazioni alla democrazia e le misure di "austerity" promosse da quasi tutti gli stati europei,

4) La minaccia che i fattori menzionati pongono ai diritti civici, politici e sociali che i cittadini europei ed in particolare donne, collettività LGBTIQP+, minoranze e migranti, hanno raggiunto dopo anni di lotte,

La Gioventù dell'Alleanza Libera Europea:

1) Ripudia tutti i partiti che sostengono di difendere le minoranze e le nazioni senza stato da posizioni di estrema destra basate su un nazionalismo caratterizzato da esclusione e etnicità,

2) Sostiene un nazionalismo civico che promuova una società inclusiva,

3) Accoglie rifugiati e migranti nelle nostre nazioni, regioni e comunità e si impegna per una mutua comprensione e coabitazione,

4) Difende una politica estera europea comune basata sulla cooperazione ed il pacemaking, che promuove lo sviluppo economico e sociale dei paesi confinanti,

5) Lotta per il rafforzamento delle nostre democrazie attraverso la difesa del diritto di decidere. La difesa di questo diritto deve essere seguita da una richiesta per una democrazia più partecipatica e diretta, superando le limitazioni della rappresentatività delle correnti democrazie liberali.

6) Difende le politiche sociali che promuvono società eque ed inclusive attraverso l'espansione dello stato sociale,

7) Si impegna alla creazione di alleanze e reti con altri partiti, ONG e piattaforme in difesa della diversità e in contrasto all'estrema destra."

 

Potete consultare la versione in lingua inglese al seguente link: https://efay.eu/2017/04/11/meran-declaration/ 

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Il nostro posto in Europa

Katowice, 2 Aprile 2017.

Sanca Veneta ha partecipato all'assemblea generale dell'Alleanza Libera Europa Giovani (EFAy) a Katowice in Slesia. L'Alleanza Libera Europea è il principale partito europeo rappresentante istanze autonomiste e di autogoverno.

Il delegato Stefano Zambon ha presentato la candidatura di Sanca Veneta a membro permanente di EFAy; una candidatura che l'assemblea generale ha approvato unanimemente.

Per Sanca Veneta questo rappresenta un passo fondamentale per portare un'autentica voce Veneta per l'autogoverno all'interno di istituzioni e movimenti politici europei.

Durante l'assemblea si è discusso del futuro dell'Europa nel contesto dei referendum per l'indipendenza in Catalunya e Scozia, sottolineando l'impegno di ogni partito a promuovere e difendere il diritto di territori, regioni e popoli a decidere del proprio futuro.

Inoltre, il delegato di Sanca Veneta Stefano Zambon è stato eletto membro sostituto al direttivo di EFAy.

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Il Circo di Quinta Colonna a Valdagno

Ieri sera ho dovuto assistere a un tragicomico spettacolo su Rete 4. Valdagno, la città dell’Alto Vicentino dove vivo e nella quale sono cresciuto è stata protagonista di una diretta televisiva dove al centro dell’attenzione è stato posto il terribile pericolo dell’accoglienza di 9 profughi. Valdagno per la cronaca è un comune con più di 26mila abitanti.
 
La trasmissione non poteva che essere Quinta Colonna, la morte del giornalismo d’inchiesta dove l’obiettivo palese non è diffondere informazione attraverso il dibattito, ma creare indignazione grazie a uno spettacolo di propaganda e regalando visibilità a personaggi che senza questi imbarazzanti teatrini sarebbero ininfluenti nella vita politica delle comunità.
 
Chi se non Alex Cioni poteva essere il maestro che tirava le fila di questa puntata. Se qualcuno non lo conoscesse stiamo parlando di un personaggio da sempre è in prima fila nella militanza politica dell’estrema destra nazionalista italiana, fedele ad Alessandra Mussolini e all’area di estrema destra vicina a Berlusconi. Quasi sicuramente questo è il motivo principale per cui un politico così insignificante a livello nazionale (e locale) riesce a farsi regalare così tante presenze sulle reti Mediaset e puntualmente senza alcun tipo di contradditorio credibile.
 
La situazione che da subito mi ha fatto sorridere, se non piangere, è la scelta della location: un noto bar collocato in una zona periferica della città frequentato quasi esclusivamente da qualche nostalgico di estrema destra, in quanto il titolare non si vergogna di auto dichiararsi fascista. Se visitaste il locale in una giornata qualsiasi verrete accolti da uno sfarzosissimo tricolore, dal calendario di Mussolini, targhette e varia oggettistica molto probabilmente proveniente da qualche gita a Predappio.
Questo locale è spesso frequentato dal capogruppo dei due consiglieri di minoranza della Lega Nord: Marco Randon, per questo mi viene da pensare che sia stato scelto come luogo adatto per metter su un teatrino di propaganda populista, circondati da amici e sostenitori.
 
Iniziata la trasmissione mi ha particolarmente stupito la vista di numerosi gonfaloni di San Marco. Eppure durante una sera invernale proprio in quel bar mi sono trovato a discutere di indipendenza con il consigliere Randon, ma il titolare era intervenuto in modo solenne “in questo bar non si discute di indipendentismo” e indicando il tricolore “questo se non l’hai capito è un bar fascista” (ndr. per la cronaca fu la seconda e ultima volta che ci misi piede). Evidentemente I gonfaloni sono utili come addobbi fashion per un locale grigio e sentendosi in minoranza i nazionalisti hanno pensato bene di star in silenzio e accogliere festosamente I creduloni che hanno portato le bandiere Venete in un bar fascista.
 
La parte tragica della trasmissione non è stata la mancanza di argomenti e le imbarazzanti dichiarazione del capogruppo locale di Forza Italia, secondo cui il pericolo sarebbero i mendicanti al mercato di Valdagno (vorrei capire tra l’altro quanto il fenomeno sia legato ai profughi visto che personalmente io li vedo dagli anni 90, quando il nonno mi accompagnava al mercato il venerdì mattina), ma il fatto che i consiglieri leghisti che solo pochi mesi fa erano gli unici politici valdagnesi schierati a favore della chiusura di alcuni reparti dell’ospedale di Valdagno (che copre un bacino di 60mila abitanti) adesso ci vengono a dire che il pericolo deriverebbe dalla presenza di qualche profugo.
 
Noi di Sanca Veneta ci dissociamo dal delirio di chi utilizza le bandiere del popolo Veneto per fare populismo e per alimentare meccanismi di discriminazione verso le persone che fuggono da guerra e povertà, facendosi peraltro manipolare da personaggi di estrema destra storicamente fedeli al centralismo romano e nostalgici di uno dei momenti più drammatici per il popolo veneto. Indipendenza per noi non è solo la libertà di gestire le risorse, ma anche la possibilità di far uscire il nostro territorio dalla periferia alla quale è stato relegato, per farlo tornare al centro dell’Europa e del dialogo internazionale. Vorremmo anche che la nostra terra, in un tempo in cui il mondo sta cadendo in mano alla paura e all'odio (un tempo dominato dall'Isis, Trump, Putin), potesse tornare ad essere un porto sicuro - fedele all'eredità della storia repubblicana veneta - dove si può continuare a pensare, costruire, arricchire l'umanità. 
 
Ma indipendenza per noi è anche lo strumento per far ritornare città come Valdagno e la vicina Recoaro, che troppo spesso vivono all’ombra degli interessi e delle scelte dei grandi centri della pianura, protagoniste nella vita politica, industriale e culturale. Sanca Veneta rimarrà sempre un punto di riferimento per tutti i cittadini che sono stufi della retorica di una politica che ha causato e sta causando solamente danni per il tessuto sociale. Noi stiamo lavorando per un Veneto accogliente che sappia sostenere tutti i cittadini che necessitano di lavoro, sanità e un educazione di eccellenza senza adottare come criterio di esclusione la classe sociale, la "razza" o la provenienza delle persone.
 
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