Nova Identità Veneta In evidenza

 

Credo che essere indipendentisti significhi porsi delle domande fondamentali su ciò che siamo e su cosa vogliamo.

Nella politica Veneta indipendentista aleggia un falso pragmatismo. Una certa propensione ad ignorare ogni singola questione che non sia strettamente politico/amministrativa. Chi sventola questa bandiera lo fa sostenendo che qualsiasi considerazione e rivendicazione culturale vada messa da parte o rimandata a un secondo tempo, perché esistono problemi più grossi da risolvere (cosa sicuramente vera).

Viene da chiedersi però, dati gli scarsi risultati di tutte le formazioni indipendentiste venete, se l’ignorare questi aspetti, non sia una parte integrante e significativa del problema.

All'opposto esiste anche un area del mondo indipendentista Veneto, che va nella direzione opposta e quasi bilancia questa prima tendenza. Sto parlando dell’indipendentismo dei “nostalgici”: coloro che, rifugiatisi in un mondo di rievocazione, isolato dalla vita politica e culturale, hanno dedicato le proprie energie ad un apatico piagnisteo sui tempi che furono.

L’indipendentismo non può essere solo politica nè solo cultura. Un fenomeno politico non può infatti avere successo se non produce una narrativa, un immaginario, un mondo simbolico al quale attingere soluzioni e attraverso il quale rappresentarsi e raccontarsi.

Credo che la mancanza di successo dei movimenti politici indipendentisti in Veneto dipenda, al di la delle divisioni interne e di guida, da una questione più grossa: quella dell’identità Veneta.

Lottare per una coscienza culturale e storica comune è, oltre che importante di per sé, fondamentale per il nostro movimento.

Essa non può però essere una battaglia di “reazione”. La battaglia per l’identità veneta è troppo importante per essere rilegata al solo mantra del “ritorniamo alle tradizioni originarie venete”. Sopratutto in un periodo come quello in cui viviamo, in cui le dinamiche culturali e politiche si giocano su una continua tensione tra locale e mondiale, fossilizzare un’identità non è solo impossibile, ma è problematico e pericoloso.

Certamente dobbiamo riappropriaci di parte della cultura Veneta. Di ciò che l’egemonia italiana ha censurato e alienato (storia e letteratura in testa). Non dobbiamo pero dimenticarci che l’identità è mutevole, si evolve con tempo, cambiamenti sociali e generazioni. In questo senso, spendersi per iniziative di rievocazione o difesa della tradizione soprattutto nel rivolgersi ai giovani rischia di provocare il prosastico buco nell'acqua, se non di aggravare l'allontanamento di quest'ultimi a cui gia assistiamo (anche se per certi aspetti non dobbiamo ignorare i fattori ciclici che stanno spingendo un rinnovato interesse per certi aspetti legati a lingua e e tradizioni)

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La strada da percorrere è piuttosto quella di imparare ad utilizzare l'enorme eredità culturale e storica consegnataci come patrimonio dal quale attingere elementi simbolici e di immaginario che ci aiutino, attraverso una rappresentazione e una narrazione condivisa, ad affrontare i problemi con i quali ci confrontiamo ogni giorno.

Ciò significa pensare e batterci per un’identità veneta nuova.

Un identità non solo più adatta ad essere vissuta ed interpretata da tutti ma anche più utile a costruire un percorso di rinnovamento che ci coinvolga come comunità. E spetta a noi, in quanto comunita, definirla su basi e concetti nuovi.

Riformare la cultura Veneta, in fondo, è l’unico strumento per arricchirla, diffonderla ma sopratutto difenderla.

Stefano Zambon & Giovanni Masarà 

Ultima modifica ilMartedì, 23 Giugno 2015 01:02

Bio

Laureando in Lingua Araba e Turca alla SOAS (School of Oriental and African Studies).

Contemporaneamente attivo nel Settore Alberghiero.

In passato Volontario per diverse associazioni venete (settore terza età e disabilità) e collaboratore per alcune Riviste Online.

Passioni

Viaggi, Lingue, Geopolitica ed Economia.

Luoghi

Momentaneamente vive a Londra.

In passato ho vissuto tra Vicenza, il nord della Francia, Bergamo e Venezia.