Independensa xe speransa

 

“Son I just wrote this

I thought you might like to know

That I chose to vote Yes

‘Cause a Yes vote provided hope

Così comincia una delle canzoni più belle composte per il referendum scozzese del settembre 2014. Ma queste parole, per un giovane veneto lontano dalla propria terra come me, hanno acceso un faro.

Indipendenza, per me, significa opportunità e responsabilità. L’opportunità, quella di offrire alla nostra e alle prossime generazioni un futuro migliore; la responsabilità, quella di prenderci il nostro destino nelle nostre mani.

Ma la parola che meglio riassume indipendenza è speranza. La speranza di un cambiamento radicale. Quella di un futuro prospero, ma non solo. La speranza di un modo diverso di fare politica, di mettere al centro delle attenzioni i Veneti comuni, che nel silenzio, col loro duro lavoro rendono la nostra terra un posto migliore dove vivere; di rendere protagonisti quegli stessi lavoratori umiliati e isolati dalla politica italiana. La speranza è quella di una politica che riesca a promuovere al meglio le ambizioni e i talenti della nostra gente.

Sembra invece che la politica della paura, del terrore, domini in Veneto. Un tormento che porta solo indifferenza e apatia. Non ci rendiamo però conto che è esattamente così che ci vogliono: scoraggiati e impauriti. Ogni ordine costituito, per sostenersi, ha bisogno di rassegnazione.

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Una persona impaurita è una persona controllabile. Pensateci: dopo tutto quello che questa classe politica italiana ha fatto, ci hanno convinto che il nostro vero nemico sia nel nostro vicinato, alla fine della strada, mentre loro, al potere, continuano nei loro loschi e corrotti affari. 

Ovviamente dobbiamo essere indignati e furiosi. Ma quella rabbia, da sola, crea solo indifferenza e rassegnazione. Crea lo sport nazionale preferito dagli italiani: gridare al vuoto, senza nulla fare, quanto la politica ci disgusti. Credo che i Veneti siano un popolo troppo pragmatico per continuare a giocare questo sport. Per smettere, dobbiamo aggiungere a questa rabbia, giustamente sentita da tutti noi, un ingrediente fondamentale: la speranza

Sopratutto dopo i risultati deludenti dei movimenti indipendentisti alle elezioni regionali, dobbiamo invertire rotta, cambiare drasticamente il messaggio dell'indipendentismo veneto. 

La “generazione indipendenza” deve essere un'onda di positività e speranza. Questi sono i fondamenti del concetto di autogoverno: credere in noi stessi e nella nostra capacita di cambiare il futuro per il meglio; avere la fiducia in quello che possiamo costruire insieme, che è ciò che ci da identità e libertà. Dobbiamo essere sani portatori di un’idea positiva. Lo dobbiamo fare perché solo così possiamo coinvolgere e mostrare il meglio del Veneto.

Se l’indipendentismo vuole davvero essere una rivoluzione pacifica, allora deve combattere la politica della paura. Perché sarà pur vero che finché c’è italia non c’è speranza, ma è ancora più vero che finché ci saranno Veneti, fieri della propria terra e pieni di aspirazioni e talenti, speranza esisterà e avrà un solo nome: indipendenza.

Stefano Zambon

Ultima modifica ilMartedì, 23 Giugno 2015 00:49

Bio

Laureando in Lingua Araba e Turca alla SOAS (School of Oriental and African Studies).

Contemporaneamente attivo nel Settore Alberghiero.

In passato Volontario per diverse associazioni venete (settore terza età e disabilità) e collaboratore per alcune Riviste Online.

Passioni

Viaggi, Lingue, Geopolitica ed Economia.

Luoghi

Momentaneamente vive a Londra.

In passato ho vissuto tra Vicenza, il nord della Francia, Bergamo e Venezia.