Perché vi chiediamo di votare SI alla separazione del comune in Venezia e Mestre.

 

Questa è una lettera Aperta per tutti i cittadini di Venezia e di Mestre in particolare, ma ma è rivolta anche a tutti coloro che vivono nella città Metropolitana.  

In Sanca non abbiamo la pretesa di avere le soluzioni in tasca e il nostro apporto alla discussione ha passato una enorme discussione interna sulla sua opportunità.

Tuttavia vi chiediamo di andare a votare domenica, e di votare per il SI.

La nostra posizione non è un semplice riflesso delle idee maturate in termini di rapporti tra lo stato Italiano e la regione del Veneto, cercheremo di spiegare perché siamo giunti a sostenere che sia corretto avere una amministrazione per la parte lagunare e una per la parte di terraferma.

La diversità territoriale delle due città rende necessarie delle soluzioni diverse, le municipalità erano state create appositamente per questo scopo, ma si sono rivelate degli strumenti troppo deboli sia da un punto di vista operativo, sia istituzionale. Non hanno mai avuto un reale potere di spesa e potere programmatico sulla vita del territorio che rappresentano e alla prima opportunità sono state completamente svuotate di significato, senza possibilità di difendere la loro stessa istituzione. L'impossibilità di usare questo strumento per attuare politiche diverse su territori diversi, è stata la prima ragione che abbiamo messo sulla bilancia: sarebbe stato molto utile poter amministrare le differenze avendo gli strumenti senza dover chiedere due comuni autonomi? Si, ma non è stato possibile, non è stato reso possibile.

La seconda ragione per aver deciso di schierarci per il SI è basata sul principio di rappresentatività. Un eletto, che sia di terraferma o di laguna indifferentemente, ha il dovere di curare le necessità della popolazione che l'ha eletto in prima istanza, questo per noi è un principio cardine della politica: rappresentare il territorio. Nell'intenzione di fare bene il proprio lavoro, o meramente di curare la propria base elettorale, il consigliere comunale tenderà a concretizzare politiche per rispondere ai bisogni di chi rappresenta. Oggi tuttavia, il consiglio comunale di Venezia è chiamato a esprimersi su temi di terraferma e su temi lagunari senza che vi sia una corrispondenza di conoscenze, competenze o stretta rappresentanza. Banalmente per rispondere alle necessità di Piazza San Marco si devono coinvolgere, rendere competenti e convincere consiglieri che sono già focalizzati sulle necessità di Piazza Ferretto [non occorre dire che vale la regola anche al contrario]. Siccome non crediamo ai politici che lavorano 20 ore a servizio del bene comune, riteniamo corretto che ogni eletto si focalizzi sull'area omogenea che gli compete al fine di trarre il meglio dal proprio lavoro.

Lo stallo attuale e la struttura comunale del territorio, non permettono una buona amministrazione e hanno fatto sì che i problemi delle due città si acuissero senza trovar soluzione.

Queste ragioni non sono prive di criticità, poiché, pur essendo due territori con esigenze diverse, Venezia e Mestre sono unite nel quotidiano da molti fattori che rendono necessarie politiche comuni: mobilità, cultura, la necessità stessa di avere una metropoli che sia anticamoderna e che pesi nei rapporti con altri soggetti, che abbia i numeri per attirare finanziamenti e lavoro diversificati. Queste politiche hanno necessità di avere una regia comune. Sarebbe stato opportuno che la vecchia classe politica veneziana e mestrina si fosse organizzata devolvendo le competenze. Non è stato fatto e ne paghiamo il caro prezzo.

Nell'ipotesi e nella speranza che si giunga a costruire due comuni autonomi, il nostro primo appello è che i due consigli comunali possano avere il coraggio di devolvere le competenze sulle materie comuni a un ente che consideri come minimo la gronda lagunare [la vera città Metropolitana] come insieme territoriale dove operare a servizio del cittadino.

Il nostro è un invito rivolto a tutti, ma con particolarità alla nostra parte politica: la divisione del comune in due enti è amministrazione, non è sentimento o contrapposizione politica*

Una ultima considerazione vorremmo rivolgerla al concetto di fare politica. Per noi significa presentare delle proposte, spiegarne le ragioni e riportare dei dati concreti e reali, confrontarsi e rimettere le decisioni in mano alla democrazia. La campagna referendaria invece ha mostrato che le regole sono saltate, la contrapposizione è diventata una ragione personale ed esageratamente violenta. Gioverebbe riflettere se sia stato davvero proficuo giungere a questi livelli. 

Domenica andate a votare!

 

*Non ci soffermeremo sulla questione dei costi, dove non è possibile trovare una fonte più attendibile dell'altra, ma riteniamo che sia ragione secondaria: la democrazia ha il suo costo, spendere per meglio amministrare non è sprecare, è investire.

 
Ultima modifica ilSabato, 30 Novembre 2019 12:22
Matteo Visonà Dalla Pozza

Bio
Laureato in Lingue e Letteratura Turca, vive a Venezia, lavora nel campo del Turismo e si occupa di tematiche Indipendentiste legate alla sinistra.

Ha particolare propensioni alla Linguistica e alla Grafica, benché non professioniste. Si è occupato di organizzazione sportiva e ha vissuto a Londra, Istanbul e Ankara.

Ama
Cani, Gatti, Galline, Storia, Arte, Venezia, Veneto, Grafica, Social Network.

Odia
Caccia, il Cinovenetismo, le cose Raffazzonate, il Razzismo.

Motto
No ghe xe Solusion sensa Liberasion!

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