Retrogradi

Mentre i rappresentanti dello Stato tricolore, attraverso la complicità di tv e quotidiani nazionali, impongono il silenzio stampa o informazione a senso unico sulla scelta veneta di inserirsi nel solco tracciato da Scozia e Catalogna, sempre più persone hanno fatto e stanno facendo una sorta di coming out dichiarandosi a favore dell'indipendenza. Scelta spesso evidenziata issando il gonfalone veneto alla finestra della propria casa.

 

Un vero e proprio atto di pensiero autonomo e intelligenza, contando l'impostazione fortemente parziale che i programmi e l'organizzazione della scuola italiana hanno avuto senza soluzione di continuità negli ultimi 148 anni. Viene insegnata una storia pressapochista e profondamente censurata (ex. 1100 anni di Repubblica di Veneta stipati in un capitoletto di dieci righe, ma anche una visione profondamente distorta dei fatti che hanno portato alla liberazione della nostra terra dal giogo del fascismo), i bambini che ancora parlano la loro lingua madre vengono emarginati e irrisi. Non c’è traccia, inoltre, dei massacri perpetrati dai garibaldini e dai bersaglieri nei territori del Regno delle Due Sicilie. Non viene detto che milioni di veneti emigrarono dopo il 1866 (cosa che non avveniva in precedenza) o che il Sud non era poi così arretrato ed ignorante come ci insegnano.

Si è addirittura arrivati a dire che lo Stato Veneto, e quindi il suo popolo e la sua lingua, non sono mai esistiti. Cose da far rabbrividire ogni storico. Così invece di aprirsi al dialogo, preferiscono darci dei retrogradi e degli antimoderni, cercando di farsi seguire dall’opinione pubblica.

Vien da domandarsi dove stia la nobiltà e la modernità del risorgimento, quando esso consistette nell’aggredire degli stati pacifici nel nome di un’unità che ci fu, forse, solo sotto l’Impero Romano. (Che non a caso è l'unico periodo storico a cui poté attingere il fascismo, vietando peraltro ogni ricerca che non riconducesse alla lupa.) Ci viene da domandarci dove stia la modernità di uno stato segnato da un secolo e mezzo di crisi, scandali, voltafaccia, guerre mondiali, una dittatura e, ovviamente, le mafie.

D'altra parte ci chiediamo come si possa essere considerati retrogradi quando si parla di integrazione europea, di diritto di voto, di democrazia diretta e ci si rifà al modello di stato che fu preso ad esempio per fondare gli stati più moderni e democratici che ancora oggi sono in vita. Ci chiediamo come si possa essere considerati retrogradi quando si chiedono diritti e rispetto per la propria cultura in linea con tutti gli altri paesi europei e con il più comune buon senso.

Ebbene, una Primavera Veneta può sbocciare e piano piano le coscienze si stanno risvegliando. Noi di Sanca, pensiamo che raggiungere democraticamente l’indipendenza sia l’unica via per aprirsi all'Europa e al mondo come lo eravamo ai tempi della Repubblica del Leone.

Riccardo Penzo

Ultima modifica ilGiovedì, 30 Ottobre 2014 00:29

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