4 Novembre

[Disclaimer * 04/11/2015] Quando scrivemmo l'articolo l'anno passato fummo poco attenti e scegliemmo come copertina un immagine che in effetti non si riferisce ne al periodo della conquista sabauda ne alla prima guerra mondiale ma alle violenze fasciste sui montenegrini durante la seconda guerra mondiale. La lasciamo perché pensiamo che la violenza raffigurata nella foto sia in perfetta continuità con le violenze dei militari italiani contro i friulani e i veneti di cui parliamo nell'articolo ed espressione dello stesso militarismo che oggi ahinoi si celebra.

 

Secondo lo stato italiano oggi dovremmo festeggiare l’unità nazionale e le forze armate - qualcuno li ricordava come i Combattenti di terra, del mare e dell’aria - celebrando la vittoria italiana nella prima guerra mondiale (spesso considerata la quarta guerra di indipendenza).

 

Come il lettore immaginerà non siamo dei grandissimi fan di questa festa per diversi motivi. Vorremmo porre l’accento su alcuni di questi.

Per quanto riguarda l’unità nazionale, potremmo cadere nel banale viste le nostre note posizioni, ma ci preme sottolineare comunque, che la scelta di una data legata alla prima guerra mondiale per la celebrazione dell’unità nazionale è quanto mai appropriata, mostra infatti il compiuto tradimento, da parte dei Savoia e di varie parti del regno, del progetto federalista che negli intenti di molti avrebbe dovuto essere la base per la costruzione dello stato italiano (ricordiamo tra gli altri il pensiero politico di Rosmini e di Cattaneo).

Inoltre sottolinea proprio come tutto il cosiddetto processo di unificazione sia stato costruito nella violenza e sulla pelle di quelli che, loro malgrado, sarebbero poi diventati gli italiani.

Innanzitutto sulla pelle dei soldati, che (nelle parole di B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria) nel 1916 scrivevano: "Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore; essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei". O dei molti che qui in Veneto durante le cosiddette guerre di indipendenza si arruolavano nella Imperial e regia veneta marina o nella truppe di terra e andavano a combattere contro gli italiani (come troviamo riportato nella “Rassegna Storica del Risorgimento” pubblicata nel 1978 in un articolo di Pier Giorgio Lombardo). Inoltre sulla pelle dei civili che si trovarono a dover affrontare guerre e annessioni non volute, come coloro che in Veneto (ma anche altrove) furono oggetto di atroci violenze - parole poche, bastonate tante - durante i moti del macinato, tra il 1868 e il 1869 (di cui si ricorda lo slogan in Veneto di Viva l’Austria, morte ai signori, abbasso la tassa pel macinato) o i friulani della cittadina di Villesse ove tra il 29 e il 31 maggio 1915 si scatenò una durissima rappresaglia contro i civili, durante la quale il villaggio fu messo a ferro e fuoco, molti cittadini inermi furono usati come scudi umani e ben sei innocenti furono fucilati senza processo con l’accusa di collusione col nemico.

Riteniamo inoltre di pessimo gusto, per di più in uno stato che a parole rifiuterebbe la guerra, che si celebri nella data odierna il militarismo e la violenza.

Pensiamo dunque che sarebbe molto più saggio che la giornata del 4 novembre smettesse in futuro di essere ricordata come la festa dell’unità nazionale e delle forze armate e potesse diventare piuttosto festa della pace e in memoria dei morti in tutte le guerre (su ogni lato del fronte si trovassero).

Inoltre vorremmo accodarci alla proposta del comitato Veronese per le iniziative di pace, che con una lettera domanda oggi al sindaco che sostituisca l’intitolazione a Luigi Cadorna, perché come ha scritto Ferdinando Camon Aver dato il nome di Cadorna [a un piazzale] è stato, ieri, un errore. Mantenerlo ancora diventa, ormai, una colpa.

Dedichiamola ai molti giovani, spesso contadini analfabeti, disertori, renitenti, obiettori, restituendo così dignità a coloro che rifiutarono il massacro cercando di salvare la vita: da Piazzale Cadorna a piazzale Disertori della prima guerra mondiale.

Giovanni Masarà

Ultima modifica ilMercoledì, 04 Novembre 2015 19:24

Bio

Laureato in Filosofia presso l’università degli studi di Padova, studia Antropologia culturale ed Etnolinguistica a Ca’Foscari.

In passato Attivista in alcuni collettivi veronesi ha molto a cuore il rispetto dell’ambiente e del paesaggio e non sopporta le prevaricazioni.

Nel tempo rubato allo studio, balla danze popolari. Tra le altre si interessa particolarmente a quelle della tradizione Veneta.

Passioni

Viaggi, Lingue, Culture e danze popolari, la Montagna.

Luoghi

Vive tra Venezia e Verona, dove è cresciuto, in passato ha vissuto qualche anno a Padova.