Le Resistenze del Residuo Fiscale

 

Con ampio ritardo sullo svolgimento del Referendum per l'Autonomia e la lunga trattativa che ne è seguita, nell'ultimo mese hanno cominciato a levarsi una serie di voci dal di fuori del Veneto che si oppongono al più o meno cospicuo trasferimento di competenze e risorse da parte dello stato italiano che si sta prospettando all'orizzonte.

 

Quella che forse ha raccolto più visibilità è una petizione lanciata da Gianfranco Viesti, professore ordinario di economia applicata all'università di Bari, e firmata da un gran numero di intellettuali e politici in gran parte provenienti dalle regioni meridionali. L'intestazione a tale petizione recita che:

Il Veneto, la Lombardia e sulla loro scia altre undici Regioni si sono attivate per ottenere maggiori poteri e risorse. Su maggiori poteri alle Regioni si possono avere le opinioni più diverse. Ma nei giorni scorsi è stata formalizzata dal Veneto (e in misura più sfumata dalla Lombardia) una richiesta che non è estremo definire eversiva, secessionista.Gianfranco Viesti

A suo parere sarebbero particolarmente gravi non solo la richiesta di ricalcolare i fondi trattenuti dal Veneto in base ai fabbisogni standard ma anche la scelta della nostra amministrazione di richiedere tutte le 23 materie previste dalla costituzione e di proporre al governo di procedere attraverso l'approvazione di una legge delega.

Il professore accusa in più punti le procedure adottate dal Veneto di essere contrarie alla costituzione, ledendo il principio di uguaglianza nei diritti e nell'accesso ai servizi offerti dallo stato. Nel giro di qualche giorno alcuni politici, in egual misura del PD e del M5S, sono accorsi a firmare la petizione insieme a un buon numero di scrittori, professori ed intellettuali meridionali. Avremmo sperato che il diffondersi di questa attitudine nei confronti delle richieste Venete di autonomia si concludesse sul nascere. Tali idee invece, anche attraverso una significativa visibilità ricevuta dalla petizione nei media italiani, hanno raggiunto in breve tempo i più alti livelli della struttura politica. In risposta alle aperture da parte del ministro Stefani al governatore Zaia, nell'incontro tenutosi al Bo di cui abbiamo accennato nel primo articolo di questa serie, il sottosegretario agli affari regionali Buffagni ha infatti contestato la richiesta delle 23 materie così come l'adozione della legge delega, accusando il Veneto di pretese irrealizzabili.

Capiamo le preoccupazioni dei cittadini meridionali. D'altro canto una buona fetta del sistema economico che sostiene le loro vite si è adattato a dipendere dai finanziamenti statali, sostenuti dall'estrazione fiscale perpetrata da noi. Ci sembra però abbastanza evidente che tale dinamica economica non abbia affatto portato un miglioramento nelle loro vite, quanto piuttosto abbia ingrassato malaffare, politici corrotti e aiutato a perpetuare strategie di impresa poco innovative e poco competitive sui mercati. Riprendendo quanto sottolineato in un post di qualche giorno fa di Simonetta Rubinato.

Ciò di cui oggi si sta discutendo non è tanto la solidarietà dei Veneti verso le regioni più povere quanto "il sistema di sprechi e clientele politiche (e non solo) per cui le risorse frutto del maggior sacrificio fiscale sopportato dai cittadini del Nord non arrivano ai cittadini del Sud per sostenere un sano sviluppo di quei territori.Simonetta Rubinato

Vorremmo che Viesti e gli altri firmatari capissero che sarebbe molto più opportuno cogliere l'occasione offerta dal processo autonomico veneto per mettere in discussione finalmente la condizione di estrema sudditanza nella quale si trovano rispetto allo stato italiano, e chiudere finalmente i rubinetti che finanziano le strutture di potere che li tengono sostanzialmente sottomessi e che prosperano nell'alimentare la loro dipendenza dallo stato.

La loro posizione ci pare sostenuta anche da un profondo fraintendimento, esplicitato dal commento di qualche sostenitore [2]: Ci devono restituire prima i 443 milioni di lire del 1861 ... poi rifaremo i conti ... pagare i danni a Gaeta e al sud ... sono tanti.

Per quanto siamo consci dei danni della conquista italiana delle loro terre e del sistematico sistema di saccheggio essenzialmente impostato dai Savoia, vorremmo che si rendessero conto che ci troviamo dalla stessa parte della barricata storica. Non solo infatti il Veneto è stato conquistato dagli italiani dopo le regioni meridionali, ma tale processo di conquista ha danneggiato tanto loro quanto noi, portando due milioni di Veneti a emigrare per l'estrema povertà a fine '800. La nostra ricchezza, citando ancora la Rubinato, ha i calli alle mani, ed è conseguenza della scelta dei nostri padri di agire in maniera totalmente indipendente da uno stato lontano e indifferente nei loro confronti.

Ultima modifica ilSabato, 29 Settembre 2018 10:36

Bio

Laureato in Filosofia presso l’università degli studi di Padova, studia Antropologia culturale ed Etnolinguistica a Ca’Foscari.

In passato Attivista in alcuni collettivi veronesi ha molto a cuore il rispetto dell’ambiente e del paesaggio e non sopporta le prevaricazioni.

Nel tempo rubato allo studio, balla danze popolari. Tra le altre si interessa particolarmente a quelle della tradizione Veneta.

Passioni

Viaggi, Lingue, Culture e danze popolari, la Montagna.

Luoghi

Vive tra Venezia e Verona, dove è cresciuto, in passato ha vissuto qualche anno a Padova.