Europa e Autonomia

 

Agli amici europeisti.

Leggo in questi giorni diverse affermazioni preoccupate da parte degli esponenti europeisti e federalisti del Veneto riguardo la consultazione popolare del prossimo 22 ottobre.

Mi rammarica vedere un quesito referendario declassato ad una inutile propaganda dei populisti anti europei.

 

Anche gli avvenimenti storici che percorrono le strade catalane sono viste con sospetto se non osteggiate. Sembra che queste iniziative siano in grado, secondo alcuni europeisti, di ostacolare la già non facile integrazione europea tra gli stati membri. Sembra che una regione, un territorio, che chiede allo stato centrale più libertà, fino anche all'indipendenza, sia solamente e esclusivamente a vantaggio degli euroscettici.

Questo pensiero distorto però non ha trovato ragione d'essere nel caso scozzese: di fronte alla scelta inglese di uscire dall'Unione Europea, c'è stato un forte sostegno alla richiesta di indipendenza per farla rimanere attraccata al continente. In quel caso le pulsioni indipendentiste venivano ben applaudite. Ma per la Catalogna e per il Veneto, per quanto sia solo Autonomia differenziata: NO.

Ricordo che in Italia ci sono già regioni autonome a statuto speciale, forse creano queste preoccupazioni a coloro che si battono per gli Stati Uniti d'Europa? Non mi sembra.

Quindi perché il Veneto fa temere ascese populiste anti europee?

Anche senza l'autonomia speciale in Veneto abbiamo i populismi ben radicati e sappiamo che è una battaglia di noi tutti, quella di arginarne la pericolosità.

Speriamo sempre che si possa attuare una buona federalismo europeo, ma poi ostacoliamo lo stesso tipo di percorso favorendo lo stato centrale, perché?

I catalani stessi perseguono un cammino che vuole allontanarsi da Madrid per avvicinarsi a Bruxelles, li applaudiamo. Crediamo che stiano lavorando e combattendo per l'Europa. Allo stesso tempo non temiamo il voto e la democrazia in Veneto. Crediamo invece, che ostacolare e sbeffeggiare la naturale pulsione autonoma veneta, possa fomentare il populismo dei più bassi istinti. Facendo un parallelo con la situazione migratoria, anche l'autonomismo veneto è una questione strutturale e va gestita. La gestione implica la partecipazione.

Quindi, vi esortiamo a partecipare insieme a noi per il bene dell'Europa che verrà.

P.S. Tornando alla questione catalana, abbiamo visto la peggiore repressione tipica degli Stati deboli e impauriti: botte, minacce che riportano la memoria al franchismo.

Nonostante tutto questo, la Generalitat ha scritto un pezzo di storia di questo continente. Ha proclamato l'indipendenza con un atto responsabile, chiedendo ancora il dialogo allo stato spagnolo. La palla è passata così a Madrid, nelle mani di Rajoy che ha già fatto vedere cosa pensa delle libertà dei cittadini catalani. Ricordo solo che la resa dell'ETA, la formazione basca che ha insanguinato l'Europa per anni, è avvenuta grazie al dialogo messo in atto da Zapatero e osteggiato con vigore da Rajoy all'epoca all'opposizione. Egli non è certo un mediatore culturale. La Spagna si è data una Costituzione solo nel 1978, dopo la caduta del dittatore Francisco Franco. La Costituzione spagnola è un'atto recentissimo e per quanto importante, sempre migliorabile. Affermare che una incostituzionalità possa fermare la libertà è affermare che le carte valgono più dei principi - ai quali, in realtà, sottostanno.

Dobbiamo ora chiedere che l'Europa sia forte. Dobbiamo chiedere all'Europa che non lasci la questione ad una discussione interna a una sola nazione. Il compito che affidiamo alle strutture europee sovranazionali è anche quello di mantenere la pace, la democrazia, la sicurezza all'interno dei propri confini. L'Europa deve ora arbitrare le volontà che palesano nella penisola iberica. È fondamentale credere nel progetto europeo e nell'autodeterminazione dei popoli che vivono nei suoi confini.

Ne va della pace, della democrazia e delle libertà.