Nazionalismo. Malattia Italiana.

 

Venezia, 12 ottobre Conferenza stampa Il Veneto nell'Italia unita. Il Plebiscito del 1866. 

Intervengono Ruzzante (PD), Zottis (PD), Marino (Università di Padova).

 

Vogliamo porre una breve riflessione sulla recentissima Conferenza stampa Il Veneto nell'Italia unita. Il Plebiscito del 1866 tenutasi il 12 ottobre a Venezia, organizzata dal Consiglio regionale del Veneto: non discuteremo della delicata vicenda storica dell'annessione del Veneto all'Italia, di cui abbiamo già trattato nell'articolo DI PLEBISCITO; TRUFFE E UNITÀ, quanto più della tendenza della sinistra italiana di cadere spesso in una retorica fortemente nazionalistica, che spesso ci ricorda di come l'eredità fascista ancora sopravviva, trasversalmente, in Italia.

Ricordiamo inoltre le stesse premesse presenti nell'articolo poco fa citato, ossia la legittimità delle critiche nei confronti di Beggiato e all'istituzione regionale, e di come crediamo che un'apertura al confronto su questo tema sia necessaria.

Molte sono state le frasi dei due rappresentanti PD, Ruzzante e Zottis, contraddistinte da una retorica spicciola, fino ad arrivare a dire che mettere in discussione la vicenda dell'annessione e negare l'unità nazionale sia un atto di tradimento verso i valori fondamentali che hanno garantito la libertà nello stato italiano.

Viene da chiedersi come la libera espressione possa essere un atto di tradimento alla libertà stessa. 

Ma ci vogliamo soffermare in particolare su due affermazioni.

La prima è stata espressa dal professore dell’Università di Padova Fabio Marino, che ci ricorda di come la storia non sia un'unità monolitica e che portare avanti rivendicazioni di stati storici ormai morti sia anacronistico e assurdo poiché, appunto, gli stati e le nazioni nello scorrere del tempo seguono un ciclo di formazione, affermazione e cessazione.

Riguardo a ciò siamo d'accordo, noi di Sanca abbiamo sempre preso le distanze dal torcicollo cronico verso il passato che caratterizza l'indipendentismo tradizionale, ma ci chiediamo perchè da questo principio di non immutabilità della storia l'Italia ne esca avulsa, difesa da un'aura sacrale che le conferisce il diritto di essere un'entità destinata ad avere vita eterna.

La seconda è stata la confusa affermazione di Floriana Pizzetto dell'Anpi, che sostiene essere antistorico e antiscientifico differenziare autonomisticamente alcune regioni nel contesto odierno di forte debolezza dell'Unione Europea: ci addolora vedere che chi dovrebbe portare avanti il ricordo della Resistenza, lotta contro il fascismo e la sua esasperazione nazionalista, parli di sacralità della nazione e dimentichi come l'Unione Europea dei padri fondatori sia nata anche dalla constatazione del fallimento morale degli stati-nazione.

Le due guerre, che hanno distrutto il continente in trent'anni, sono state il frutto avvelenato dei nazionalismi e degli stati-nazione che li avevano nutriti e alimentati.

L'Europa che noi conosciamo si è formata attraverso un processo di riconciliazione, che a sua volta si è fondato sulla consapevolezza che le logiche nazionali sono distruttive e, alla lunga, autodistruttive.

Pietro Colombo

 
Ultima modifica ilMartedì, 18 Ottobre 2016 11:10
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