Mini-publics per consulenze al governo

 

Quando un governo deve ricevere consigli, solitamente costituisce un gruppo di soli esperti, i quali offrono un aiuto indispensabile ma hanno spesso un punto di vista parziale che non tiene conto delle esigenze di grosse parti della società civile. Essi, poi, hanno non di rado conflitti di interessi che li spingono ad adottare posizioni capziose o mantenere lo status quo, mediando al ribasso tra gli interessi individuali. Le democrazie più avanzate hanno trovato la soluzione a questo problema con i mini-public: consigli di cittadini rappresentativi della società civile che partecipano alla consultazione.

Dovremmo guardare da vicino a come il governo riceve consiglio.

Oggi la pratica usuale è di costruire un gruppo di esperti che analizza la questione e fornisce un consiglio. Ciò crea una situazione in cui tutti entrano nella stanza pensando la stessa cosa. Inoltre, questo assetto ha dei seri problemi di rappresentanza: gli esperti non fanno virtualmente mai parte di gruppi a basso reddito, marginalizzati o vulnerabili. Non di rado, poi, emergono problemi di conflitto di interessi (il settore finanziario è stato enormemente sovrarappresentato nei gruppi di esperti nelle ultime decadi - e ne abbiamo pagato tutti il prezzo). Ma ci sono problemi anche nei gruppi più bilanciati dove non tutti le parti coinvolte la pensano allo stesso modo. Esse possono diventare intrinsecamente avverse ad ogni rischio, adeguandosi al ribasso ad un minimo comune denominatore tra i vari interessi singoli, il cui esito è generalmente di mantenere lo status quo piuttosto che operare un cambiamento.

C’è un modo migliore per ottenere consiglio, praticato con successo nelle democrazie più avanzate. È conosciuto come mini-public: un gruppo civico di persone scelto per rappresentare l’intera popolazione. Normali cittadini che rappresentano i nostri interessi collettivi ascoltando i dati dagli esperti, traendo conclusioni e prendendo decisioni in base a quanto hanno sentito.

Ogni volta che il governo ha bisogno di consiglio dovrebbe essere costituito un mini-public per fornirlo. Essi devono rappresentare la società intera: donne, minoranze, e appartenenti alle fasce sociali a basso reddito, che oggi tendono a vedere la propria voce esclusa o marginalizzata nei processi di decision-making, dovrebbero essere sempre rappresentati in questi gruppi. Deve essere chiaro che l’utilizzo di mini-public non significa che l’opinione degli esperti sia inutile o che non dovrebbe essere ciò che guida la decisione finale, ma solo che la competenza e la decisione dovrebbero essere combinate ma distinte. Il mini-public dovrebbe funzionare come la giuria di tribunale, dovrebbe essergli fornita la questione su cui si cerca consiglio e dovrebbero esserle presentate le opinioni di diversi esperti in sessioni probatorie. I cittadini dovrebbero poi essere liberi di approfondire, interrogando i portatori di interesse, richiedendo ulteriori informazioni e così via. Essi dovrebbero poi giungere a una conclusione e presentarla al governo. Questo, in quanto corpo democraticamente eletto deve essere sempre libero di rifiutare il consiglio, ma in tal caso dovrebbe per legge fornire spiegazione scritta al pubblico, motivando il rifiuto.

Ci saranno alcune occasioni in cui non sarà appropriato utilizzare un mini-public. Per esempio, nel caso di una improvvisa emergenza di sanità pubblica o per materie legali estremamente complesse. Il governo dovrebbe sempre utilizzare un mini-public ogni volta che ha bisogno di consiglio e nonostante debba esserne garantito diritto all'esenzione, dovrebbe essere tenuto a darne giustificazione.

Le persone sono troppo stupide per capire non può e non dovrebbe mai essere un motivo.

 

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