Residuo rimane Residuo

 

Il confronto [1] tra il ministro Erika Stefani [Lega] e il presidente del Consiglio Veneto Luca Zaia [Lega] che si è tenuto qualche giorno fa al Bo ha riportato a galla una delle questioni più delicate quando si parla di Autonomia: il criterio di calcolo delle risorse con le quali si gestiscono le materie devolute dallo stato alla regione.

Zaia ha in questa sede ribadito un concetto già ripetuto in altre occasioni dai rappresentanti Veneti [2], il fatto che il criterio della spesa storica punisce la nostra terra. Se lo chiedeste a Sanca, saremmo dello stesso avviso.

Purtroppo, ciò che sembra prospettarsi, è proprio un calcolo delle risorse basato sugli importi che già oggi vengono spesi dallo stato per i servizi erogati. In termini molto semplici, se oggi lo stato paga complessivi €2.279.280.000 per l'istruzione, domani quando la gestione della competenza sarà regionalizzata, lo stato autorizzerà il Veneto a trattenere €2.279.280.000 per farvi fronte. Se così accadesse, la possibilità da parte del Veneto di sfruttare il residuo fiscale per ampliare o migliorare i servizi sarebbe gravemente compromessa.

A sentire il ministro Stefani, dopo i primi 5 anni si dovrebbe passare ai costi Standard, ma due considerazioni non ci fanno stare tranquilli:
1.Il prossimo ministro potrebbe pensarla in modo diverso [possibilissimo anche volendo pensare allo stesso colore politico]
2.Ciò che è provvisorio in Italia tende a diventare eterno.

Anche le dichiarazioni di qualche politico locale che suggeriscono che si potranno reinvestire i risparmi frutto del virtuosismo Veneto, non ci rendono molto sereni. Per quanto confidiamo infatti nella capacità delle istituzioni venete di gestire i servizi in maniera più efficiente rispetto alle istituzioni nazionali, siamo consapevoli che il limite della spesa storica rischierà di promuovere tagli sulla spesa, ergo diminuzione della qualità/quantità dei servizi.

Per questi motivi crediamo che si debba anteporre a qualsiasi trattativa il vincolo della scelta del principio dei fabbisogni standard [3]; e attraverso questo principio stabilire quanto del gettito fiscale veneto vada destinato alla redistribuzione verso gli apparati burocratici dello stato e le regioni con residuo negativo [il che dovrebbe bastare per smetterla anche con la lagna della solidarietà, che non verrebbe assolutamente meno]. L'uso di questo parametro permetterebbe di lasciare sul territorio una parte del residuo fiscale. In Sanca immaginiamo migliori trasporti, sanità, istruzione, urbanistica, ambiente, una diminuzione della pressione fiscale e la possibilità di finanziare politiche che rispondano meglio al tessuto economico e culturale della nostra terra.

Pitosto de gnente, mejo pitosto.
Possiamo anche essere d'accordo, ma riteniamo che la battaglia per ricevere nuove competenze sia gravemente castrata dal non poter disporre, per quanto parzialmente, delle proprie sostanze.

1.Stefani: "Il Veneto avrà le 23 materie esame del governo entro il 22 ottobre"

2.Autonomia, l’alt di Zaia: soldi con i costi standard E la bozza torna a Roma

3.La Rivoluzione dei Costi Standard - Il Sole 24 Ore

Ultima modifica ilGiovedì, 27 Settembre 2018 06:51
Matteo Visonà Dalla Pozza

Bio
Laureato in Lingue e Letteratura Turca, vive a Venezia, lavora nel campo del Turismo e si occupa di tematiche Indipendentiste legate alla sinistra.

Ha particolare propensioni alla Linguistica e alla Grafica, benché non professioniste. Si è occupato di organizzazione sportiva e ha vissuto a Londra, Istanbul e Ankara.

Ama
Cani, Gatti, Galline, Storia, Arte, Venezia, Veneto, Grafica, Social Network.

Odia
Caccia, il Cinovenetismo, le cose Raffazzonate, il Razzismo.

Motto
No ghe xe Solusion sensa Liberasion!

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