Il Paronismo

 

Ancora nel 2016, il nostro Stefano Zambon pubblicava questo articolo sulla storia politica del Veneto, in catalano ed inglese, sulla rivista Nationalia. Rimanendo anche oggi più significativo che mai, vogliamo offrirvene la traduzione:

Sergio Romano
 ha descritto una volta il Veneto come "Il gigante economico [che] è un nano politico". Questa è sicuramente una delle sintesi più convincente della storia recente del nostro territorio.

Quattro caratteristiche principali ne hanno guidato lo straordinario sviluppo economico. In primo luogo un atteggiamento imprenditoriale generale che ha prodotto un tessuto economico quasi interamente composta da piccole e, in parte, medie imprese caratterizzato da una forte flessibilità in termini di organizzazione. Inoltre, le interconnessioni tra un sistema tradizionale di produzione e imprese ad alto contenuto tecnologico. Infine, la capacità di queste aziende di internazionalizzare i loro prodotti sul mercato globale.

Tuttavia, come puntualizza Romano, a questo sviluppo mancava una classe politica in grado di guidare e organizzare la rivoluzione economica. Di conseguenza, lo sviluppo è avvenuto in maniera disorganizzata e caotica. Negli ultimi tre decenni esso ha manifestato grande noncuranza per l'aspetto ecologico mettendo, in tal modo, in serio pericolo l'ambiente. Una delle sue manifestazioni, urbanisticamente parlando, è quello che i veneti chiamano el  capanon, una parola - per i non venetofoni - che si riferisce a stabilimenti industriali esteticamente discutibili. I capanoni sono diffusi in tutto il territorio del Veneto, e hanno un serio impatto sull'ambiente e sul paesaggio.

Lo sviluppo della regione è stato caratterizzata negli ultimi anni da questo: una forte economia e una politica debole. Mentre sotto l'aspetto economico il Veneto si è costantemente affermato come un centro per l'industria e il commercio in Europa, sotto l'aspetto politico la nostra terra non è mai stata in grado di affermarsi come un centro indipendente di potere.

 

Dipendenza

Gli ultimi 20 anni sono stati dominati da due grandi attori politici: Giancarlo Galan e Luca Zaia. Il primo, spalleggiato da Silvio Berlusconi, ha guidato il Veneto per 15 anni e non è finito bene, Giancarlo Galan è stato arrestato con l'accusa di corruzione per miliardi di euro per i contratti relativi alla realizzazione di infrastrutture pubbliche in Veneto. Il secondo, esponente della Lega Nord, eletto la prima volta nel 2011 è attualmente al suo secondo mandato dopo aver vinto con la maggioranza assoluta le elezioni nel 2015.

L'analisi della loro base elettorale aiuta a comprendere un fattore chiave nella politica Veneta: la persistenza di voto; il voto dei veneti è stato costantemente orientato al centro destra. Sia Galan che Zaia rappresentano uno stereotipo antropologico: il self made man, o, per dirla a la vèneta, el Paron. Se l'Argentina degli anni '50 aveva il peronismo, si può sostenere che il termine giusto per descrivere gli ultimi 30 anni di politica marciana è el Paronismo. Similmente ai peronisti, i Paronisti sono particolarmente inclini a populismo e corporativismo.

Un fattore più centrale per la nostra analisi è, però, la loro mancanza di indipendenza politica. Infatti, nonostante la cultura di autogoverno sia durata in Veneto per più di mille anni, e vi siano grandi centri culturali, si può sostenere che, dopo la sua unificazione forzata con l'Italia, il Veneto non abbia mai avuto una propria classe politica.

Le epoche di Galan e Zaia sono state caratterizzate da un pendolarismo politico: in primo luogo a Roma e poi a Milano. Come Renzo Mazzaro dice: "l'intera classe politica veneta, prende ordini dall'esterno".

Galan dipendeva interamente dall'agenda di Berlusconi. Luca Zaia e il suo partito, la Lega Nord (iniziato come federazione tra la Lega Lombarda e la Liga Veneta) si sono promossi come il partito del "Prima il Veneto". Tuttavia, entrambi soffrono di una dipendenza fisiologica e ideologica da Milano, dalla Lega Lombarda che controlla completamente l'agenda politica del partito centrale. Le lotte interne, tra la due componenti del partito sono state mitigate dalla santificazione del leader, Umberto Bossi. Tuttavia, possiamo prevederne l'intensificazione, visto che la Lega Nord sta rafforzando il suo orientamento come partito centralista e mira ad espandersi verso sud, mentre segna il suo passaggio da una politica nominalmente regionalista ad una di estrema destra tout court.

Questo sentimento di dipendenza è ancora più forte guardando alle forze politiche di sinistra in Veneto, come vedremo più avanti.

 

Una identità nazionale controversa

Gli effetti di questa subordinazione hanno avuto importanti effetti sulla cultura e identità veneta. La classe dirigente, indebolita da queste dinamiche, non ha mai avuto la forza per attuare politiche dirette alla tutela e alla valorizzazione. Sarebbe sufficiente ricordare, per esempio, Ermanno Serrajotto, assessore regionale alla cultura e identità veneta durante l'era Galan, che non aveva mai visitato in tutta la sua vita le Gallerie dell'Accademia, museo dove sono esposti i più importanti pittori veneti del Rinascimento.

La Lega Nord, nonostante la totale mancanza di un'agenda culturale per il Veneto, è stata capace di egemonizzare il tema della cultura e della lingua. Un processo aiutato dalla miopia della sinistra nel non promuovere questi temi. Questa egemonia ha prodotto una dinamica che Paolo Balboni descrive come segue: "Chi non vuole essere identificato come un 'leghista' a destra e a sinistra, non si impegna a difendere, valorizzare e promuovere la lingua veneta". Tale dinamica è rafforzata da un generale sentimento italianista di avversità verso le identità, culture e lingue regionali - e come conseguenza, il Veneto non è ancora riconosciuta dallo Stato Italiano come lingua.

 

Domanda di indipendenza

Altro tema molto importante in Veneto è quello della richiesta d'indipendenza. La Lega Nord, nonostante il fallimento della sua agenda federalista quando era al governo in Italia, è ancora il più grande destinatario dei voti pro-indipendenza. Prima dei recenti dialoghi tra il Veneto e lo Stato italiano e il prossimo referendum consultivo per l'autonomia (il Veneto è una regione ordinaria, vale a dire con un margine molto limitato di indipendenza), il processo di autogoverno in Veneto è stato un quasi completo fallimento.

Attorno a questo tema, si è formata comunque una vasta gamma di soggetti, con poca o nessuna conseguenza. Frammentazione, mancanza di competenza e di coerenza politica hanno prodotto un gran numero di partiti pro-indipendenza, senza alcuna forza elettorale. Uno dei migliori esempi della mancanza di realismo politico in Veneto è il referendum farsa online del 2014 che ha ulteriormente contribuito a delegittimare la causa dell'indipendenza del Veneto. La società civile nel suo complesso, ha dato poco o nessun sostegno alle richieste di indipendenza di questi piccoli partiti.

D'altra parte, la via istituzionale ha subito un arresto da parte di Roma. Nel 2014 il Consiglio regionale del Veneto ha approvato due leggi che chiedevano un referendum: il primo riguardante l'autonomia e il secondo l'indipendenza. Vale la pena notare che, mentre alla prima proposta di referendum è stato garantito pieno sostegno economico dalla regione stessa, il secondo sarebbe stato finanziato (per l'incredibile ammontare di 14 milioni di euro) da parte dei cittadini del Veneto attraverso donazioni volontarie. Non ci si sorprende che questa enorme quantità di denaro non sia mai stata raccolta e la Corte costituzionale italiana abbia respinto il referendum. La sentenza della Corte Costituzionale ha consentito solo una trattativa e un referendum (di cui sopra) su una limitatissima quantità di competenze.

Tuttavia, i sondaggi mostrano che la maggioranza dei cittadini voterebbe a favore dell'indipendenza: un sondaggio Demos  nel 2014 ha mostrato un sostegno del 55% per l'indipendenza del Veneto dallo Stato italiano. Si potrebbe sostenere quindi che seppur il Veneto mostri una maggioranza pro indipendenza, il supporto per tale processo è strettamente passiva. La causa dell'indipendenza non è in grado di mobilitare la maggioranza passiva a favore dell'indipendenza.

 

I fallimenti della sinistra

Diversamente dalla maggior parte delle nazioni senza Stato in Europa, la sinistra in Veneto è sempre stata aggressivamente anti-indipendenza e autonomia. Una vestigia della teoria del centralismo democratico che nasconde un fallimento più fisiologico della sinistra in Veneto.

I partiti comunisti non sono mai riusciti a ottenere grandissimo sostegno in Veneto per una particolarità di questo territorio: la proprietà della terra in Veneto, a differenza di gran parte della penisola italiana, è sempre stata frammentata e diffusa. Essi, e la sinistra più in generale, sono sempre stata visti come "espropriatori" dai piccoli proprietari terrieri, cioè da una buona proporzione della società veneta.

I partiti moderati di centro sinistra, d'altra parte, hanno sempre sofferto di un lascito centralista. I "Democratici di Sinistra", per esempio, hanno privilegiato durante tutta la loro storia un sistema di politiche calate dall'alto, ed i suoi leader locali e le loro posizioni sono state sempre controllate dall'elite del partito a Roma. Come sostiene Renzo Mazzaro, centro sinistra e partiti di sinistra in Veneto sono percepiti in Veneto come "stranieri alla sensibilità veneta".

Valter Vanni, ex leader del Partito Comunista a Venezia, riassume perfettamente questo problema dicendo che il centro destra Veneto è "un club, un club di veneti che pensano in veneto, che hanno un punto di vista veneto sui problemi. Per il centro destra a pensare in veneto è automatico. Per il centro sinistra non lo è. Questo è il punto."

Anche quando nella condizione di vincere una elezione, il centro sinistra ha saputo perderla. Questo è quello che è successo nel 1995, quando era stato trovato un forte candidato che corresse alle elezioni regionali: Tina Anselmi, leader del movimento della resistenza e prima donna ministro nella storia dello stato italiano. Tutti i commentatori sono d'accordo a ritenere che la sua candidatura avrebbe significato una vittoria in Veneto, la prima per la sinistra, la prima per una donna. La sua candidatura è stata però silenziosamente rifiutata e annullato dal partito centrale a Roma attraverso l'azione di Rosy Bindi, oggi presidente del Partito Democratico.

Più tardi, fu fatto un altro tentativo per superare il centralismo del centro sinistra in Veneto. Il Movimento del Nord-Est era stato promosso nel 1997 da Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, e Mario Carraro, un uomo d'affari. L'obiettivo principale di questa inziativa politica era esattamente quella di "evitare che il Veneto continui ad essere governato da partiti schiavi delle sedi romane". Esso è fallito per le lotte interne tra i due promotori.

 

Conclusione

Il dilemma di questa regione è ancora da risolvere. Un gigante economico che non è stato in grado, forse a causa della sua importanza economica, di svilupparsi come un centro indipendente di potere e sede dei processi decisionali. La politica veneta, a causa della sua subordinazione a forze provenienti dal di fuori del Veneto, ha collocato si la nostra terra ai margini dello stato italiano, ma senza voce in capitolo circa il proprio futuro. L'inettitudine di questa classe politica non ha permesso lo sviluppo di politiche in materia di cultura e identità veneta, mettendo in serio pericolo la cultura locale nel primo periodo della globalizzazione. I partiti che dovrebbero essere più motivati a promuovere questi problemi, i partiti pro-indipendenza, sono frammentati e incompetenti (con l'eccezione di pochi individui).

Il futuro della politica veneziana risiede nella nuova generazione di veneti. Sta a loro determinare un nuovo status politico del Veneto nei confronti dello Stato italiano. Considerando le condizioni materiali del territorio, i partiti veneti dovrebbero impegnarsi a combattere contro l'egemonia culturale e politica dei partiti politici italiani.

Un nuovo tentativo di farlo, nato di recente, è Sanca ("sinistra" in veneto) Veneta. Un partito progressista e indipendentista che sta cercando di portare una prospettiva sinistra nella battaglia per l'indipendenza.

 
Ultima modifica ilMercoledì, 08 Agosto 2018 16:38
Matteo Visonà Dalla Pozza

Bio
Laureato in Lingue e Letteratura Turca, vive a Venezia, lavora nel campo del Turismo e si occupa di tematiche Indipendentiste legate alla sinistra.

Ha particolare propensioni alla Linguistica e alla Grafica, benché non professioniste. Si è occupato di organizzazione sportiva e ha vissuto a Londra, Istanbul e Ankara.

Ama
Cani, Gatti, Galline, Storia, Arte, Venezia, Veneto, Grafica, Social Network.

Odia
Caccia, il Cinovenetismo, le cose Raffazzonate, il Razzismo.

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