# 002 - RIFORMA DELLO STATUTO DEL VENETO

 

Non basta volere l’autonomia, dobbiamo essere autonomi.

In funzione di ciò crediamo sia necessaria una riforma dello statuto del Veneto, che parta dal Veneto, dai Veneti in Veneto. 

Il perno di questa riforma dovrà essere il riconoscimento del diritto di decidere riguardo alle proprie istituzioni e agli strumenti della vita democratica. Il processo dovrà svilupparsi dal basso verso l'alto, attraverso consultazioni che coinvolgano la pluralità del tessuto della società civile veneta, in campo sociale, economico e associazionistico.

Crediamo che tale fase costituente potrebbe seguire il modello dell'Assemblea costituente Islandese che tra il 2010 e il 2012 ha scritto la nuova carta fondamentale del paese. Essa è stata un ottimo esempio di come gli strumenti della democrazia diretta possano permettere di costruire un processo partecipativo e trasparente dove i cittadini sono attori del cambiamento.

 
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# 001 - ADOTTARE IL SISTEMA ELETTORALE STV [ VOTO SINGOLO TRASFERIBILE ]

 

Il sistema attraverso il quale i Veneti scelgono i loro rappresentanti deve garantire il loro migliore e maggiore livello di rappresentanza e pluralità. In questo senso, due elementi si rendono necessari: la rappresentanza locale, e quindi un forte legame tra eletto ed elettore, tipico del sistema first-past-the-post, e la proporzionalità del voto, essenziale per garantire l'equità dei risultati di un'elezione. Il voto singolo trasferibile risponde a queste esigenze. 

In questo sistema, l'elettore sceglie in modo preferenziale-numerico il grado di preferenza accordato ai diversi candidati. In ogni collegio elettorale vengono eletti più candidati, spesso tre o quattro. L'elezione di un candidato si basa sul superamento di una soglia data dal numero dei candidati eleggibili; se in un collegio devono essere eletti 4 candidati, per esempio, la soglia sarà del 25%. Nel momento in cui questa soglia non venga raggiunta, si procede con l'eleminazione del candidato con il minor numero di prime preferenze. Le seconde preferenze del candidato eliminato vengono quindi distribuite agli altri candidati. Questo processo continua fino a che il numero di eletti non viene raggiunto. Un ulteriore vantaggio del voto singolo trasferibile, è che rende minime le logiche di voto per il meno peggio, che garantisce all'elettore la libertà di esercitare il proprio voto democratico non dovendosi preoccupare di strategie legate al voto altrui. Il voto strategico viene quindi limitato, dando all'elettore la facoltà di scegliere il proprio eletto preferito al netto di qualsiasi strategia politica. 

Questo sistema è già in utilizzo nelle elezione per la Dáil Éireann, la camera bassa del parlamento irlandese, per il senato australiano e per la camera dei rappresentanti di Malta. Crediamo che anche il Veneto debba adottare questo sistema elettorale, particolarmente adatto a realtà demograficamente limitate.

 
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Battiquorum

Ci eravamo schierati contro le trivelle in tempi non sospetti e domenica siamo andati a votare Si al referendum, memori dell’alluvione del ’51 in Veneto. Oggi, invece di cercare di sventolare una discutibile bandiera della vittoria (come si è fatto da più parti), vorremmo fare qualche valutazione sullo strumento referendario in generale e sul ruolo che crediamo dovrà avere in un Veneto Futuro.

Innanzitutto, se ci sono dei veri sconfitti in questo referendum, sono i cittadini della Basilicata. In Basilicata non solo è stato superato il quorum, ma il 96,40% degli elettori ha votato Si. Nonostante ciò, anche davanti alle loro coste, si continueranno ad effettuare trivellazioni oltre la naturale scadenza della concessione. Come offrire dunque una possibilità affinchè la loro volontà sia rispettata?

Noi crediamo che bisognerebbe dare più forza ai referendum regionali e che almeno per alcuni temi dovrebbe essere vincolante il risultato referendario in ogni singola regione.

Inoltre crediamo sia essenziale mettere in discussione il sistema del quorum. L’esistenza del quorum all’interno della legge sul referendum in Italia è un elemento più unico che raro. Esso ne vizia inevitabilmente il risultato. Chi sostiene il no infatti ha un grandissimo incentivo a fare campagna per l’astensione, potendo così sfruttare la base di assenteismo sempre presente che niente ha a che fare con un giudizio relativo al quesito. Spesso anche chi sostiene il si è incentivato a sostenere il voto in se e per se senza entrare nel merito di ciò per cui si vota; entrambi gli schieramenti tendono così a non parlare del contenuto del referendum.

Come ricorda Thomas Benedikter, studioso degli strumenti della democrazia diretta:

 il quorum scaturisce dalla sfiducia nei cittadini. Siccome la partecipazione diretta è sempre stata vista solo come uno strumento di difesa dei cittadini dalle istituzioni, all'epoca della Costituente anche le attività politiche al di fuori dei partiti non venivano considerate un correttivo prezioso del lavoro istituzionale e un momento di partecipazione civica, ma erano guardate con sospetto. La legittimità di un tale atto di difesa contro le istituzioni - la Costituente - andava pertanto comprovata da una maggioranza di elettori. (T. Bendikter, Democrazia diretta. Più potere ai cittadini, 2008) 

Crediamo dunque che sia essenziale inserire questo tema all’interno della nostra riflessione su un Veneto futuro, affinchè la nostra terra possa davvero collocarsi di nuovo, per attenzione alla democrazia e all’interesse dei cittadini, nel novero delle più avanzate democrazie in Europa.

Crediamo che questo cammino dovrebbe essere già imboccato da chi oggi governa il nostro Veneto, eliminando il quorum dai referendum regionali e restituendo lealtà e credibilità all’istituto referendario.

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10 Buone Ragioni

Avete Bisogno di qualche buona ragione per Diventare Sanchisti? Eccovene 10! ;)

1. IL VENETO HA BISOGNO DI UNA SVOLTA. Abbiamo bisogno di nuova cultura politica. L’obbiettivo di Sanca Veneta è di creare un nuovo approccio al rapporto tra cittadinanza e istituzioni fatto di partecipazione e trasparenza. Creare un’alternativa per un Veneto che merita più di quello che la sua attuale classe dirigente può dare.

2. SIAMO DIVERSI. Tra le pochezze e le carnavalate dell'indipendentismo veneto e il dogmatismo centralista della sinistra italiana, abbiamo deciso di differenziarci. Nessuno di questi due mondi ci appartiene, ed esattamente per questo siamo nati.

3. SIAMO LA VOCE DEI GIOVANI VENETI. La gioventù veneta è sempre più lontana da una politica che li delude e dimentica. Il consiglio direttivo ha un'età media di 25 anni. Il nostro obbiettivo è dargli una voce, perché se i giovani veneti non hanno opportunità e non vedono prospettive di cambiamento, il Veneto non ha futuro. Noi siamo l’antidoto a questa malattia.

4. SIAMO MOLTI DI PIÙ DI QUANTO PENSIAMO. Quando siamo nati eravamo stupiti di essere una decina o poco più, oggi siamo un gruppo molto più numeroso e in continua espansione. Ci hanno convinto che essere indipendentisti e progressisti sia un ossimoro. Non lo è. Siamo parte di un movimento globale per l’autodeterminazione.

5. LA SINISTRA ITALIANA HA FALLITO IN VENETO. A livello territoriale la sinistra italiana ha dimostrato la propria incompetenza nell’ascoltare, comprendere e analizzare il Veneto. Asservita alla linea e ai diktat romani e impegnata più nei propri conflitti interni, ha dimenticato le priorità e gli interessi di Veneto e Veneti.

6. L'EUROPA STA CAMBIANDO. Movimenti autonomisti e indipendentisti stanno conquistando la scena politica di molti stati membri, dalla Scozia alla Corsica passando per la Catalunya. Il loro, e il nostro messaggio è chiaro: vogliamo un Europa nuova, più democratica e meno burocratica, che serva gli interessi dei propri popoli piuttosto che quelli delle burocrazie degli stati membri.

7. SANCA È INTELLIGENZA COLLETTIVA. Il nostro team è giovane e ambizioso. All’interno di Sanca non ci sono capetti o omeni forti, orticelli da coltivare o correnti da prendere. In Sanca Veneta le decisioni vengono prese collettivamente e ogni attivista ha I diritto di esprimersi a riguardo. Ogni dibattito ci rende più forti, ogni battaglia più motivati.

8. ABBIAMO UN MESSAGGIO DI POSITIVITÀ. Vogliamo mandare un segnale di speranza e partecipazione. Lamentarci o chiuderci nelle nostre nicchie di conforto non ci portera da nessuna parte. La paura e l’apatia non ci porteranno da nessuna parte.

9. CULTURA E LINGUA VENETA NON POSSONO ESSERE MONOPOLIO DI PARTITO. Preservare e valorizzare l’identità veneta è fondamentale per affrontare le sfide che la globalizzazione ci pone innanzi. Lasciare a una sola parte politica questo compito significa arrenderci al populismo, all'incompetenza e agli stereotipi oggi ancora troppo diffusi.

10. SIAMO IL FUTURO DELLA POLITICA VENETA! 

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